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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

La guerra civile che fu la prima causa della rovina di Costantinopoli, nonostante la caduta della città non accenna a placarsi. Perciò l'armata crociata, rivelatisi nulli gli accordi stabiliti con il nuovo imperatore, riprende le ostilità contro i Greci e la città subisce un nuovo assedio ed una nuova espugnazione. Ma il popolo stanco di tanto sangue esce dalle mura e chiede pietà. (anno 1204 d.C.)

 

 

LA SECONDA CONQUISTA DELLA CAPITALE

COSTANTINOPOLI CHIEDE PIETA' AI CROCIATI

 

 

Le cose infatti iniziarono a peggiorare drammatica­mente subito dopo l’incoronazione del giovane Alessio IV che dovendo ripagare ora i crociati e sostenere la loro impresa in Terra Santa, si ritrovò davanti alle casse imperiali pressoché vuote. L’imperatore, così, non si vide solo costretto ad imporre nuove tasse per recuperare il denaro indispensabile, ma come se non bastasse, dovette far fondere un gran quan­titativo di oggetti e vasellame d’oro e d’argento requisito dalle ricchissime chiese della città.

 

 

A rendere ancora più ostile il clero costantinopolitano nei confronti dell’impera­tore, arrivò infine la notizia della promessa fatta al Papa dell’unificazione delle due chiese con il riconoscimento della supremazia pontificia. Era veramente troppo! Accanto al clero si affiancò ben presto anche la maggior parte della popolazione civile che mal sopportava la pre­senza di un esercito straniero nella propria città tanto più che i Franchi, in particolare, si erano già distinti quanto a cupidigia e scelleratezza.

 

 

La tensione, così, cresceva drammaticamente di ora in ora e né i Veneziani, né i cro­ciati franchi potevano ormai circolare liberamente per le strade della capitale senza rischiare il linciaggio, specie dopo un devastante incendio, appiccato, pare proprio da un gruppo di Franchi. Del resto anche tra gli stessi occi­dentali cresceva il malcontento. Perché restare infatti in una città sempre più ostile? E per ottenere cosa? È vero, avevano un debito da pagare ai Veneziani, ma questo non sembrava più sufficiente per rischiare la vita ogni giorno fra le strade di una città che li voleva solo cacciare.

 

 

La soluzione, a quel punto, era solo nelle mani del vecchio doge Enrico Dandolo. Niente poteva impedirgli di dare l’ordine d’imbarco e fare ritorno a casa specie dopo la cac­ciata e l’assassinio di Alessio IV e l’ascesa di un nuovo imperatore, Alessio Ducas detto Murzuflo per le sue folte e nere sopracciglie. Il vecchio imperatore Isacco, padre dell’assassinato Alessio, morì, si disse di crepacuore non appena avuta la notizia della morte del figlio. Resta che con la loro scomparsa venivano ancor meno i motivi della permanenza a Costantinopoli dove il nuovo usurpatore veniva intanto incoronato imperatore agli inizi del 1204, con il nome di Alessio V.

 

 

Come primo provvedimento il nuovo imperatore fece restaurare e rinforzare le mura della città che dal primo attacco crociato l’anno preceden­te non erano state più risistemate. Le mura vennero così innalzate e adeguatamente guarnite. Le intenzioni del nuovo imperatore erano ben chiare e così dovettero sem­brare anche ai crociati nei confronti dei quali, fra l’altro, l’imperatore non aveva nessun obbligo da assolvere allon­tanandosi ulteriormente così per i Franchi, la possibilità di ottenere il pagamento pattuito in precedenza con Alessio IV, indispensabile per saldare il debito coi Veneziani. II cui doge non sembrava avere nessuna fretta ad abbandonare Costantinopoli malgrado le mutate cir­costanze: anzi, sul trono era risalito un usurpatore e per di piùassassino del suo predecessore.

 

 

Era quanto basta­va ai Veneziani per decidere un’azione di forza contro il nuovo imperatore e la sua città. Così, si sarebbe realizza­to il progetto che segretamente il doge covava da tempo: distruggere l’impero bizantino e porre sul suo trono un imperatore fantoccio dei Veneziani. L’attacco ebbe inizio la mattina del 9 aprile del 1204, ma questa volta le navi veneziane si trovarono di fronte a dei bastioni e a delle mura inaccessibili dopo il previdente intervento voluto dall’imperatore. L’assalto, respinto, venne ritentato il lunedì successivo, 12 aprile. I Veneziani, questa volta, avevano agganciato le navi a coppie raddoppiando così il peso lanciato su ogni torre.

 

 

Due torri, poco dopo, cadeva­no in mano veneziana mentre, contemporaneamente i crociati sfondavano una porta e penetravano nella città. Murzuflo (Alessio V), dopo aver invano tentato di respin­gere l’attacco, fuggì in Tracia mentre nella capitale si con­sumava una della più atroci carneficine da parte dei cro­ciati che dilagavano per le strade, nei palazzi, nelle case, razziando ed uccidendo senza pietà. “ ...Stanchi per la bat­taglia ed il massacro ...” i conquistatori infine si placarono accampandosi per la notte in una della principali piazze della città.

 

 

In quella stessa notte i crociati temendo un attacco a sorpresa, appiccarono il fuoco ad un quartiere dal quale, ancora una volta (ed era la terza dall’arrivo dei crociati) le fiamme si propagarono ben presto all’intera città. L’indomani ogni resistenza era pressoché svanita Al passaggio trionfale dei cavalieri, la popolazione terro­rizzata metteva le dita in croce per implorare misericor­dia e pietà mentre il clero cittadino avanzava in proces­sione portando alte le croci e le immagini sacre. Dopo tre giorni, tre giorni lunghissimi di terrore, l’ordine venne infine ristabilito.

 

 

I crociati poterono finalmente pagare ai Veneziani le restanti 34.000 marche d’argento che ancora avanzavano e successivamente eleggere il nuovo impera­tore di Costantinopoli, o meglio, di quello che restava dei suoi abitanti e delle sue meraviglie. La scelta, condizionata dalla forte pressione dei Veneziani, cadde su Baldovino di Fiandra che il 16 mag­gio del 1204 veniva incoronato imperatore nella chiesa di S.Sofia.

 

 

Nasceva così l’Impero Latino d’Oriente, sulle ceneri di una città fino al giorno prima e da secoli ritenu­ta una delle città più belle e ricche dell’Oriente e non solo. Con l’imperatore venne poi nominato anche il nuovo Patriarca nella persona del veneziano Tomaso Morosini. Venezia, con il sangue ed il saccheggio aveva così rag­giunto l’apice della sua potenza Bisanzio, l’antica capita­le dei Cesari d’Oriente, l’erede di Roma e da sempre lega­ta a Venezia da vincoli storici, culturali e commerciali, era nelle mani dei Veneziani che potevano assaporare finalmente, la loro amara vittoria. E con i Veneziani il loro doge Enrico Dandolo, la vera mente ed il principale, vero artefice, di una conquista voluta ad ogni costo. Ed il prezzo pagato dalla città in ter­mini materiali ed umani, fu effettivamente altissimo tanto che da allora iniziò per Bisanzio un lento, inesora­bile declino.