Una breve storia della resistenza cittadina e provinciale

 

Vicenza clandestina - 3

 

Il “Popolo Vicentino” del 30 Luglio 1944 pubblica un comunicato del Comando Germanico con cui si annuncia l’arresto di parecchi antifascisti. E’ un colpo gravissimo. Ci sono infatti tra gli altri arrestati anche i compagni Oddo Cappannari, sua moglie ed altri importanti elementi molto preziosi. Inoltre le autorità repubblichine minacciano di fucilare i prigionieri, qualora fossero continuate le azioni dei guastatori che rendevano difficili i trasporti per ferrovia.

 

 

 

Questa dichiarazione pone ai componenti del C.L.N.P., del Comando Militare Provinciale e della segreteria del PCI un grave dilemma: continuare le azioni e vedere cadere i nostri compagni, in maggioranza fra i prigionieri, o ritirarsi in un attendismo sterile. Per dare una risposta a questa domanda, viene convocata una riunione, con i maggiori responsabili del Partito.

 

 

 

Questa ebbe luogo sul greto dell’Astico sotto il sole rovente del primo giorno di agosto, a malapena protetti da un fazzoletto di ombra di una piccola acacia. La discussione, iniziata alle 9 del mattino, continuava fino alle diciassette del pomeriggio, mentre i convenuti si spostavano con il sole roteante sotto l’alberello per sfruttarne la misera ombra.

 

 

 

La situazione fu esaminata e, prospettate le varie soluzioni possibili, prevalse infine la tesi di Gino, il quale faceva presente che tutti quelli che combattevano per la libertà erano dei volontari, tutti avevano potuto valutare le conseguenze e i pericoli, e affinchè gli Alleati a liberazione avvenuta non dovessero prenderci a sputi in faccia, la lotta sarebbe continuata e intensificata.

 

 

 

D’altro canto ciò è una diretta conseguenza di quanto avevamo discusso in precedenza (vedi “Rischio calcolato”), sia di quando avevamo rifiutato di eseguire azioni contro singole persone (Prefetto, Questore, ecc.) che ci veniva suggerito dal rappresentante del Regionale Veneto del Partito.

 

 

 

Avevamo ribattuto allora, che morto un Papa se ne fa un altro, volendo con ciò far capire, che se avessimo fatto fuori un Prefetto o un Questore, ne avrebbero nominato un altro, forse peggiore del primo, magari comportando una rappresaglia nei confronti dei nostri compagni imprigionati. Ma se proprio insistevano, allora che ci indicassero obiettivi similari in Padova, che li avremmo accontentati. Non se ne parlò più! E pensare che sarebbe stato così facile per noi accontentarli, basti sapere che il Questore girava in macchina con quattro armati di scorta e quelli erano dei partigiani appartenenti al nostro Battaglione Guastatori!

 

 

 

Metodi e sistemi

 

 

 

E’ curioso, ma avviene che dopo il successo delle azioni del Battaglione Guastatori del 23 Luglio e seguenti il Regionale Veneto del PCI manda un funzionario (Antonio) che ha due burrascosi incontri con Gino e Lievore; incontri alquanto strani; il primo, perché la riunione ha luogo in una stanza posta sopra una stazione di Carabinieri, il secondo in una villetta ai margini del campo di aviazione di Vicenza, mentre era oggetto di un attacco aereo alleato.

 

 

 

Lo scontro burrascoso fra i tre era inevitabile, il pragmatismo di Gino, la profonda conoscenza da parte di Lievore della situazione politica e sindacale della provincia, urtavano contro le impostazioni burocratiche teoriche e assurde, non aderenti alla realtà dei tempi, di Antonio. Battuto, ma non domo, Antonio ritorna in casa Menegatti, convoca una riunione. I presenti notano l’assenza di Lievore e Cerchio e ne chiedono il perché. Antonio asserisce che da quel momento è lui il responsabile del Partito e che i due sopraccitati sono stati estromessi. Giordano ribatte a nome di tutti che l’organizzazione fino a quel momento è andata bene con il concorso di tutti, presenti e assenti, e se si vuole che continui si deve lasciare tutto come sta. “Se vicerversa si vuole cambiare, si cambi pure, ma sia ben chiaro che ciò avverrà senza la nostra attiva partecipazione”.

 

 

 

Olimpia Menegatti aggiunge inoltre che in tal caso anche la sua abitazione non è più disponibile. Tutti gli altri si dichiarano d’accordo con le dichiarazioni di Giordano e Olimpia. La stima che avevamo per Gino ed Emilio, la intensa collaborazione fra di noi e lo spirito di un metodo democratico ci aveva uniti contro il sistema delle nomine dall’alto che erano in uso e che non potevamo tollerare né allora né poi. Naturalmente avvenne che Antonio se ne ritornò da dove era venuto e più non lo vedemmo.

 

 

 

Continuano le pressioni del C.L.N.P. sul Comando Guastatori, il Comitato è molto preoccupato dalle rappresaglie che colpirebbero i prigionieri antifascisti. In una accanita discussione, presenti Gino e Lievore, i nostri devono sostenere risolutamente la necessità di continuare la lotta, fino a minacciare il ritiro dei rappresentanti del PCI dal C.L.N.P. (ma le azioni sarebbero continuate).

 

 

 

Ettore Gallo, del Partito D’Azione, prende posizione a favore dei comunisti e così viene approvata la risoluzione (a favore della continuazione della lotta, n.d.c.). Continui interventi decisi furono necessari per difendere l’operato dei compagni, del lavoro militare, ed il discredito verso i partiti di sinistra, attività deleteria che avrebbe fratturato la solidarietà e l’unione tra i componenti il C.L.N.P.

 

 

 

Sandro

 

 

 

Successivamente, ma con compiti totalmente diversi, il Regionale Veneto mandò a Vicenza una brava e cara persona, di cui sapemmo solo il nome che ci disse: Sandro. Egli ci fu prodigo di consigli e suggerimenti e pur partecipando alle riunioni del C.L.N.P., come sostituto di Emilio, non interferì mai nella nostra attività. Anche lui venne ospitato in casa Menegatti, come del resto lo furono in un modo o nell’altro Domenico Marchioro, Antonio Bietolini (Bruno Morassuti), Rino Gruppioni (Spartaco), Antonio, Giachetti (da noi scherzosamente chiamato “brosema” per il fatto che era molto freddoloso), i componenti la missione alleata M.R.S., e cioè i fratelli Rocco, Marini e tutte le staffette di ogni provenienza.

 

 

 

Nel Settembre 1944 Sandro deve conferire con un Ispettore del Comando Militare Alta Italia, e incarica Giordano di fargli trovare un posto sicuro, cosa presto fatta in quanto egli possiede le chiavi di casa Panazzolo, il cui figlio Fernando milita in una formazione partigiana. Il giorno fissato per l’incontro, Giordano guida i due nella casa amica, li lascia soli, e va a prendere il pranzo per loro, preparato come al solito dalla Olimpia Menegatti (ma quante ne hai fatte cara Olimpia! Levaci una curiosità: è mai tornato nessuno dei vivi a ringraziarti?). A pasto e colloquio conclusi i due trattengono Giordano, a cui l’inviato del Comando (un simpatico personaggio dalla faccia florida) racconta come egli riesca a passare dai posti di blocco fascisti. Giordano definì allora quel racconto come un “gustoso metodo” che, se non era vero, era bene inventato.

 

 

 

Sandro partì da Vicenza nel Novembre del 1944 e di lui si seppe solo che era stato ucciso. Ed è stato solamente come “Sandro” che venne ricordato anni dopo, in una conferenza tenuta nel Municipio di Vicenza dal prof. Avv. Ettore Gallo (il nostro caro, sempre giovane e generoso “Maestro”). Oggi grazie all’episodio suaccennato, e alla cortesia dell’on. Giorgio Amendola, da noi interpellato, possiamo dire il nome vero, celato dalla segretezza con cui si doveva agire in quei venti mesi di lotta.

 

 

 

Ed ecco come l’on. Amendola ci risponde: “La mia ispezione nel Veneto avvenne dal 14 al 24 Settembre 1944 e dovetti essere a Vicenza il 20 circa dove mi incontrai con Sandro, che per me aveva il nome di copertura di Bianchini, alla presenza di un altro compagno che, ora apprendo, eri tu (Giordano). Il motivo dell’incontro era l’esame della situazione politica e militare, e la possibilità che lui si spostasse a Padova, come responsabile della Sezione organizzazione del Comando Regionale delle Brigate Garibaldi. Il suo nome vero era Bruno Venturini di Fano, ucciso dai fascisti mentre tornava da una riunione a Milano. Riconosciuto da un fascista di Fano, cercò di sottrarsi all’arresto e fu assassinato a colpi di rivoltella il 29 Novembre 1944. A proposito del modo con cui viaggiavo e del “gustoso metodo” per passare i posti di blocco, in realtà non avevo l’abitudine di salire sui carri armati tedeschi, ma forse per spingervi a viaggiare con più disinvoltura avrò raccontato che ero riuscito ad ottenere un passaggio, tra Vignola (Modena) e Bologna, su un carro cingolato dell’esercito tedesco sbarcando alle porte di Bologna davanti al compagno Corassori, che poi divenne sindaco di Modena (…)”.

 

 

 

Prelievi

 

 

 

Per alimentare i giovani alla macchia, erano necessari viveri, denaro e vestiti, quindi necessari prelievi forzosi. Informati del percorso dei rifornimenti di tabacco per i rivenditori di Vicenza si decide di prelevare il carico. Giordano Campagnolo fornisce le informazioni utili, percorso, entità del carico ed è d’accordo con Gino che, a prelievo effettuato, una parte del carico sarebbe stata ceduta al mercato nero per risarcire totalmente i tabaccai, e il rimanente passato alle formazioni.

 

 

 

Gino prepara il piano esecutivo e passa l’ordine a una sua squadra. Questa è composta da elementi il cui passato lasciava un po’ a desiderare per quanto riguarda la loro reputazione, però erano molto bene intenzionati, se bene indirizzati, a prendere il giusto cammino.

 

 

 

Gino pur con la dovuta cautela, li adoperava sovente, memore del detto evangelico delle pecorelle smarrite e soprattutto che chi è senza peccato scagli la prima pietra. Egli tirava innanzi incurante se qualche buona e brava persona avrebbe arricciato il naso al riguardo. Il prelievo, fatto il 12 Settembre 1944, riesce perfettamente, senza danno al trasportatore, e il carico, del valore di 240.000 lire, viene nascosto in un cascinale.

 

 

 

Senonchè alcuni partigiani di una formazione locale, interpretando male l’azione, gli elementi e le informazioni fornite da Gino stesso, dopo un prelievo personale, scegliendo la strada peggiore, denunciano l’ubicazione del bottino alla polizia fascista, servendosi dei contatti che avevano con il dott. Follieri vice Commissario, che recupera il carico. Così il giornale locale del 16 Settembre 1944 a trombe squillandi, può denunciare la brillante operazione della polizia fascista.

 

 

 

Da un deposito di Sandrigo vengono prelevate 8 forme di formaggio “grana”, passate poi alle formazioni. Il biondino, Ferruccio, Giordano e Bruno preparano ed eseguono un prelevamento di tessere annonarie in un ufficio della SEPRAL situato nell’interno del Liceo Paolo Lioy in Vicenza. Nel loro rifugio si accorgono che le tessere prelevate sono dell’anno precedente. Due pacchi di illusioni e di speranze svanite, oltre al lavoro di una notte per bruciarle in un panificio amico.

 

 

 

La sirena

 

 

 

Il 16 Agosto 1944 tramite una delle più brave staffette di Schio, la Paola Baron, ci perviene un appello urgente da Gino. Bisogna trasportare subito all’Ospedale di Vicenza un partigiano ferito. Giordano parte immediatamente con uno strano camioncino a metano, guidato da Carlo Pietrobelli, che era già un nostro bravo ufficiale di collegamento e che si distinguerà ancora di più in seguito meritandosi gli elogi di Sandro.

 

 

 

Si dice strano camioncino perché, quando è in moto, emetteva un sibilo acuto come la sirena dei Vigili del Fuoco. Ma non è certo il modo per passare inosservati. Però pensandoci bene, è invece una buona copertura in quanto nessuno ci poteva credere così impudenti. Arriviamo infatti senza alcun impedimento al rifugio di Gino e lì apprendiamo che il partigiano è stato già ricoverato all’ospedale di Crespano.

 

 

 

E si trattava di uno dei più prestigiosi comandanti partigiani, Valentino Filato (Villa), da ciò l’urgenza dell’apello di Gino. Ritorniamo tranquilli col nostro sibilante mezzo in città.

 

 

 

Monte Grappa

 

 

 

Da un interprete del Comando Tedesco di Vicenza veniamo a conoscenza dei preparativi per il rastrellamento della zona del Grappa. Teniamo sotto pressione l’interprete che ci dà giorno (21/9/1944) e ora dell’inizio di tale operazione, che è da attuarsi di concerto con la Brigata Nera di Vicenza.

 

 

 

Confrontiamo questa segnalazione con altre che ci vengono dal Palazzo Littorio e concordano. Lievore viene inviato a Bassano, si incontra con Manfrè che informa sollecitamente i partigiani del Grappa di quello che sta per succedere, invitandoli a trasferirsi nottetempo sul Pian del Cansiglio, dove sarebbero stati accolti dalle brigate partigiane colà esistenti e che erano state avvertite tramite una loro staffetta da noi ospitata proprio in quei giorni.

 

 

 

Malauguratamente l’invito non viene accolto. Forse nella mente di quegli uomini c’è il ricordo della eroica vittoriosa difesa nell’altra guerra, l’inno Monte Grappa tu sei la mia patria, o forse influisce su di loro la presenza di una “Missione Inglese” (che però a noi non ci risulta allora tale, ed infatti noi non potremo più rintracciarla in alcun modo), fatto sta che essi decidono di rimanere e si difendono così accanitamente che la lotta va avanti per ben sei giorni.

 

 

 

Soltanto pochi di essi riescono a filtrare attraverso le linee nemiche e a salvarsi. Fra questi Valentino Filato (Villa) ferito, che si rifugia fra amici.

 

 

 

Dopo un incontro con Gino il 14 Ottobre 1944 Villa si assume l’incarico di rintracciare i superstiti e formare così un nuovo gruppo che sotto la sua guida si denominerà Brigata Alpina “Giovane Italia”. Da notare, e ciò risulterà più amaro per noi, il fatto che abbiamo assistito alla sera del 20 alla partenza della Brigata Nera per il rastrellamento commentandolo ironicamente, in quanto ci ritenevamo sicuri che quella imponenza di mezzi sarebbe stata un giro a vuoto inutile.

 

 

 

Magazzini viveri

 

 

 

Firenze viene liberata a metà Agosto del 1944, dopo vari giorni di lotta per le strade e con la popolazione barricata nelle case. Gli abitanti di Vicenza, uomini dai 14 ai 60 anni, e le donne dai 19 ai 55 anni, sono forzatamente impiegati dai tedeschi nello scavo di fossati anticarro tutto attorno alla periferia della città.

 

 

 

Si dice appunto forzatamente in quanto ci sono state esattamente due chiamate su “Il Popolo Vicentino” del 7 Settembre e del 26 Settembre rimaste inascoltate ed allora i tedeschi attuarono dei rastrellamenti improvvisi portando i cittadini, così presi, nei posti degli scavi suaccennati. Questi due fatti che sembrano indipendenti fra di loro, in realtà non lo sono, almeno per noi. Infatti si pensa che i tedeschi vogliano fare una difesa su questi luoghi e pertanto la vita civile sarà totalmente bloccata.

 

 

 

Nasce così l'idea di poter aiutare la popolazione a superare i giorni cruciali di un eventuale assedio fornendole i generi alimentari per poter sopravvivere. I magazzini viveri, già preparati per il Soccorso Rosso vengono aumentati e posti in punti strategici della città. Sono dotati di pasta, riso, burro fuso, olio e sale. Si pensa inoltre di mettere della grappa o cognac che potrebbero essere utilizzati anche come disinfettante.

 

 

 

Il pane ci sarebbe, ma dopo un breve periodo di tempo ammuffisce e allora Bruno, con la sua fervida fantasia, costruisce nella sua officina meccanica un attrezzo a varie punte con cui, in un panificio amico, si fora la pasta di pane passata attraverso dei cilindri e vengono così sfornate le gallette, che come si sa durano moltissimo. Le gallette opportunamente incartate vengono messe in scatole di cartone o legno e avviate ai magazzini.

 

 

 

Dure ore di lavoro di giorno e di notte solo per questo, ma i magazzini sono pochi e con poca roba ciascuno per evitare perdite gravi. Bisognerebbe trovarne altri ed anche altri generi alimentari ma si pensa di avere tempo. Infatti siamo al tre Dicembre e mentre Giordano e Bruno si avviano alla riunione di Villaverla si fermano per trattare l’acquisto di grappa, cognac e farina da prelevare al ritorno. Ciò non potrà avvenire in quanto alla sera stessa sono prigionieri delle S.S.

 

 

 

Concorsi e ordinanze

 

 

 

Il “popolo Vicentino” del 28 Agosto 1944 fa conoscere alla cittadinanza che la Commissione giudicatrice del Concorso, indetto dal Dopolavoro Provinciale, per cantanti o attori dilettanti, sarà composta dal Presidente del Dopolavoro Aldo Calvo e dai camerati Girolamo Breganze, Vere Paiola, Carlo Gabetti, Ermete Fontana.

 

 

 

“Prosa, musica leggera ed arte varia, per il trionfo della causa fascista”. Dieci giorni dopo, sempre su “Il Popolo Vicentino”, si chiamano per il servizio del lavoro gli uomini dai 14 ai 60 anni. Ma, evidentemente, questi si sono quasi tutti iscritti al concorso dilettantistico, perché la chiamata non ottiene i risultati voluti e allora dopo pochi giorni si comunica che viene istituito il servizio obbligatorio del lavoro in zone vicine a Vicenza, consigliando di portare con sé coperte e cucchiaio.

 

 

 

Affinchè gli uomini possano vincere la solitudine (si sa che l’imperativo dell’epoca era il motto “Vincere e vinceremo”), si ha un’impennata d’ingegno; con lo stesso comunicato si istituisce il servizio obbligatorio anche per le donne dai 18 ai 55 anni. In certo qual modo questa è l’anteprima per la parità dei diritti.

 

 

 

Ma, anche con queste allettanti prospettive l’ordinanza cade nel vuoto sicchè esasperati fascisti e tedeschi gettano la maschera iniziando una autentica caccia all’uomo, con i rastrellamenti per le strade o bloccando interi isolati di case, fatti questi che tutti conoscono o ricordano.

 

 

 

Prelevamenti abusivi

 

 

 

Sia pure poco e male, i partigiani devono pur mangiare. E’ una necessità impellente, specie quando dal C.L.N. non si può mandare niente. Si impone così la legge del prelevamento forzoso effettuato un po’ dovunque. Il C.L.N. ed il Comando Militare provinciale sono informati tempestivamente anche perché il superfluo deve essere ripartito con le altre formazioni.

 

 

 

Così avviene. Ci sono però dei prelevamenti che non vengono segnalati e avvengono con una certa regolarità. Si nota inoltre che questi prelevamenti sono sempre di denaro, oggetti d’oro, preziosi, ecc. E mai di generi alimentari o vestiario. Risulta così evidente che ci sono degli abusivi e, poiché “Il Popolo Vicentino” nel darne notizia, lo fa seguire da commenti addebitanti i fatti succitati ai “fuorilegge al soldo del nemico”, che siamo noi, ci pare giusto cercare e trovare il filo di questi prelevamenti abusivi.

 

 

 

Si danno perciò le disposizioni necessarie alle squadre, che iniziano una serrata sorveglianza attorno alla città.

 

 

 

E i risultati non si fanno attendere troppo. Vengono comunicati al dott. Luigi Follieri che, esperite le indagini, arresta negli ultimi giorni di agosto nove dei componenti di questa “banda”, che ha fra i suoi elementi degli appartenenti alla Polizia Ausiliaria del Capitano Polga e alla Milizia Ferroviaria.

 

 

 

“Il Popolo Vicentino” annuncia il 31 Agosto 1944 l’arresto facendo un panegirico all’abilità della polizia. Il 2 Settembre 1944 i nove vengono condannati a morte e tutti chiedono la grazia. Il 4 Settembre 1944 sei della Polizia Ausiliaria e uno della Milizia Ferroviaria vengono fucilati dietro al campo di calcio. Ai due civili la pena viene commutata in venti anni di reclusione. A costoro, secondo nostre informazioni e sulla base di un documento fattoci avere dal carcere da Oddo Cappannari e subito fotografato, devono esserne aggiunti degli altri, sempre della Polizia Ausiliaria.

 

 

 

Losco e Polga si incontreranno ancora e più precisamente sulla strada di Priabona di Malo nelle prime ore del mattino del 28 Novembre 1944, quando il Polga verrà ucciso dal Losco (qui il lettore deve fare uno sforzo di comprensione poiché il testo non è chiarissimo: il Losco fece parte della “banda Righetto” e, come dicono gli autori, fu coinvolto nelle rapine a torto addebitate agli uomini della resistenza, ndr.).

 

 

 

 

Fiorenzo Costalunga

 

 

 

Il sei Settembre 1944 a S.Vito di Leguzzano veniva fucilato Fiorenzo Mario Costalunga (Argiuna). Fu con noi fin dal 25 Luglio 1943 e dopo l’8 Settembre, come ricordiamo in un’altra parte, venne arrestato dai fascisti e passò parecchio tempo in carcere. Nelle formazioni di montagna, oltre alle normali funzioni, adempiva a quello che riteneva un dovere sociale: insegnava ai giovani, riversando su di essi quella cultura e quell’umanesimo di cui era tanto ricco e per cui a suo tempo era stato espressamente richiesto dal Comando della Garemi.

 

 

 

Arrestato nel paese di San Vito di Leguzzano, come ultimo desiderio, chiese ed ottenne di essere fucilato fuori dal paese onde evitare alla popolazione, e in specie alle donne e bambini, quell’orrenda visione. Anche in quel momento rivelava la sua grande umanità.

 

 

 

A liberazione avvenuta la Commissione Triveneta decise di decorarlo con la medaglia di bronzo al valor militare alla memoria. A nostro giudizio avrebbe meritato molto di più, ma forse la Commissione pensava più ai vivi presenti, che ai morti sicuramente assenti. Con la costituzione della Divisione Vicenza, nel Febbraio del 1945, venne formata in suo onore una Brigata Argiuna, che ne sarà la più grossa formazione, e che avrà come comandante il valoroso “Tom”, al secolo Leonardo Beltrame, reduce da una tragicomica fuga dall’ospedale, dove si trovava per una operazione chirurgica.

 

 

 

Alberta Caveggion ("Nerina")

 

 

 

Nel Novembre 1944 il Maggiore J.P. Wilkinson (Missione Inglese Freccia) constata i buoni risultati ottenuti con il Comando Gruppo Brigate Garibaldine S.A.P. Ciò coincide col suo pensiero di costituire un unico Comando e perciò dopo di essersi consultato con i maggiori esponenti politici e militari decide di indire una riunione di tutti i rappresentanti le formazioni di ogni colore politico con l’avallo del C.L.N.P. che delega a tal uopo l’avv. Ettore Gallo (Maestro).

 

 

 

La riunione è fissata per il giorno 11 Novembre in una villa a Thiene, ma sorge una difficoltà derivata dal fatto che Freccia è in divisa e non vuole mettersi abiti civili per effettuare il trasferimento dal suo rifugio di Tonezza a Thiene. Visto così nessuno vuole accompagnare Freccia. C’è però Alberta Caveggion (Nerina) che partecipa alla lotta dall’8 Settembre 1943, prima come base di collegamento, poi come staffetta, infine come segretaria del Comando Guastatori. Essa fra un incarico e l’altro porta a termine numerose e pericolose missioni fra cui il trasporto a Vicenza di esplosivo e di armi leggere, ed è proprio lei che si offre a far da guida al prudente Maggiore Wilkinson.

 

 

 

Giordano procura un impermeabile chiaro per ricoprire il lunghissimo Freccia e Nerina parte da Villaverla con Gino annotando scrupolosamente per strada le difficoltà per il ritorno. Da Forni, a notte fonda, raggiungono sull’altro versante Tonezza ed il rifugio di Freccia. Passano qui la giornata e alle prime luci dell’alba ridiscendono in pianura. Riprendono le biciclette e si avviano. Tutto procede bene per i primi chilometri, ma appena passato Piovene Rocchette c’è un munitissimo posto di blocco.

 

 

 

Esso è posto, ironia del caso, all’altezza delle mura del Cimitero. Si sentono perduti, ma la brava Nerina con moto istintivo allunga la mano con gesto familiare verso il maggiore, gli sorride e i militi di guardia lasciano passare indisturbati quello che essi credono di vedere: il contadino con la figlioletta. Evidentemente quel sorriso e quel toccarsi mano nella mano è bastato per infondere sicurezza e incolumità ai due temerari. Per tale azione si era ventilata la proposta al comando per una medaglia al valore.

 

 

 

Un carico di salgemma

 

 

 

Leo Marchetto, compagno responsabile della zona di Lonigo comunica a Emilio che il prof. Zorzi del P.d.A. di Cologna Veneta, dispone di un buono per il prelevamento di 500 quintali di salgemma, depositati nello stabilimento della Montecatini di Vicenza. Il prof. Zorzi, che aveva avuto il buono dal sig. Benini, proprietario di una fabbrica di sottaceti, è disposto a cederne la metà a noi a 30 lire il chilogrammo.

 

 

 

Gino, informato da Emilio, accetta l’offerta e incarica Giordano Campagnolo di collegarsi con Leo per il ritiro del buono, e Vittorio Centofante di venderlo, e poiché il prezzo del sale al mercato nero è di oltre 300-400 lire al Kg., si decide di venderlo a 50 lire al Kg. Per non speculare sulla popolazione. Centofante si fa aiutare nella vendita da Proto e Groppo.

 

 

 

Passano però i giorni e Leo non si vede e quando finalmente giunge a Vicenza con il buono, ci si accorge che la sua validità scade entro quattro giorni. Bisogna far presto, perciò Giordano si mise alla ricerca dei mezzi di trasporto aiutato da Crema che ingaggia due camion; ma Centofante, che aveva già impegnato dei carretti, gliene fa disdire uno.

 

 

 

Intanto arriva a Vicenza Renzo, il nipote del prof. Zorzi per la riscossione del prezzo pattuito e per il carico degli altri 250 quintali. Egli è un giovane sui 22 anni circa, allampanato, molto simpatico. Conversa con Giordano ed Emilio dimostrando una vivida intelligenza e molta comprensione. Infatti gli viene spiegato che il salgemma non sarà venduto ad un prezzo superiore alle 50 lire il Kg. Per la ragione già detta; è perfettamente d’accordo anche sulla nostra richiesta di regalarcene un po’ per il Soccorso Rosso ed i magazzini viveri.

 

 

 

Dalle prime carrette, che con molta faciloneria non vengono scortate, ne viene asportato un certo quantitativo dai carrettieri in cambio di vino. Ne nasce un certo scalpore tanto che, messa sull’avviso, la Brigata Nera di Sandrigo piomba in casa Centofante e sequestra tutto il carico.

 

 

 

Il carico venduto da Proto va benissimo. Il terzo carico non va venduto perché Groppo aveva esibito al compratore del sale da cucina molto diverso dal salgemma. Esso viene scaricato nel magazzino di Isidoro Alcetta (Doro). Il giorno dopo non si può caricare perché Centofante, non potendo più ricevere il carico nella sua casa, ha licenziato anche il camion rimastoci. Ci si deve dunque arrabattare con un camion di fortuna, che al terzo giorno, scortato da Giordano e da Zorzi in bicicletta, parte con l’ultimo carico per essere depositato nel magazzino di Doro.

 

 

 

Senonchè, imboccata la via Bonollo, subito dopo l’arco delle mura cittadine, si rompe una balestra del camion, immobilizzandolo. Stiamo esaminando il danno, quando due agenti della Polizia Economica (così si chiamava allora la Guardia di Finanza) non si sa bene se in agguato o per coincidenza nei paraggi, si avvicinano e sequestrano il carico; sia Giordano che Zorzi tentano con ogni mezzo di distoglierli dal loro proposito, ma invano; anzi poi, interrogati separatamente, si cerca di incriminarli per tentata corruzione.

 

 

 

Va da sé che gli interrogatori si concludono con il loro rilascio, ma il carico è temporaneamente perduto. Cosicchè adesso ce ne sono due da recuperare; bisogna fare presto ed in silenzio, affinchè non si scopra il retroscena che può essere di grave danno per il sig. Benini e per l’attività clandestina.

 

 

 

Veloci corse in bicicletta a Lonigo, a Cologna, dal prof. Zorzi, dormire per terra, in case sconosciute, ma sempre tanto ospitali, e finalmente ritorno a Vicenza, con un documento in tedesco, che tradotto serve per tutti e due i carichi. Quello sequestrato dalla Polizia Economica e gli altri 250 quintali prendono la via di Bovolone (VR). Il carico sequestrato dalla B.N. di Sandrigo ci viene restituito il 21 settembre per mezzo di un fascista di Palazzo Littorio che Bruno e Giordano avevano da tempo agganciato e che viene corrotto con 20.000 lire.

 

 

 

Questo fascista, che conoscevamo molto bene da tanti anni e che avevamo avvicinato con intenti ben precisi subito dopo l’8 Settembre, ci era stato utile in parecchie occasioni. Gli avevamo detto che se ci fosse stato amico (si fa per dire) lo avremmo iscritto in una cellula segreta e che pertanto, a liberazione avvenuta, non avrebbe avuto alcuna noia.

 

 

 

Egli perciò si riteneva al sicuro da tutte le parti. Il luogo dei nostri incontri era il Circolo rionale fascista “Italo Balbo”. E fu proprio lì che Bruno e Giordano si fecero promettere il rilascio del sale sequestrato. C’è però un grosso intoppo. Bisogna andare a prendere il buono del rilascio a Palazzo Littorio in quanto il nostro amico è occupatissimo per il fatto che proprio in quel giorno c’è il cambio della guardia tra il federale uscente, Innocenzo Passuello, ed il nuovo federale, colonnello Raimondo Radicioni.

 

 

 

E Giordano, malgrado le insistenze di Emilio che lo sconsigliava di entrare in quel covo, dato che era molto ricercato, dopo un comico episodio con la sentinella di guardia va e riesce nell’intento. Calcolando che bisogna tenerne chilogrammi 200 per i magazzini e che le spese sostenute aumentano vertiginosamente, si decide di far vendere il salgemma a 53 lire il Kg.. Bruno e gli altri si accollano questo compito e tutto va bene.

 

 

 

Il denaro: un problema

 

 

 

Si fanno i conti con Zorzi e Doro Alcetta cassiere del PCI. Zorzi ha una fretta del diavolo di andarsene al più presto, quando vede Doro che gli sta contando il denaro. Risulta chiaro che non ne ha mai visto tanto in vita sua. Doro gli versa lire 456.000 e con una stretta di mano e un ciao per ricevuta egli se ne va.

 

 

 

Doro è felicissimo; ha infatti incassato l. 417.000, di cui però deve dare l. 20.000 al fascista di Palazzo Littorio. Fa osservare a Giordano che non è prudente per lui fargli il versamento direttamente, perché se sono preso, dice, per me pazienza, ma la cassa deve essere sempre al sicuro.

 

 

 

Il versamento delle 20.000 lire al fascista viene perciò fatto da Giordano, sulla strada del mercato ortofrutticolo, con Doro che osserva, non visto, da una finestra del mercato stesso. Ora la via si chiama Btg. Monte Berico. Tutti coloro che hanno fin qui sempre lavorato, sono soddisfatti. C’è invece chi non lo è, e con chiacchiere e calunnie (si arriva a dire che Giordano e Bruno avrebbero guadagnato lire 1.500.000) fanno sì che, dopo di aver sopportato per un po’ in silenzio, Giordano e Bruno chiedano di essere giudicati dai compagni responsabili del partito con la partecipazione di coloro che li accusano.

 

 

 

Una riunione viene perciò indetta in località Stazione Villaverla Montecchio Precalcino per il 3 Dicembre 1944. I giudici sono Emilio Lievore, Enrico Busatta, Gino Cerchio, Plinio Quirici. Accusatori: Domenico Tescaro, Vittorio Centofante, Vittorio Giordana e un certo gruppo estraneo all’organizzazione clandestina.

 

 

 

Accusati Bruno e Giordano Campagnolo. E’ inoltre presente come osservatore l’ing. Lamberto Graziani (Lambe). Gli accusatori non fanno altro che dire di aver sentito che e i si dice che, ecc. ecc. Richiesti di portare delle prove di quanto detto essi dichiarano di non averne e parlano delle chiacchiere sentite in città.

 

 

 

Gli accusati non fecero che esibire i conti eseguiti con Doro Alcetta raccontando come si svolsero i fatti. Esaminati i conti e trovatili esatti, Emilio Lievore riassumeva il tutto e si scagliava contro gli accusatori definendoli un branco di poltroni e di cialtroni. Dichiarava inoltre testualmente: “I fratelli Campagnolo hanno sempre lavorato bene e disinteressatamente e quando ho avuto bisogno che qualcuno facesse un lavoro qualsiasi, non trovavo nessuno all’infuori di loro, che malgrado avessero il loro compito specifico, si assumevano o portavano a termine il loro incarico. Mi assumo la piena responsabilità di quanto hanno fatto o di quanto faranno!”

 

 

 

Dichiarazioni più o meno analoghe facevano Busatta, Cerchio e gli altri. Gli accusatori chiedendo scusa ai Campagnolo si allontanano dal luogo.

 

 

 

Arrivano le S.S.

 

 

 

I rimasti discutono per decidere il da farsi, in seguito agli arresti del Comando Regionale a Padova e del Segretario (Nino Strazzabosco) del Comando Militare Provinciale di Vicenza. Dopo pochi minuti irrompe nella fattoria un gruppo di S.S. italiane al comando del tenente Usai e del maresciallo Castellari, appartenenti alla S.D. del reparto Carità. Arrestano subito Crema, Giordano e Graziani, e, dopo un lungo inseguimento, Bruno Campagnolo che attira su di sé le S.S. per permettere agli altri la fuga. Infatti Emilio e Plinio, con una sciarpa, trascinano Gino ancora convalescente.

 

 

 

Poco dopo Plinio si avvia a piedi a Vicenza e i due, attraversato Sandrigo, si recano ad Ancignano dove verranno ospitati presso i signori Rossi. I quattro prigionieri vengono portati a Vicenza, in Via Fratelli Albanese e lì nella caserma della S.S. Bruno, Giordano e Lambe vengono sottoposti ad un duro trattamento. Il giorno successivo Crema viene liberato da Usai con l’impegno di favorire la cattura di Gino e di Emilio (vedi confessione Usai nel “Ritorno a Palazzo Giusti” ed. La Nuova Italia, Firenze 1972).

 

(continua nel prossimo articolo "Vicenza clandestina IV")


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