LA FORMAZIONE DELLA BRIGATA DI MARINA E LA DIFESA DEL PIAVE BASSO - 1917

 

 

Le bombarde d'acqua...

 

 

 

PARTE SECONDA  

 

 

LA PRIMA RESISTENZA OPPOSTA DALLA NOSTRA MARINA SUL TAGLIAMENTO E SUCCESSIVAMENTE SUL LEMENE

 

 

(dai rapporti e fogli d’ordini pubblicati nei fascicoli della CRONISTORIA a cura dell’Ufficio del Capo di Stato Maggiore della Marina – Ufficio Storico)

 

 

Intanto la spedizione con i due M.A.S. eseguita dai Comandanti DENTICE e RIZZO nelle lagune di Marano e di Grado, sotto gli occhi stessi del nemico già sistematosi a Grado, era ormai passata dalle conche di Bevazzana, così pure tutti i galleggianti.

 

 

La conca di sinistra, secondo gli ordini, doveva essere inutilizzata per impedire al nemico di servirsi di quella via d’acqua; questo avvenne quando nessun galleggiante doveva più transitare per la conca per mettersi in salvo.[…]

 

 

La sera del 3 novembre 1917 il Comandante Dentice, dopo il rapporto inviato al Comando in Capo della Piazza Marittima di Venezia, partiva per Caorle con i M.A.S. 14, 22 ed il motoscafo veloce Maria II, sotto gli ordini del Comandante Rizzo.

 

 

La notte stessa imboccarono il porto di Falconera e verso la mezzanotte si ancorarono a Bocca Volta in attesa dell’alba per proseguire verso Bevazzana.

 

 

 

Alle prime luci del mattino proseguirono per Baseleghe e appena giunti scesero a terra. Il posto di Finanza era stato ritirato, e l’apparecchio telefonico danneggiato venne sostituito con uno di scorta dei M.A.S.; in tal modo furono ristabilite le comunicazioni con Venezia.

 

 

Partiti da Baseleghe proseguirono per Bevazzana ove trovarono un pontone armato (Lupo di Sdobba) abbandonato in secca; tentarono il disincaglio, ma inutilmente.

 

 

Giunsero alle porte di Bevazzana, ove il Tenente di Vascello Roselli col piccolo presidio di Porto Lignano e una compagnia di mitraglieri degli Alpini, appartenenti al 258°, facevano buona guardia (in seguito questi mitraglieri difesero strenuamente la testa di ponte di Capo Sile).

 

 

 

Ormeggiati i M.A.S. piazzarono le mitragliatrici in posizioni adatte per sorvegliare le acque del Tagliamento e le strade di accesso alle porte.

 

 

Nel pomeriggio perlustrarono la pineta di Lignano, ma senza risultato, perché non trovarono alcuna traccia del nemico.

 

 

Nella notte dal 4 al 5 novembre giungeva l’ordine al reparto dell’Esercito di ripiegare. Il piano d’azione dei nostri era completamente ignorato e nulla sapevano di quello che accadeva al Nord; soltanto che il nemico era giunto a S.Giorgio di Nogaro, avendo ivi avuto uno scontro con una nostra pattuglia in perlustrazione.

 

 

All’alba del 5, dopochè i reparti dell’Esercito si erano ritirati, i convogli e i materiali della Marina provenienti da Monfalcone, Grado, Porto Buso, Porto Lignano e Punta Tagliamento si erano in parte concentrati a Caorle e a Venezia, il personale minatorio provvedeva alla distruzione delle porte e delle chiuse della conca destra di Bevazzana.

 

 

 

Procedevano inoltre alla distruzione dei viveri e degli animali abbandonati per la campagna e nelle case, i cui proprietari erano fuggiti; tale sorte toccò pure al “Lupo di Sdobba” suaccennato.

 

 

Il Comandante Dentice decise di agire di propria iniziativa onde ostacolare, per i canali interni con M.A.S. e con piccole pattuglie, l’avanzata nemica, per costituire una difesa a Caorle, dove la Marina era ancora in piena efficienza.

 

 

 

Da Baseleghe prese accordi telefonici con il Comando in Capo della Piazza Marittima di Venezia per l’invio e l’impiego delle cannoniere “Folgore” e “Saetta”, inoltre di pontoncini muniti di cannoni da 76/40 antiaerei navali. Giungevano infatti l’R. 21, le cannoniere suddette ed un pontone armato con cannone da 76/40 al Comando del Tenente di Vascello Luigi Biancheri.

 

 

Nel pomeriggio vennero organizzate perlustrazioni lungo i canali interni, allo scopo di attaccare eventuali pattuglie nemiche transitanti sugli argini e distruggere tutti i galleggianti che avrebbero potuto servire per trasbordi al nemico; così pure tutti i viveri e gli animali.

 

 

 

 

Nel frattempo il Comandante Dentice si recava a Caorle per prendere accordi col Colonnello Molaioni per un più organico sfruttamento dei nostri mezzi.

 

 

All’ora stabilita per il concentramento, un M.A.S. non giungeva, e sopraggiunta la notte, altro M.A.S. se ne andava alla ricerca, trovandolo incagliato nei canali. Avvenuto il disincaglio, ritornarono a Falconera, mentre altro M.A.S. rimaneva a sorvegliare il traghetto di Punta Bocca Volta.

 

 

Due mitragliatrici vennero piazzate per battere l’argine e la strada da San Gaetano, e attraverso il traghetto vennero inoltrati dei soldati sbandati, che i marinai e i soldati dell’Intendenza accompagnarono a Caorle.

 

 

 

Il Comandante Dentice, dopo aver conferito e concordato un piano di azione col Colonnello Molaioni, a bordo di due motoscafi armati, risaliva il Lemene col Comandante Rizzo per prendere contatto con una Compagnia di Cavalleria appiedata che doveva trovarsi a Concordia.

 

 

All’alba del 6, al M.A.S. 22 e al Maria II, si univano piccole siluranti e il Comandante Biancheria, intanto che il M.A.S. 14 sorvegliava il canale Nicesolo per prevenire eventuali sorprese.

 

 

La navigazione era resa laboriosa dal ristretto e tortuoso letto del canale e da qualche barca affondata; le case erano in buona parte abbandonate e i rimasti non seppero dare alcuna notizia sicura.

 

 

A Marango fermarono un soldato in bicicletta, il quale dichiarò che era riuscito a sfuggire agli austriaci, ma non seppe precisare se Concordia fosse in mano dei nostri oppure degli austriaci.

 

 

 

Sempre risalendo il Lemene, trovarono un rimorchiatore lagunare incagliato. Il personale di questo, che era stato incaricato di affondare un barcone per ostruire il canale e provocare l’allagamento della zona attraverso tagli praticati agli argini, si affannava inutilmente per il disincaglio.

 

 

Con l’aiuto dei sopraggiunti il rimorchiatore potè ritornare verso Caorle, dopodiché i tre M.A.S., con le cannoniere ecc., proseguirono contro corrente, mentre il Comandante Rizzo dirigeva le manovre all’estrema prora del M.A.S. scrutando il letto del fiume.

 

 

Alla curva di Portella, sotto Concordia, scorsero sulla sponda destra, raggruppato sull’argine, un plotone di soldati in posizione di bracciarm.

 

 

Attesero di essere più vicini per parlare coi soldati.

 

 

Il Comandante Rizzo, convinto che fossero italiani, sorvegliava sempre il fondo del canale.

 

 

Il volontario motonauta Carossi, che era al timone, avvertì: “Comandante, guardi che caricano”.

 

 

Infatti i soldati sull’argine avevano preso la posizione di croceatet, ma nessuno poteva mai immaginare che fossero dei nemici.

 

 

La bandiera italiana sventolava sulla poppa del M.A.S. e il cannone da 47, così pure le mitragliatrici erano assai visibili.

 

 

Il Comandante Rizzo, vedendo quei soldati immobili a una trentina di metri appena, protendendo le braccia in avanti gridò loro:

“Eh! Che mai fate?”

 

 

A quell’esclamazione risoluta avvenne nel gruppo dei soldati un po’ di confusione, e nello spostamento risaltò la casacca paonazza e gli alamari di un ufficiale ungherese.

 

 

In quell’istante la situazione era assai critica, perché i fucili e le mitragliatrici erano diretti contro il M.A.S., ma il Comandante Risso mantenne la sua calma abituale.

 

 

Con lieve movimento della mano destra ordinò di accostare a dritta per lasciare libere le mitragliatrici di poppa, gridando: “Attenzione! Sono austriaci!”, mentre l’equipaggio iniziava il fuoco contro i nemici.

 

 

Il Comandante Dentice, che seguiva il primo M.A.S. col Maria II, intuì subito di che si trattava e ordinò anche lui il fuoco.

 

 

Colpiti dalla mitraglia parecchi nemici caddero e i rimasti del gruppo si gettarono dietro l’argine. Le mitragliatrici e il cannone da 47 battevano gli argini per impedire che il nemico, protetto da questi, tirasse dal riparo sui pochi uomini dell’equipaggio che erano allo scoperto.

 

 

L’episodio movimentato durò pochi istanti; intanto manovrarono cautamente nel ristretto spazio del canale portandosi più a Sud, fuori della curva, in posizione sicura dalle insidie.

 

 

Come mai gli austriaci avvisati dell’arrivo dei M.A.S. dal rumore dei motori, non si appiattarono, sparando di sorpresa?

 

 

Avrebbero facilmente ucciso i pochi uomini imbarcati nei M.A.S. che erano completamente scoperti.

 

 

E’ certo che il gesto risoluto e deciso del Comandante Rizzo, determinò in un primo momento la sorpresa degli avversari, poi il tiro efficace delle mitragliatrici li obbligò a ritirarsi dietro l’argine.

 

 

Era evidente che il nemico non solo aveva preso Concordia, ma passato il ponte, procedeva per gli argini verso la costa.

 

 

Con la certezza che il nemico sarebbe ritornato in forze, vennero sbarcate due mitragliatrici a terra; una doveva battere lo stradone, l’altra, attraverso un buco praticato sul tetto di un casone l’argine.

 

 

Un borghese intanto giungeva in bicicletta, informando che gli austriaci erano padroni di tutta la zona e che la pattuglia nemica era stata decimata.

 

 

L’uomo sembrò sospetto e venne catturato. Il Comandante Biancheri con la bicicletta sequestrata al borghese, si diresse in esplorazione sullo stradone, ma ritornò poco dopo in gran fretta.

 

 

Era stato informato che gli austriaci in buon numero venivano a scaglioni protetti dagli argini e sparpagliati per la zona, che non era allagata come credevano.

 

 

Il casone, sul quale avevano piazzata la mitragliatrice e nello stesso tempo serviva da esplorazione, era lontano dai motoscafi. Essendovi pericolo di perdere i M.A.S. per un colpo di sorpresa, i dodici componenti l’equipaggio ripiegarono prendendo imbarco, ma poco dopo avvistarono alcuni elmetti sputnati dall’argine e contro questi iniziarono il fuoco, al quale il nemico rispose a fucilate.

 

 

Non essendo possibile rimanessero allo scoperto sui M.A.S. ridiscesero il fiume, mentre le mitragliatrici tempestavano di proiettili sia l’argine sia i canneti, cercando un posto migliore per ostacolare l’avanzata del nemico.

 

 

Si fermarono a S.Gaetano, ove era giunto da Caorle un plotone di marinai, che improvvisarono due elementi di trincea ai due lati degli argini, piazzandovi una mitragliatrice, mentre un’altra veniva collocata su una finestra di un fabbricato, sulla sponda sinistra.

 

 

Le notizie più disparate venivano portate da elementi diversi e nessuno sapeva ancora se gli austriaci avessero occupato S.Donà di Piave, nel qual caso sarebbe stato necessario far saltare il ponte della Saetta. Pure, fino a che i nostri erano a Caorle, bisognava resistere a S.Gaetano.

 

 

Il Comandante Dentice ordinò al Comandante Biancheri di recarsi sulla “Folgore” per organizzare il tiro di interdizione dalle cannoniere e dai pontoni di suo Comando, intanto che egli si sarebbe avviato verso Caorle per sistemare una difesa.

 

 

Frattanto veniva stesa una linea telefonica volante fra S.Gaetano e Bocca Volta per la direzione del tiro.

 

 

Nel frattempo giungevano notizie che pattuglie nemiche erano state avvistate nelle vicinanze, mentre dalla campagna circostante echeggiavano le prime fucilate. I nemici non erano molti, ma evidentemente sparsi fra i canneti, ed i nostri risposero al fuoco con ripetute scariche delle mitragliatrici.

 

 

Annottava; l’ordine di sgombrare Caorle prima della mezzanotte era giunto. La linea telefonica venne ritirata, il ponte girevole venne aperto e la chiave asportata, mentre un plotone di marinai ripiegava lungo l’argine verso le cannoniere, e i M.A.S. rimanevano sul posto per proteggere il ripiegamento, tenendo a bada il nemico col fuoco intermittente delle mitragliatrici.

 

 

Quando tutti ebbero passato il traghetto, i M.A.S. si ritirarono; uno soltanto rimase di guardia a Bocca Volta (imboccatura Lemene) per la sorveglianza.

 

 

Lo sgombero di Caorle avvenne regolarmente con tutta calma, e nella notte il ponte della Saetta veniva fatto saltare.

 

 

Il nemico era a S.Gaetano ma non si inoltrava sull’argine.

 

 

 

Alle ore 9,30 del 7 novembre 1917 il traghetto venne affondato e alle ore 10 i nostri uscirono dal canale di Falconera dopo aver ricuperato le due boe di segnalazione, poi proseguirono per Venezia, da dove i M.A.S. partirono per Cavazuccherina a presidiare quel tratto fino a Capo Sile che era privo di copertura.

 

 

 

 

FORMAZIONE DEL PRIMO BATTAGLIONE DI MARINAI “MONFALCONE”

 

 

L’iniziativa di costituzione del Reggimento e poi della Brigata Marina, si deve all’infaticabile mente del Capo di Stato Maggiore della R.Marina, S.E. Paolo Thaon di Revel.

 

 

All’Ospizio Marino al Lido e al Carcere Femminile alla Giudecca ferveva intanto l’opera per l’inquadramento dei marinai e per la formazione del primo Battaglione su quattro Compagnie composte ciascuna di 230 uomini.

 

 

Questo primo nucleo partiva per il Piave e precisamente per Cortellazzo alle sette del mattino del 9 novembre 1917, al Comando del Capitano di Corvetta Pietro Starita.

 

 

Il suddetto Battaglione venne poi denominato “Monfalcone” e veniva man mano rinforzato da Venezia. I marinai, nuovi alla guerra di trincea, ebbero il loro battesimo di sangue il 13 novembre in un primo vittorioso scontro in cui incalzarono il nemico alla baionetta, ricacciandolo oltre Revedoli.

 

 

Le notizie di queste prime gesta dei nostri marinai trasformatisi in fanti, suscitarono nei veneziani grande entusiasmo. Si poterono così formare in pochissimo tempo altri tre Battaglioni che vennero denominati: “Grado”, “Golametto” e “Caorle”.

 

 

Al Comando del Reggimento, il 24 novembre 1917, venne nominato il Capitano di Vascello ALFREDO DENTICE DI FRASSO, il quale si trovava già in quella zona alla direzione degli elementi di difesa che si stavano consolidando.

 

 

La prima tappa del Comando Reggimento fu Ca’ Nagliati nei pressi dei Bagni di Cavazuccherina, e bastarono pochi giorni di ricognizione per stabilire definitivamente la sede, che venne scelta nella località Ca’ Gamba, vicinissima alla linea lungo il Cavetta da Ca’ Le Motte a Cortellazzo ove sbocca il Nuovo Piave.

 

 

 

Sulla sinistra fino a Cavazuccherina la linea era tenuta da un Reggimento di Bersaglieri della III Brigata, e la riva destra del Sile, da Cavazuccherina per 5 Km. verso Salsi, era presidiata da marinai con mitragliatrici.

 

 

 

A Cavazuccherina vi erano due Squadriglie M.A.S. al Comando dei Tenenti di Vascello Luigi Rizzo e Pagano di Melito e nella Piave Vecchia fino a Cortellazzo venivano dislocandosi, ingegnosamente mascherati, i galleggianti armati del Raggruppamento Marina.

 

 

 

A Cortellazzo, sulle dune di sabbia, era stata postata una batteria navale con quattro cannoni da 152 al Comando del Capitano di Corvetta Bruno Bordigioni, già Comandante della Jean Roulier di Grado.

 

 

Questa batteria venne denominata batteria “Bordigioni” ed ebbe gran parte nella resistenza. A circa 400 metri dalle linee avversarie, veniva continuamente battuta anche dalla fucileria nemica; esposta ai tiri avversari sia da terra che da mare, controbatteva energicamente il nemico, coprendosi di gloria nella strenua difesa di Venezia.

 

 

 

LA BRIGATA MARINA – SUA COSTITUZIONE E FUNZIONAMENTO

 

 

I reparti della Difesa di Monfalcone e di Grado formarono i primi nuclei della Brigata Marina, la quale, costituitasi organicamente nei primi giorni del novembre 1917 al Comando del Contrammiraglio MOLA’, portò un notevole ed immediato contributo alla resistenza sul Piave. Come risulta dalla relazione del Contrammiraglio Molà sulla costituzione e sul funzionamento della Brigata Marina.

 

 

“Le notizie imprecise che pervenivano dal Veneto invaso assumevano forma gravissima e preoccupante. Il nemico, fatto ardimentoso dalla debole resistenza che incontrava nella sua marcia e reso ingordo dal bottino enorme già caduto in sue mani e da quello ancora più cospicuo che si riprometteva più oltre, avanzava rapidamente con le sue pattuglie, premendo da presso i nostri reparti in ritirata”.

 

 

“Su Venezia in quei giorni, e specialmente durante la prima decade di novembre, sovrastava terribile e grave la minaccia del nemico, e fu allora che con cura febbrile dovettero adottarsi tutte le possibili provvidenze per mettere la laguna Nord in istato di difesa”.

 

 

“Le truppe di cui disponeva allora la Piazza di Venezia, costituite essenzialmente da esigui reparti di milizia territoriale, mai provati al fuoco e poco allenati, davano ben scarso affidamento di poter opporre seria resistenza all’urto imminente delle truppe austriache, né la III Armata si trovava nella possibilità di poter rinforzare il presidio di Venezia con truppe di prima linea – sicchè la Piazza dovette contare esclusivamente sulle sue risorse – e dovette provvedere con i suoi mezzi ad apprestare la difesa estrema”.

 

 

“In quei giorni intanto affluivano per via di mare nella maggior parte per canali interni ed anche per via di terra, il personale ed il materiale delle abbandonate Difese di Grado e Monfalcone”.

 

 

[…] “ S.E. il Capo di Stato Maggiore della Marina, che in quei giorni di ansia e di angoscia era presente a Venezia, resosi conto delle difficili e critiche condizioni in cui in quell’ora tragica veniva a trovarsi la Piazza di Venezia, diede ordine perché con le truppe di Marina provenienti dall’antico fronte, con le artiglierie reduci dall’Isonzo e con le altre che potevano aversi sottomano, fossero subito organizzati e messi in efficienza reparti di fanteria e di artiglieria e mandati sul Basso Piave e nella laguna a costituire e consolidare l’estrema ala destra dell’Esercito. E così fu fatto”.

 

 

“Con i marinai della Difesa di Monfalcone si formò subito il Battaglione “Monfalcone” che fu il primo ad essere avviato al fronte ed ebbe, dopo qualche giorno dal suo arrivo in linea, l’onore di battersi efficacemente col nemico in un primo scontro che si ebbe sul Basso Piave il 13 novembre 1917”.

 

 

“Seguirono poi a breve scadenza i Battaglioni “Grado” e “Caorle”: il primo formato con i militari provenienti dall’antico fronte e parte con militari del distaccamento di Venezia. Più in là, un quarto Battaglione formato con personale raccogliticcio, la maggior parte proveniente dalle Difese di Spezia e di Messina, venne a Venezia a completare il Reggimento che risultò definitivamente costituito su quattro Battaglioni”.

 

 

“Analogamente, al Raggruppamento Artiglieria fu provveduto in un primo tempo con i natanti armati arrivati dall’Isonzo e con le artiglierie che si avevano disponibili a Venezia, prelevandole da navi e da batterie costiere che, considerata l’urgenza del momento, potevano temporaneamente rinunziare a parte del loro armamento. E queste artiglierie prestarono anch’esse il loro concorso efficacissimo nell’arrestare l’irruenta avanzata del nemico”.

 

 

“In un secondo tempo, con artiglierie provenienti dalle navi e dalle sedi lontane, si approntarono e dislocarono al fronte altre batterie, venendo così a costituirsi un Raggruppamento di Artiglieria con numerosi gruppi dipendenti, i quali nel complesso contavano nel giugno 1918 circa 150 bocche da fuoco fra artiglierie di grosso, medio e piccolo calibro”.

 

 

“I due predetti reparti erano indipendenti fra loro, ma entrambi tatticamente furono messi a disposizione della III Armata comandata da S.A.R. il Duca D’Aosta. Il reggimento Marina andò a far parte della 4°. Divisione del 23° Corpo d’Armata, che costituiva l’ala destra della III Armata, ed il Raggruppamento, con i suoi reparti di Artiglieria di piccolo, medio e grosso calibro, fu dislocato nella laguna Nord di Venezia e sulle spiagge di Cortellazzo con raggio d’azione da S.Donà di Piave al mare”.

 

 

 

IL REGGIMENTO MARINA

 

 

“Complessivamente, compreso lo Stato Maggiore del Comando Reggimento, furono assegnati al Reggimento Marina circa 115 Ufficiali e circa 3600 uomini di truppa”.

 

 

“Il tratto di fronte, la cui difesa venne affidata al Reggimento Marina, comprendeva il Canale Cavetta da Cà Le Motte sino al suo sbocco nel Piave e di qui fino al mare tagliando la penisola di Cortellazzo, una testa di ponte al di là del Cavetta che andò col tempo sempre maggiormente estendendosi, costituendo un saldo posto avanzato per eventuali future offensive, ed infine al Reggimento venne pure affidata buona parte della costiera da Cortellazzo sino a località Bagni”.

 

 

“Per la vigilanza a difesa delle linee ora indicate, i Battaglioni venivano così dislocati: due Battaglioni in prima linea, dei quali uno occupava le trincee del Cavetta e la corrispondente testa di ponte al di là del canale e l’altro occupava le trincee del taglio della penisola di Cortellazzo”.

 

 

“Un terzo Battaglione di rincalzo era accampato a breve distanza dal fronte e disimpegnava il servizio di vigilanza costiera. Un quarto Battaglione a riposo, in località lontana dal fornte (Venezia-Sabbioni o Lido)”.

 

 

“I Battaglioni si alternavano nei loro servizi ogni quindici giorni circa”.

 

 

“Con lavoro alacre persistente ed intensivo in quella zona acquitrinosa occupata dalle nostre truppe si scavarono i primi trinceramenti e furono distese le prime linee di reticolati, lavori che si dovettero estendere e consolidare fin oltre la testa di ponte che nei primi tempi arrivava fino a Ca’ Gerardo. Furono costruiti ricoveri e posti di medicazione, si scavarono e si allestirono camminamenti coperti con posti di rifugio e si approntarono numerose postazioni di mitragliatrici, osservatori, posti di Comando ed estesi collegamenti telefonici”.

 

 

“I mezzi di cui si poteva disporre, specialmente in un primo tempo, furono sempre scarsissimi e ripieghi di ogni genere si dovettero adottare per superare ogni sorta di difficoltà, anche nei riguardi dei mezzi di comunicazione, stante la difficile e malagevole viabilità di quella zona, insistentemente e spesso anche intensamente battuta dalle artiglierie nemiche”.

 

 

“Il Comando del Reggimento dovette anche provvedere al ripristinamento delle bonifiche della zona che si andava sommergendo con grave minaccia alla già scarsa viabilità e alla resistenza degli argini del canale Cavetta, argini che costituivano per interi chilometri i parapetti della trincea di prima linea, provvedendo ad armare le idrovore di cui una, e precisamente quella di Ca’ Pazienti, dovette tenersi in funzione permanentemente”.

 

 

“Anche per cura del Reggimento, al quale fu in via provvisoria aggregata una squadra di palombari e minatori, furono ricuperati e messi in salvo numerosi galleggianti, dei quali alcuni carichi di materiali, che erano stati in gran parte affondati nel Piave Vecchio e nel Canale Cavetta dal tiro nemico. A più riprese il Reggimento dovette sostenere gli attacchi nemici, e talune volte, di propria iniziativa con offensive parziali, portò brillantemente a fondo colpi di mano contro i posti avanzati del nemico, e sempre i nostri Ufficiali e le nostre truppe si distinsero per slancio e valore”.

 

 

“Ed infine, sia per il valore degli uomini e sia per i cospicui lavori di difesa che erano stati compiuti con sagacia ed avvedutezza, quel tratto di fronte occupato dal Reggimento costituiva un vero baluardo che dava affidamenti di valida resistenza agli attacchi in forza che il nemico avesse voluto tentare in quella zona".  […]

 

 

“Dopo il 15 giugno, e cioè quando fu sferrata l’offensiva austriaca sul Piave, dovette provvedere anche a porre la laguna Nord, nella immediata prossimità della prima linea che era costituita dal Sile, in istato di difesa, per fronteggiare eventuali infiltrazioni nemiche che per vie di argini e di canali tentassero avvicinarsi a Venezia. Le linee di difesa nella laguna erano già state in precedenza guarnite di reticolati, e si erano altresì approntate postazioni per mitragliatrici”.

 

 

“Fu allora che venne aggregato alla Brigata Marina un quinto Battaglione “Navi” che era stato formato alcuni messi innanzi con elementi della Squadra da Battaglia e dislocati al Lido a disposizione del Comando Difesa per essere impiegati eventualmente nella difesa della costa od altrove, là dove se ne manifestasse la necessità”.

 

 

“Questo Battaglione, al Comando del Capitano di Fregata BRESCA, fu dislocato nella laguna Nord ed in parte disteso lungo l’argine del taglio del Sile fronteggiando il nemico che dall’altra parte occupava l’argine Nord, quindi concorse anch’esso nella difesa del fronte in quei giorni fortunati in cui il nemico, che tentava l’offensiva risoluta, venne vinto e cacciato dall’altra parte del Piave”.

 

 

 

Le gesta del Reggimento Marina (che a fine di guerra fu chiamato Reggimento San Marco e poi ridotto a Battaglione S.marco) divennero ben presto spiccatamente leggendarie e costituirono un nucleo di gloriose tradizioni. […]

 

 

Il Comando istituito dalla Marina nella zona a levante di Porto Lignano, divenne, dopo la ritirata, il Comando a Sud del Brenta”, a cui fu affidata la direzione di quel formidabile apprestamento difensivo compiuto lungo l’Adige e il Po, inteso non solo a fornire ai combattenti del fronte avanzato delle lagune un solido e pronto baluardo in caso di ulteriore ripiegamento, ma ad impedire in quella zona di facile approdo qualsiasi tentativo di sbarco, che avrebbe potuto prendere alle spalle i difensori del Piave.

 

 

La prima resistenza offerta sul Basso Piave, dove infinite erano le difficoltà per riparare le linee di comunicazione, per proteggere le stazioni di osservazione, per rifornire i combattenti di munizioni, di viveri, di attrezzi, e dove bisognava tenere in continuo movimento le idrovore per impedire che gli argini fossero sommersi, è stata consacrata in un seguito di brillanti episodi, che culminarono nel combattimento di Cortellazzo (19 dicembre 1917) durante il quale fu ricacciato uno dei più forti e vigorosi tentativi fatti dal nemico per passare il fiume. […]

 

 

 

RAGGRUPPAMENTO ARTIGLIERIE DI MARINA

 

 

“Analogamente a quanto erasi verificato per il Reggimento Marina, fu anch’esso formato in un primo tempo con i soli reparti che pervenivano dall’antico fronte, ed andò poi gradatamente sviluppandosi con l’allestimento di nuove batterie terrestri e natanti, sino a raggiungere la cifra cospicua di 45 batterie con un totale complessivo di circa 150 bocche da fuoco, delle quali 13 di grosso calibro, 38 di medio calibro e le rimanenti di piccolo calibro”.

 

 

“Infine si allestirono anche 3 batterie di bombarde (tipo navale) da 280, ciascuna su quattro armi, due batterie su natanti alle quali fu dato il nome di “Castori” ed una sistemata a terra”.

 

 

“Le artiglierie sistemate a terra avevano doppio obiettivo, terrestre e navale; quelle su natanti avevano obbiettivo esclusivamente terrestre. I vari gruppi furono dislocati col criterio di far occupare a quelli di piccolo calibro una posizione avanzata”.

 

 

“Tutta la preparazione e l’organizzazione di quel complesso servizio fu compiuto durante i crudi mesi dell’inverno, quando il freddo, il maltempo e le nebbie rendevano sovente assai penose, se non impossibili, le comunicazioni lungo quei canali ben poco noti della laguna Nord”.

 

 

“Furono create con i nostri mezzi estesissime linee telegrafiche per mettere in comunicazione le batterie con i Comandi di Gruppi, e questi con il Comandante del Raggruppamento, Capitano di Vascello ANTONIO FOSCHINI, che aveva stabilito la sua sede al Cavallino”.

 

 

“Le linee telegrafiche erano in parte aeree ed in parte subacquee e soggette ad avarie frequenti per danni dovuti al tiro nemico. Squadra di guardafili con mezzi veloci, biciclette e motoscafi, erano in continuo lavoro per mantenerle in efficienza”.

 

 

“Furono creati numerosi osservatori avanzati, taluni nelle trincee di prima linea, e tutti furono telegraficamente allacciati con i Comandi dei Gruppi e col Comando del Raggruppamento”.

 

 

“Gli osservatori vennero muniti di goniometri per l’osservazione del tiro. Il Comando del Raggruppamento fu pure telefonicamente allacciato con le Autorità della Piazza e con le Autorità del R.Esercito. Varie centinaia di chilometri di filo occorsero per rendere completa ed efficiente la rete telefonica del Raggruppamento”.

 

 

“Qualora le comunicazioni telefoniche avessero dovuto rimanere interrotte, era stata costituita una rete di segnalazioni ottiche completa da adoperarsi quale mezzo di fortuna”.

 

 

“Furono impiantate infine sei stazioni radiotelegrafiche per ricezione dei segnali dei velivoli osservatori del tiro. Le dette stazioni furono pure provviste di apparecchio trasmettente onde poter servire anch’esse, in caso di necessità, quale mezzo do fortuna per comunicare ordini e notizie”.

 

 

“Insomma tutto fu provveduto perché il vitale servizio di comunicazioni non dovesse mai mancare anche nel caso di violento bombardamento”.

 

 

“Oltre gli osservatori terrestri per l’osservazione del tiro, si allestirono due stazioni areostatiche con due draken, di cui uno fu installato sul pontone semovente “Missana”, e l’altro su un natante suscettibile di essere rimorchiato, talchè le predette due stazioni potevano prendere posizioni in un qualsiasi punto della laguna. Anch’esse vennero telefonicamente allacciate con il Comando del Raggruppamento”.

 

 

“Speciali velivoli muniti di trasmettitori radiotelegrafici furono pure impiegati per l’osservazione del tiro con risultati abbastanza soddisfacenti”.

 

 

“Il rifornimento delle munizioni, a causa del tiro frequente e spesso intensivo che si effettuava al fronte, assunse proporzioni imponenti e si dovette provvedere la Piazza di Venezia con urgenza di un quantitativo di munizionamento per il fronte, mai previsto nelle consuete dotazioni per il tiro navale”.

 

 

“Nei pressi delle batterie, in posizioni alquanto arretrate, vennero formati depositi secondari (in burchi per le batterie natanti ed in riceveri coperti per quelle terrestri) nei quali era contenuta la dotazione di prima riserva pari a quella di primo impiego disponibile presso i pezzi”.

 

 

“Una seconda riserva era a Venezia, nella polveriera, ed una terza riserva nelle sedi lontane, pronta ad affluire a Venezia per ferrovia”.

 

 

“Le batterie rimpiazzavano il munizionamento consumato prelevandolo dai depositi secondari al fronte, i quali erano a loro volta tenuti al completo con rifornimenti provenienti dalla polveriere di Venezia”.

 

 

“Numerosi rimorchiatori, barche a vapore, motoscafi e natanti di varia natura e dimensioni, furono messi a disposizione del Raggruppamento per i vari servizi logistici, talchè, compresi i natanti armati, si disponeva di una flottiglia di circa 350 galleggianti”.

 

 

“Rimorchiatori e barche erano impegnati specialmente per il rifornimento munizioni e per i rapidi spostamenti di batterie natanti onde sottrarle al tiro nemico quando risultava centrato; i motoscafi per il servizio dei guardafili e comunicazioni rapide con i vari Comandi, i mezzi minori per trasporto di personale e materiale”.

 

 

“Furono costituiti in località opportune, su appositi natanti, depositi di viveri, vestiario e materiale, i quali venivano riforniti dal servizio di intendenza dell’Ispettorato, che servivano per la distribuzione dei generi alla batteria del Raggruppamento”.

 

 

 

“Furono organizzate squadre e mezzi di soccorso per ricupero dei natanti che, per effetto del tiro nemico, furono calati a picco nei primi tre mesi da quando venne costituito lo schieramento delle nostre artiglierie natanti: fra i quali “Folgore” e “Saetta” armati con 120, e due armati da 76, oltre rimorchiatori, barche e burchi con materiale vario; tutti furono in breve tempo ricuperati e mandati in linea”.

 

 

 

 

“Fu provveduto infine al ricambio di numerose bocche da fuoco di grosso, medio e piccolo calibro, avariate o logorate dal lungo intensivo impiego”.

 

 

 

“Il personale destinato ai Comandi, alle batterie ed ai servizi del Raggruppamento, andò man mano aumentando di numero per l’aumentato numero delle ocche da fuoco e per i nuovi servizi che si dovettero creare, fra i quali assunse particolare importanza quello contro i gas asfissianti, che richiese l’apprestamento di numerosi e speciali posti di rifugio lungo gli argini presso le batterie, posti di rifugio per i quali occorse notevole quantità di materiale e mano d’opera”.

 

 

“Nel giugno 1918 il Raggruppamento contava circa 160 Ufficiali, di cui la maggioranza, apparteneva al R.Esercito, e circa 3500 uomini di truppa”.

 

 

“Questa cifra non deve meravigliare quando si pensi che l’intervento delle artiglierie complete pronte ad entrare in azione con tiro di sbarramento immediato, doveva aver luogo dopo pochi secondi dal segnale di allarme che era dato da un razzo sparato dalle trincee”.

 

 

“Speciali posti di vedetta erano pur sempre armati giorno e notte in attenzione continua per dare l’allarme alle batterie all’avvistamento del segnale stabilito”.

 

 

 

“La tabella allegata indica le artiglierie della R.Marina dislocate sul Basso Piave nel dicembre 1917, per la difesa del Piave e per proteggere Venezia”.

 

 

 

ELENCO DELLE ARTIGLIERIE SISTEMATE SUI NATANTI DISLOCATI SUL BASSO PIAVE NEL DICEMBRE 1917

 

 

1. “Sauro”- 1 da 120/40

2. “Saetta”-1 da 120/50

3. “Folgore” – 1 da 120/50

4. “De Rosa” – 4 da 76/40 A.A.

5. “G.B. 387” – 2 da 76/40 A.A.

6. “G.B. 355” – 1 da 190

7. “Bianchini” – 1 da 190

8. “Masotto” – 1 da 190

9. “Carso” – 2 da 190

10. “G.B. 354” – 1 da 203

11. “Robusto” – 2 da 203

12. “Tigre” – 1 da 203

13. “Vodice” – 1 da 305/40

14. “Cucco” – 1 da 305/40

15. “Monfalcone” – 1 da 305/46

16. “Valente” – 1 da 305/46

17. “G.B. 95” – 1 da 152/40

18. “G.B. 233” – 1 da 152/40

19. “G.B. 234” – 1 da 152/40

20. “G.F. 258” – 1 da 152/40

21. “Topo N.2” – 1 da 120/40

22. “Topo N.3” – 1 da 120/40

23. “G.F. 259” – 1 da 152/40

24. “Raganella 1, 2, 3, 4, 5, 6, - 1 da 76/30 A.A.

25. “Raganella 7, 8, 9, 10, 11, 12. – 1 da 76/30 A.A.

26. “Rana 1, 2, 3, 4. – 2 da 76/45 A.A.

27. “Zoccola” – 2 da 120/40

28. “Topo N.4” – 1 da 120/40

29. “Topo N.5” – 1 da 120/40

30. “Foca N.1” – 1 da 152/40

31. “Foca N.2” – 1 da 152/40

32. “Foca N.3” – 1 da 152/40

33. “Foca N.4” – 1 da 152/40

34. “Orso N.1” – 1 da 152/40

35. “Orso N.2” – 1 da 152/40

36. “Orso N.3” – 1 da 152/40

37. “Orso N.4” – 1 da 152/40

 

Venezia era ben protetta sia da parte della sua laguna, sia da quella di terraferma.

 

 

 

 

LE BATTERIE NATANTI DEL RAGGRUPPAMENTO MARINA

Prendono posizione in laguna e sul Piave Vecchio arrestando l’avanzata del nemico su Venezia

 

 

E' utile citare un brano di relazione sulla costituzione e sul primo impiego delle artiglierie del Raggruppamento Marina compilata dal tenente di Vascello ANTONA TRAVERSI, addetto ad un gruppo di artiglierie natanti dislocate sul Piave Vecchio subito dopo Caporetto.

 

 

“Dal 28 ottobre 1917 mattina, dopo aver portato le cannoniere in Arsenale per piccole riparazioni, sono destinato dal Comando in Capo ad avviare tutti i pontoni della Brigata nelle nuove postazioni per la difesa di Venezia”.

 

 

 

“Giunge intanto a Venezia l’Ammiraglio MOLA’ alla dipendenza del quale proseguo il mio lavoro provvedendo: all’approntamento della prima riserva di munizioni per ogni calibro; all’approntamento del materiale di ormeggio, che in gran parte è da prevedersi perduto sull’antico fronte; all’approntamento di materiale per comunicazione; approntamento delle carte per il tiro, ed infine all’avviamento delle diverse unità verso il nuovo schieramento”.

 

 

“I natanti della Brigata giungono a Venezia nel seguente ordine:

1) “Carso”, “Valente”, “Monfalcone”, “Robusto” che dopo laboriose e critiche vicende vengono ricondotti a Venezia dal Tenente di Vascello Gino Paoletti;

2) “Masotto”, “Bianchini”. “Orsi”, “Lupi” e “Topi” ricondotti a Venezia per canali interni dai Tenenti di Vascello Ascoli, Celozzi, Aliprandi.

3) “Sauro”, “Saetta” e “Folgore” ricondotti a Venezia per mare dal loro Comandante Tenente di Vascello Biancheri.

“Tutte queste unità col materiale occorrente per le nuove posizioni e col munizionamento ripartono per il nuovo fronte nell’ordine seguente:

1) “Sauro”, “Saetta” e “Folgore”;

2) “Masotto”, “Bianchini”, “Orsi”, “Topi” e “Lupi”;

3) “Valente”, “Monfalcone”, “Robusto” e “Forte”;

4) “Carso”, “Vodice”,

5) “Cucco”.

 

 

 

“La loro dislocazione è la seguente:

A Cavazuccherina: “Sauro”, “Saetta”, “Folgore”, “Masotto” e “Bianchini”;

Nel Piave Vecchio fra Capo Sile e Musile: “Topi” e “Lupi”;

Nel Taglio del Sile: “Orsi”;

Nel Canale Canosa da Ca’ Montiron in giù alla distanza di circa 500 metri uno dall’altro: “Robusto”, “Forte”, “Valente” e “Monfalcone”;

Nel canale Silone fra Porta Grande e Vaccherina Nuova: “Carso, “Vodice” e “Cucco”.

 

 

 

“Il giorno 5 novembre, ultimata la partenza di tutti i natanti efficienti, col “Cucco” raggiungo il canale Silone e assumo il Comando del Gruppo E, composto di:

“Cucco”, “Vodice”, “Valente” e “Monfalcone” (quattro pezzi da 305), “Robusto”, “Forte” e “Tigre” (quattro pezzi da 203); “Carso” (due pezzi da 190)”.

 

 

“Sede del Comando del Gruppo, Vaccherina, nel canale Silone. I giorni 6 e 7 vengono dedicati allo stabilimento delle comunicazioni telefoniche e vengono distesi più di trenta chilometri di linea con le batterie, e iniziato l’allacciamento con l’osservatorio avanzato, per il quale scelgo Casa Franceschini sulla strada Porte Grandi-Fossalta di Piave”.

 

 

 

“Poiché al Comando in Capo di Venezia ed a me potevano occorrere notizie precise circa la posizione del nemico, invio in esplorazione il Sottenente di Vascello Giorgis che, oltrepassato il Piave, dopo aver percorso circa 20 km. Al di là del fiume, viene arrestato dal fuoco di fucileria nemico presso Motta di Livenza e, al suo ritorno, riferisce circa le poco confortanti condizioni morali degli ultimi nostri reparti di copertura che ripiegano verso la linea del Piave, dove le truppe hanno iniziato le prime opere di difesa. Il percorrere le strade, che portano alle linee che costituiranno il nostro nuovo fronte, lascia un’impressione di penoso sconforto: vi è scarsezza di mezzi, di materiali e vi sono ancora moltissimi sbandati che non sanno dove raggiungere i loro reparti”.

 

 

“Spesso, sia di notte, che di giorno, durante le ricognizioni, veniamo fatti segno da fucilate di ignota provenienza e speriamo che esse siano opera di quei nemici infiltrati dei quali è ripetutamente segnalata la presenza!”.

 

 

 “Nei giorni 9 e 10 la scena sconfortante va man mano mutandosi; infatti nelle trincee da Fossalta al Golfo trovo soldati ed Ufficiali che hanno un morale più elevato ed almeno una speranza di poter resistere; il nemico però trasporta avanti le sue artiglierie e disturba molto col suo tiro di interdizione il traffico nelle strade che portano alle nostre prime linee”.

 

 

“I ponti del Piave però sono saltati e l’avanzata del nemico sembra contenuta dal Montello al mare”.

 

 

 

“A San Donà e Musile il nemico sferra attacchi in forza, ma i nostri lo respingono: i “Topi” e “Lupi” di Biancheri hanno già aperto il fuoco! Sono i primi natanti della Marina che fanno risentire la loro voce dopo aver compiuto questo grande e rapido ripiegamento. Tutte le altre artiglierie che si sono potute trasportare dall’antico fronte, sono già al loro posto e non attendono che l’ordine di fuoco. Il morale degli equipaggi è ottimo: ognuno ha compreso che deve sacrificare tutto per difendere un sacro patrimonio, che si trova dietro le nostre batterie: Venezia. […]

 

 

 

IL REGGIMENTO MARINA TIENE SOLIDAMENTE LA LINEA A CORTELLAZZO, ARRESTANDO LA MARCIA DEL NEMICO SU VENEZIA

 

 

 

Come già si è scritto, il Reggimento Marina, a differenza di altri organismi militari, è nato e cresciuto sotto l’impulso generoso richiesto dalla triste necessità del momento.

 

 

Il primo nucleo del Reggimento può considerarsi costituito da una compagnia di 230 uomini al Comando del Capitano di Fanteria Mazzi, partita il mattino del 2 novembre 1917 alla volta di Falconera-Lemene, unitamente ad alcuni M.A.S., armati con cannoncini e mitragliatrici, sui quali erano imbarcati il Comandante Dentice ed il Tenente di Vascello Rizzo.

 

 

Questa Compagnia ebbe subito il battesimo del fuoco nella notte dal 6 al 7 di novembre sulla riva sinistra del Lemene, in cui essa contrastò vigorosamente l’avanzata del nemico, causandogli fortissime perdite, intantochè a Venezia si andava costituendo un Battaglione su quattro Compagnie (compresa quella del Capitano Mazzi già al fronte) con un totale di 22 ufficiali e circa 900 marinai, comandata dal Capitano di Corvetta Pietro Starita.

 

 

Per avere un’idea delle difficoltà e dei sacrifici sostenuti dai nostri marinai nelle prime settimane di servizio al fronte, è assai utile riassumere dal rapporto (N.149 di prot.) e dal diario del Capitano di Corvetta Pietro Starita, lo svolgersi delle operazioni belliche e la tenace ed eroica resistenza sostenuta dal suddetto Battaglione (che poi prese il nome di “Monfalcone” per ricordare i marinai di quella Difesa Marittima) nel Novembre e Dicembre 1917.

 

 

Il Comandante Starita, per ordine emanato dal Comando in Capo di Venezia, partiva per Cortellazzo col suo Battaglione alle ore 7 del 9 novembre, ed il trasporto degli uomini si effettuò, attraverso i canali interni, in maone a rimorchio di un rimorchiatore.

 

 

All’atto della partenza, il Battaglione era costituito di quattro Compagnie, con una forza totale di 22 uficiali e di 899 fra sottufficiali, graduati e comuni. Ogni Compagnia era costituita di quattro plotoni, e gli Ufficiali, ad eccezione del Comandante, del medico e di quattro subalterni del C.R.E., erano tutti dell’Esercito. Gli uomini erano tutti armati con fucile 91 R.E. ed ogni Compagnia aveva aggregata una sezione di 3 mitragliatrici Colt. […]

 

 

Il Comandante Starita col suo Battaglione giungeva a Cortellazzo verso le ore 13 dello stesso giorno, ed in obbedienza agli ordini ricevuti, si presentava immediatamente, per ricevere ordini ed istruzioni, al Comandante del Settore, Colonnello Molajoni, il quale ordinava di accantonare il Battaglione in diversi fabbricati di Cortellazzo ed affidava la sorveglianza del terreno compreso dalla estremità Est della riva destra del Cavetta fino alla foce del Nuovo Piave.

 

 

In tal modo il Battaglione Marinai veniva destinato nel settore N., che era al Comando del Tenente Colonnello di Finanza Vercelli.

 

 

Il Comandante Starita, con i quattro Comandanti di Compagnia, si recava in ricognizione in quel settore per stabilire i diversi posti di vedetta e quelli di postazione delle mitragliatrici.

 

 

Il mattino del 10 la I^ Compagnia assumeva il servizio, rilevando quella delle Guardie di Finanza. Tenuto conto della forza del Battaglione Marinai, veniva stabilito il seguente servizio: una Compagnia in linea, una di rincalzo e due di riserva. Lo stesso giorno il Colonnello Molajoni ordinava di estendere la sorveglianza anche sulla sinistra del Canale Cavetta fino a Casa Cornoldi Nord, per rilevare uno Squadrone di Cavalleggeri Lucca che doveva spostarsi sulla sinistra, da Casa Cornoldi a Casa Allegri Sud, mantenendo il contatto col Battaglione Marinai.

 

 

Il Comandante Starita provvedeva immediatamente mandando in linea la III Compagnia; di conseguenza dovette anche modificare il servizio già stabilito, disponendo che la I e la II Compagnia si alternassero alla destra del Cavetta, la III e la IV alla sinistra, modificando la dislocazione delle mitragliatrici.

 

 

Il giorno 10, che passò senza alcunché di rilevante, fu impiegato per prendere esatta conoscenza del terreno, iniziando i lavori di rafforzamento ritenuti indispensabili.

 

 

Il giorno dopo, provenienti da Venezia, arrivarono 34 mitraglieri con 16 mitragliatrici Colt, che furono dislocate parte sulla destra e parte sulla sinistra del Canale Cavetta.

 

 

Anche nelle giornate dell’11 e del 12 di novembre vi fu qualche scambio di fucilate fra le nostre vedette e quelle nemiche situate sulla sponda sinistra del Nuovo Piave e si continuarono i lavori di trinceramento, così pure la sistemazione delle mitragliatrici, sia in fabbricati ritenuti adatti, sia su piazzuole costruite lungo l’argine della strada Cortellazzo – Ca’ Rossa – Ca’ Cornoldi, nei punti in cui il tiro avesse la massima efficacia.

 

 

Verso le ore 5 del 13 novembre, tre barconi carichi di sceltissimi elementi nemici, profittando della fittissima oscurità, attraversavano il Nuovo Piave, tentando di affermarsi sulla sponda destra del fiume, ma la pronta vigilanza dei nostri arrestò lo slancio aggressivo dell’equipaggio di uno dei tre barconi che, impressionato dalla violenza del fuoco dei marinai, non osò sbarcare.

 

 

Nel frattempo gli equipaggi degli altri due barconi, che erano riusciti a sbarcare in una insenatura davanti a Casa Cornoldi Nord, si affermavano rapidamente sul terreno spazzando le difese antistanti con violento fuoco di mitragliatrici e di bombe a mano. Il Sottotenente Piatti, incaricato della difesa di quel tratto di fronte e che si era slanciato risolutamente contro il nemico alla testa dei suoi uomini, veniva posto fuori combattimento da un proiettile esplosivo scoppiatogli in bocca.

 

 

Frattanto le nostre mitragliatrici, da Casa Cornoldi Nord, cercarono dapprima di controbattere la testa di sbarco che il nemico era riuscito a costruire, ma poi apprestandosi esso a rafforzare le truppe sbarcate con altro contingente di uomini e di mitragliatrici, il nostro fuoco intenso e preciso veniva diretto contro le case di Revedoli, che provocò il panico e la fuga disordinata dell’avversario.

 

 

Il Comandante Starita, che nel frattempo si era portato sul terreno dell’azione, faceva controbattere le mitragliatrici ed i resti delle truppe da sbarco che fuggivano da Revedoli; poi, messosi alla testa di un plotone della III Compagnia, comandato dal Sottotenente Magistrato, e di altri rincalzi comandati complessivamente dal Capitano Cesarini, si slanciava alla baionetta contro i nemici, che in parte venivano uccisi ed in parte fatti prigionieri.

 

 

Quasi tutti gli avversari erano decorati al valore. Perdite accertate da parte del nemico: tre morti tra cui un Ufficiale (sul cui cadavere fu trovata una carta del Basso Piave, sulla quale erano segnati i luoghi per uno sbarco simultaneo in varie località) e nove prigionieri, senza contare i nemici che morirono affogati nel Piave quando, vista l’impresa disperata, tentarono di raggiungere l’opposta sponda del fiume a nuoto. Sul luogo dell’azione il nemico lasciò in nostre mani una mitragliatrice, una ventina di fucili, pugnali di assalto e bombe a mano in gran quantità.

 

 

 

Nel frattempo l’altro barcone, il cui equipaggio non aveva osato sbarcare, era stato nascosto in mezzo ai cespugli della riva destra del Piave. Il Comandante Starita, senza curarsi delle mitragliatrici che erano appostate sulla riva sinistra del fiume, seguito dal Capitano Cesarini e da un manipolo di prodi marinai, avanzò sul greto accosto al quale era ormeggiato il barcone, nel quale trovarono due austriaci, parecchie cassette di mitragliatrici, numerose bombe a mano e parecchi moschetti.

 

 

Il barcone, che era tutto imbrattato di sangue, venne trascinato al sicuro. Con ciò risulta evidente che l’equipaggio mancante, per la maggior parte ferito, aveva cercato di salvarsi a nuoto; infatti videro alcuni uomini seminudi raggiungere l’opposta sponda e darsi a precipitosa fuga.

 

 

S.E. il Capo di Stato Maggiore della Marina giunto poco dopo sul luogo dell’azione, ritirava la carta trovata addosso all’Ufficiale nemico ucciso.

 

 

Era appena terminata l’azione di fronte a Revedoli, quando il Comandante Starita veniva informato che si chiedevano urgenti rinforzi dalle Cascine Allegri e dalle Fornaci di Brazzà, ove il nemico, che era riuscito a sbarcare, aveva affermato la sua efficienza bellica stabilendosi saldamente su provvisoria testa da sbarco. Quantunque non fosse quello il settore affidato al suo Battaglione, noncurante della distanza in cui si trovavano le suddette località (circa 5 Km.) preoccupato solo dal desiderio di moltiplicare sé stesso e rispondere degnamente all’onore affidatogli, con tutte le forze disponibili si portava celermente sul posto alla testa dei suoi marinai.

 

 

La Compagnia di rincalzo era preceduta dal 1° plotone della I Compagnia al Comando del Tenente Rolando, il quale si schierava di fronte al nemico, cercando di frenare la sua baldanzosa avanzata. Nel frattempo giungeva sul posto il Comandante Starita che, accertatosi dell’entità e della dislocazione delle forze avversarie, muoveva col I° plotone e parte della II sezione mitragliatrici alpine verso le Fornaci di Brazzà per dar tempo alla Compagnia, che stava per giungere, di schierarsi all’infuori della pressione avversaria.

 

 

Il nemico, che aveva già cominciato a trincerarsi, pressato dall’audace avanzata dei marinati, si ritirava. Il I° plotone, assolto il suo compito, si dislocava con la sezione mitragliatrici alpine a rinforzo della II Compagnia già distesa, con la quale il Comandante Starita procedeva celermente alla attuazione del piano d’attacco, riuscendo a scacciare il nemico dalle Fornaci di Brazzà.

 

 

 

[…] Nel frattempo, giunta sul posto la IV Compagnia Marinai, con la II già in linea e col I° plotone suaccennato, prendeva posizione per prevenire e rintuzzare eventuali attacchi dell’avversario.

 

 

Durante la notte, essendo stati segnalati movimenti in forze del nemico, veniva inviato a rincalzo della I Compagnia un plotone della III al Comando del Sottotenente Garcasson. La situazione del reparto non era delle più favorevoli: infatti una nostra pattuglia, al Comando dell’aspirante Pitzalis, inviata durante la notte per cercare il collegamento a sinistra, non lo trovò.

 

 

Il mattino del 14, il nemico, accresciuto di numero e di audacia, sfruttando per la sua difesa un caseggiato, nel quale aveva piazzato numerose mitragliatrici, tentava di spezzare con violento fuoco il valido cerchio di difesa mobile che i marinai di Monfalcone gli avevano serrato intorno, ma ogni suo tentativo fu infranto.

 

 

In un primo tempo un valoroso gruppo di marinai, guidati dall’aspirante Pitzalis, controbattè con nutrito fuoco le mitragliatrici nemiche, poi accorsi gli altri plotoni della I Compagnia ed altri due della III di rinforzo, aggirarono il fabbricato e lo espugnarono alla baionetta, balzando avanti con estremo vigore.

 

 

Il nemico, che si era dato a precipitosa fuga, lasciava sul terreno 5 morti, tra cui un Ufficiale ed ingente materiale bellico. Già i marinai, in unione agli Alpini della 1359^ Compagnia mitraglieri ormai aggregati al Battaglione Marinai, stavano meditando nuovi ardimenti per liberare completamente il terreno antistante dai pochi austriaci rimasti, quando giunse l’ordine di ripiegare su Cortellazzo, abbandonando la zona strenuamente difesa.

 

 

Il ripiegamento avvenne nel massimo ordine ed in piena efficienza tattica e logistica, mentre una Compagnia dei Battaglioni (I e III) dopo essersi spinta fino a Casa Allegri in audace ricognizione, si rafforzava di fronte a Casa Cornoldi, costituendo con le altre Compagnie una poderosa testa di ponte di fronte a Revedoli. Anche da queste posizioni venne l’ordine di ripiegare, ed i marinai, avviliti ma non domi, verso le ore 4 del 15 novembre ripiegarono dietro il Canale Cavetta.

 

 

Le nostre perdite nella giornata del 14 furono: due morti e otto feriti. In quel giorno era giunta a Cortellazzo una nuova Compagnia di marinai della forza di 257 uomini al Comando del Capitano di Fanteria Pederzini, nonché un contingente di 70 uomini al Comando del Sottotenente di Vascello Mucci.

 

 

Allo scopo di accertarsi che nessuno dei suoi uomini rimanesse sulla sinistra del Canale Cavetta, il Comandante Starita fu l’ultimo a passare sulla passerella, che poi fece spargere di petrolio, e conformemente agli ordini ricevuti, personalmente incendiava.

 

 

Dopochè, giunto alla batteria da 152 (Bordigioni) trovò il Battaglione già riunito e senz’altro destinò ad ogni Compagnia il tratto di fronte da occupare alla destra del Canale Cavetta e lungo il lato Nord della Marina di Cortellazzo, estendendosi il terreno affidato al Battaglione Marinai da Casa Messina all’estrema Punta Nord-Est ove sbocca il Nuovo Piave.

 

 

Nello stesso tempo inviava la Compagnia di mitragliatrici degli Alpini all’estrema destra del Canale Cavetta, mentre dalla 1075^, al Comando del Capitano Salemme, faceva occupare la trincea già esistente in prossimità della batteria da 152.

 

 

Con i pochi mezzi disponibili e col materiale che fu possibile ricuperare, furono immediatamente iniziati i lavori di trinceramento, di rafforzamento e di piazzamento delle mitragliatrici, e per evitare che il nemico venisse in possesso dei fabbricati più avanzati di Cortellazzo, stabilì un continuo servizio di pattuglie sulla sinistra del Cavetta, facendo togliere le imposte delle finestre delle case di Cortellazzo, onde rendere meno probabili eventuali sorprese da parte del nemico.

 

 

Verso le ore 9 del 16 novembre, una Divisione navale austro-ungarica composta di 12 unità, delle quali due del tipo “Monarch” ed il rimanente del tipo “Huszar” e “Tatra”, si presentarono dinanzi a Cortellazzo, e mentre i cacciatorpediniere nemici si estendevano verso Sud-Est a protezione delle due unità maggiori, queste aprirono un fuoco violentissimo contro la nostra batteria da 152, cercando nello stesso tempo di distruggere i fabbricati sulla destra del Canale Cavetta e di arrecare il maggior danno possibile alle nostre linee e alle nostre truppe.

 

 

Contemporaneamente all’azione navale volarono sulle nostre trincee 5 velivoli nemici, sia per effettuare lanci di bombe e tiri di mitragliatrici, sia per regolare il fuoco delle navi.

 

 

Sublime fu il contegno della batteria Bordigioni, e si deve unicamente alla natura del terreno se i danni e le vittime del furioso bombardamento furono insignificanti. Il tiro cessò poco dopo mezzogiorno e le unità navali fecero rotta verso Est per poi ritornare verso le ore 14, e ripresero il bombardamento della batteria Bordigioni che durò poco più di un’ora; dopochè la Divisione austro-ungarica decisamente diresse verso Est.

 

 

 

Il giorno dopo procedeva intensamente la costruzione delle trincee e vennero inviate pattuglie in ricognizione sulla sinistra del canale Cavetta. Anche il nemico da parte sua lavorava indefessamente per stabilire la sua linea avanzata davanti a Casa Vianello e a Casa Cornoldi Sud. Nel pomeriggio, il nuovo Comandante delle truppe, Tenente Colonnello Pavone, ordinava di costruire a Cortellazzo una testa di ponte, portando la linea avanzata lungo il canale 13°, costruendo trincee e reticolati che dalla prima casa a ponente della Chiesa di Cortellazzo, si sarebbero prolungate fino alla riva del Piave, seguendo detta riva fino al Cavetta.

 

 

Il mattino del 18 novembre il Comandante Starita inviava forti pattuglie per ispezionare il terreno a Nord del canale 13°, ed in attesa dell’arrivo sul posto del materiale richiesto, faceva ammassare in luogo adatto tutto quello che era possibile racimolare sulla sinistra del Canale Cavetta.

 

 

 

Lo stesso giorno giungevano, inviati dal Comando del Settore, due Ufficiali mutilati: il Capitano Casa Bianchi ed il Tenente Clementi, ai quali affidava la direzione dei lavori di trinceramento.

 

 

La venuta dei due prodi Ufficiali mutilati fra le truppe in linea, ebbe un grande effetto morale.

 

 

Il mattino del 19 i lavori di trinceramento sulla destra del Canale Cavetta continuarono, così pure il ricupero dei materiali occorrenti per la costruzione di difese con reticolati. Nel pomeriggio la V Compagnia prendeva posizione sul terreno all’altezza di Ca’ Gerardo, Ca’ Rossa, Ca’ Gaggiola, allo scopo di proteggere altre due Compagnie destinate all’inizio dei lavori a Nord del canale e alla demolizione parziale dei caseggiati esistenti in detta zona. I lavori di trinceramento, che durarono fino al tramonto, vennero ostacolati dal nemico con tiro di fucileria, di mitragliatrici e lancio di bombe da fucile.

 

 

Il mattino del 20 la V Compagnia riprendeva i lavori del giorno precedente, ed altre due Compagnie quelli davanti al canale 13°, che il nemico cercava di ostacolare eseguendo tiri ben centrati con artiglierie da 102 e da 105.

 

 

Il mattino del 21 la V Compagnia tornava a prendere posizione nei paraggi di Casa Gerardo e Casa Rossa, mentre altre due Compagnie lavoravano alacremente alla continuazione dei lavori di trinceramento e di piazzamento delle mitragliatrici.

 

 

All’intenso fuoco del nemico, la V Compagnia rispondeva efficacemente facendolo desistere da qualsiasi tentativo di avanzata e molestia ai nostri lavori di trinceramento.

 

 

Al tramonto, dopo aver fatto prendere posizione ad una Compagnia lungo il canale 13° e dopo aver opportunamente sistemate 6 mitragliatrici, il Comandante Starita faceva rientrare la V Compagnia nella propria trincea sulla destra del Cavetta.

 

 

Così dalle ore 18 del 21 novembre veniva stabilmente occupata la linea avanzata lungo il canale 13° a difesa della testa di ponte di Cortellazzo, che il Battaglione Marinai sapeva essere affidato al suo onore.

 

 

Da quel giorno il Comandante regolava il servizio nella maniera seguente: una Compagnia di servizio sulla linea del canale 13° dal tramonto all’alba, con consegna di lasciare nella propria trincea, sulla destra del Canale Cavetta, due posti di vedetta per ognuno dei quattro plotoni ed una dotazione di mitragliatrici. La Compagnia mitragliatrici 1075^ la fece dislocare con le proprie armi, parte nella casa a sinistra della Chiesa e parte lungo il tracciato della trincea che da detta casa va al canale 13°.

 

 

Alla Compagnia mitraglieri Alpini affidava la sorveglianza delle passerelle create per l’indispensabile traffico fra le due sponde del Cavetta, specialmente nella eventualità di dover inviare truppe di rincalzo sulla linea avanzata, nonché il compito di inviare pattuglie nella direzione di Casa Gaggiola, allo scopo di garantire maggiormente il fianco sinistro della linea avanzata.

 

 

Ad un’altra Compagnia faceva prendere posizione più avanzata verso destra lungo l’argine da Ca’ Gerardo al Piave e verso sinistra lungo l’argine da Ca’ Rossa a Ca’ Gaggiola, col compito di proteggere le nostre opere di rafforzamento lungo il canale 13°, di ostacolare il nemico nei suoi lavori a Ca’ Vianello ed a Ca’ Cornoldi Sud e Nord, di inviare pattuglie in perlustrazione ed impedire all’avversario di portarsi avanti con la propria linea.

 

 

Nel mattino del 22 novembre il nemico iniziava un violento fuoco con le sue batterie da 102, da 105 e da 150, sia contro le nostre batterie da 152 da 87 e da 57, sia contro i caseggiati sulla destra e sulla sinistra del Canale Cavetta, come pure sulle nostre trincee.

 

 

Il fuoco avversario fu assai più intenso verso il tramonto, con lancio di granate a gas lacrimogeni ed asfissianti. La sera stessa giungeva in linea una VI Compagnia di marinai della forza di 207 uomini, al Comando del Sottotenente di Vascello Manfredi, che il Comandante inviava ad occupare la trincea lungo la marina di Cortellazzo.

 

 

 

Verso le ore 9 del mattino seguente, un draken nemico, che si era alzato a circa 12mila metri dalle nostre linee, si abbassava rapidamente al giungere da Venezia di velivoli da caccia francesi. Uno di questi, il Newport 4393, pilotato dal Sergente di Cavalleria De Gran Maison, veniva violentemente attaccato da tre apparecchi nemici, coi quali sosteneva un vivace combattimento.

 

 

Verso le ore 11 il Newport, colpito al motore, atterrava sulla nostra linea, davanti a Casa Milazzo, ove aveva sede il Comando della IV Compagnia.

 

 

L’aviatore veniva immediatamente raccolto e medicato di una leggera ferita lacero contusa alla testa prodottasi nell’atterraggio.

 

 

Nel pomeriggio le artiglierie avversarie, con intenso ed incessante fuoco, tempestarono di colpi, dalle 14 alle 17, le nostre trincee lungo il canale 13° e quelle lungo la riva destra del Canale Cavetta.

 

 

 

Il 24 di novembre, il Comando del Reggimento Marina, che era in formazione, veniva assunto dal Capitano di Vascello Conte ALFREDO DENTICE DI FRASSO.

 

 

Il 25 le artiglierie nemiche disturbarono con violento fuoco la nostra linea e la batteria Bordigioni; nella notte l’avversario si rafforzava a Ca' Vianello e a Ca’ Cornoldi sparando a lunghi intervalli con le mitragliatrici.

 

 

Nei giorni 26, 27 e 28 nulla di notevole. I due Ufficiali mutilati, che erano stati adibiti alla direzione dei lavori di trinceramento, raggiungevano il Comando della III Armata, come da ordine pervenuto dal Comando di Settore. La direzione delle opere di difesa veniva affidata al Capitano Salemme.

 

 

Il mattino del 29 una nostra pattuglia sosteneva uno scontro nei pressi di Casa Cornoldi con un’altra pattuglia nemica della forza di circa 30 uomini, che ripiegava dopo vivissimo fuoco di fucileria lasciando sul terreno due morti.

 

 

 

Il giorno seguente continuavano i soliti tiri di artiglieria avversaria contro le nostre trincee e sulla batteria Bordigioni.

 

 

 

Durante la prima notte di dicembre il nemico lavorava, rafforzando il terreno a Sud di Casa Vianello e Cornoldi, e spingeva le sue pattuglie fino a Casa Gerardo, collocandovi delle vedette. Contro di esse le nostre mitragliatrici iniziavano un violento fuoco che le costrinse alla ritirata, e verso le ore 3, una nostra piccola pattuglia, inviata in perlustrazione, trovava che il nemico si era ritirato a Casa Vianello.

 

 

Nel mattino del 2 dicembre le artiglierie nemiche iniziavano un violento fuoco contro Ca’ Gerardo e fabbricati adiacenti; alle ore 14,30 le nostre batterie da 57 R.M. e 87 R.E. iniziavano un nutrito fuoco contro Casa Vianello e Casa Cornoldi. La prima rimaneva notevolmente danneggiata, tanto da obbligare il nemico di abbandonarla. 

 

 

 

Il 3 di dicembre il nemico continuava a lavorare nei paraggi di Casa Vincenzetti, da dove si faceva sentire con urli e canti. Durante il mattino l’avversario concentrò il tiro delle sue artiglierie sulle nostre linee e batterie.

 

 

 

Verso mezzogiorno arrivava il Battaglione “Caorle”, al Comando del Capitano di Corvetta Colombo, che si accantonava provvisoriamente dietro la batteria Bordigioni e che al tramonto veniva a dare il cambio al Battaglione in linea.

 

 

Date le regolari consegne, il Comandante Starita col Battaglione Marinai (che nel frattempo veniva denominato “Battaglione Monfalcone”) destinato di rincalzo e poi a riposo, si metteva in marcia verso la località Bagni di Cavazuccherina.

 

 

Dopo le notti terribili degli assalti e dei contrattacchi, dopo le lunghe giornate di battaglia e di tormento, i marinai avevano la gioia di concedersi il meritato riposo. […]

 

 

 

Il 28 dicembre 1917 il Comandante Bafile veniva a rilevare il Comandante Starita. […]

 

[gran parte delle foto provengono dal sito www.14-18.it,  che ringraziamo]

[Continua alla Parte Terza: Le operazioni della Brigata di Marina alla difesa di Venezia] 


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