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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

Una importante iniziativa diplomatica veneziana porta i due più importanti principi della cristianità ad incontrarsi per suggellare la pace. Il Papa Alessandro III accoglie il Barbarossa con grande pompa sulla porta della basilica Marciana e lo invita poi all'interno per celebrare la messa in segno di riconciliazione. (anno 1177 d.C.)

 

 

CONCLUSA IN VENEZIA GRAZIE AL DOGE ZIANI

PACE FATTA TRA IL PAPA E FEDERICO I

 

 

Avuta ragione dell’irrequieto Patriarca Ulrico, ben altri e più gravi problemi si presentavano al doge Vitale II Michiel e riguardavano in par­ticolare i suoi rapporti con Bisanzio. Con l’im­peratore greco Manuele Comneno, oltremodo preoccupa­to per lo strapotere ottenuto dai Veneziani grazie agli innumerevoli privilegi accordati più o meno liberamente dai suoi predecessori, la tensione nei rapporti con Venezia raggiunse infatti livelli altissimi.

 

 

Non solo Bisanzio favo­riva l’espansione delle Repubbliche marinare di Genova e Pisa, mortali nemiche di Venezia, ma aveva anche occu­pato le terre dalmate già sotto giurisdizione veneziana, conquistate dal re Stefano II d’Ungheria. Si arrivò così, in un’atmosfera ormai tesa e carica di reciproci sospetti, alle drammatiche giornate del 1171 quando il quartiere genovese di Costantinopoli venne in gran parte distrutto. Manuele Comneno non tardò ad addossare la colpa ai veneziani che allora, si conta, dovevano essere non meno di 80.000 nella città, dando ordine che tutti i cittadini della Repubblica veneta venissero arrestati e le loro pro­prietà e i loro beni confiscati. Ben 10.000 veneziani furono rinchiusi nelle carceri bizantine, altri nei vari monasteri.

 

 

 

Era la guerra. Allestita una flotta di circa centoventi navi il doge salpò alla volta di Costantinopoli. L’imperatore, che non si aspettava una risposta così immediata e vio­lenta, mandò degli ambasciatori al doge che intanto aveva attraccato all’isola di Chio. Vitale accettò le trattati­ve mandando a Costantinopoli una sua delegazione. Fu questo un errore tragico da parte del doge dato che nella capitale i bizantini tirarono in lungo le trattative per mesi. Intanto, nelle navi veneziane, infatti, scoppiava virulenta la peste che falcidiò migliaia di marinai. Solo allora agli ambasciatori fu consentito di lasciare la capita­le, dato che l’imperatore aveva ottenuto il suo scopo senza colpo ferire, quello di neutralizzare la flotta veneziana ed evitare lo scontro.

 

 

Ritornato a Venezia con le navi mezze vuote e senza aver concluso un nulla di fatto, il doge sconfitto ed umiliato, venne poco dopo trucidato mentre tentava di fuggire nel convento di S.Zaccaria. Venne pugnalato da uno scono­sciuto nella calle delle Rasse. I rapporti con Bisanzio restarono assai tesi anche con il nuovo dogato inaugurato da Sebastiano Ziani. il rifiuto di trattative da parte del­l’imperatore Manuele, altro non fece che spingere i Veneziani verso i Normanni con il cui re di Sicilia, Guglielmo il Buono, il doge siglò un trattato ventennale in materia commerciale. Chiuse le porte ad Oriente, Venezia guardava ora con maggior interesse all’Occidente dove da anni si stavano fronteggiando le due massime autorità: il papa Alessandro III e l’imperatore Federico I Barbarossa.

 

 

L’imperatore tedesco, nel suo rilancio del progetto e programma imperiali, era più volte sceso nella penisola scontrandosi, tuttavia, con la tenace resistenza dei liberi comuni lombardi. Venezia inizial­mente, non toccata direttamente dal conflitto, seguiva a distanza il rapido evolversi della situazione che andava ulteriormente complicandosi con l’elezione da parte imperiale dell’antipapa Vettore IV contrapposto ad Alessandro III regolarmente invece eletto dal Concilio. A quel punto Venezia non poteva restare più neutrale, doveva fare la sua scelta anche perché se il progetto impe­riale si fosse realizzato in Lombardia, difficilmente Federico avrebbe risparmiato la città lagunare.

 

 

E così nel 1167 Venezia risulta tra i membri fondatori della Lega Lombarda nata per osteggiare ed arrestare definitiva­mente il progetto imperiale del Barbarossa. Ma il presti­gio e l’importanza della città troveranno ben altra e più solenne occasione per essere universalmente riconosciuti. Nel 1177 infatti, Federico I Barbarossa dopo ben quattro campagne in Italia prive di successo, riconosceva la pro­pria sconfitta accettando di concludere la pace con il pon­tefice proprio a Venezia. L’incontro segnava la fine di uno scisma durato diciassette anni e portava finalmente la pace in Italia.

 

 

La scelta di Venezia, voluta probabilmente dal Barbarossa al posto della più compromessa Bologna, rispondeva al fatto che tutto sommato la città, impegnata a risolvere i suoi difficili rapporti con Bisanzio, non aveva giocato un ruolo particolarmente attivo all’interno del fronte anti-imperiale e la sua tradizione di sostanziale indipendenza ne fece così la città ideale per lo storico incontro. Il 10 maggio del 1177 approdava in laguna il pontefice con la sua curia ricevuti dal Patriarca di Grado e da quello di Aquileia. Dopo aver celebrato una messa nella Basilica Marciana, Alessandro III venne accompa­gnato sulla barca del doge Sebastiano Ziani al Palazzo Patriarcale sul Canal Grande.

 

 

 

L’imperatore, intanto, venne fatto attendere a Ravenna poiché, si era stabilito, che solo con il consenso del papa avrebbe potuto raggiungere Venezia il che avvenne solo il 23 luglio del 1177 quando una flottiglia veneziana si recò a Chioggia a prelevarlo. Federico, giunto così al Lido, riconobbe ufficialmente quale unico e legittimo pontefice Alessandro III che a sua volta tolse la scomunica che pen­deva da ben diciassette anni sul capo dell’imperatore che poteva, finalmente, entrare a Venezia. il doge in persona andò a riceverlo e a scortarlo fino a Rialto in una barca decorata per l’occasione.

 

 

Uno splendido palco era stato nel frattempo innalzato davanti alla chiesa di S.Marco da dove il pontefice alle sei del mattino celebrò una messa ed attese l’arrivo del cor­teo imperiale. Alla sua destra sedeva il Patriarca di Venezia mentre alla sua sinistra quello di Aquileia. Quando Federico approdò con il doge Ziani a Rialto, venne condotto fino al trono papale. Giunto dinanzi al pontefice si tolse il mantello rosso del potere e prostatosi ai suoi piedi, li baciò. Alessandro III a quel punto si alzò e prese fra le mani il capo dell’imperatore che abbracciò e baciò facendolo sedere alla propria destra. Poi lo prese per mano e lo condusse nella Basilica. Ultimata la funzione religiosa, il papa salì poi sul suo cavallo mentre, come da tradizione, l’imperatore gli teneva la staffa. I due si ritira­rono infine nel Palazzo Ducale.