UN GRANDE PROTAGONISTA DEL MEDIOEVO ITALIANO

EZZELINO III DA ROMANO

Un uomo forse troppo "laico" per il suo tempo

 

di Gianni Giolo

(Parte Prima) 

 

Indice

Ezzelino III da Romano - In mezzo ai giganti - Non era un bieco tiranno - Per Maurisio era un santo - Il rapporto con la Chiesa - [Parte Prima]

Il convegno del 1959 - La riedizione del 2016 - La sorella Cunizza - Cambiare il mondo - Ezzelino e Dante - La terra prava - Il grande assalto - Un nuovo Rinascimento - [Parte Seconda]

In un bel castello - Piccioli sovrani - L’incontro con l’imperatore - Il predicatore Giovanni - Tutti ai piedi di Ezzelino - La rottura dei due fratelli - Senza figli legittimi - Alter ego di Federico - [Parte Terza]

Vicenza nel 1237 - Abitava a Verona - La paura di Padova - Guerra al Papa - La destituzione di Federico - Nemico di ogni virtù - Dopo la scomunica - I sovrani europei - [Parte Quarta]

La grande svolta guelfa - Verona e Padova - La grande tirannia - La presa di Monselice - Una nuova crociata - La caduta di Padova - Solo contro tutti - I crociati si ritirano - L’accordo dei guelfi - L’ultimo atto - La gioia dei nemici - L’eccidio di San Zenone - La damnatio memoriae - [Parte Quinta]

 

 

Ezzelino III da Romano 

 

Se ne sono dette di tutti i colori di Ezzelino III da Romano: “abolite gli anniversari e le celebrazioni di questo Anticristo”. E’ nata una bufera politica sul weekend, dedicato ai 750 anni dalla morte di Ezzelino III, signore della Marca Trevigiana del Duecento, soprannominato “il Feroce”, per le sue imprese sanguinarie, ricordato nel comune vicentino Romano d’Ezzelino a villa Negri.

 

 

Sostenitori e detrattori si sono sfogati su Internet e c’è chi lo paragona a Hitler e chi ne fa il precursore dell’identità veneta.

 

 

Si dimentica forse la leggenda nera, che fa di Ezzelino l’incarnazione del demonio. Essa nasce con Dante, che lo colloca nel XII canto dell’Inferno fra i grandi tiranni del passato: E quella fronte c’ha ‘l pel così nero, / è Azzolino.

 

 

Azzolino è la forma normale del nome nei testi trecenteschi (e Acylinus nelle cronache latine). Si tratta di Ezzelino III da Romano, famoso tiranno della Marca Trevigiana e capo dei ghibellini, morto nel 1259 in carcere.

 

 

La leggenda guelfa gli attribuiva inaudita ferocia; e lo diceva figlio di Satana. Lo storico Villani così lo presenta: “Fu il più crudele e ridottato tiranno che mai fosse tra’ cristiani, e signoreggiò per sua forza e tirannia…, grande tempo tutta la marca di Trevigi e la città di Padova e gran parte della Lombardia; e’ cittadini di Padova molta gran parte consumò, e acceconne pur de’ migliori e de’ più nobili in grande quantità, e togliendo le loro   possessioni, mandogli mendicando per lo mondo, e molti altri per diversi martorii e tormenti fece morire, e a un’ora undicimila padovani fece ardere: …sotto l’ombra d’una rudda e scellerata giustizia fece molti mali”.

                                  

 

In mezzo ai giganti

 

 

“Non c’è personaggio – dice Sante Bortolani, docente di storia medievale all’università di Padova – su cui più si discuta, e, allo stesso tempo, meno si conosca”.  Chi invece lo conosce bene è lo storico vicentino Giorgio Cracco, che ha scritto un dotto e documentato libro su di lui “Nato sul Mezzogiorno” (Neri Pozza) (1995) che lo colloca fra i giganti del Duecento: Francesco d’Assisi e Federico II.

 

Diamo la parola a Cracco:

“E’ importante precisare che Ezzelino venne al mondo in un’epoca, a cavallo tra il XII e XIII secolo, segnata da personaggi ed eventi speciali. Nel 1194, quando egli nacque, Francesco d’Assisi, il genio religioso del tardo Medioevo, era un giovincello di dodici anni essendo nato nel 1182.

Quattro anni prima, nel 1190, era scomparso Federico I Barbarossa, il grande avversario dei Comuni italiani, ma poco dopo – nello stesso anno di Ezzelino - venne alla luce a Iesi (provincia di Ancona) un suo nipote, il futuro Federico II, che sarà chiamato “stupore del mondo”.

Nel 1195 nacque anche Antonio di Lisbona, il futuro Santo di Padova, che la tradizione vuole abbia incontrato Ezzelino verso il 1230 con lo scopo di convertirlo. Qualche anno più tardi, nel 1198 fu eletto papa, all’età di 38 anni, Lotario dei conti di Segni, con il nome di Innocenzo III.

Nel 1204, quando Ezzelino faceva dieci anni, forze europee, soprattutto veneziane, dirottarono la spedizione crociata partita contro gli infedeli verso Costantinopoli, conquistando la mitica capitale dell’impero di Bisanzio. Ce n’è abbastanza per concludere che Ezzelino nacque in mezzo ai giganti e in tempi di eventi giganteschi. In teoria anche lui poteva diventare un gigante, e compiere imprese gigantesche”.

                                  

 

Non era un bieco tiranno

 

 

“Non è vero – continua Cracco – che fosse un bieco tiranno e un mostro; i documenti dimostrano il contrario: ossia un buon governante, un personaggio di grandi qualità di cui andar fieri”.

 

 

I sindaci di Romano d’Ezzelino Rossella Olivo non hanno mai avuto l’intenzione di cambiare il nome del paese, nome posto nel 1867. Ciò significava che i romanesi dell’800 ammiravano gli assassini ed i tiranni e deridevano i santi e gli uomini di Dio?

 

 

Non certamente, risponde Cracco (del resto le motivazioni di quella decisione non le conosciamo perché ci manca perfino il testo della delibera del Consiglio comunale, andato distrutto da un incendio): “nulla vieta che vedessero in Ezzelino un eretico, come Arnaldo da Brescia”.

 

 

Oltre che eretico – il papa lo condannò come tale – e un ribelle alla Chiesa di Roma, che bandì addirittura una crociata contro di lui, Ezzelino poteva passare, nelle aspre polemiche di allora (siamo ai tempi di Pio IX), come un uomo “moderno”, un libero pensatore, un politico laico e ghibellino, insomma come un simbolo ante litteram dell’Italia liberale, laica e progressista.

 

 

Così il piccolo comune vicentino aveva modo di entrare a pieno titolo nella storia della nuova Italia. Il primo a parlare di Ezzelino in termini a dir poco entusiastici fu un avvocato di Vicenza, Gerardo Maurisio, che lo conobbe personalmente, fu al suo servizio e scrisse addirittura, verso il 1237, una Cronaca per esaltare lui e la sua famiglia che si profonde in un inno: “O Ezzelino, grande e mirabile è il tuo nome, ma il tuo ingegno è ancora più grande”.

                                  

 

Per Maurisio era un santo

 

 

Per lui Ezzelino era un “santo”. Fuori della Marca e, a molti anni dalla sua morte, perfino Guglielmo Ventura, che pur scrisse di Ezzelino tutto il male possibile, gli riconobbe un merito che a lui sembrava altissimo: “si astenne dalle donne e perseguitò con odio accanito magnaccia e puttane, ladri e traditori”. 

 

 

Anche lo storico bassanese Gian Battista Verci, nella sua Storia degli Ecelini, pubblicata nel 1779, presso la stamperia Remondini, lo dipinse, se non casto come un asceta, per lo meno “alienissimo” dai piaceri e dai “folli amori” e lo celebrava come “il più gran guerriero” e “il più fino politico che sia vissuto nei secoli di mezzo”.

 

 

La storia del Verci fu ristampata in edizione ridotta e più accessibile nel 1841: vuol dire che piaceva ai non molti abitanti del Pedemonte che la lessero con interesse e passione. La cultura di allora (la maggior parte della popolazione era analfabeta), non era ancora livellata dentro lo Stato unitario, amava coltivare le memorie delle piccole patrie.

 

 

Nei centri importanti cominciavano a nascere le cosiddette Deputazioni di storia patria, cioè organismi che promuovevano le ricerche storiche locali. Anche Romano riscoperse le sue radici, ma il paese faceva parte di una regione, il Veneto, che da poco, dopo la terza guerra d’indipendenza, era confluito dentro una patria più grande, il regno d’Italia. Per il Pedemonte il trapasso, dopo il 1866, dal governo austriaco a quello sabaudo fu lacerante e drammatico. Proprio in questo tempo nel 1866 nacque un periodico locale “Il Brenta” e si costituì la Società democratico-progressista di ispirazione liberale.

                                   

 

Il rapporto con la Chiesa

 

 

Uno dei motivi di contrasto era il rapporto con la Chiesa. Nel Pedemonte tutti o quasi erano cattolici, ma dovevano decidere: o il regno d’Italia anticlericale o Pio IX che era avverso al regno e aveva scomunicato il re.

 

 

La maggioranza dei notabili si schierarono per lo Stato laico contro la Chiesa: contribuirono alla costruzione di un monumento a Arnaldo da Brescia, monaco eretico, condannato dalla Chiesa nel secolo XII, ed esaltato come “martire del libero pensiero”. Ma l’opera del Verci fece loro conoscere un personaggio molto più avverso alla Chiesa e anticlericale di Arnaldo da Brescia, un personaggio che era nato in casa loro: Ezzelino III. Ecco come nacque la loro decisione di appropriarsi il nome e la storia del grande tiranno.

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