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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

Pochi mesi dopo l'orribile sconfitta sulle coste albanesi i Veneziani sono in grado di attaccare nuovamente la flotta normanna che viene sorpresa nei pressi di Butrinto. La stessa moglie di Guiscardo rischia di essere fatta prigioniera. Comunque la vittoria è totale e Venezia si risolleva dopo gli smacchi patiti. (anno 1085 d.C.)

 

 

CONTRO LA FLOTTA DI ROBERTO GUISCARDO

LA VITTORIA DI VENEZIA A BUTRINTO

 

 

Nello stesso anno della durissima sconfitta subi­ta dai veneziani per mano del Guiscardo, il doge Domenico Selvo veniva sostituito, forse proprio in seguito alla sconfitta, dal doge Vitale Falier che proseguì la guerra contro i Normanni anche se con esiti ben diversi dal suo predecessore. Non appena salito al trono Vitale infatti, inviò a Costantinopoli degli ambasciatori per trattare con l’impe­ratore Alessio. In quell’occasione, probabilmente, l’impe­ratore promise ai Veneziani di cedere e riconoscere loro ogni diritto sulle città dalmate e croate a patto che si pro­seguisse insieme nella lotta contro i Normanni. Non solo. Alessio Comneno assegnò al doge una rendita nelle pro­vince del suo impero così pure alle chiese della laguna. Per S.Marco, venne così stabilita una rendita annua costituita non solo da denaro, ma anche da case e possedi­menti vari a Costantinopoli e a Durazzo.

 

 

Stabiliti gli accordi e le ricompense, il primo scontro con le navi nor­manne si risolse tuttavia per i Veneziani in una nuova sconfitta, anche se di modeste dimensioni, presso l’isola di Saseno vicino al quartier generale del Guiscardo – quello veneto-bizantino era stato spostato invece da Corfù a Cefalonia –. Intanto le navi normanne si erano attestate lungo le coste tra Aulona e Butrinto dopo che la seconda spedizione contro l’Epiro non aveva dato alcun esito. In quelle zone la flotta normanna stazionò per lunghi mesi, dall’ottobre del 1084 al luglio dell’anno successivo senza mai che le due flotte nemiche – normanna e veneto-bizan­tina –, si scontrassero.

 

 

Ci si prepara per la vittoria

 

 

In quei lunghi mesi di stasi, intanto, a Cefalonia si metteva mano ad un nuovo piano da parte dei Veneziani e dei Greci per poter affrontare nuovamente il nemico, ma questa volta vittoriosamente. La presenza dei Veneziani stava diventando la vera spina nel fianco per il Guiscardo, l’unico vero impedimento alla sua conquista di Costantinopoli, poiché, molto probabilmente, questo era il fine ultimo ed ambizioso del re normanno.

 

 

Ed il ruolo fondamentale e insostituibile della flotta veneziana quale unico baluardo a difesa di Bisanzio, veniva genero­samente riconosciuto dall’imperatore che già nel 1084 rilasciava al governo veneziano la cosiddetta Crisobolla (Sigillo col bollo d’oro). Con questo documento, di cui ci informa la stessa principessa Anna Comnena, Alessio I concedeva ai Veneziani tutta una serie di privilegi e garanzie commerciali: esenzione da ogni dazio, l’immu­nità da giurisdizioni diverse da quella veneziana e la con­cessione di interi quartieri e mercati per. Il proprio com­mercio in tutto l’Oriente.

 

 

Venezia, pur a caro prezzo, si era così garantita il monopolio dei mercati orientali. Non solo. Infatti venne anche stabilita una rendita annuale di venti libbre d’oro da distribuirsi fra le chiese veneziane mentre alla chiesa di S.Marco, oltre a questa rendita annuale, venivano donate tutte le botteghe situate in alcune piazze di Costantinopoli oltre la possibilità di riscuotere i fitti da tutti i depositi merci sparsi in Oriente e che rientravano sotto la giurisdizione imperiale. L’imperatore aveva rimesso nelle mani dei Veneziani la salvezza e il futuro dell’impero pagando un prezzo che non tarderà a ricadere sulla stessa economia costantino­politana, penalizzata da un’impossibile concorrenza coi Veneziani.

 

 

Intanto la guerra contro i Normanni nell’esta­te del 1085 era ripresa con un decisivo scontro nelle acque comprese tra le isole di Corfù e Butrinto dove si erano concentrate le navi del Guiscardo. La battaglia, durissi­ma, vide questa volta vincitori i Veneziani che riusciro­no a disperdere la flotta normanna facendo numerosi pri­gionieri e ricavando un ricco bottino. Si narra che alla battaglia avesse preso parte anche la stessa moglie del Guiscardo, Singelgasta, donna dall’evidente e notevole coraggio che rischiò, nello scontro, di cadere essa stessa prigioniera.

 

 

La vittoria veneziana a Butrinto aveva riscattato brillantemente la dura sconfitta dell’anno pre­cedente andando ad incrementare la fama e la gloria della flotta veneziana. La sconfitta si dimostrerà per i Normanni definitiva tanto che da allora, il sogno di con­quistare i Balcani e da questi Costantinopoli, si risolse in una bolla di sapone. II Guiscardo infatti, una volta incas­sato il colpo, tentò ancora alcune, insignificanti sortite fra le quali l’assedio di Cefalonia, quartier generale della flot­ta veneto-bizantina.

 

 

Era il luglio del 1085 e la città ancor prima che dai Normanni, venne assalita dalla peste che un clima torrido contribuiva a rendere particolarmente virulenta. I Normanni accampati sotto le mura nel dispe­rato tentativo di conquistare la città, di fronte alla diffu­sione del mortale morbo fuggirono alla rinfusa sulle pro­prie navi per raggiungere infine le coste della Puglia. Al Guiscardo, tuttavia, la malattia non lasciò scampo. II grande re normanno che da un pugno di territori nel sud Italia era riuscito in pochi anni a costruire un regno in grado di tenere in scacco lo stesso imperatore di Bisanzio, moriva di peste sotto le mura di una città che mai il suo esercito riuscirà a conquistare.

 

 

Con lui, scendeva nella tomba il grande sogno di conquistare Bisanzio e le sue immense ricchezze, tanto che alla notizia della sua morte, così Anna Comnena annota nella sua cronaca: “Quando mio padre, l’imperatore greco seppe l’improvvisa morte di Roberto (il Guiscardo), respirò come se fosse stato libera­to da gravissimo peso ....”. E a respirare con l’imperatore Alessio Comneno, c’era anche naturalmente Venezia rimasta l’unica, vera signora dell’Adriatico.