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Marozin contro Sartori

I contrasti tra la Brigata Stella e la Divisione Pasubio

[Estratto ]

 

Documento 106.

Relazione sui fatti accaduti recentemente tra la brigata Stella del Gruppo “A.Garemi” e la brigata “Vicenza”

 

Zona d’operazioni 21 – 8 -  44

 

 

Dopo l’ultimo incontro a Campetto, tra i responsabili del Gruppo brigate “A.Caremi” e il comandante della brigata Vicenza, Marozin, i rapporti tra le due brigate “Stella” del Gruppo “Caremi” e “Vicenza” che hanno battaglioni limitrofi, erano stati apparentemente cordiali. La correttezza del comando della Stella era stato, come sempre, irreprensibile. Prova ne sia che, ripetutamente, patrioti della “Vicenza”, presentatisi per essere incorporati nelle nostre formazioni, malgrado il nostro desiderio di sottrarre ad una cattiva influenza politica, degli elementi probabilmente buoni, venivano rimandati alle loro basi, in osservanza degli accordi stabiliti a Campodavanti.

 

 

Mercoledì 15 Agosto il nostro comando veniva informato che il comandante Marosin era stato dichiarato fuori legge dal comitato di Liberazione Nazionale, a causa dei suoi precedenti politici, che non potevano certo garantire la figura morale, ma specie per l’atteggiamento e comportamento che la brigata “Vicenza” aveva assunto, seguendo le sue direttive, nei riguardi della popolazione delle zone da essa controllate; atteggiamento lesivo per l’interesse morale e materiale degli abitanti sottoposti a continue violenze.

 

 

Mercoledì sera una pattuglia del battaglione “Danton”, comandata da Giorgio [Veronese Petronio], transitava nella zona operativa della brigata “Stella”, che per particolari ragioni si trovava in istato d’allarmi. Solo un miracolo impedì che tra la pattuglia di Giorgio, priva di parole d’ordine, e le nostre formazioni, si verificasse un incidente armato.

 

 

La pattuglia di Giorgio, invitata al nostro comando per spiegazioni, fu informata in via accidentale del provvedimento preso dal C.L.N. nei riguardi del Marozin. In nessuna altra occasione, il nostro comando, parlò di ciò alle pattuglie della “Vicenza”, perciò è insostenibile l’accusa del Marosin che i suoi uomini siano stati da noi sobillati.

 

 

Era intenzione del nostro comando, di non occuparsi delle vicende interne della “Vicenza”, lasciando il compito al C.L.N. di informare i membri della brigata suddetta delle decisioni prese nei riguardi del loro comandante e delle ragioni che le avevano giustificate. Ma nuovi gravi ragioni incidenti dovevano modificare queste intenzioni.

 

 

Il 17 corr. In mattinata, il podestà di Nogarole si recava ufficialmente al nostro comando, con una deputazione di valligiani, per chiedere protezione e aiuto contro membri della “Vicenza”, che, persistendo nel loro comportamento violento, prepotente, in comprensivo dei bisogni della popolazione e dei pericoli a cui veniva sottoposta, aveva creato una situazione insostenibile nelle contrade del comune.

 

 

L’unico sistema regolante i rapporti tra gli uomini di Marozin e la popolazione, era quello dell’imposizione e della forza. Lo stato d’animo dei civili era dominato e depresso dalle minacce e dalle angherie di costoro. Tutto ciò veniva ampiamente documentato dal podestà e dai valligiani con dichiarazioni scritte, comprovanti molti degli innumerevoli casi e incidenti provocati dai membri della “Vicenza”.

 

 

Noi che la difesa del popolo, abbiamo come fine precipuo, lo vogliamo riscattare da qualsiasi oppressore e dargli la pace, la tranquillità. La libertà, di cui abbisogna il suo lavoro, non potevamo certo rimanere passivi a codeste preghiere, formulate con piena fiducia e con inderogabile urgenza. A pena di rinnegare lo scopo della lotta partigiana, il nostro deciso intervento era necessario.

 

 

Venerdì stesso, nel pomeriggio, il comando della “Stella” s’interessava di provocare un incontro col comando del battaglione “Danton” alla presenza delle forze disponibili dell’una e altra unità. Anche alcuni civili, capicontrada, furono invitati all’incontro a testimoniare e difendere i loro interessi.

 

 

Il comando della “Stella” informò Poker, comandante del “Danton” e tutto il battaglione, delle lamentele della popolazione e del grave scontento da essi suscitato. Poker negò ogni responsabilità degli eventuali incidenti attribuendola invece al precedente comandante del battaglione.

 

 

I civili, interrogati, temendo, per esperienze fatte, le rappresaglie, si mostrarono dubbiosi e poco precisi nelle dichiarazioni. Comprendendo ciò, il comando della “Stella”, decise sostenere le libere preghiere di protezione espresse dal podestà, conscio del suo diritto di difensore del popolo, invitò il comandante del “Danton” a lasciare il comune di Nogarole con tutto il suo battaglione, secondo il desiderio della popolazione locale.

 

 

Da parte nostra si aggiunse che l’adesione all’invito ci avrebbe provato la buona fede dei membri del battaglione “Danton” e la loro sensibilità politica così da indurci a ritirare il nostro invito di partenza, previa assicurazione, da parte di Poker di tenere per il futuro una condotta d’azione militare subordinata e condizionata da sani presupposti politici.

 

 

Malgrado la nostra correttezza, Poker negò al nostro comando il diritto di muovere al battaglione “Danton” l’invito di partire e dichiarò che non avrebbe sgombrata la zona del comune di Nogarole, dimostrando di agire contro il popolo, in obbedienza a precise direttive reazionarie di carattere militare.

 

 

Il comando della “Stella” invitò allora Poker ad un confronto per domenica pomeriggio col podestà e la popolazione del comune di Nogarole, che direttamente avrebbe potuto esprimere le proprie ragioni e lamentele, e chiedere risarcimento ai danni e assicurazioni di tranquillità per il futuro. Poker acconsentì all’incontro. Nel corso della riunione, il battaglione “Danton” fu informato che il Marozin era stato dichiarato fuori legge dal Comitato di Liberazione Nazionale, per la sua condotta apolitica, e che la brigata “Vicenza” avrebbe dovuto sciegliersi un nuovo comandante, appena giunta la notizia ufficiale.

 

 

Ma Poker sostenne che i suoi uomini non volevano altro comandante che il Marozin. Invitati costoro ad esprimersi in proposito nessuno smentì le affermazioni di Poker, nemmeno coloro che si erano recati volontariamente al nostro comando, per passare alla “Stella”, e che ritenevano condizione fondamentale per assolvere ogni problema della “Vicenza” l’eliminazione fisica del comandante Marozin e di qualche suo fedele, e che si proponevano esecutori dell’epurazione. Ciò prova la paura ed il terrore che i metodi del Marozin ispirano nei suoi uomini.

 

 

Rientrando alla base venerdì sera, il nostro comando trovò un uomo che invocava soccorso per le violenze, che gli erano state arrecate da una pattuglia del battaglione “Danton”, comandata da Topo, nel pomeriggio stesso in cui Poker negava ogni colpa attribuita ai suoi uomini e dava assicurazioni per il futuro, in qualità di patriota.

 

 

Il comando della “Stella”, visto che l’assicurazione del comando del battaglione “Danton”, non costituiva una garanzia sufficiente per la popolazione, decideva d’intervenire direttamente, inviando due pattuglie a controllare l’opera di Topo, col compito di tradurlo al nostro comando per dare le necessarie spiegazioni.

 

 

Accertati i fatti, Topo, seguì le pattuglie alla nostra base, senza opposizione, mentre la sua pattuglia all’unanimità manifestava il desiderio di aggregarsi alla nostra formazione.

 

 

Con recise e testimoniabili dichiarazioni gli uomini della pattuglia Topo si mostrarono nettamente contrari al comandante Marozin, rinnegando il suo modo d’agire e i suoi atteggiamenti autoritari. Il comando della “Stella” si dichiarò disposto a concedere protezione e ospitalità alla pattuglia, precisando che questa non sarebbe stata incorporata alla brigata “Stella”, ma avrebbe continuato a far parte della brigata “Vicenza”, presso cui sarebbe rientrata non appena definita la questione del comando.

 

 

Ciò dimostra la preoccupazione del nostro comando, di non disgregare la brigata “Vicenza”, ma solo di vederla operare nell’interesse coincidente della popolazione e della guerra, per il bene comune e l’onore di tutti i patrioti.

 

 

Sabato mattina giunsero al nostro comando notizie che gli uomini del comune di Nogarole avevano abbandonato terrorizzati le abitazioni fin dalla notte, per sottrarsi alle imposizioni minacciose degli uomini del battaglione “Danton”, che volevano costringerli a firmare dichiarazioni a loro favorevoli e contrarie a quanto era stato in precedenza documentato.

 

 

Nostre forze partirono immediatamente per assumere il controllo della zona di Nogarole e assicurare la popolazione. Erano le 13 quando raggiunsero il costone spartiacque verso la valle del Chiampo. Gli uomini del “Danton” appostati nelle vicinanze, aprirono il fuoco contro di noi. Marozin era presente. Il suo ordine fratricida coronava un comportamento privo di direttive politiche, un modo d’agire rivelatosi alla fine contrario agli interessi nazionali. Che vale per la benedetta patria organizzare, magari con abilità, delle unità armate, se non si è poi capaci di usarne in maniera feconda e benefica, la forza, con coscienza chiara e precisa? Che altrimenti noi dovremmo ammirare lo squadrismo fascista, od ogni altra consimile formazione.

 

 

I garibaldini della “Stella” risposero al fuoco, con intenzione di intimidazione, certo, più che di colpire e presto il risultato fu raggiunto, chè una bandiera bianca, dopo una quindicina di minuti, sventolò tra le mani di coloro che per primi avevano aperto il fuoco. Un nostro garibaldino fu leggermente ferito, una baita, con del bestiame, andò bruciata. Danno di gravità morale ben superiore a quello materiale.

 

 

Immediatamente il nostro comando e le forze dei due battaglioni mossero incontro alle formazioni del Marozin, che si erano riunite. Marozin era in penoso stato di eccitazione nervosa completamente incapace di auto dominio. Mentre il nostro comando rendeva a lui e ai suoi uomini chiaramente ragione del proprio operato e delle cause, e richiedeva spiegazione, il Marozin con isterico atteggiamento, impediva una chiarificazione della situazione, interrompendo continuamente, insultando i nostri comandanti, trattandoli da politicanti e da sobillatori, sfidando sei volte a duello il più responsabile tra questi (Carlo – Alberto Sartori, nota g.m.) minacciandolo ripetutamente col bastone, accaparrandosi ogni lealtà, piangendo e gridando fuori luogo.

 

 

Il Marozin si mostrava incapace completamente d’intendere le ragioni, che avevano provocato il malcontento delle popolazioni e il nostro intervento e di continuo si proclamava apolitico, assumendo un fiero tono militare indubbiamente retorico. Il passaggio dei suoi uomini a noi lo aveva completamente disorientato e si ostinava a considerarlo illegale e prodotto da una nostra macchinazione sobillatrice.

 

 

Di fronte a lui la pattuglia Topo che da principio si era ripetutamente rifiutata d’intervenire alla riunione per timore di rappresaglie disobbedendo ad un ordine del nostro comando, e per iscritto aveva dichiarato, come risulta da un documento in nostro possesso, di mettersi sotto la protezione della brigata “Stella”, ritirò tutte le precedenti dichiarazioni, dimostrandosi vile ed incosciente, talchè il nostro comando, ben volentieri, aderì alla richiesta del Marozin di rimandarla alla “Vicenza”.

 

 

Altri patrioti, chiedendo di passare individualmente dalla “Vicenza” alla “Stella”, furono accolti. Per quel che riguarda la decisione del Comitato di L.N. nei suoi riguardi, il Marozin, dichiarandosi puro patriota apolitico, si mostrò offeso e adirato.

 

 

Dopo una serie di scene disgustose da parte sua, affrontate con calma da parte nostra si riuscì a polarizzare la discussione su due punti: la questione dei danni morali e materiali degli abitanti del comune di Nogarole; la definizione della posizione del Marozin nei confronti del C.L.N..

 

 

La risoluzione della prima questione fu rimandata, come da precedente accordo, alla prossima domenica pomeriggio alla presenza degli interessati civili. Più ardua la seconda questione. Il Marozin in diverse occasioni aveva sostenuto di non riconoscere nel comitato di L.N., rappresentato da ogni tendenza politica, il vero governo dell’Italia occupata, investito di autorità piena e legittima. Tanto meno voleva riconoscere l’emanazione militare: il comando unico per l’unificazione di tutte le forze partigiane dell’Alta Italia.

 

 

Anche sabato pomeriggio il Marozin si ostinò nel suo atteggiamento, dichiarando di dipendere e di essere riconosciuto da una missione militare paracadutata di Verona del S.I.M (Servizio Informazioni Militari – Governo del Sud, nota g.m.) e a suo dire, direttamente dipendente dal comando supremo del generale Messe. Egli ha dichiarato di essere direttamente in contatto col comando supremo a mezzo apparecchio radiotrasmittente e ricevente.

 

 

Dopo molte discussioni, consigliato da due collaboratori (Arno e Poker) più comprensivi, il Marozin acconsentì ad accettare un convegno a cui sarebbero intervenuti: i delegati del comitato di L.N. provinciale e regionale, con i delegati del comando unico provinciale e regionale da noi invitati, e il delegato della missione militare paracadutata di Verona e un membro del comitato di L.N. di Verona e uno sconosciuto a noi (certo Cucchi) presentatosi già al Marozin quale delegato del comando unico convocato dal comando della “Vicenza”.

 

 

A detta riunione saranno precisate le autorità e le competenze del C.L.N. del comando unico e della missione militare di Verona, non ben chiaro al comando della “Vicenza”. Nessuno avrà la possibilità di attribuirsi illeciti poteri e Marozin non potrà non riconoscere nel C.L.N. il supremo organo politico dell’Italia occupata. Il delegato del C.L.N. dovrà pure annunciare al Marozin, ufficialmente, le decisioni prese al suo riguardo, le ragioni che le hanno provocate, e le conseguenze che comportano. Alla fine della riunione si stabilì un accordo temporaneo di convivenza che fin ora è stato rispettato.

 

 

Domenica pomeriggio, invitati dal nostro comando, si recarono in una località stabilita il podestà di Nogarole, e numerosissimi capicontrada e capi famiglia (50 circa). Costoro erano ancora spaventati dalle minacce subite, cosicchè esistavano nel recarsi al convegno. Ma il nostro comando, in nome di tutta la brigata, solennemente si impegnava di difenderli contro chiunque, come sempre son pronti i garibaldini a dare la vita per la causa del popolo.

 

 

La brigata Stella e il btg. Danton parteciparono alla riunione con una delegazione di 5 uomini per parte. Poker rappresentava Marozin.

 

 

All’inizio della riunione Poker dichiarò il suo intendimento di risercire materialmente, sul posto, tutti i danni, da lui riconosciuti arrecati dal precedente comandante di battaglione; intuile perciò ogni recriminazione o protesta da parte degli intervenuti; egli si impegnava per il futuro di rispettare i desideri e le esigenze della popolazione. Questo modo di procedere, indicava chiaramente da parte del c/do del battaglione Danton il riconoscimento segreto della propria colpa coincidente con una precisa intenzione di non definire le responsabilità individuali e personali e di non precisare certe verità, tutto scaricando su anonime spalle. Quale insulto per il popolo! Non si vive di solo pane.

 

 

Gli uomini minacciati con le armi alla mano, con metodi a loro dire ultrafascisti, avevano bisogno specialmente di una soddisfazione morale, di uno sfogo, di gridare liberamente la loro verità. E’ perciò impossibile, malgrado l’irritazione di Poker, trattenere gli intervenuti dal parlare; fatti e avvenimenti accaduti recentissimamente furono gridati in faccia agli uomini del battaglione “Danton” responsabili, dai contadini interessati.

 

 

Il nome di Topo, ripetutamente indicato come autore dei fatti accaduti, fu preso al balzo dal rappresentante del battaglione “Danton”, che trovò in lui un secondo capro espiatorio, per le mancanze recenti, e si affrettò ad indicarlo il solo colpevole.

 

 

Il comando del Danton dichiarò che Topo sarebbe stato giudicato da un tribunale della brigata. Noi chiedemmo che il tribunale fosse composto da membri delle due brigate e da un delegato del comitato di L.N. di Nogarole, onde stabilire con precisione, quale fosse la responsabilità di Topo e quale quella dei suoi superiori. La decisione su questo punto è stata da Poker, rinviata, ma la risposta sarà senz’altro negativa: Topo sarà la nuova vittima, non certo innocente, del militarismo apolitico del Marozin.

 

 

Persistendo nel precedente antidemocratico atteggiamento Poker, gridando, riuscì a far tacere le voci di protesta alla fine. Ma quanto fu detto, era ormai sufficiente a condannare i sistemi del Marozin, come pure ampliamente lo documentano le dichiarazioni scritte in nostro possesso.

 

 

Per questo motivo il nostro comando ritenne opportuno mostrarsi conciliante con il desiderio di Poker, che di fronte a noi aveva incominciato a pagare i vecchi debiti del battaglione Danton e quelli recenti.

 

 

Alla fine la popolazione intervenuta, riaccompagnò i nostri rappresentanti al comando manifestando in maniera plebiscitaria la loro riconoscenza e soddisfazione per l’esito efficace del nostro intervento, e dichiarandosi solidale al nostro movimento.

 

 

Dietro invito e spiegazione del nostro comando, si decise di stabilire nel comune di Nogarole un C.L.N. locale col compito di aiutare i patrioti, dimostrando in tal modo lo spirito della popolazione ed assicurando contemporaneamente ogni garanzia e sicurezza alla medesima.

 

 

Ci auguriamo che la brigata “Vicenza” retta daun comando cosciente e preoccupato dell’interesse del popolo, collabori con questo e altri comitati per il bene della patria e l’onore del movimento partigiano.

 

 

Letto visto e firmato dai seguenti componenti del comando della brigata “Stella” del Gruppo di brigate “A.Caremi” delle brigate d’assalto Garibaldi del Veneto.

Il comandante di brigata: Carlo [Alberto Sartori]

Il commissario politico di brigata: Ermenegildo

Il comandante del btg. Romeo: Armonica

Il commissario del btg. Romeo: Gems

L’aiutante di stato maggiore: Lino

Il vice commissario politico di brigata: Aquila Nera.

 

 

[Il documento dattiloscritto e firmato, ACV/R, “Fondo Zorzanello”. Originale presso Traforti Quirino. Copia in AISRV, b.51, fasc. “Brigata A.Garemi”]

[Questo documento è un estratto – pagg.199-206 - dal volume “Brigata Stella – Archivio Storico – a cura di Giancarlo Zorzanello – Edizione Biblioteca Civica di Valdagno – Edito nel marzo 1980]