QUADERNI DELLA RESISTENZA 

Edizioni "GRUPPO CINQUE" Schio - Luglio 1978 - Grafiche BM di Bruno Marcolin - S.Vito Leg.

 

 

Volume V 

 

 

 

LA PRETURA DI SCHIO

NEL PERIODO 1943-1945

 

 

di Marco Sessa

 

 

Per completare il discorso dell’antifascismo scledense visto attraverso la par­ticolare angolatura della pretura locale, è necessario analizzare il periodo che va dal settembre 1943 all’aprile 1945. La particolarità di quei mesi appare chia­ramente anche dall’analisi dei registri della pretura: il dato che si coglie in ma­niera maggiormente evidente è che in quel periodo nella pretura di Schio non viene celebrato alcun processo « politico ». Le denunce di questo genere vengono tutte trasmesse al P.M. del tribunale, in quanto evidentemente la pretura non era più ritenuta competente per questi reati.

 

 

Le denunce sono redatte in genere dai normali organi di polizia, con una ri­levanza abbastanza alta della Guardia Nazionale Repubblicana. In molti casi si tratta di segnalazioni, di « atti relativi » a morti (spesso non meglio specificate), fucila­zioni, sabotaggi, sequestri. Per molte di queste segnalazioni si è riusciti a stabi­lire l’esatta posizione degli interessati, mentre in altri casi questo non è stato pos­sibile. Probabilmente si tratta di morti accidentali, come si riscontrano anche in altri periodi meno drammatici di quello che viene qui considerato.

 

 

La prima denuncia riguarda un tentato omicidio ad opera di ignoti, nei con­fronti di Vittorio Gaicher di Staro, proprietario della Fonte Regina, il 9 marzo 1944. Il 25 maggio del 1944 c’è invece a Santorso un omicidio ad opera di ignoti: vittima Bortolo Vitella, renitente alla leva.

 

 

Il 31 maggio 1944 c’è una denuncia, trasmessa poi al P.M. del tribunale di Vicenza, per audizione di radio nemica, probabilmente Radio Londra, una « pra­tica » assai diffusa in quel periodo. I denunciati sono Giovanni Calvi, Francesco Toniolo, Giovanni Napetti e Domenico Scarpa.

 

 

Con il mese di giugno iniziano più decise le azioni dimostrative (e non solo) dei gruppi partigiani esistenti nella zona. Le denunce, ovviamente contro ignoti, parlano di « atti terroristici » o di « sabotaggi ». C’è un primo sabotaggio il giorno (o, meglio, la notte!) 6, ai danni della linea ferroviaria Schio-Vicenza. Quindi il 16 una serie di azioni coordinate, che riguardano sabotaggi al Consorzio Roggia, al­l’Italcementi, al Lanificio Cazzola, ai Comuni di Torrebelvicino e di Valli del Pa­subio.

 

 

Nel giugno del 1944 c’è il grande rastrellamento di tutta la zona. Il 17 tocca a Valli del Pasubio. Le vittime sono Enrico Zambon, Mario Piazza, Mario Ci­chellero, Angelo Lovato, ricordati nei Caduti del paese. Entrambe queste denunce sono fatte dalla G.N.R. Anche queste denunce vengono trasmesse dopo pochi giorni al P.M. del tribunale di Vicenza.

 

 

Un omicidio ad opera di ignoti, non meglio specificato, è del 18 giugno, vittima Giovanni Comparin di Arsiero. Il 27 giugno la stessa sorte tocca a don Pietro Franchetti, parroco di S. Rocco di Tretto.

 

 

Procedendo cronologicamente, il 30 giugno c’è la denuncia. per il sequestro di persona, al danni di Luigi Scapin, di Torrebelvicino. Sembra si tratti di un milite della G.N.R., presumibilmente sequestrato dai partigiani: Un altro sequestro di persona viene denunciato il 10 luglio, ai danni di Giovanni Barile di Schio, del quale, comunque, manca ogni indicazione.

 

 

Due omicidi ad opera di ignoti sono poi denunciati il 2 luglio: si tratta di Domenico Fanton e Giuseppe Cecchi, di Malo; non se ne conoscono, comunque, i motivi. L’11 luglio cadono sotto il fuoco nazifascista i partigiani Valerio Calgaro a Tretto e Pietro Zanella a Schio.

 

 

Il 3 agosto c’è una denuncia per morte non meglio specificata di Giuseppe Dal Maso, di Posina, di cui non si hanno ulteriori notizie. Il 21 agosto, invece, un’identica denuncia riguarda Pietro Marcante, di S. Caterina di Tretto, e di un ignoto (riconosciuto poi come Basilio Conforto di Santorso), entrambi uccisi a S. Caterina di Tretto. Mario e Archelao Padovani sono uccisi a Valli del Pasubio il 28 agosto, e sono ricordati tra i Caduti; nella stessa circostanza viene denunciato anche il fe­rimento di Oddone Filippi.

 

 

Il 29 agosto c’è la denuncia per lo scoppio di un ordigno non altrimenti spe­cificato davanti al municipio di Schio. Nello stesso giorno c’è la morte non meglio chiarita di Stefano Dal Bosco, a Piovene Rocchette. Il 3 settembre avviene la fucilazione, da parte della Guardia Nazionale Re­pubblicana, dei fratelli Davide e Mario Righele, di S. Ulderico di Tretto. Si tratta di due giovani, renitenti alla leva, fucilati a Velo d’Astico.

 

 

Morti non meglio specificate sono poi denunciate il 28 dicembre, riguardante Palmira Dalla Vecchia, di Schio; ed il 29 dicembre Guerrino Vaccari, di Tretto.

 

 

Un omicidio ad opera di ignoti riguarda il partigiano Disma Dall’Alba, di S. Ul­derico di Tretto: la denuncia è del 31 dicembre.

 

 

Per quanto riguarda il 1945, le denunce depositate in pretura, riguardanti da vicino alla guerra partigiana, sono solamente quattro. La prima si riferisce alla morte non meglio specificata di Giuseppe Reghelin, sicuramente partigiano di S. UIlderico, avvenuta a Schio. Il 6 febbraio ci sono tre morti a Torrebelvicino; la de­nuncia specifica che si tratta di « morte per scoppio di apparecchio ». Si tratta di Luciano Sessegolo, staffetta partigiana, di Antonio Battaglia e di Giovanni Eberle, civili. La vicenda di questo incidente è conosciuta in tutta la zona.

 

 

Il 24 febbraio c’è la segnalazione della morte non meglio specificata di Fran­cesco Ganderle, avvenuta ad Isola Vicentina. L’ultima denuncia è del 14 marzo, e riguarda l’arresto e la detenzione di Angelo Riello, non si sa per quali motivi.

 

 

Due sono i dati interessanti che emergono dall’analisi di questi registri. Il primo è che per alcune persone le indicazioni sono estremamente scarse, non solo nella formulazione della denuncia, ma anche per quanto riguarda le indagini suc­cessive. L’ipotesi più probabile è che in alcuni casi si tratti di persone non della zona, che vi si trovavano o come sfollati, o come sbandati dopo 1’8 settembre, e che si erano unite alle formazioni partigiane.

 

 

Il secondo dato riguarda l’esiguità delle denunce. Durante il periodo della lotte partigiana, numerose azioni di guerriglia avvennero a Schio e nel manda­mento, ed anche i Caduti furono ben superiori a quanto risulta dalle denunce pre­sentate all’autorità giudiziaria. L’unica cosa che si possa pensare è che la G.N.R., e gli altri organi di polizia e dell’esercito, pensava solamente ad agire, senza tanto curarsi delle ultime vestigia di legalitarismo formale: nella fattispecie le denunce all’autorità giudiziaria. Anche perché, chi deteneva effettivamente il coniando, era l’«alleato tedesco», che non aveva certo tempo da perdere con denunce alla ma­gistratura, impegnato ben più pesantemente sia sul fronte esterno che su quello interno. Vigevano, insomma, le leggi (o le regole) della guerra; e a queste la pre­tura rimaneva estranea. 


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