UNIVERSITA' DI VENEZIA - Corso di Laurea magistrale in Storia dal Medioevo all’Età Contemporanea - Tesi di Laurea

L’Esercito veneziano e la difesa di Candia 1645-1669 - Il costo di una vittoria mancata

Relatore Ch. Prof. Luciano Pezzolo

Laureando Roberto Vaccher

 

 

7) La guarnigione di Candia: entità e composizione

 

 

Quasi tutte le nazionalità europee ebbero i loro rappresentanti e i loro morti, nella guarnigione di Candia nel corso dei 22 lunghi anni di assedio. Di questo massa variegata di fanti, cavalieri, artiglieri, ingegneri e varia umanità, non ci restano che poche cifre molto confuse. Si tratta probabilmente della componente meno rappresentata nelle fonti poiché non rimane nessuna loro testimonianza, il che non deve sorprendere considerando che, la maggior parte di essi, era analfabeta.

 

 

La prima cosa che impressionava ed appassionava i contemporanei, nel leggere dell’assedio di Candia, era l’enorme disparità di forze che caratterizzò questo conflitto. Ma come e dove, se vi fu, si delineò questa disparità? Come si può ben immaginare, nel lungo scorrere di 25 anni di guerra e di 22 anni di assedio, composizione e numeri delle forze in campo variarono sensibilmente.

 

 

Nell’arco cronologico in cui la città di Candia rimase sotto blocco vi furono due grandi assedi. Il primo si articolò negli anni 1648 e 1649 e il secondo e decisivo, nei 28 mesi di assalti che portarono alla resa della Città il 6 settembre 1669. E’ in questi periodi che ci aspetteremmo di trovare il maggior numero di soldati impegnati a Candia.

 

 

Per quanto riguarda le forze turche andrà proprio così e il massimo sforzo militare si ritroverà solamente negli ultimi anni di assedio. Riguardo alle forze veneziane invece, abbiamo vari momenti in cui la concentrazione militare a Creta raggiunse alti livelli, per poi abbassarsi nuovamente al livello di sopravvivenza. Questo fatto è spiegabile abbastanza semplicemente. Nei momenti in cui erano previste operazioni di un certo livello, si aumentava la concentrazione di truppe. Il che non avvenne solamente in occasione degli attacchi turchi, ma anche quando furono i Veneziani ad assumere l’iniziativa: nel 1650 per la riconquista di San Todaro e per le sortite decise per distruggere gli approcci turchi e, di nuovo nel 1660 per il grande sbarco che doveva portare alla riconquista della Canea.

 

 

In quest’ultima occasione si concentrarono sull’Isola 3.500 soldati francesi e 4.500 fanti veneziani, oltre ai presidi già presenti. Interrotte le operazioni estive, tuttavia, la maggior parte di queste forze fu inviata a svernare in arcipelago. Il presidio della città aveva infatti bisogno di rimanere costantemente al livello ottimale. Un numero troppo alto di soldati, soprattutto nei lunghi periodi di inoperosità, avrebbe significato un consumo eccessivo di cibo e un costo, in termini economici, altrettanto ingiustificato, accorciando, invece di allungare, la sopravvivenza della Città.

 

 

D’altro canto, un numero troppo esiguo, avrebbe avuto l’ovvia controindicazione di non essere sufficiente per difendere tutta la cerchia muraria. Il pericolo sempre presente di un attacco di sorpresa da parte dei Turchi, accampati a poche miglia dalla Città, era la maggior minaccia contro la quale era necessario restare sempre in guardia. In particolar modo, l’aggiunta delle difese esterne, aveva praticamente raddoppiato il numero dei soldati necessari per presidiare la città. Queste comprendevano un numero enorme di postazioni, di cui le principali sono indicate nella tabella seguente, insieme al numero di soldati richiesto per la loro difesa. (197)

 

In generale, il limite, sotto il quale si riteneva che la città non sarebbe riuscita a sostenere un attacco nemico, era di 4.000 soldati. Si trattava comunque di una cifra puramente psicologica, se svincolata dall’entità delle forze che avevano a disposizione gli attaccanti. Nel 1668, alla partenza da Candia del marchese Villa, la guarnigione veneta contava 6750 soldati ma doveva fronteggiare circa 20.000 Turchi, che, al contrario dei Veneziani, ricevevano rinforzi molto rapidamente. (198)

 

 

In occasione del primo assedio, nel maggio de 1648, le forze a disposizione della guarnigione vennero divise in 8 corpi. Ognuno di essi, affidato al comando di un colonnello, si componeva di 600 uomini, tranne l’ottavo che ne contava 1.500. Ad ogni corpo era stata affidata la difesa di un bastione specifico, mentre l’ottavo corpo, nonché il più numeroso, fungeva da riserva tattica. Il compito di quest’ultimo, composto da soldati pagati e da feudati, sarebbe stato quello di intervenire nei posti più minacciati in caso di bisogno. (199)

 

 

Le cernide, presenti in città, erano state ripartite tra i primi 7 reparti. Poiché i bastioni dovevano essere presidiati 24 ore su 24, i reparti che li custodivano, dovevano dormire direttamente sul posto sotto ripari di fortuna o tende. Usualmente poi una parte della guarnigione avrebbe avuto funzioni di guardie di quartiere, svolgendo compiti di ronda e di mantenimento dell’ordine pubblico. Il che ci riporta alla questione principale, che emerge nel momento in cui si considera la reale consistenza numerica della guarnigione di Candia. Nelle relazioni e nei dispacci, che trattano di questo argomento, si ritrovano due indicatori che misurano la consistenza del presidio: il primo indica il totale dei combattenti presenti o quelli presenti nei ruoli utilizzati per i pagamenti,il secondo, invece, i cosiddetti soldati da fattione.

 

 

Volendo fare subito un esempio, prendiamo due rassegne della guarnigione, effettuate nel mese di maggio del 1663. Le due rassegne sono del 6 e del 30 maggio. Nella seconda, quella del 30 maggio, sembra esserci un buon incremento nella consistenza della guarnigione: in essa infatti, si effettuava il conteggio della guarnigione analizzando l’andamento del numero delle compagnie fin dall’ingresso nella piazza del provveditore alle armi Corner.(200) Al suo arrivo si trovavano 69 compagnie e altre 23 vi erano giunte successivamente.

 

 

Le compagnie che si trovavano al momento della rassegna erano 71, poiché le altre erano state riformate. Al termine della rassegna si sottolineava come la guarnigione fosse aumentata numericamente rispetto alla consistenza che aveva sotto il predecessore del Corner. Assommerebbe quindi a 3.749 fanti, con un aumento di 356 uomini, rispetto alla precedente. Ma in realtà il conteggio non sembra coerente con la rassegna del 6 maggio. Segue l’elenco dettagliato dei conteggiati.

 

 

Ci aspetteremmo che la rassegna del 6 maggio avesse quindi ritrovato un totale di 3.393 (3.749-356) soldati ma invece, andando a controllare, ne ritroviamo solamente 3.185.

 

 

Il trucco c’è e si vede: nella prima rassegna furono conteggiati solo i fanti e i loro ufficiali, cioè solamente il corpo combattente del presidio, nel secondo conteggio si aggiunsero, come si può vedere, anche i bambini, le “gratie de capitani” e “altri”. In questo modo il totale dei soldati teorici aumentò fino alla cifra di 3.749. Dal caso appena esposto emerge la difficoltà di dare un conto chiaro del numero reale dei soldati impegnati nella difesa di Candia, nel farlo ci si scontra con una molteplicità di dati, solo in apparenza incongruenti. Dico in apparenza perché, in realtà, si tratta solo di capire esattamente a cosa si riferisca ogni conteggio.

 

 

 

Innanzitutto all’interno del presidio, coloro che possiamo definire genericamente soldati, formavano invece diverse categorie. Vi erano i soldati di fattione, cioè coloro a cui era materialmente affidata la sicurezza della città; guardando sui bastioni e nei cortili, al passaggio delle ronde, sono loro che vedremo. A costoro si aggiungevano quelli che venivano definiti “ufficiali in piedi”, si trattava degli ufficiali che comandavano effettivamente delle compagnie. La specificazione è necessaria, per distinguerli dagli “ufficiali riformati”, che non comandavano più una compagnia, ma continuavano a servire nel presidio, spesso a mezza paga o con la paga da fante.

 

 

Quando una compagnia scendeva sotto un certo numero di effettivi o la sua resa in combattimento non era accettabile, poteva essere riformata. Mentre i soldati

 

 

venivano distribuiti presso altre unità, gli ufficiali rimanevano con uno status a parte e stipendio diminuito. Spesso era utile riformare le compagnie che formavano il presidio per mere questioni economiche. Un numero elevato di compagnie, con pochi uomini ciascuna, significava un alto numero di ufficiali che erano la componente più costosa all’interno di ogni reparto. Diminuire il numero di compagnie, aumentando allo stesso tempo il numero dei loro componenti, permetteva di risparmiare sugli ufficiali e di conseguenze di evitare spese inutili. Poiché però per riformare una compagnia era necessario saldare gli stipendi ai soldati e agli ufficiali che la componevano, questa operazione poteva essere fatta solo se era disponibile denaro contante.

 

 

 

Vi erano poi i soldati esenti da fattione, cioè quella parte di soldati che era stata esentata dal servizio diretto delle guardie. Costoro potevano essere quei soldati che conoscevano un mestiere e che, di conseguenza, si impiegavano in maniera diversa, come «marangoni, murari, fabri». (201)  In questo caso venivano comunque pagati con lo stipendio, in terzi, e la razione di pane giornaliera. Oppure i fanti destinati al pattugliamento della città con funzioni di polizia.

 

 

Vi era però anche la possibilità che si trattasse di soldati convalescenti, troppo vecchi o troppo giovani ed inesperti, per prestare servizio continuativamente, ma che tornavano comunque utili in caso di attacco. A costoro veniva distribuita solo la razione di pane e fino a mezzo stipendio.

 

 

Nella rassegna del febbraio 1648, la guarnigione risultava avere a disposizione complessivamente 3.600 soldati, ma quelli di fattione erano 2.780. (202)  Sempre a febbraio, ma del 1656, il presidio contava nominalmente 4.600 soldati ma quelli impiegabili nelle fattioni erano solamente 2.165.  (203)

 

 

L’anno successivo, a maggio, il presidio contava 4.440 fanti di cui 2.515 di fattione, oltre a questi vi erano anche 470 «gratie» pagate. Nel 1661 i fanti di fattione erano 2.656 ma il totale conteggiato assommava a 4.070.  (204)

 

 

Di fatto l’unico mezzo di sussistenza per la popolazione di Candia, nei lunghi anni di assedio era costituito, quasi esclusivamente, da quanto distribuito dai magazzini della città. Se non si voleva che la popolazione morisse di fame bisognava trovare un modo per distribuire e rendicontare, anche la distribuzione di cibo ai civili o almeno a una parte di essi. Si trattava di tutte quelle dispense che andavano sotto il nome di «gratie» ovvero grazie concesse dal provveditore alle armi. In particolare tutti coloro che avevano servito nelle cernide o coloro che avevano perso la vita al servizio della Serenissima, «non vi essendo in questa piazza chi non conti la morte del padre o del figliolo o del fratello o di qualche parente congionto et la maggior parte anco più d’uno»  (205), avevano ricevuto la grazia di poter «notare» i figli o la moglie in maniera che ricevessero una razione di cibo.

 

 

Oltre a questi vi erano i religiosi presenti in città, sacerdoti, sia cattolici che ortodossi che venivano inseriti nei ruoli delle compagnie affinché potessero beneficiare anche loro delle distribuzioni di viveri.

 

 

Anche gli ufficiali al comando delle compagnie potevano ricevere «qualche piazza d’avvantaggio», come riconoscimento in ragione della lunghezza del loro servizio o per sfamare le proprie famiglie: molti degli ufficiali risultavano infatti sposati. Infine vi erano anche i feudati che, anche se teoricamente nobili, avevano perso tutti i propri beni con la guerra. Ricevevano quindi lo stesso trattamento degli altri in ragione del numero delle loro famiglie. Nonostante l’aggravio per le casse pubbliche fosse «considerabilissimo» era tuttavia necessario se non si voleva svuotare completamente la Città di abitanti.

 

 

 

Va detto che, normalmente, nelle rassegne, le grazie sono indicate come tali e si ha quindi ben evidente il numero dei combattenti. Tra questi però non sempre si specifica se si tratta di fanti esentati o a pieno servizio, né se si tratta di ufficiali in piedi o riformati.

 

 

Il grafico che segue offre un’ insieme di istantanee ritraenti la consistenza numerica del presidio della città di Candia in vari momenti dell’assedio.

 

Dietro queste cifre si cela una realtà più complessa, già in parte emersa nei capitoli precedenti, poiché lungi dall’essere un’entità omogenea, la guarnizione veneziana annoverava tra le sue fila varie nazionalità diverse. Soprattutto nel principio del conflitto notiamo una sorta di apprensione per la composizione, quasi interamente straniera, del presidio.

 

 

A più riprese il provveditore alle armi Alvise Mocenigo richiese l’invio di truppe composte da sudditi. Soprattutto dopo l’arrivo della leva di Remorantin  (206), composta quasi interamente da Francesi, nel presidio si sentì necessità di truppe italiane. Infatti quasi tutte le compagnie di guarnigione a Creta nel 1645 erano Oltramontane, così come quelle inviate da Venezia nei mesi seguenti l’invasione. Si richiese quindi di non inviare tutte le nuove forze arruolate a Candia ma, piuttosto, di mandarle in Dalmazia e da lì inviare a Candia reparti già sperimentati.

 

 

In alternativa andava bene inviare anche cernide poiché «queste contra pesarebbero le estere, e lontani dalle case farebbero forse ottima riuscita »  (207). Risulta in qualche modo strana questa richiesta, essendo usuale per la Repubblica non solo l’arruolamento di un gran numero di stranieri, ma anche l’affidarsi a generali non sudditi. E’ probabile che, dato l’alto numero di diserzioni che si riscontrava nei reparti oltramontani, si temesse per la tenuta delle guarnigioni. La presenza di forze composte da sudditi, che evidentemente si ritenevano più fedeli, poteva servire anche come deterrente contro l’insorgere di disordini.

 

 

In effetti il primo anno di conflitto sarà l’unico, di tutta la guerra, in cui vi sarà un tale sbilanciamento nella provenienza geografica dei membri della guarnigione. Gli Oltramontani continueranno a costituire la componente più numerosa, ma non in maniera così sbilanciata come appena visto.

 

Note

197 - ASV Senato, dispacci, Ptm 563, note miste a fine busta datate dal 1650 al 1669.

198 - BNM IT VII 2182 (8779) Relazione finale del Villa, 21 aprile 1668.

199 - ASV Senato, dispacci, Ptm 545, 26 maggio 1648

200 - ASV, Senato, Dispacci, Provveditori da terra e da mar e altre cariche, busta 553, Corner 6 maggio 1663, Corner 30 maggio 1663

201 - ASV Senato, dispacci, Ptm 551, 12 maggio 1658

202 - ASV Senato, dispacci, Ptm 545, 15 febbraio1648

203 - ASV Senato, dispacci, Ptm 550, 29 Febbraio 1656

204 - ASV Senato, dispacci, Ptm, 552, 28 giugno 1661

205 - ASV Senato, dispacci Ptm, 551, 8 marzo 1659

206 - Il colonnello Achille de Remorantin entrò al servizio della Serenissima nel 1646. Era un colonnelloimpresario, si era quindi occupato di arruolare in Francia un reggimento di fanteria che guiderà lui stesso a Candia.

207 - ASV Senato, dispacci, Ptm 545, 15 febbraio1647