DIARIO DELLE PRINCIPALI OPERAZIONI E CENNI SULLE PIU’ IMPORTANTI AZIONI A CUI PARTECIPO’ LA BRIGATA MARINA IN DIFESA DI VENEZIA

 

 

PARTE TERZA  

 

 

9) Novembre 1917 – Il Capitano di Corvetta Pietro STARITA parte da Venezia con tre Compagnie di marinai appartenenti all’ex Difesa di Monfalcone e con una Compagnia del vecchio nucleo di Grado (ogni Compagnia è fornita di una sezione di tre mitragliatrici Colt) e si accantona in alcuni fabbricati presso Cortellazzo per operare la difesa della foce del Nuovo Piave contro le forze nemiche, che già attendono ad investire il fiume.

 

 

Si costituisce intanto da Capo Sile al mare, per tutta l’ampiezza della laguna tra Sile e Piave, il Raggruppamento di Artiglieria del Comandante FOSCHINI, rafforzato da due monitors inglesi. Batterie natanti hanno tirato su osservatori nemici presso Grisolera.

 

 

 

 

 

 

13 Novembre – Alle sei del mattino avanguardie austro-ungariche riescono a gettare un ponte attraverso il Nuovo Piave, in faccia a Grisolera; passano il fiume e s’infiltrano nella zona di Case Allegri, contenuti e contraccati dal Battaglione Starita, il quale, in unione ai reparti di Cavalleggeri Lucca e ad una Compagnia di mitraglieri Alpini, difende un fronte immenso, catturando armi e prigionieri.

 

Una Squadriglia di nostri cacciatorpediniere bombarda truppe nemiche a ponente di Cortellazzo e fra Revedoli e Caorle.

 

 

 

14 Novembre – Gli Austro-ungarici tornano con maggiori forze all’attacco dell’argine destro del Piave Nuovo, e profittando delle soluzioni di continuità che offre in questa zona la linea di resistenza italiana, avanzano in direzione dei quadrivii di Case Pirani, Molinato e Trinchet e occupano le fornaci di Brazzà e Case Allegri Ovest.

 

 

 

Il Battaglione Marina cerca di trattenere con continui eroici contrattacchi il dilagare del nemico verso il Vecchio Piave. Minacciato di aggiramento sul fianco sinistro, senza più collegamento con gli altri reparti dell’Esercito, il Battaglione Starita riduce alla sera la propria fronte da Case Allegri a Cortellazzo e riceve l’ordine di ripiegare nella notte per assumere la difesa della linea del Canale Cavetta.

 

 

Intanto fin dal mattino tre unità leggere austro-ungariche erano apparse in mare in vista di Cortellazzo ed avevano aperto il fuoco contro la spiaggia. Le nostre batterie costiere risposero, colpendo con una granata il Cacciatorpediniere di testa, che s’allontanò tra nuvoli di fumo, rimanendo indietro ai compagni già dileguatisi.

 

 

15 Novembre – Il battaglione di marinai sistema a difesa l’argine meridionale del Canale Cavetta, mentre pattuglie di mitraglieri austro-ungarici occupano le case di Cortellazzo lungo l’argine settentrionale e vi si asserragliano, tormentando le nostre linee ancora in formazione.

 

 

La batteria da 152 postata sulle dune e comandata dal Tenente di Vascello Bruno Bordigioni, bersagliata da fucilate e mitragliatrici, apre un violento tiro diretto contro le case di Cortellazzo, dove il nemico si nasconde. Due Compagnie di mitraglieri sono aggregate al Battaglione Marinai: la 1359^ degli Alpini che tiene la estrema destra del Cavetta; la 1075^ nella trincea esistente presso la batteria da 152.

 

 

Alle 12,50 tre Cacciatorpediniere avversari appaiono dinanzi alla marina di Cortellazzo, scortati da aeroplani. La batteria Bordigioni rivolge il fuoco contro di loro, mentre idrovolanti nazionali attaccano apparecchi ed unità nemiche, le quali sul tramonto scompaiono al largo. Motoscafi armati fanno servizio di vigilanza fra Porte Grandi e Cavazuccherina dove le trincee sono sguarnite di uomini.

 

Le batterie natanti fanno fuoco su Grisolera.

 

 

 

BOMBARDAMENTO DI UNA DIVISIONE AUSTRO-UNGARICA CONTRO CORTELLAZZO

 

 

16 Novembre – Pattuglie austro-ungheresi si infiltrano nelle case di Cavazuccherina ed occupano l’argine sinistro del Vecchio Piave tra Capo Sile e Cavazuccherina. Si intensificano il trasporto e la postazione di batterie natanti al margine settentrionale della laguna di Venezia per arrestare i progressi dell’invasore. Le batterie natanti battono Cortellazzo, Grisolera, Revedoli.

 

 

Mediante osservazioni aeree si dirige il tiro su un ponte di barche che viene ripetutamente colpito a circa sette chilometri a valle di S.Donà di Piave. Si batte anche il passo di Palazzetto.

 

 

Al mattino due Corazzate austro-ungariche di tipo “Monarch”: la “Wien” e la “Budapest”, scortate da dieci Cacciatorpediniere e da numerosi velivoli, avvicinatesi alla spiaggia di Cortellazzo, aprono il fuoco contro l’ala estrema dello schieramento italiano e specialmente contro le nostre batterie litoranee, le quali, benché molestate dall’alto dal bombardamento aereo e alle spalle dai pezzi terrestri, rispondono efficacemente.

 

 

Nostri velivoli e Cacciatorpediniere sopraggiungono al contrattacco, ma al loro apparire le forze aeree e navali avversarie s’allontanano verso levante e si dileguano.

 

 

Nel pomeriggio, ritiratosi il nostro naviglio, la “Wien” e la “Budapest” con le loro scorte si ripresentano e riaprono il fuoco contro le batterie italiane di Cortellazzo. Queste ricevono scarsi danni alle baracche e alle cucine degli equipaggi, ma rispondono con nutrite scariche centrate attorno alla Divisione nemica.

 

 

Intanto con magnifico ardimento, alle 13, escono per attaccarla due M.A.S.: uno al Comando del Capitano di Fregata Costanzo Ciano, l’altro del Tenente di Vascello Luigi Berardinelli.

 

 

Noncuranti delle bordate avversarie, i due motoscafi si scagliano sotto le due corazzate e lanciano contro di esse quattro siluri.

 

 

La “Wien” e la “Budapest”, schivato a mala pena con manovra l’urto dei siluri, si dirigono per il ritorno, tempestando i motoscafi con fuoco perfino dalle torri, mentre i Cacciatorpediniere si lanciano all’inseguimento dei M.A.S., i quali riescono a ritirarsi sotto costa, protetti dalle nostre batterie.

 

 

Allora i Cacciatorpediniere, desistendo da ogni ulteriore tentativo, si allontanano velocemente in direzione di Trieste, inseguiti dalle granate delle nostre batterie litoranee e dalle bombe incendiarie dei nostri idrovolanti inviati alla loro caccia.

 

 

Una silurante nemica è gravemente colpita. Uno dei velivoli avversari è abbattuto con un’ala spezzata, da due apparecchi francesi, mentre a Cortellazzo viene abbattuto dalle nostre difese antiaeree il velivolo nemico “K 370”.

 

 

17 Novembre – Si lavora intensamente a costruire trincee. Si tira sulle località poste sulla riva destra del Basso Piave. Si inviano pattuglie sulla sinistra del Canale Cavetta. Anche il nemico lavora nella sua linea avanzata davanti Casa Vianello e Casa Cornoldi Nord. Nel pomeriggio viene ad ispezionare il nostro fronte il nuovo Comandante del Settore: Tenente Colonnello PAVONE.

 

 

18 Novembre – Prima di costituire una testa di ponte a Cortellazzo al di là del Canale Cavetta, come è stato ordinato, si inviano forti pattuglie di esplorazione lungo il Canale XIII° per esplorare il terreno.

 

 

Eseguito dal mare di Cortellazzo il bombardamento contro le linee nemiche lungo il Piave e particolarmente su Grisolera (600 colpi).

 

Séguita il tiro sulle località a destra del Basso Piave. Un monitor inglese ha aperto il fuoco sul ponte Agenzia Sacca.

 

 

19 Novembre – I marinai del Battaglione “Monfalcone” comandati dal Capitano di Corvetta Starita, dopo breve preparazione d’artiglieria, ripassano il Canale Cavetta rioccupando le case dell’argiens inistro, avanzano fino alla linea del canale XIII° e costituiscono la testa di ponte di Cortellazzo. La Squadriglia “Orsini” ha bombardato nella mattinata dal mare le linee nemiche sul Basso Piave (400 colpi).

 

 

20 Novembre – La Squadriglia dei Cacciatorpediniere tipo “Animoso” bombarda truppe nemiche nei dintorni di Grisolera. Le batterie della Regia Marina eseguono tiri notturni contro obbiettivi del Basso Piave, su caseggiati occupati dal nemico e sul campanile di Grisolera. Un monitor inglese ha colpito ed incendiato il ponte di Agenzia Sacca.

 

 

21 Novembre – Tiri di batterie navali contro obbiettivi sul Basso Piave. Scambio di fucilate e tiro nemico su Capo Sile. Cadono combattendo il Tenente Roversi e l’Aspirante Cipriani della III^ Compagnia marinai. A sera una nuova Compagnia occupa in maniera stabile la linea avanzata lungo il Canale XIII° a difesa della testa di ponte di Cortellazzo.

 

 

23 Novembre – Nostre batterie di grosso calibro battono i caseggiati occupati dal nemico nella zona del Basso Piave. Tiri di artiglieria nemica su Cortellazzo.

 

 

24 Novembre – Il Capitano di Vascello Alfredo DENTICE assume il Comando del Reggimento Marina.

 

 

Pattuglie nemiche attaccano nostri reparti presso Cavazuccherina; vengono respinte. Velivoli nemici lanciano alcune bombe sulle nostre batterie senza vittime né danni.

 

 

Nel pomeriggio tiri di grosso calibro sul ponte di Trombolino, e nella notte, tiri di disturbo nel Basso Piave fatti con artiglierie di ogni calibro. Profittando della nebbia il nemico tenta alcune puntate sul tratto di linea tenuto da un reparto d’assalto tra il Sile e Cavazuccherina con esito negativo. Concentra allora tiri violenti di mitragliatrici ed artiglieria su Regione Salvi con pochi danni.

 

 

 

L’AZIONE DEL PIROSCAFO ARMATO “CAPITANO SAURO”

 

 

25 Novembre 1917

 

 

I marinai del Battaglione “Monfalcone”, dislocato sul Piave Nuovo da Grisolera al mare, avevano opposto agli austriaci una resistenza degna di grande lode e formata l’estrema ala destra del nostro fronte, contrastando al nemico il passaggio del Piave.

 

 

Gli austriaci, dopo una marcia di 200 Km., consideravano ormai la presa di Venezia come l’imminentissima ricca preda che li avrebbe compensati di tutte le fatiche. Sedici di loro avevano traghettato il Piave poco a Nord di Grisolera, sopraffacendo un paio di nostre vedette. Intanto era corsa la voce che gli austriaci avevano passato il Piave.

 

 

Fatti saltare i ponti e allagata la maggior parte di quella zona, la cui bonifica era costata anni di lavoro, la resistenza venne ricostituita sulla linea del Sile (Piave Vecchio) sopra una striscia di terra larga in media 200 metri, che delimitava a Nord la laguna di Venezia.

 

 

A Capo Sile, a Cavazuccherina e a Cortellazzo, furono costituite tre teste di ponte, difese da soldati e da marinai. Tale schieramento veniva poi mantenuto fino al luglio 1918.

 

 

A Cavazuccherina la Marina aveva dislocato alcune batterie galleggianti, formando un Gruppo agli ordini del Tenente di Vascello Luigi BIANCHERI. Il Gruppo B. comprendeva due motonavi a doppia elica, “Folgore” e “Saetta”, dislocanti ciascuna 130 tonnellate, armate con cannone da 120/50 e con due mitragliatrici.

 

 

Del Gruppo facevano parte: un pontone “Lupo” N.1, armato con 120/50, e un grosso pontone, “De Rosa”, armato con quattro 76/40 antiaerei. In seguito vennero a far parte del Gruppo altri pontoni e zatteroni, armati con 76/40 antiaerei.

 

 

Il 14 novembre veniva aggregato al Gruppo il piroscafo ausiliario “Capitano Sauro”, dislocante 400 tonnellate, e provvisto di due macchine alternative. Era armato con un cannone da 120/50 a prua, e due da 76/40 al centro.

 

 

Lo comandava il Nocchiero di prima classe Baccarini. L’equipaggio comprendeva cinque Sottufficiali e trenta uomini; tutta gente agguerrita e piena di slancio.

 

 

Indipendenti dal Gruppo B, ma dislocate anch’esse a Cavazuccherina, due Squadriglie di M.A.S., al Comando dei Tenenti di Vascello RIZZO e Pagando di Melito, facevano buona guardia.

 

 

I M.A.S., i pontoni e le motocannoniere, erano facilmente dissimulabili a ridosso degli argini del fiume. Più difficile risultava l’occultamento del “Sauro”. Tolto l’alberetto, il tronco maggiore era stato infrascato a guisa di pianta, il fumaiolo veniva abbattuto ed il ponte di Comando era pieno di frasche anch’esso come per una festa di villaggio; tutta via la mole della nave sorpassava la cresta di verdura.

 

 

I colpi continui che cadevano nelle vicinanze del “Sauro”, ben dimostravano che gli austriaci si erano subito accorti della sua presenza, obbligandolo a tenere sempre la caldia accesa per togliersi dai punti battuti quando il tiro appariva troppo preciso.

 

 

La testa di ponte di Cavazuccherina era difesa da un centinaio di arditi al Comando di un Maggiore, mentre sull’argine Sud del Sile vi erano soltanto alcune vecchie mitragliatrici Gardener servite da 24 territoriali; gente dai lunghi baffi e dal sereno coraggio. Due mitragliatrici del Gruppo B., comandate da un Tenente e servite da sei marinai, si spostavano continuamente lungo l’argine, sparando qualche colpo da ogni nuova postazione per far credere agli austriaci che le forze della difesa fossero assai maggiori.

 

 

Il 18 novembre arrivò una Compagnia di marinai. Ad essa si unirono man mano reparti dell’Esercito; così anche la riva Sud del Sile ebbe sufficiente copertura.

 

 

La testa di ponte a Cavazuccherina, oltre il Sile e il Canale Cavetta, era delimitata intorno dalla zona allagata, eccezione fatta all’estremità di ponente, dove una striscia di terra emersa correva lungo l’argine.

 

 

Unico ostacolo naturale era costituito da un fosso di poca acqua, denominato Bova Cittadina, che tagliava normalmente questa striscia di terra e si perdeva nella zona allagata. Lungo l’argine le case si stendevano continue sino a 500 metri oltre la Bova; al di qua esse costituivano il vero e proprio paese di Cavazuccherina.

 

 

La difesa avrebbe dovuto essere predisposta lungo la Bova, ma lo scarso numero dei difensori consigliò di ridurre la distanza a 150 metri al di qua, lungo la strada che dall’argine portava alle rovine dell’antica Jesolo.

 

 

Non essendovi difese naturali, vennero disposti “cavalli di frisia” in gran numero. La prima casa dell’argine al di qua della strada era distante pochi metri dalla prima casa al di là; perciò i nostri avamposti erano sempre in diretto contatto con gli austriaci.

 

 

Il principale caposaldo dei nemici era Villa Spezia, situata a 200 metri oltre la Bova, che avevano bene attrezzata a difesa; inoltre si erano annidati nelle cinque casette situate dalla parte opposta, le quali non potevano essere battute dalle nostre artiglierie, perché i pontoni armati erano a mille metri da queste e i nostri reparti si trovavano di fronte e sulla destra. Battere le casette senza colpire i nostri non era possibile.

 

 

Tutte le mattine velivoli nemici esploravano la zona, cercando di colpire col lancio di bombe le batterie, ma venivano energicamente controbattuti dal tiro incessante del pontone “De Rosa”, la cui presenza era segnalata al nemico dalle vampate dei suoi cannoni.

 

 

Il progressivo aumento delle artiglierie e delle fanterie nemiche fece nascere il sospetto che il Comando austriaco avesse scelto la zona di Cavazuccherina per operare uno sfondamento.

 

 

 

 

La testa di ponte di Cavazuccherina poteva essere attaccata da ponente attraverso la Bova, e da Nord-Est lungo la strada delle Quattro Case. Una striscia di terra emersa a levante del paese non era stata occupata dagli austriaci, ma anche da questo lato necessitava una certa vigilanza, perché i nemici potevano giungervi con barche, attraversando la zona allagata.

 

 

Il compito della difesa sarebbe stato facilitato se la nostra prima linea fosse stata portata alla Bova. Allo scopo di effettuare questa operazione, il Comandante del Gruppo B, chiedeva autorizzazione al Comando di Raggruppamento di risalire il fiume col “Sauro”. Si proponeva di bombardare a tiro corto le case al di qua di Villa Spezia, e spianando completamente la zona, di demolirle; in tal modo attacchi di sorpresa non sarebbero stati più possibili.

 

 

Il “Sauro” era pronto da parecchi giorni per l’azione. Sacchi a terra, difese metalliche, brande e tende proteggevano gli uomini e i materiali più importanti. Il mascheramento della nave era stato perfezionato, mentre venivano imbarcate cinque mitragliatrici prese dalla unità del Gruppo e servite da personale volontario.

 

 

Erano circa le 18, quando il “Sauro” mollò gli ormeggi e risalì il fiume per 800 metri. Malgrado la sua considerevole lunghezza, (47 metri) oltrepassò facilmente la stretta curva che il Sile compie davanti il paese di Cavazuccherina.

 

 

Giunse ai nostri reticolati quando era già notte, e per fortuna scurissima. Se fosse stato avvistato in precedenza, il tiro austriaco lo avrebbe probabilmente affondato; ma giunto verso la Bova poteva dirsi già al sicuro, perché le batterie nemiche non potevano avere il tiro preparato sopra una zona di fiume così vicina alle proprie linee.

 

 

Al di qua della Bova, da una finestra della casa più vicina, una mitragliatrice si mise a “cantare”, ma il primo colpo da 120 del “Sauro”, che esplose in corrispondenza di quella finestra, allargandola, la fece immediatamente tacere.

 

 

Al tiro accelerato col 120, seguiva quello col 76 di dritta, e quasi subito le mitragliatrici di bordo e quelle delle nostre linee aprivano un fuoco violento contro gruppi di austriaci, i quali, colti così all’improvviso, fuggivano verso l’argine senza neppure curarsi di correre carponi.

 

 

Nel primo momento ai colpi del “Sauro” il nemico rispose a fucilate provenienti dalla zona del fiume più a monte, ma il grandinare dei proiettili, eruttati dalle bocche fiammeggianti dei cannoni, i quali sparavano quasi a bruciapelo, unito al fracasso prodotto dal crollo dei fabbricati sventrati dagli scoppi, persuasero gli austriaci di lasciare la posizione per il momento insostenibile.

 

 

Ogni proiettile colpiva in pieno, ma le case erano molte. Il Comandante doveva fare molta attenzione, perché, sia il rinculo dei pezzi, sia la corrente del fiume, portavano di continuo il “Sauro” verso l’opposta sponda, col pericolo che la nave rimanesse incagliata.

 

 

Il bombardamento durava da quasi un’ora, ma molte case erano ancora in piedi. Il nemico aveva incominciato  a controbattere con le artiglierie e per fortuna i colpi cadevano quasi sempre lunghi; però schegge di granate e pallette di shrapnels arrivavano a bordo con poco danno.

 

 

Il Comandante Biancheri, riscontrando che con le artiglierie non avrebbe potuto demolire completamente le case, pensò di incendiarle.

 

 

Mentre la reazione austriaca pareva finita, mise in mare il battello, vi imbarcò il secondo nostromo con due marinai bene armati, provvisti di petrolio e di benzina.

 

 

Il nostromo prese terra di fronte alla prima casa che venne incendiata, passò quindi alla seconda e incendiò anche questa; poi la terza e così via. Attraversando la Bova, incendiò altre due case; ma mentre stava vuotando l’ultimo fiasco di petrolio, si trovò faccia a faccia con alcuni soldati austriaci, i quali pronunciarono la rituale parola: “Arrendetevi”.

 

 

Il primo cadde con la testa spaccata dal calcio del fucile di un marinaio, il secondo ricevette in pieno viso il fiasco di petrolio, gli altri si ritirarono precipitosamente fatti segno a colpi di pistola e di moschetto. Il nostromo raccolse con calma zaini, bombe, viveri e altro materiale nemico che trovò nelle trincee, poi s’imbarcò nel battello e tornò sul “Sauro”, i cui cannoni ricominciavano a vomitare proiettili.

 

 

Se la nave aveva il tronco maggiore dell’albero infrascato, pure non rinunciò a far sventolare la bandiera di combattimento; un bandierone enorme, il cui tricolore, illuminato dagli incendi servì di ammonimento al nemico, come un presagio che esso non avrebbe più fatto un passo solo in avanti.

 

 

Di luce ce n’era per tutti. Mentre le fiammate s’inalzavano minacciose verso il cielo, i nostri soldati, in piedi sulle trincee, osservavano entusiasti l’imponente spettacolo, ed il “Sauro” sparava gli ultimi colpi.

 

 

Alle venti la missione era compiuta.

 

 

Il “Sauro” ridiscese il fiume retrocedendo, perché non avrebbe potuto girarsi causa la sua lunghezza; per fortuna non ebbe alcun ferito a bordo.

 

 

La gioia dell’equipaggio fu amareggiata dalla notizia che una delle cannoniere, “Folgore” era stata affondata a 400 metri dalle trincee austriache, perché colpita da un proiettile da 102.

 

 

In questa azione offensiva il nemico vide sventolare il tricolore proprio di fronte alle sue trincee, fieramente portato da una unità che per oltre due ore cannoneggiò i suoi appostamenti ad una distanza di circa 50 metri.

 

 

Per parecchi giorni al di qua di Villa Spezia non si videro più austriaci, e la nostra prima linea venne portata alla Bova Cittadina oltre la zona delle case bruciate, che il nemico aveva evacuata. La Bova, la cui solidità fu provata negli attacchi del 18 e del 19 dicembre 1917, costituiva un ostacolo rilevante contro l’avanzata del nemico.

 

 

29 Novembre – Nel mattino tiri di aggiustamento. Le batterie natanti del Sile sono state sottoposte ad intensi bombardamenti: né vittime né danni. Un monitor inglese ha eseguito tiri efficaci contro ponti gettati dal nemico in località Passerella, colpendone uno in pieno ed un secondo alle due testate.

 

 

Nella mattinata, una pattuglia composta di un Ufficiale e quattro marinai del Reggimento Marina, affrontava e respingeva una pattuglia di circa 30 austriaci, uccidendone due e ferendone parecchi.

 

 

30 Novembre – Nella notte sul 1° dicembre gli austriaci tentano di passare di sorpresa il Vecchio Piave a Ca’ Gradenigo, ma vengono respinti dalle nostre fanterie e dal fuoco di sbarramento dei pezzi del Raggruppamento Marina.

 

 

Tiro di concentramento su Revedoli, dove si notano intensi movimenti di truppe e carriaggi nemici. Il nemico ha tirato su Cavazuccherina anche con proiettili incendiari. L’osservatorio di uno dei nostri Gruppi d’artiglieria (Ascoli) è stato abbattuto dal tiro nemico.

 

 

1° Dicembre. – Il nemico lavora a rafforzare la sua linea a Sud di Casa Vianello e Casa Cornoldi Sud. Scontri fra pattuglie senza perdite da parte nostra.

 

 

Presso Zenson il nemico ha esposto un cartello con la scritta: “2 dicembre – Congresso pace con la Russia”.

 

 

Si rinforzano le linee col Battaglione Marinai comandato dal Capitano di Corvetta Colombo.

 

 

4 Dicembre – Tiri di sbarramento con grossi calibri su Zenson e Ramazion. Il nemico ha distrutti a Cortellazzo nostri lavori di rafforzamento. Un galleggiante nemico armato probabilmente di un 76 si è avvicinato alle bocche del Piave ed ha tirato contro i nostri trinceramenti.

 

 

8 Dicembre – Violentissimo fuoco della artiglieria nemica contro le batterie del Raggruppamento Marina, che, con i loro 150 pezzi, controbattono senza tregua, eseguendo tiri sistematici di demolizione.

 

 

9 Dicembre – Battaglioni ungheresi, con un attacco di sorpresa, sulle prime ore del mattino occupano la nostra testa di ponte di Capo Sile. Le artiglierie del Raggruppamento Marina vengono rivolte contro questo bersaglio e lo battono con fuoco di tutti i calibri, mentre i nostri idrovolanti bombardano le retrovie avversarie: le case dell’Agenzia Zuliani sono sconvolte dalle “Raganelle”.

 

 

10 Dicembre – Dopo una violenta preparazione d’artiglieria delle batterie di Marina, alle sei, reparti della Brigata Arezzo rioccupano la perduta testa di ponte di Capo Sile. Velivoli austro-ungarici attaccano senza risultato i pontoni armati e i monitors inglesi della laguna.

 

 

11 Dicembre – Intenso tiro negli accessi di Capo Sile e Cavazuccherina per impedire attacchi minacciati. In località Quattro Case è stato incendiato un deposito nemico di munizioni. Alle 9,45 tiro di sbarramento su pontoni armati e grossi calibri verso Fossalta, dove manifesta vasi un attacco nemico. Un pontone da 120 colpito da granata è affondato senza danni al personale.

 

 

12 Dicembre – Tiri sui ponti del Piave. Nella notte, una mitragliatrice nemica dal gomito Nord del Piave spara contro la riva destra. Nostra artiglieria ha tirato efficacemente su Case Cornoldi e Casa Vianello.

 

 

13 Dicembre – Nella notte scambio di fucilate. Nella mattinata attività aerea nemica su nostre linee. Il nemico tirò lungo il Canale Cavetta e su Cortellazzo, e con grossi calibri nei pressi di Case Domenicali-Vianello.

 

 

14 Dicembre – Il Reggimento Marina assume l’incarico della vigilanza costiera tra Cava Bagni e Cortellazzo mediante una Compagnia del Battaglione a riposo.

 

 

Il nemico ha insistentemente battuto con piccoli calibri Cavazuccherina. Nel pomeriggio continuano i lavori per la costruzione di una passerella sul Sile. Nella notte, appoggiato dal fuoco di sbarramento, un nostro reparto d’assalto, protetto dal M.A.S. 16, ha distrutto la passerella posta dal nemico.

 

 

18 Dicembre – All’alba il nemico inizia un violento fuoco di artiglieria contro tutta la zona di Cortellazzo, e particolarmente sulla testa di ponte, allo scopo di distruggere le nostre opere di difesa ed obbligare le nostre batterie a smascherarsi per poterle efficacemente controbattere al momento opportuno.

 

 

L’avversario tenta di gettare passerelle nei punti più importanti attraverso il Sile, ma è respinto; fuorchè dall’ansa di Ca’ Lunga, dove riesce a consolidarsi ed a stabilirsi. I mitraglieri della Marina fanno prigionieri un Ufficiale ed una ventina di soldati ungheresi. Nostri idrovolanti lanciano bombe sugli ammassamenti avversari e sulle passerelle.

 

 

Il Generale Ceccherini assume il Comando della linea.

 

 

 

 

L’AZIONE DEL 19 DICEMBRE 1917

 

 

 

Il Comando del Raggruppamento Marina aveva preso tutte le misure necessarie per respingere un’improvviso attacco che avrebbe potuto sferrare il nemico nella notte dal 18 al 19.

 

 

La nostra linea di difesa a Cortellazzo era da Ca’ Rossa – Ca’ Gerardo – Ca’ Cornoldi Sud fino alla sponda del Nuovo Piave, ed a presidiarla si trovavano i Battaglioni “Grado” e “Caorle” al Comando del Capitano di Corvetta Colombo, mentre il Battaglione “Monfalcone” era di rincalzo lungo il Canale Cavetta.

 

 

Verso le ore 8 del 19 dicembre due aeroplani nemici volavano in ricognizione sulle nostre linee, e poco dopo il nemico rinnovava come il giorno precedente, un violento fuoco di artiglieria col concorso di numerose batterie che prima d’ora non si erano rivelate.

 

 

Il bombardamento giungeva anche dalla parte del mare. Una Divisione navale austro-ungarica composta delle navi: “Budapest”, “Arpad”, “Spaun”, di sei Cacciatorpediniere e 21 fra torpediniere e dragamine, si era presentata di fronte a Cortellazzo, iniziando il bombardamento coi grossi calibri, ma con esito negativo data la distanza e la scarsa visibilità.

 

 

Quasi contemporaneamente all’entrata in azione dell’artiglieria, le forze della XII^ Divisione austro-ungarica sferravano un assolto in grande stile, attaccando tutta la nostra linea sul Basso Piave, specialmente più violento contro le nostre teste di ponte di Cavazuccherina e di Cortellazzo, che dovettero sostenere l’urto di un intero Battaglione di reparti d’assalto, mentre sei velivoli nemici volavano a bassa quota bombardando le nostre linee, la batteria da 152 e mitragliando le nostre truppe.

 

 

I marinai del Battaglione “Grado” e “Caorle”, guidati dal Comandante Colombo, opposero tenace, eroica resistenza all’invasore con intenso fuoco di fucileria, mitragliatrici e lancio di bombe a mano, sostenuti dal tiro di sbarramento delle batterie del Raggruppamento Marina.

 

 

La violenza del primo urto nemico permetteva ad alcuni reparti avversari di penetrare temporaneamente negli intervalli fra Ca’ Rossa e Ca’ Gerardo, e fra questa e la sponda del Piave, ma immediatamente veniva dato l’ordine di contrattaccare. I marinai con magnifico slancio riuscivano a ricacciare l’invasore sulle linee di partenza, causandogli gravissime perdite e catturando parecchi prigionieri, fra cui due Ufficiali.

 

 

Anche i tentativi di sbarco sul nostro fianco venivano prontamente arrestati; due barconi carichi di truppa scelta dovettero retrocedere per la violenza del nostro tiro, così efficace che i nemici, investiti dal fuoco delle mitragliere, si gettavano nel fiume per raggiungere l’opposta sponda, ma travolti dalla corrente in parte affogarono.

 

 

Verso le ore 8.45 la Divisione navale austro-ungarica cessava il bombardamento dirigendo verso Est.

 

 

Frattanto uscivano da Venezia gli esploratori “Aquila” e “Sparviero”, che, giunti di fronte a Cortellazzo, rimanevano in crociera, coadiuvando efficacemente con le loro artiglierie, la reazione delle nostre truppe contro il nemico. Efficacissimi i tiri della batteria Bordigioni, la quale, pur avendo avuto molti serventi fuori combattimento ed avendo ricevuto oltre 2000 granate sulla linea dei pezzi, non cessava per un solo istante il fuoco celere e micidiale delle sue artiglierie, contro le truppe nemiche all’assalto e sulle retrovie avversarie.

 

 

Alla testa di ponte di Cortellazzo, mentre da un osservatorio avanzato seguiva le fasi della battaglia, veniva colpito a morte da una fucilata il Tenete di Vascello Mario Benedetti. […]

 

 

Dal bollettino di informazioni della III^ Armata si venne a conoscenza delle forti perdite subite dal nemico nell’azione del 19 dicembre a Cortellazzo, e dell’intendimento dell’avversario di sviluppare l’attacco, se fosse riuscito, in tutto il Basso Piave, allo scopo di impadronirsi di Venezia sfondando la linea del Piave nel punto occupato dai marinai, dal nemico ritenuto più debole. […]

 

 

22 Dicembre – S.M. il Re, accompagnato dal Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio Thaon di Revel, visita Venezia ed il fronte del Reggimento Marina. Nostre pattuglie d’assalto ricuperano interamente l’ansa di Ca’ Lunga. Vengono catturate armi e munizioni abbandonate dal nemico.

 

 

29 Dicembre – I grossi calibri della Marina concorrono coi loro tiri, così pure nei giorni seguenti, all’azione dell’Esercito per la riconquista dell’ansa di Zenson, occupata dal nemico fin dallo scorso novembre.

 

 

L’artiglieria nemica batte con moderata, ma ininterrotta attività, Cavazuccherina, Cortellazzo ed il settore di Capo Sile. Verso mezzanotte, una nostra pattuglia, avanzando verso Casa Gaggiola, catturò due austriaci.

 

 

31 Dicembre – L’ansa di Zenson è rioccupata dai nostri, che respingono definitivamente al di là del Piave ogni infiltrazione avversaria.

 

 

12 Gennaio 1918 – Un reparto del Reggimento Marina, sul fronte del Basso Piave, effettua una ricognizione offensiva contro Case Cornoldi, a Nord della nostra testa di ponte di Cortellazzo. Accolto da raffiche di fucileria e di mitragliatrici, il reparto avanza decisamente, mettendo in fuga forti nuclei nemici che presidiavano le case. I nostri marinai si impadroniscono di molto materiale da guerra abbandonato, fra cui armi e sacchi di bombe a mano. Stamane all’alba è avvenuto il cambio dei Battaglioni. Il “Caorle” a riposo, il “Grado” in linea.

 

 

14 Gennaio – Alle ore 5 del mattino le batterie della Marina di piccolo e grosso calibro iniziano il bombardamento delle linee e retrovie nemiche dietro la nostra testa di ponte dell’Agenzia Zuliani ad Est di Capo Sile e permettono così alle nostre fanterie l’attacco per l’ampliamento di quella testa di ponte. Dopo due ore di cannoneggiamento, Battaglioni di Granatieri e Bersaglieri operano lo sbalzo, coronato da rapido e completo successo, mentre le batterie natanti sbarrano la strada per la quale il nemico tenta di fare affluire i rincalzi.

 

 

Tre successivi attacchi ungheresi vengono arrestati dal nostro tiro, e le truppe vittoriose possono rafforzarsi sul terreno conquistato. Nel pomeriggio, segnalato l’accorrere di rinforzi avversari attraverso i ponti dell’Agenzia Trezze, questi vengono cannoneggiati dai medii calibri e bombardati da una Squadriglia di idrovolanti. Giunge e viene presa in aggregazione una sezione di lanciafiamme.

 

 

16 Gennaio – Gli austro-ungheresi, dopo una violenta preparazione d’artiglieria, attaccano in forze l’ampliata testa di ponte dell’Agenzia Zuliani. Essi conseguono dapprima qualche vantaggio e riescono a metter piede nelle case dell’Agenzia, fulminati dal fuoco celere delle “Raganelle” e dei “Topi” appartenenti al Gruppo Ascoli. Sferrato il nostro attacco, non solo questo riesce a riprendere tutte le posizioni perdute, ma ottiene un maggiore ampliamento sulla testa di ponte.

 

 

Vengono fatti circa 200 prigionieri appartenenti al 12°, 20° e 36° Reggimento ungherese. Gli idrovolanti cooperano al successo contrattaccando senza posa gli apparecchi avversari.

 

 

17 Gennaio – Nella notte sul 18 gli ungheresi tentano ristrapparci le posizioni da noi conquistate, ma i loro assalti sono infranti dalle batterie di Marina prima ancora che essi possano giungere sotto i nostri reticolati. 

 

 

26  Gennaio – Idrovolanti della R.marina colpiscono efficacemente obbiettivi militari fra Sile e Piave.

 

 

1° Febbraio 1918 – Il Reggimento Marina si costituisce definitivamente, su quattro Battaglioni, così comandati: Battaglione Monfalcone: Tenente di Vascello BAFILE; Battaglione Grado: Capitano di Corvetta ROBBO; Battaglione Caorle: Capitano di Corvetta COLOMBO; Battaglione Golametto: Capitano di Corvetta DEL GRECO. Il Comandante del Reggimento si reca in licenza e viene temporaneamente sostituito dal Capitano di Corvetta ANGELI.

 

 

2, 3 Febbraio – Idrovolanti della Marina bombardano obbiettivi militari nemici nella zona ad oriente del Vecchio Piave.

 

 

3,4 Febbraio – Aeronavi della Marina, in concorso con quelle dell’Esercito, sconvolgono nella notte l’intenso traffico nemico sulle linee ferroviarie ad oriente del Piave e rientrano incolumi. Una granata nemica abbatte una casa a Cortellazzo distruggendo 45 cassette di munizioni Colt, 20 da fucile e sei di bettica.

 

 

Torna dalla licenza e riassume il Comando di prima linea il Generale CECCHERINI. Due disertori si presentano, un terzo è ferito gravemente da una vedetta nell’avvicinarsi ai reticolati.

 

 

Il pittore Aristide Sartorio, giunto per visitare la linea, rimane livemente ferito da mitragliatrice nostra, urtata nello smuovere alcuni sacchetti.

 

 

12 Febbraio – Ad Est di Cortellazzo arditi marinai in esplorazione tolgono al nemico armi e munizioni. Conferenza preliminare coi Comandanti di Battaglione circa futura azione.

 

 

18 Febbraio – Lungo la zona litornaena l’avversario intensifica a tratti il proprio fuoco spingendo verso Cortellazzo alcune pattuglie, che vengono ricacciate a colpi di bombe dai marinai della testa di ponte. Nella notte si occupa stabilmente Casa Gaggiola presidiandola con un plotone e una mitragliera.

 

 

24 Febbraio – L’idrocaccia “M. 18”, pilotato dal secondo capo Giorgio Parodi, di ritorno da una ricognizione sulle retrovie nemiche, è inseguito da quattro o cinque apparecchi avversari. Il parodi inverte la rotta, li affronta e ingaggia con essi un impari combattimento aereo, finchè, colpito da due pallottole di mitragliatrice, l’aviatore italiano è costretto ad ammarare, con l’apparecchio intatto, sul Vecchio Piave, entro le nostre linee.

 

 

1° Marzo 1918 – S.A.R. il Duca d’Aosta passa in rivista le truppe d’assalto della Divisione in prossimità di Cavallino e consegna al Comandante il Reggimento Marina, Capitano di Vascello Conte ALFREDO DENTICE DI FRASSO, la Medaglia d’Argento al valore per l’azione del 19 dicembre.

 

 

Nel pomeriggio uno shrapnel colpisce Casa Milazzo sul Canale Cavetta, uccidendo l’Ufficiale e quattro marinai e ferendo un Ufficiale e 9 marinai.

Il Comandante del Battaglione d’assalto si ammala di pleurite.

 

 

2 Marzo – Il battaglione d’assalto viene posto al Comando del Tenente di Vascello Andrea bafile che lascia al Comando del proprio Battaglione il Capitano Pongiglione.

 

 

5 Marzo – Il nemico con un colpo di granata colpisce una casa ferendo due Ufficiali Comandanti di Compagnia, e un timoniere. Muore uno dei due Ufficiali.

 

 

7 Marzo – Sedici idrovolanti della Marina, nonostante il violento fuoco antiaereo, rovesciano due tonnellate di bombe su baraccamenti e accampamenti nemici a Valle Grisolera.

 

 

 

MISSIONE NELLA NOTTE DAL 10 ALL’11 MARZO 1918

 

 

 

Il ff. Capitano di Corvetta Andrea Bafile tenne il Comando del Battaglione Monfalcone fino al 1° Marzo 1918. Ma essendosi ammalato il Comandante Colombo che comandava il Battaglione d’assalto, ottenne di poter passare a quel posto di maggiore responsabilità. […]

 

 

Nella notte dal 10 all’11 marzo, con una pattuglia di marinai, cautamente traversava a bordo di una “Zemola” la foce del Nuovo Piave e compiva un’audacissima ricognizione nelle file nemiche.

 

 

Ultimata la missione, mentre stava per imbarcarsi e ripassare il Piave, si accorse che mancava uno dei suoi uomini, e malgrado il pericolo  a cui si esponeva il piccolo manipolo, andava alla ricerca del compagno, che alla fine veniva rintracciato.

 

 

Durante il ritorno, avendo le sentinelle austro-ungariche gettato l’allarme, la pattuglia veniva bersagliata dalla fucileria e dalla mitraglieria nemica.

 

 

Il Comandante Bafile colpito a morte da un proiettile, veniva trasportato tra le nostre linee, dove spirava. […]

 

 

12 Marzo – Attività di idrovolanti della Marina sulle linee nemiche del Basso Piave. Le nostre artiglierie galleggianti battono i ponti austriaci sul Piave Nuovo, interrompendo quello a Valle Grisolera, quello di Ca’ Janna e colpendo le passerelle della Chiavica e di Cavanella.

 

 

19 marzo – Idrovolanti nemici gettano a sera bombe nella zona di Fusina. Nel ritorno il “K.383”, colpito dal nostro tiro antiaereo, è costretto ad ammarare presso la spiaggia di Cortellazzo. I tre aviatori che lo montavano – un Sottotenente di Vascello, un Sottufficiale ed un motorista – vengono fatti prigionieri dai cannonieri d’una batteria costiera della nostra Marina, i quali riducono all’impotenza, con qualche fucilata, gli aviatori avversari che tentavano tenerli lontani a colpi di rivoltella.

 

 

2 Aprile 1918 – Pattuglie nemiche a Nord di Casa Gerardo lungo la strada di San Donà tentano avanzare fino ai nostri reticolati. Avvistati a tempo vengono fugate dal tiro di fucileria e di mitragliatrici.

 

 

3 Aprile – Squadre nemiche presso i ricoveri a Nord di Casa Cornoldi Nord. A sinistra di Ca’ Valle si nota un movimento di soldati nemici. Nostre batterie sparano su quel posto disperdendoli.

 

 

12 Aprile – A Nord di Cortellazzo arditi marinai del battaglione Grado, comandati dal Tenente degli Alpini Guido Gibelli, con felice colpo di mano distruggono una piccola guardia nemica e riportano una decina di prigionieri.

 

 

17 Aprile – Un aereo (idrovolante K. 388) abbattuto dalle mitragliatrici della Compagnia Fiat Reggimentale, va a cadere a circa un miglio a Sud di Piave. Gli aviatori sono fatti prigionieri e l’apparecchio viene ricuperato dal Comando in Capo di Venezia. Nostri idrovolanti eseguono rilievi fotografici nel quadrilatero San Donà – Caserma S.Croce – Cavazuccherina – Capo Sile.

 

 

29 Aprile – Nella notte sul 29 un colpo di mano eseguito dal primo reparto czeco-slovacco fuori della testa di ponte di Cavazuccherina, dopo breve vivace preparazione delle nostre artiglierie di Marina, ci frutta armi e prigionieri.

 

 

15 Maggio 1918 – Il Capitano di Vascello Conte Alfredo Dentice di Frasso cessa dal Comando del Reggimento Marina, che sotto questa data viene assunto dal Capitano di Fregata Giuseppe SIRIANNI.

 

 

19 Maggio – Dopo breve preparazione d’artiglieria, cui contribuiscono i pezzi natanti della Marina, nostri reparti d’assalto eseguono un colpo di mano ben riuscito ad Est della testa di ponte dell’Agenzia Zuliani, prendendo numerosi prigionieri, armi e nuovi elementi di trincee.

 

 

26 Maggio – Nella notte sul 26, dopo una violenta preparazione delle batterie natanti della Marina, gli arditi di un Battaglione di fiamme rosse irrompono dentro  tre successivi ordini di trincee avversarie ad Est della testa di ponte dell’Agenzia Zuliani e le occupano stabilmente, catturando oltre 400 prigionieri, una batteria di bombarde, qualche cannone di piccolo calibro e gran numero di mitragliatrici e di fucili.

 

 

27 Maggio – Gli austriaci sferrano contro la nostra raddoppiata testa di ponte dell’Agenzia Zuliani un assalto in forze che viene nettamente respinto dal fuoco delle nostre artiglierie. Nella notte sul 27, una pattuglia di marinai, al Comando del Sottotenente di Fanteria Ciro De Maio, esegue un riuscito colpo di mano a Nord della testa di ponte di Cortellazzo catturando alcuni prigionieri.

 

 

28 Maggio – Forze austro-ungariche ritentano invano un nuovo violentissimo attacco nottunro alla nostra testa di ponte dell’Agenzia Zuliani. A Cortellazzo pattuglie di marinai penetrano di sopresa nella trincea nemica e ne riportano alcuni prigionieri.

 

 

29 Maggio – Pattuglie nemiche tentano all’alba un’incursione nella nostra linea avanzata di Case Gerardo (testa di ponte di Cortellazzo), ma vengono respinte con sensibili perdite dai marinai del Battaglione “Bafile”, l’ex Battaglione “Monfalcone”. Quattro prigionieri restano in nostre mani.

 

 

5 Giugno 1918 – A Cortellazzo un nucleo nemico è stato respinto a fuclitate dagli avamposti.

 

 

8 Giugno – Nella notte, grossa pattuglia nemica si è avvicinata alle nostre linee lanciando bombe a mano e facendo funzionare una mitragliera portatile. Il nostro fuoco di fucileria l’ha nettamente respinta. Per proteggerla il nemico ha aperto il fuoco con mitragliere, bombarde e artiglieria, battendo insistentemente le nostre linee.

 

 

15 Giugno – All’alba comincia l’attesa offensiva austro-ungarica contro tutta la linea del Piave, offensiva preceduta da getto di granate fumogene e lacrimogene. Le batterie del Raggruppamento Marina, benché molestate da quelle nemiche, aprono un violento tiro d’interdizione e d’ingabbiamento su tutti i punti nei quali il nemico ha effettuato il passaggio del Piave.

 

Gli idrovolanti della Marina bombardano le passerelle e i ponti di circostanza gettati attraverso il fiume dall’avversario, di cui mitragliano i concentramenti di truppe e le colonne in movimento.

 

 

17 Giugno – Tutte le artiglierie del Raggruppamento Marina coadiuvano con tiri celerissimi ed aggiustati i contrattacchi delle fanterie del 23° Corpo d’Armata per contenere e respingere l’offensiva avversaria.

 

 

20 Giugno – Reparti di arditi della Marina, di Bersaglieri e il Battaglione Grado – comandato dal Capitano di Corvetta SPECIALE – con uno sbalzo sferrato dalla testa di ponte di Cortellazzo, oltrepassano tre linee di trinceramenti avversari e si stabiliscono nella seconda linea austriaca, estendendo la testa di ponte di un chilometro in profondità. Nella notte una flottiglia di siluranti, al Comando del Capitano di Vascello Vaccaneo, apre il fuoco contro le posizioni nemiche da Punta Tagliamento a Caorle; nonostante il tempo avverso e il tiro di risposta dei medi calibri delle batterie litoranee, le bombarda efficacemente, rientrando incolume, la mattina del 21, a Venezia.

 

 

21 Giugno – Col concorso di tutte le batterie di Marina, Battaglioni di Bersaglieri e guardie di finanza, preceduti da arditi “fiamme rosse” e da arditi marinai del Battaglione Caorle, irrompono dalla testa di ponte di Cavazuccherina, uccidendo, respingendo e facendo prigionieri tutti i reparti avversari che guarniscono la riva sinistra del Piave Vecchio. Operato il collegamento con la Brigata di Fanteria schierata nella zona del Taglio del Sile, le truppe vittoriose si rafforzano sulle posizioni conquistate, mantenendo una energica minaccia contro il fianco sinistro dell’offensiva austro-ungarica. 

 

 

Nello stesso giorno, con la cooperazione del Reggimento Marina, (Battaglioni Grado, Caorle, Golametto, Bafile) avanzano anche oltre il Sile, fino al limite delle inondazioni. Tutte le truppe impegnate si distinsero: la Brigata Granatieri di Sardegna (1° e 2°), Torino (81° e 82°), il Reggimento Marina.

 

Pattuglie di marinai espugnano alcune case occupate dall’avversario facendo alquanti prigionieri.

 

Alle ore 10 in direzione Quattro case è stato attaccato un draken nemico da un cacciatore francese. L’osservatore è precipitato col paracadute e il draken è sceso avariato.

 

 

23 Giugno – Tutte le batterie del Raggruppamento Marina sparano con fuoco celerissimo sulle retrovie, sui ponti e contro i fianchi del nemico in ritirata generale dai territori occupati sulla riva destra del Piave.

 

 

24 Giugno – Le batterie natanti, che avevano dovuto ripiegare nella notte sul 16 dalla zona del Taglio del Sile, rioccupano le posizioni primitive ed aprono immediatamente il fuoco contro la testa di ponte dell’Agenzia Zuliani, ad Est di Capo Sile, e contro tutta la zona estesa da quella località alla divergenza dei due Piave.

 

Appoggiate da tale azione, le nostre fanterie rioccupano Capo Sile e la testa di ponte dell’Agenzia Zuliani, che viene ricongiunta con quella di Cavazuccherina sì da formare un’unica larghissima testa di ponte oltre tutto il corso del Vecchio Piave.

 

 

25 Giugno – Il nemico è completamente ributtato oltre il Piave sino a Musile e, da qui a mare, al di là delle sue antiche posizioni. Le batterie della Marina accompagnano con il loro fuoco esatto ed efficace l’avanzata di nostri reparti dell’Esercito nella zona di Chiesanuova.

 

Gli estratti sin qui pubblicati illustrano lo sforzo bellico della Marina Militare italiana fino al giugno 1918. Il periodo dopo Caporetto-Battaglia del Piave del giugno-luglio 1918 è dunque il periodo in cui la Brigata di Marina ha combattuto per la difesa di Venezia. Poi gli avvenimenti militari spostano a nord est verso il confine la macchina militare italiana ormai vittoriosa.

 

Fine 


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