LA GUERRA DI LIBERAZIONE NEL VICENTINO (8 settembre 1943 – 4 maggio 1945)

 

 

 

 

Marzo 1944

 

di Pierluigi Damiano Dossi

 

 

Marzo 1944, totale vittime accertate: 10

 

L’ultimatum del duce.

Nel Vicentino si sviluppa la lotta armata.

Sciopero generale.

4-7 marzo 1944: Alta Val Chiampo.

14-16 marzo 1944: Lessini veronesi e vicentini.

19-22 marzo 1944: Altopiano 7 Comuni.

21 marzo 1944: Zona Malo, Monte di Malo (Prelessini Orientali).

20-23 marzo 1944: Prelessini Occidentali, Valli del Chiampo e dell’Agno.

28-30 marzo 1944: Arzignano (Val Chiampo).

 

Altri episodi minori o poco documentati.

 

 

L’ultimatum del duce

 

 

Il mese di marzo del 1944 incomincia con un ultimatum: “L’8 corrente scade il termine di presentazione per le classi 1922-23-24-25. Ai renitenti disertori verrà inflitta, dopo tale data, la pena di morte per fucilazione”. Si presenta, però una percentuale molto bassa di giovani e fra costoro vi sono quelli che vogliono solo prendere tempo perché hanno già deciso di disertare alla prima occasione.

 

Mussolini tenta di correre ai ripari: - proroga l’ultimatum (Decreto n. 336 del 9 marzo ’44), e poi ancora (Decreto n. 341, n.145 e, sino a portare la scadenza al 25 maggio ’44; - nei mesi di marzo e aprile emana gli ordini di richiamo per i sottufficiali delle classi 1920 e 1921, dei sottufficiali e truppa delle classi 1914, 1915, 1916, 1917, 1918, 1919.

 

Dal canto suo Graziani, ministro della difesa, tenta di forzare il reclutamento estendendo le pene ai famigliari: con burocratica precisione, sono previsti “l’arresto del padre del renitente o disertore, il ritiro immediato delle carte annonarie a tutti i parenti di primo grado, esclusi soltanto i bambini inferiori di 10 anni, il ritiro immediato delle licenze di esercizio e di circolazione delle autovetture per tutti i parenti di primo e secondo grado, la sospensione immediata del pagamento delle pensioni ai genitori, la sospensione immediata dagli impieghi statali e parastatali dei famigliari di primo e secondo grado”.[1]

 

 

Il Capo della Provincia di Vicenza, Neos Dinale, con circolare del 6.3.44 della Prefettura di Vicenza, ordina: "E’ fatto divieto a tutti i datori di lavoro ed a tutti i capi di amministrazioni sia pubbliche che private di assumere in servizio personale già alle armi o soggetto ad obblighi militari che non sia in possesso dei prescritti documenti (congedo, licenza, ecc.) attestanti la regolarità della sua posizione militare. Il personale eventualmente assunto o riassunto che si trovava precedentemente alle armi o che sia soggetto ad obblighi militari, che non può dimostrare di aver regolarizzata, entro dieci giorni dalla pubblicazione del presente decreto, la propria posizione militare, dovrà essere immediatamente licenziato. Contro i trasgressori verrà proceduto a norma di legge".

 

 

E’ tutto inutile, anzi, i risultati pongono l’accento ancora di più sulla debolezza politica del duce e della sua repubblica, ambedue sempre più fantocci dei tedeschi.

 

 

Nel Vicentino si sviluppa la lotta armata.

 

 

La primavera del 1944, dopo i mesi invernali di operosa preparazione, imprime al movimento partigiano vicentino un rapido processo di aggregazione. La scelta della lotta armata contro i tedeschi e i fascisti della RSI si estende dalla città di Vicenza ai centri maggiori e investe soprattutto le colline e le montagne del vicentino.

Si afferma con caratteristiche differenti da zona a zona, secondo l’orientamento politico e culturale dei gruppi dirigenti delle bande partigiane e la loro stessa composizione, ma l’impegno coinvolge un grande numero di combattenti e ampi strati di popolazione. Lo scontro con i nazi-fascisti diventa quotidiano.

 

 

Sciopero Generale.

 

 

Lo sciopero generale proclamato dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) per i giorni 1-8 marzo del 1944 non è soltanto “il più importante sciopero in Italia dopo vent'anni di dominio fascista, fu anche il più grande sciopero generale compiuto nell'Europa occupata dai nazisti”.

 

In precedenza, soprattutto nei mesi di novembre e di dicembre del ‘43, nelle industrie del nord sono scoppiati numerosi scioperi, indetti per ottenere aumenti salariali e per protestare contro la mancanza di generi alimentari, ormai reperibili solo sul “mercato nero”. Di fronte a quelle manifestazioni operaie le autorità tedesche operanti in Italia, in particolare l'ambasciatore plenipotenziario Rudolph Rahn, hanno evitato di procedere in modo rigidamente repressivo e hanno preferito accettare parte delle richieste salariali, pur di garantire quello che loro importava, cioè la continuità della produzione.

 

 Ma questa flessibilità non poteva ovviamente giungere fino a subire, senza reazione, uno sciopero che avesse come obiettivo la fine del fascismo e dell'occupazione nazista.

 

 L'adesione allo sciopero e il suo svolgimento hanno un andamento diverso da zona a zona: a Torino e Milano sono alcune centinaia di migliaia gli operai che incrociano le braccia. In Veneto astensioni dal lavoro si verificarono un po' ovunque, a partire da Schio, dove gli operai scioperano addirittura il giorno prima, il 29 febbraio.

 

La stampa fascista cerca di nascondere o, almeno, di limitare l'impatto della protesta operaia. A far scendere in sciopero gli operai, a scatenare la protesta, è soprattutto la notizia “della precettazione e della conseguente deportazione dei lavoratori e delle donne in Germania”. In altre parole la scintilla che innesca la protesta operaia sono le drastiche disposizioni di Fritz Saickel, plenipotenziario per l'impiego della manodopera.

 

Per quanto riguarda l'Italia, Sauckel ha progettato di deportare in Germania 1 milione e mezzo di lavoratori durane il ‘44. Di questi, 1 milione sarebbe dovuto partire entro i primi quattro mesi dell'anno. Ma ciò è poi giudicato irrealizzabile dalla stessa amministrazione militare tedesca che lo ridimensiona in 100.000 lavoratori per marzo e altri 250.000 ad aprile, comprese le donne.

 

Nel solo mese di febbraio sarebbero stati prelevati dalle province di Verona e Vicenza 4.000 operai.

Si fermano le attività della Marzotto e della Miniera Pulli (Valdagno e Maglio di Sopra), dei Lanifici Rossi, Cazzola e Conte (Schio, Pievebelvicino e Torrebelvicino), del Setificio di S. Vito, della Fonderia De Pretto, della Formit e della Smith (Schio), delle Smalterie Italiane (Bassano), della Sava (Vicenza), del Canapificio (Cavazzale), delle Navette Saccardo (Santorso) e della Pellizzari (Arzignano).

 

Quattro operai della Pellizzari sono uccisi per rappresaglia dai tedeschi e 25 loro compagni sono costretti al lavoro coatto in Germania. Ottanta lavoratori della Marzotto sono deportati in Germania. Le cartoline-precetto per la Germania cominciano ad arrivare alla fine di febbraio anche nel vicentino, creando comprensibile allarme tra la popolazione.

 

Scrive in quei giorni don Pietro Meda, parroco di Castelgomberto: “... le classi 1922 e 1923 sono chiamate al lavoro in Germania ... [chi proclama] io non ci vado, mi do alla latitanza. [Altri ripete] Io do il nome alla milizia repubblicana, in Germania non voglio andare, perché la si muore. [Intanto alla chetichella alcuni si presentano; altri seguono il loro esempio. Vi è chi mostra di andarvi e all'ultimo momento ritira la decisione. Qualche giorno dopo don Pietro constata che] nessuno va volontario in Germania. [In modo particolare non vogliono  andare le donne]... anche le ragazze chiamate per cartolina precetto, oggi recatesi a Vicenza,ritornarono con la decisione di rimanere in casa a tutti i costi”.

 

 

Don Giacomo Tonin, parroco di Castelvecchio: “ Molti operai ricevono in questi giorni la cartolina precetto per andare in Germania. Si risponde con lo sciopero generale.”

 

9 Marzo '44 - “... la sera del 9 corrente, in Thiene, Breganze, Carrè e Chiuppano, ciclisti sconosciuti lanciarono manifestini a stampa incitanti gli operai a opporsi alla precettazione delle donne per il servizio di lavoro in Germania.” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 18.3.44.

 

Venerdì 3 marzo, 4000 operai degli stabilimenti “Marzotto” scendono in sciopero e si uniscono alle migliaia di lavoratori che nel vicentino hanno fermato le macchine da due giorni. “Il 3 corrente, circa 4000 operai dei lanifici “Marzotto” di Valdagno e di Maglio di Sopra (Vicenza) hanno iniziato lo sciopero bianco, pare in segno di protesta contro la recente chiamata dei giovani per l'avviamento al lavoro in Germania” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 6.3.44.

 

Sciopera l'officina Ferroviaria di Vicenza, come moltissime fabbriche del Vicentino, tra cui anche la Lanerossi di Dueville: “Allo sciopero del 21.3.44 hanno aderito 542 operai su 550” da doc. GNR Vicenza, Prot. n. 88/B/1 del 9.5.44, f.to ten. colonnello Gaddi Otello - Comandante Provinciale; “Fa seguito alla segnalazione inserita nel notiziario del 23 corrente. Le maestranze del lanificio Rossi di Dueville ripresero il lavoro nel pomeriggio dello stesso giorno in cui avevano iniziato lo sciopero.” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 25.3.44, p. 25 [U].

 

 

I nazi-fascisti coinvolti: [2]

- Fritz Saickel

- Otello Gaddi.

 

 

Bibliografia e fonti:

- Maurizio dal Lago e Franco Rasia, Valdagno, marzo-giugno 1944. Dallo Sciopero generale all'eccidio di Borga, Ed. Città di Valdagno, Valdagno, 2004.

- Lutz Klinkhammer, L'occupazione tedesca in Italia 1943-1945, Ed. Bollati Boringhieri, Torino, 1993, pag. 100, 225, 154-155.

- Enzo Collotti, L'amministrazione tedesca dell'Italia occupata. 1943-1945, Ed. Lerici, Milano 1963, pag.199.

- Roberto Battaglia, Storia della Resistenza italiana, Ed. Einaudi, Torino 1953, pag. 213-214.

- Paolo Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano, Vol. V, La Resistenza, Togliatti e il partito nuovo, Ed. Einaudi, Torino 1975, pag. 262. - Pietro Secchia, Il partito comunista italiano e la guerra di Liberazione 1943-1945. Ricordi, documenti inediti e testimonianze, Ed. Feltrinelli, Milano 1973,  pag.310.

- Adolfo Scalpelli, Scioperi e guerriglia in Val Padana (1943-45), Ed. Argalia, Urbino 1972, pag. 23-26.

- Giorgio Bocca, Storia dell'Italia partigiana, Ed. Laterza, Bari 1966, pag. 235.

- Giuseppe Pupillo, Il pesciolino rosso. I comunisti a Vicenza dal 1942 al 1990, Ed. Ergon, Vicenza, 2001, pag. 27.

- Giuseppe Gaddi, Guerra di popolo nel Veneto – La stampa clandestina nella Resistenza, Ed.Bertani, Verona 1975, pag. 143.

- Luca Valente, Una città occupata. Schio-Val Leogra settembre 1943-aprile 1945, Vol. I, Ed. Menin, Schio 1999, pag. 128-132.

- Fabrizio Barbieri e Gabriele De Rosa (a cura di), Storia di Vicenza, Vol IV/1, di Maddalena Guiotto, L'occupazione tedesca e di Ernesto Brunetta, La Resistenza, Ed. N. Pozza, Vicenza 1991, pag. 149 e 165.

- AA.VV., Riservato a Mussolini. Notiziari della Guardia Nazionale Repubblicana, novembre 1943- giugno 1944, Ed. Feltrinelli, Milano 1973, pag. 412.

- Emilio Franzina, Vicenza di Salò. Storia, memoria e politica fra Rsi e dopoguerra, Ed. Agorà, Dueville (Vi) 2008, pag. 255-269.

- Emilio Franzina, “la provincia più agitata”. Vicenza al tempo di Salò attraverso i Notiziari della  Guardia nazionale repubblicana e altri documenti della Rsi (1943-1945), Ivsrec, Padova 2008, pag. 67, 145, 155-156.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale (CLNP).[3]

- Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza, Archivio giornali.[4]

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

4-7 marzo 1944: Alta Val Chiampo.

 

Rastrellamento fascista contro il Gruppo di Malga Campetto, primo nucleo della futura “Garemi”.

I fatti:

Inizialmente il Gruppo di Malga Campetto opera anche nella Valle del Chiampo (Altissimo, Marana, Durlo), fino alla costituzione della Battaglione partigiano "Danton", nucleo iniziale della futura Brigata autonoma "Vicenza" del Comandante “Vero”, Giuseppe Marozin.

 

4 marzo 1944. Una pattuglia di undici partigiani comandata da Leone Franchini “Franco”, partita dalla base di Malga Campetto per operare nei Lessini veronesi, s’imbatte in una squadra della GNR a Crespadoro. L’incontro è a favore dei partigiani con otto fascisti che riescono a fuggire e sette catturati; i prigionieri sono disarmati e quindi rilasciati con la diffida a ripresentarsi nelle file fasciste.

 

5 marzo 1944. Verso le ore 16,00, ad Alvise di Nogarole, l'Osteria “da Pistola” è piena di “renitenti”. A un tratto si sente un grido: “i fascisti!”; chi per la porta, altri per le finestre e via all'impazzata. I fascisti aprono il fuoco con raffiche di mitra. C'è il primo ferito, Silvio Dalla Chiusa, a un piede e a una mano.

 

Quella sera stessa i partigiani del Gruppo di Malga Campetto sequestrano il segretario politico repubblichino di Altissimo, Ernesto Cortese: l’azione è condotta a termine perché il Cortese è una pericolosa spia e per evitare rappresaglie contro una famiglia di collaboratori della Resistenza in procinto di essere scoperta. Cortese è prelevato dalla sua abitazione, giustiziato il giorno seguente e sepolto in Contrà Bertoldi.

 

“Il reggente del Fascio Repubblicano del comune di Altissimo da vari giorni manca dalla sua abitazione ...” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 17.3.44. p. 10. Di lui non si sa più nulla nonostante i ripetuti rastrellamenti alla ricerca dello scomparso; i suoi resti sono ritrovati nella primavera 1945 da un contadino.

 

7 marzo 1944. “... Il 7 corrente, due ufficiali e 30 legionari della GNR rastrellarono la zona di Altissimo. L'azione fruttò il fermo di 9 persone, fra cui due donne, tutte sospette d'appartenenza a bande ribelli.” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 17.3.44. p. 10.

 

Salgono presso il Municipio di Altissimo, il questore Cesare Linari, il comandante Btg "Ordine Pubblico", maggiore Paolo Antonio Mentegazzi e il comandante della Compagnia della PAR e della Squadra Politica della questura, capitano Giovanni Battista Polga, scortati da numerosi armati e da contingenti di truppe motorizzate. Percorrono il tratto di strada S. Pietro Mussolino – Cortivo - Altissimo sparando in aria, allo scopo di incutere timore nella popolazione. Interrogano molta gente, prelevano alcuni ostaggi minacciandoli di fucilazione, ciò per costringere i partigiani a rilasciare il Cortese. Seguono giorni di ansiosa attesa.

 

Ormai l'attenzione è posata sulla zona: informazioni dicono che la Valle del Chiampo è strapiena di sbandati e renitenti, che i partigiani non sono molti, ma combattivi e tenaci e i comandi fascisti sollecitano i tedeschi a intervenire e a compiere rastrellamenti.

 

I nazi-fascisti coinvolti: [5]

- PAR e Squadra Politica della Questura.

- Cesare Linari.

- Giovanni Battista Polga

- GNR-Btg. OP

- Paolo Antonio Mentegazzi

- Squadre d'Azione del PFR di Arzignano e Chiampo.

- Ernesto Cortese

 

 

Bibliografia e fonti:

- AA.VV., San Pietro Mussolino, Vol. I, Il territorio e la storia, Ed. Amm. Comunale, 2006, pag. 162-163.

- Lino Rigoni, Giorni d’inferno nell’Alta Valle del Chiampo. Verità di un eccidio, Arzignano 1989,  pag. 14.

- Mario Gecchele, Delio Vicentini, Il dolore della guerra. Vicende e testimonianze in val d’Alpone e dintorni, Amm. Comunali della Val d’Alpone, 1995, pag. 113.

- Emilio Franzina, “la provincia più agitata”. Vicenza al tempo di Salò attraverso i Notiziari della  Guardia nazionale repubblicana e altri documenti della Rsi (1943-1945), Ivsrec, Padova 2008, pag. 42.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi). 14-16 marzo 1944: Lessini veronesi e vicentini.

 

 

 

Rastrellamento contro il Btg. partigiano “Danton” del Comandante “Vero”, Giuseppe Marozin.

 

Le vittime:

- Guerrino Dal Zovo, “renitente”.

- Angelo Dal Zovo, “renitente”.

 

I fatti:

Il 14 marzo ’44, racconta il parroco di Selva di Progno (Vr), don Padovani, “Tra Campofontana e Selva, vengono colpite da raffica le macchine di Di Carlo e del maggiore della SS tedesca. Il tedesco è ferito ad una gamba, il maggiore Di Carlo se la cava con qualche pallottola nello schienale della macchina”. Due giorni dopo scatta il rastrellamento, il primo nella zona di Selva di Progno.

 

“Sono fascisti vestiti con divisa tedesca […] Sono le nove del mattino; io passo per la piazza per osservare i movimenti ed i propositi […]sonoinvitato ad entrare in un’osteria, dove il comando aveva posto la sua provvisoria sede. Un capitano fascista mi sottopone ad uno spietato interrogatorio, che dura un’ora e mezzo”.

 

 

“Il 14 corrente, alle ore 15, in Crespadoro, una squadra della 40^ Legione GNR venne a contatto con elementi ribelli, riuscendo a disperderli dopo breve combattimento. Durante il conflitto rimase ferito certo Silvino Gallaro. Non è stato possibile accertare se i ribelli abbiano avuto perdite.” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 24.3.44.

 

“dal 16 corrente, un reparto della GNR, con il concorso di truppe germaniche, opera in località Campogrosso ove sono state bloccate le provenienze dal versante di Verona, allo scopo di incontrare elementi ribelli segnalati.” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 20.3.44; in Contrà Vinchi di San Bortolo delle Montagne, sono uccisi i fratelli, Guerrino e Angelo Dal Zovo e feriti due loro cugini, Giuseppe ed Erminio Dal Zovo.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti: [6]

- III SS-Polizei-Regimenter 12. - 3° Btg. del 12° Regg. di Polizia SS di Verona.

- Polizei-Freiwilligen-Bataillon Verona - 40° Btg. d'allarme mobile “Verona”.

- Ciro Di Carlo.

 

 

Bibliografia e fonti:

- Mario Gecchele, Delio Vicentini, Il dolore della guerra. Vicende e testimonianze in val d’Alpone e dintorni, Amm. Comunali della Val d’Alpone, 1995, pag.112-113.

- Emilio Franzina, “la provincia più agitata”. Vicenza al tempo di Salò attraverso i Notiziari della  Guardia nazionale repubblicana e altri documenti della Rsi (1943-1945), Ivsrec, Padova 2008, pag. 44, 46, 161, 188.

- Carlo Gentile, I crimini di guerra tedeschi in Italia 1943-1945, Ed. Einaudi, Torino 2015, pag. 125.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

19-22 marzo 1944: Altopiano 7 Comuni.

 

 

La Missione “MRS” e i primi aviolanci.

 

I fatti:

Dal dicembre ’43, dopo vari sopraluoghi compiuti in Altopiano dai fratelli Rocco, Marini e Chilesotti della Missione MRS, la zona a nord dell’Altopiano sarebbe dovuta diventare la base di rifornimento di tutte formazioni partigiane del Vicentino e di parte del Padovano.

 

“Finalmente nella notte del 19 marzo gli addetti ai lanci furono avvertiti che dal messaggio positivo, altre volte trasmesso senza alcun risultato, questa volta si poteva sperare una felice conclusione”.

 

Dopo il primo lancio nei pressi del Monte Zebio, il secondo è fatto il 20-21 marzo in Val di Nos tra Asiago e Gallio. Da quel momento i rifornimenti per via aerea proseguirono regolarmente e nel corso della primavera furono approntati altri campi di lancio.

 

La Missione MRS, ospitata ad Asiago, con la sua intensa attività non poteva però certo sfuggire all’individuazione dei radiorilevatori tedeschi. Infatti, da giorni si fa più frequente in zona la comparsa di automezzi e aerei a ciò attrezzati. Un improvviso rastrellamento, il 22 marzo, poco manca che portasse alla cattura dell’importante nucleo di collegamento con gli Alleati.

 

Avvertiti in tempo, gli elementi della Missione MRS riescono a mettersi in salvo, mentre la stessa notte un altro rifornimento aereo arrivava a nord di Asiago. Tra marzo, aprile e maggio sono effettuati complessivamente 9 aviolanci, che costituiscono la fonte di rifornimento per vari reparti sorti in tutto il territorio delle Prealpi e della pianura vicentina.

 

 

Bibliografia e fonti:

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag. 63-71.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

21 marzo 1944: Zona Malo, Monte di Malo (Prelessini Orientali).

 

Rastrellamento nazi-fascista.

 

La vittima:

- Romildo Mandelfi di Giuseppe, cl. 25, da Faedo di Monte di Malo; “renitente”.

 

I fatti:

Il 21 marzo i nazi-fascisti investono Malo e dintorni con un rastrellamento a caccia di renitenti; tra l’altro, in loc. Faedo, tedeschi in rastrellamento sparano contro due giovani che non si sono fermati al loro Alt! e uccidono Romildo Mandelfi. Secondo altre fonti, nel rastrellamento è la GNR di Valdagno, che superato Muzzolon e diretta a Faedo, ferisce al ventre con una pallottola esplosiva e poi lo finisce con un colpo alla nuca.

 

“Il 21 corrente, militari germanici in servizio di rastrellamento nella frazione Faedo del comune di Monte di Malo, fecero uso delle armi contro due giovani che, nonostante le ripetute intimidazioni, non avevano ottemperato all'ordine di fermarsi. Uno dei giovani, identificato per Romildo Mandelfi, del luogo, rimase ucciso.” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 30.3.44;

 

Tra i “renitenti” catturati c’è anche Giuseppe Festa, il futuro partigiano “Barba”, che riesce a fuggire il 6 aprile ’44; è denunciato per favoreggiamento dei “ribelli” il parroco di Faedo, don Antonio Danieli.

 

A Priabona, nel pomeriggio, il questore Linari, saputo che presso un’osteria in loc. Monte Pulgo si riuniscono spesso individui armati, con i suoi agenti organizza una ricognizione in paese dove fermano il renitente Giuseppe Schizzarotto di Giovanni, cl. 24, che è tradotto a Vicenza.

 

In centro a Malo, sono perquisite e saccheggiate la casa e il negozio di Antonio Luigi Bortoli “Botegheta”, uno dei capi della Resistenza locale. Verso sera, tre camion di fascisti repubblichini, al comando del reggente del fascio locale Alfonso-Osvaldo-Giuseppe Cecchi (è nominato spesso con nomi diversi), piombano all’Osteria “Al Gambero” di Bruno Dellai “Maséna”, vicino all’Asilo, soprattutto alla ricerca dei fratelli Manea: Ferruccio Manea “Tar” si è allontanato da poco e si salva, Ismene, pur ferito leggermente a una coscia, riesce a cavarsela; alcuni giovani scappano dal retro ma 8-10 di loro sono presi.

 

Il “Tar”, il futuro comandante del Btg. “Ismene” della “Garemi”, avvisato dalla madre degli arresti, si munisce di pistola e di una carica d’esplosivo e si porta nei pressi dell’Asilo, dove ci sono i camion pieni di fascisti e tedeschi, lancia l’esplosivo e spara verso i nazi-fascisti. L’esplosione e la sparatoria distrae i rastrellatori e tutti i prigionieri riescono a scappare.

 

“Il 21 corrente, alle ore 21,45, in Malo, elementi sconosciuti lanciarono una bomba a mano contro l'autovettura vuota del Questore, ferma davanti alla Casa del Fascio, senza provocare danni di  rilievo. Il funzionario, che si trovava a colloquio con il Commissario del Fascio Repubblicano, dispose perché elementi della GNR e della polizia eseguissero tempestivamente azione di rastrellamento nelle località viciniori. Si ritiene che l'attentato sia stato effettuato dai fratelli Manea latitanti e attivamente ricercati.” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 26.3.44.

 

“Il 21 corrente, alle ore 21,45, in Malo, sconosciuti lanciarono bomba a mano e spararono colpi di pistola contro un'automobile della polizia, in sosta davanti l'abitazione del reggente il Fascio, nella quale si trovavano il Questore, funzionari e agenti della Questura di Vicenza, nonché militari di quel distaccamento GNR. Nessun danno alle persone. Seguì un immediata reazione armata da parte dei suddetti. I sospetti dell'attentato gravano sui fratelli Manea Ismene e Ferruccio. Da perquisizione eseguita nella loro abitazione vennero rinvenuti materiali di dubbia provenienza, un pugnale e un fucile non denunciato. Disposte ricerche dei Manea non rientrati alla loro abitazione.” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 31.3.44.

 

In seguito i fratelli Manea, riescono a trovare rifugio in Altopiano dei 7 Comuni, in Zona Treschè Conca, presso il distaccamento garibaldino guidato da Romano Marchi “Miro”.

 

 

La Memoria:

Il nome di Romildo Mondelfi è scritto sulla lapide commemorativa di tutti i caduti di Monte di Malo – Faedo morti durante la seconda guerra mondiale.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti: [7]

- Reparto tedesco non individuato.

- GNR di Valdagno e di San Vito di Leguzzano.

- PAR di Vicenza.

- Cesare Linari.

- Squadra d’Azione del PFR di Malo.

- Alfonso-Osvaldo-Giuseppe Cecchi.

 

 

Bibliografia e fonti:

- Emilio Franzina, “la provincia più agitata”. Vicenza al tempo di Salò attraverso i Notiziari della  Guardia nazionale repubblicana e altri documenti della Rsi (1943-1945), Ivsrec, Padova 2008, pag. 46-48.

- Patrizia Greco, Nome di battaglia Tar: biografia di Ferruccio Manea, comandante della Brigata Ismene, Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (VR), 2010, pag. 85-86.

- Sergio Fortuna e Gianni Refosco, Tempo di guerra. Castelgomberto: avvenimenti e protagonisti del secondo conflitto mondiale e della Resistenza, Ed. Odeonlibri Ismos, Castelgomberto(VI) 2001, pag. 56-58.

- Elena Carano, Oltre la soglia. Uccisioni di civili nel Veneto, 1943-1945, Ivsr-Università di Padova, Padova, 2007, pag. 117.

- http://www.notiziarignr.it/ricerca/visualizza.asp

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

20-23 marzo 1944: Prelessini Occidentali, Valli del Chiampo e dell’Agno.

 

 

Rastrellamento nazi-fascista.

 

“Dal 20 corrente, nelle zone di Recoaro, Altissimo, Durlo, al confine della provincia di Vicenza con quella di Verona, sono in corso operazioni di rastrellamento dei ribelli. Vi partecipano 300 legionari della GNR di Vicenza e un plotone tedesco.” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 21.3.44.

 

“Nei giorni scorsi elementi della GNR, in collaborazione con reparti germanici, catturarono nella Piana di Valdagno, 5 ribelli. Inoltre, in uno scontro con una banda, rimasero uccisi due ribelli e altri tre furono catturati. Venne anche arrestato il serg. magg. Angelo Orsinato, che tentava di arruolarsi nella GNR per fornire informazioni ai ribelli.” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 31.3.44.

 

Il 20 marzo ‘44, alcuni militi della GNR percuotono e minacciano di morte il parroco di Durlo, don Augusto Astegno; mettono sottosopra la canonica e pretendono di essere alloggiati per la notte. Nel frattempo sono minacciati di fucilazione e bastonati, l’oste Caliaro e il medico dott. Fongaro.

 

Il 22 marzo ’44, la Compagnia del Polizei-Freiwilligen-Bataillon Verona, di presidio a Campofontana (Vr), sorprende il gruppo partigiano di Francesco Di Lorenzo “Romeo” e Luigi Pierobon “Dante” in Contrà Giordani di Durlo. Ne segue un breve e violento scontro; nella sparatoria sono feriti a una spalla il partigiano Rino De Momi “Ciccio” e un civile del posto.

Alle ore 20,00, un gruppo di repubblichini entra in canonica a Campodalbero e sevizia il parroco, don Andrea Marcheluzzo: interrogato e percosso da Angelo Bruno Girotto, della Squadra Speciale di Vicenza e dal sergente della GNR di Vicenza, … Sella.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti: [8]

- Reparto tedesco non individuato.

- Compagnia di presidio a Campofontana (Vr) del Polizei-Freiwilligen-Bataillon Verona - 40° Btg. d'allarme mobile “Verona”.

- Alessandro Piva.

- Btg. “OP” della GNR di Vicenza.

- … Sella.

- Squadra Speciale d’Azione del PFR di Vicenza.

- Angelo Bruno Girotto.

- Squadre d'Azione del PFR locali.

 

 

Bibliografia e fonti:

- Mario Gecchele, Delio Vicentini, Il dolore della guerra. Vicende e testimonianze in val d’Alpone e dintorni, Amm. Comunali della Val d’Alpone, 1995, pag. 113.

- Emilio Franzina, “la provincia più agitata”. Vicenza al tempo di Salò attraverso i Notiziari della  Guardia nazionale repubblicana e altri documenti della Rsi (1943-1945), Ivsrec, Padova 2008, pag. 45, 48.

- Giovanni Battista Zilio, Il clero vicentino durante l’occupazione nazifascista, Vicenza 1975, pag. 25-30.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale (CLNP).[9]

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

28-30 marzo 1944: Arzignano (Val Chiampo).

 

Repressione dello sciopero alla Pompe e Motori A. Pellizzari & Figli.

 

Le vittime:

- Luigi Cocco, cl. 21, da Montorso Vicentino, operaio; fucilato il 30.3.44 al Castello della Villa di Montecchio Maggiore.

- Umberto Carlotto, cl. 13, operaio; fucilato il 30.3.44 al Castello della Villa di Montecchio Maggiore.

- Cesare Erminelli, cl. 14, operaio; fucilato il 30.3.44 al Castello della Villa di Montecchio Maggiore.

- Aldo Marzotto, cl. 11, operaio; fucilato il 30.3.44 al Castello della Villa di Montecchio Maggiore.

- Giuseppe Rampazzo, cl.1896, nato a Vicenza, montatore specializzato; arrestato a Arzignano, è deportato a Fossoli e Bolzano, il 5.8.1944 è a Mauthausen; muore a Gusen il 10 gennaio 1945.

- Giovanni Salvato, operaio; arrestato a Arzignano, è deportato a Fossoli, rilasciato dopo circa due mesi per gravi motivi di salute, muore subito dopo la fine della guerra per le privazioni subite.

 

 

I fatti:

“Solo ora giunge notizia che il 28 marzi u.s., in Arzignano (Vicenza) circa 1500 lavoratori della fabbrica motori Pellizzari e della conceria Brusarosco si astennero dal lavoro per protestare contro il provvedimento di precettazione di operai da inviare in Germania per il servizio del lavoro. Avendo l’autorità tedesca sospesa la precettazione, le maestranze ritornarono al lavoro senza dar luogo ad incidenti” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 5.4.44.

 

“31 marzo 1944. Fucilazione in provincia di 4 operai che hanno promosso uno sciopero” Dal Notiziario “mattinale” per il Duce della GNR di Vicenza del 7.4.44.

 

“Il 30 marzo u.s., ad Arzignano, le autorità tedesche del posto fucilarono quattro operai dello stabilimento di Pompe e Motori Pellizzari, colpevoli di aver organizzato lo sciopero in detta fabbrica. La sentenza è stata letta, alle ore 9 del giorno successivo, da un maggiore germanico alla presenza di tutti gli operai” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 16.4.44.

 

Gli operai per protestare contro il sorteggio di 100 lavoratori da inviare in Germania, scendono in sciopero; il Comando tedesco di Arzignano, dopo aver avvisato del fatto il Comando tedesco di Valdagno, minaccia pene severe per chi continua lo sciopero; il mattino stesso il commissario del fascio Ottorino Caniato, chiede telefonicamente l'intervento delle SS di Verona, all'insaputa dello stesso Comando tedesco locale. Quando le SS intervengono (tra loro anche Antonio Spanio) gli operai sono già tornati al lavoro ma Caniato vuole una lezione esemplare.

 

Nel pomeriggio di martedì 28 marzo le SS arrestano in fabbrica, a lavoro ripreso, 6 operai: Umberto Carlotto, Guido Celadon, Luigi Cocco, Cesare Erminelli, Aldo Marzotto e Vittorio Sartori.

 

I sei sono portati al Comando tedesco; tre giorni dopo, il 31 marzo, Vittorio Sartori è liberato. La mattina dopo, mercoledì 29 marzo, sono chiamati “per un breve colloquio” all’Ufficio Personale, 25 dipendenti: Giacomo e Giuseppe Albiero, Carlo Arnoldi, Maria Barcarolo, Antonio Bevilacqua, Agostino Daffan, Romeo De Marzi, Luigi Gaiarsa, Romolo Galiotto, Mario Gambaretto, Girolamo Gennaro, Luigi Giordani, Giuseppe Grigolo, Giacomo Massignan, Silvio Molon, Amadio Muraro, Giovanni Priante, Giuseppe Rampazzo, Giovanni Salvato, Giuseppe Tadiello, Bruno Temolo, Ubaldo ing. Tentori, Giacomo Tonin, Sigfrido Verlato, e Costantino Zini.

 

I 25 sono portati al comando tedesco; la sera stessa, forse perché donna, è liberata Maria Barcarolo, mentre Caniato riesce a far liberare Carlo Arnoldi, perché fascista repubblichino. Giovedì 30 marzo, Umberto Carlotto, Luigi Cocco, Cesare Erminelli e Aldo Marzotto, sono caricati su una vettura, portati al Castello della Villa di Montecchio Maggiore e fucilati. Gli altri 24, caricati su un camion, sono portati alla Caserma “Sasso” a Vicenza (sede della Feldgendarmerie), e dopo diciotto giorni deportati nel Lager di Fossoli (Carpi-Mo).

 

Da Fossoli è scarcerato prima l’ing. Tentori e successivamente il Molon e Giovanni Salvato, per gravi motivi di salute. Quest’ultimo muore subito dopo la fine della guerra per le privazioni subite. Gli altri 21, dal Lager di Fossoli sono trasferiti al Lager di Bolzano e dal 5 agosto ’44 sono deportati a Mauthausen. Dopo un mese di prigionia, a Mauthausen rimangono solo Costantino Zini e Giuseppe Rampazzo, perché invalidi; quest’ultimo muore a Mauthausen-Gusen il 10 gennaio 1945. Gli altri 19, invece, distribuiti a piccoli gruppi in varie località della Germania e dell’Austria, sono obbligati al lavoro in industrie meccaniche di guerra.

 

In Via Campagnola ad Arzignano, il 28 marzo ’44, i tedeschi hanno perquisito e saccheggiato anche l’abitazione dell’operaio fucilato Cesare Erminelli e di sua moglie Antonia Pellizzaro.

 

 

La Memoria:

Piccolo Monumento all’attuale stabilimento Ercole Marelli di Arzignano e lapide al Castello della Villa di Montecchio Maggiore.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti: [10]

- BdS-SD di Verona.

- Antonio Spanio.

- Squadra d’Azione del PFR di Arzignano.

- Caniato Ottorino.

- Altri: Carlo Arnoldi, Pilade Ferrari, Giovanni Roviato, Pietro Selmo, Mario Sgaggio, Giuseppe Modini, Giovanni Portinari, … Bredo e altri.

 

 

Bibliografia e fonti:

- Vittoriano. Nori, Arzignano nel vortice della Guerra 1940-1945, Arzignano, 1989, pag. 123-136.

- Emilio Franzina, “la provincia più agitata”. Vicenza al tempo di Salò attraverso i Notiziari della  Guardia nazionale repubblicana e altri documenti della Rsi (1943-1945), Ivsrec, Padova 2008, pag. 50, 52.

- Ezio Maria Simini, Quaderni di storia e cultura scledense, n. 34, Schio 2014, pag. 12-13.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), fondi: Corte d’Assise Straordinaria (CAS); Danni di guerra.[11]

- Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza, Archivio Giornali.[12]

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

Altri episodi minori o poco documentati.

 

 

2 Marzo 1944 – Stazione di Arzignano (Val Chiampo). Le SS di Verona arrestano sul treno, alla stazione di Arzignano, il Bruno Dal Maso ( cl. 13, da Chiampo, autista); deportato prima a Bolzano, poi il 5.8.44 a Mauthausen dove muore il 23 marzo 1945. In questa operazione è direttamente coinvolto il segretario del PFR di Chiampo, Gio Batta Zanconato (ASVI, CLNP, b. 15 fasc. 19; http://www.deportati.it/static/pdf/libri/venegoni_sec.pdf).

 

6 Marzo 1944 – Malo (Prelessini Orientali). Rastrellamento tedesco; tra l’altro in Via Vacchetta, sono saccheggiate le abitazioni di Luigi Fabrello di Valentino (ASVI, Danni di guerra, b. 164 fasc. 10879).

 

7 Marzo 1944 – Zona Portule e Zebio (Altopiano 7 Comuni). Rastrellamento nazi-fascista; tra l’altro a Cima Portule, è saccheggiata la baracca di boscaioli di Antonio Rossi di Cristiano e Angela Cherubin da Contrà Cotti di Sasso; sul Monte Zebio è distrutto un capanno in legno dell’uccellanda di Benetti Vittorio di Gio Batta e Vittoria Costa (ASVI, Danni di Guerra, b. 157 fasc. 10376, b. 170 fasc.11278).

 

7 Marzo 1944 – Cesuna di Roana (Altopiano 7 Comuni). Rastrellamento della GNR: dopo una riunione clandestina tra i “renitenti” di Cesuna e Orfeo Vangelista “Aramin” da Bassano, che gli invita a non presentarsi alle armi e a entrare nella Resistenza, la GNR di Vicenza riesce a catturare due giovani: Tranquillo Fortunato Valente (di Gio Maria e Maria Bertacco, cl. 20, nato a Casteltesino-Tn e residente a Cesuna) e Lorenzo Valente di Paolo e Pierina Sterchele, cl. 25, da Cesuna), e li trasferisce il 9 alla Questura di Vicenza (E. Franzina, Vicenza di Salò, pag. 241-243; in P. Gios, Controversie sulla Resistenza, cit., pag. 75-76).

 

 

10 Marzo 1944 – Malo (Prelessini Orientali). Rastrellamento della GNR:

 

 

“Il 10 corrente, in Malo, un reparto della GNR in operazione di rastrellamento arrestò 5 civili sospetti, di cui uni della classe 1925, renitente alla leva. Lo stesso reparto, in una casa colonica, sequestrò notevole quantitativo di manufatti occultati.” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 19.3.44 (E. Franzina, “La provincia più agitata”, cit., pag. 44).

 

12 Marzo 1944 – Castelvecchio di Valdagno (Prelessini Occidentali) Rastrellamento nazi-fascista; tra l’altro viene saccheggiata l’abitazione di Giovanni Dal Lago di Silvio, operaio laniero (ASVI, Danni di Guerra, b. 243 fasc. 16624).

 

 

12 Marzo 1944 – Contrà Storti di Recoaro (Valle dell’Agno). Rastrellamento della GNR della Strada:

 

 

“Il 12 marzo, alle ore 23, un pattuglione di militi dell'Ispettorato Polizia Stradale della GNR, in servizio di ordine pubblico, giunto in contrada Storti di Recoaro ingaggiò un conflitto a fuoco con un numero imprecisato di ribelli, che vennero posti in fuga, abbandonando sul terreno un fucile  modello 91, un moschetto e un cappello alpino.” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 21.3.44 (E. Franzina, “La provincia più agitata”, cit., pag. 45; E. Franzina, Vicenza di Salò, cit., pag. 247).

 

 

14-15 Marzo 1944 – Zona Cornedo – Monte di Malo (Prelessini Orientali).

 

 

Rastrellamento tedesco, GNR e PAR.

“Il 14 corrente, alle ore 11, nei dintorni di Cereda , tre legionari, in unione ad alcuni soldati germanici, catturano 5 ribelli armati; che vestivano la divisa grigio verde con la stella rossa sul berretto.” dalNotiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 16 e 17.3.44.

 

Sempre il 14, tra Priabona e Monte di Malo, la Polizia repubblichina cattura tre sospetti, e il 15, nella zona collinare di Malo, la GNR arresta altri cinque sospetti: “Il 15 corrente, un reparto della 42^ Legione GNR, durante un'operazione di rastrellamento nella zona di Malo, arrestava 5 elementi sospetti di appartenere a banda ribelle e sequestrava, in casa colonica, della stoffa e delle lanerie occultate.” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 17.3.44 (E. Franzina, Vicenza di Salò, cit., pag. 247-248; E. Franzina, “La provincia più agitata”, cit., pag. 40-41).

 

 

14 Marzo 1944 – Monte di Magrè – Schio (Prelessini Orientali). Rastrellamento della GNR;

 

 

E' perquisita l’abitazione in Via Piazza, di Natale Milani di Celeste e sottratti due fucili da caccia a retrocarica (ASVI, Danni di Guerra, b. 97 fasc. 6096).

 

16 Marzo 1944 - S. Benedetto di Trissino (Prelessini Occidentali). Rastrellamento nazi-fascista; tra l’altro, alle ore 23:00, è saccheggiata l’abitazione di Luigi Carlotto di Giovanni (ASVI, Danni di Guerra, b.190 fasc. 12851).

 

17-18 Marzo 1944 – Località Cagnole di S. Caterina (Tretto). Rastrellamento tedesco; tra l’altro, sono date alle fiamme, casa e stalla ad uso baito di Giovanni Zordan di Domenico, cl. 08, e Maria Dalla Costa di Pietro, e l’abitazione rurale di Demetrio Righele di Basilio (ASVI, Danni di guerra, b. 218, 232, fasc. 15022, 15881).

 

17 Marzo 1944 – Località Mosele di Treschè Conca-Cesuna di Roana (altopiano 7 Comuni). Azione partigiana di eliminazione spia. Una pattuglia del Btg. “Pretto” della Brigata “Pasubiana”, cattura in Val d’Assa un giovane con un cane lupo, è Guido Bottegal “Il Poeta”, amico dello scrittore trevigiano Giovanni Comisso, che sospettato di essere una spia, per ordine di Giovanni Garbin“Marte” è subito giustiziato (G. Spiller, Treschè Conca e Cavrari terre partigiane, cit., pag. 163-164).

 

19 Marzo 1944 – Marola di Chiuppano (Pedemontana Altopiano 7 Comuni). Rastrellamento nazifascista. Alle ore 6:30, la Squadra d’Azione del PFR di Thiene e un reparto tedesco sono a Marola; fermano 5 persone, incendiano la casa colonica di Valentino Balzan (di Domenico e Missaggia Angela, cl. 1998), la stalla con "tezza", 50 q di fieno e attrezzi agricoli di Domenico Balzan (di Valentino e Giovanna Marola, cl. 1881), e saccheggiano l’abitazione di Maria Dal Santo di Giuseppe ved. Ballardin. Tra in brigatisti di Thiene: Fortunato Saugo, Nino Zuccato, Ettore e Marco Munari, Egidio Martini, Rinaldo Contro, Ottorino Vecelli, Carlo Scalco, Guido Sartori, Giuseppe Lain e Francesco Zironda, tutti da Thiene (ASVI, CLNP, b. 15 fasc. 19; ASVI, Danni di guerra, b. 50, 152, fasc. 2867, 2868, 9945).

 

19 Marzo 1944 – Val Leogra: Contrà Bernardi, Monte di Magrè di Schio (Prelessini Orientali).

Rastrellamento nazi-fascista; è saccheggiata l’abitazione rurale di Gio Batta Bernardi di Valentino (ASVI, Danni di guerra, b. 226 fasc. 15474).

 

20 Marzo 1944 – Zona Zanè (Alto Vicentino). Rastrellamento nazi-fascista; in Contrà Castelli, è rubata una scrofa di 40 kg a Pietro Tagliapietra di Davide (ASVI, Danni di guerra, b. 166, fasc.11049).

 

20 Marzo 1944 – Velo di Lusiana (Altopiano 7 Comuni). Rastrellamento tedesco; viene  saccheggiata l’Osteria-Tabacchi di Antonio Tescari di Domenico (ASVI, Danni di guerra, b. 343, fasc. 24281).

 

27 Marzo 1944 – Contrà Scaviozza di Torrebelvicino e Raga di Schio (Val Leogra- Prelessini Orientali). Rastrellamento della GNR e tedeschi:

 

“Il giorno 27 corrente alle ore 15,30 un pattuglione di militari del distaccamento carabinieri [GNR] di Valli del Pasubio in servizio perlustrativo nel comune di Torrebelvicino, contrada Scaviozza, s'imbatteva sulla stradale Valli-Torre in due sconosciuti sospetti dell'apparente età di 20-25 anni. Alla intimazione di fermo data da circa 60 metri di distanza dal capo pattuglia e i militi aprivano il fuoco dandosi ad inseguirli. Gli sconosciuti si dileguavano fra le abitazioni in contrada Scaviozza. I militari desistevano dall'inseguimento per evitare una imboscata da parte di altri individui armati visti scendere dalla vicina collina attraverso il bosco. Autotrasportati portavansi tosto sul posto rinforzi di truppa tedesca ed elementi della GNR di Schio, i quali nonostante un accurato rastrellamento eseguito nella zona non riuscirono a catturare i fuggitivi.”

da Resoconto attività ribelli allegata alla Relazione sull'attività della Polizia nella provincia di Vicenza del 24.4.44.

 

In località Bosco di Raga, i tedeschi danno alle fiamme il bosco di Luigi Bortolosi di Giuseppe (ASVI, Danni di guerra, b. 327 fasc. 22909; E. Franzina, “La provincia più agitata”, cit., pag. 153).

 

29 Marzo 1944 – Camisino di Caltrano (Pedemontana Altopiano 7 Comuni). Rastrellamento tedesco; sono tra l’altro saccheggiate le abitazioni di Giuseppe Vidale di Giovanni e di Sante e Igino Zanocco di Francesco (ASVI, CAS, b. 224 e 225, fasc. 15399 e 15402).

 

fine Marzo 1944 – Montemezzo di Sovizzo (Prelessini Orientali). Rastrellamento repubblichino, con esproprio di legna per il “mercato nero”; sono coinvolti il tenente Alcide Fiore della Squadra Politica del SSS Marina di Montecchio Maggiore e il ten. colonnello Paolo Azzi, con circa 30 brigatisti delle Squadre d’Azione del PFR di Sovizzo e Arzignano-Montorso: Pilade Ferrari, Pietro e Giovanni Selmo, Giovanni Roviato, Amilcare Menato e altri.

 

... Marzo 1944 – Zona Gambellara (Prelessini Orientali); una pattuglia partigiana spara dei colpi di arma da fuoco contro la casa del capitano della GNR Michelangelo Basile, situata nei pressi del Municipio di Gambellara. Il giorno seguente il Basile denuncia il fatto al Distaccamento della GNR di Montebello, che in accordo con il Comando tedesco organizza un rastrellamento in zona Sorio – Gambellara, e a cui partecipano anche l’ex mar.llo dei CC.RR. Giacomo Prandini e l’ex carabiniere Cartagine da Napoli. Con il rastrellamento vengono catturati: Francesco Capitanio, Angelo Framarin, Angelo e Bruno Signorini (cl. 22), Cleto Celadon, tutti di Gambellara; processati dal “Tribunale speciale”, sono condannati a pene varianti dai 15 ai 30 anni di reclusione e alla conseguente deportazione in Germania, avvenuta nel maggio ’44 (ASVI, CLNP , b. 11 fasc. 31, b. 15 fasc. 7; Approfondimenti nel capitolo: Uomini e reparti nazifascisti).

 

... Marzo 1944 – Lusiana (Altopiano 7 Comuni); rastrellamento eseguito dalle Squadra Speciale d'Azione di Vicenza, dalle Squadre d’Azione di Marostica e Bassano (ASVI, CAS, b. 18 fasc. 1114).

 

… Marzo 1944 – Massiccio del Pasubio; rastrellamento tedesco. Artur Beutling, comandante del plotone della Gendarmerie Zug di Vicenza ha setacciato per 14 giorni con i suoi uomini e una truppa di Sicurezza forte di 200 uomini tutta l’area del Monte Pasubio, provincia di Vicenza, e arrestato 58 banditi, di cui 42 sono stati accusati di attività partigiana e destinati al trattamento speciale (L. Gardumi, Feuer!, cit., pag. 60; Approfondimenti nel capitolo: Uomini e reparti nazifascisti).

 

... Marzo o Aprile 1944 – Zona Barbarano (Basso Vicentino). Rastrellamento dalla GNR e PAR di Vicenza, organizzato per recuperare il materiale che gli Alleati avevano paracadutato; catturate circa 30 persone (ASVI, CAS, b. 9, fasc. 620).

 

 

 


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