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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

I Veneti delle isole accettano il principio di autorità di un solo uomo pur se coadiuvato dai maggiorenti. Il Doge diventa gradualmente una guida militare e poi anche politica. Da "Dux" a "Doxe" per arrivare a "Doge". (anno 697 d.C.)

 

 

SI ELEGGE IL PRIMO DOGE

 

 

I veneti delle isole accettano il principio dell'autorità, di un solo uomo che, pur se coadiuvato dai maggiorenti, diventa gradualmente una guida militare e poi anche politica. Così la parola duce, o dux, si trasforma nella lingua parlata in doxe, per arrivare al famoso "doge"...

 

Con l’assestarsi nella penisola dell’equilibrio tra Longobardi e Bizantini, anche l’area lagunare, ormai ampiamente popolata, era alla ricerca di una sua organizzazione politica e sociale. Alla fine del VII secolo la provincia risultava ancora retta da un duca e da un “magister militum” rispettivamente quale autorità civile e militare dipendenti dall’esarca bizantino di Ravenna.

 

 

Tuttavia la popolazione andava riconoscendo sempre più nel clero e nel ceto tribunizio locali i nuovi punti di riferimento all’interno di un proces­so di ristrutturazione che assumeva sempre più nel tempo i caratteri di una vera e propria volontà autonomi­sta.

 

 

E all’insegna di questa volontà la cronicistica vene­ziana individua in Paoluccio o PaoulicioAnafesta, cittadi­no di Eraclea, il primo duca, poi dòxe(doge), eletto auto­nomamente dai veneziani nel 697. Pur ritenendo molto più probabile che per quella data l’area fosse ancora inve­ce politicamente “devota” a Bisanzio e al suo esarca, resta tutto il fascino di una circostanza e di una figura sospese tra storia e leggenda.

 

 

Si narra così che Paoluccio venne eletto quale primo doge dopo che il Patriarca di Grado Cristoforo riuscì a stento a sedare gli animi infuocati dei lagunari riuniti nella cattedrale di Eraclea per tentare di trovare una soluzione pacifica alle feroci discordie che da tempo serpeggiavano fra i tribuni delle diverse isole. Questa debolezza interna doveva fare poi i conti anche con le continue incursioni corsare che venivano dal mare e con le scorrerie dei Longobardi alle foci dei fiumi. Evidentemente la neo-comunità lagunare stentava in quei primi decenni di vita a trovare un suo stabile equili­brio politico e sociale.

 

 

Il duca unico: garante del bene comune

 

 

L’esigenza di arrivare così ad una pace tra le diverse realtà isolane, avrebbe portato alla fine tutti i rispet­tivi rappresentanti e parte degli abitanti a radunarsi nella chiesa di Eraclea. Qui, una volta sedati gli animi, si sarebbe finalmente eletto un duca quale unico e legittimo rappresentante dell’intera comunità lagunare. Il “doge” infatti, pur conservando i poteri che erano già stati del­l’antico funzionario bizantino, sarebbe stato sentito innanzitutto, infatti, come il garante del comune interes­se, il difensore del “bene comune”.

 

 

Una realtà che al di là della leggendaria circostanza, è certamente innegabile. Il popolo, e lo vedremo presto, non esiterà infatti a cacciare, accecare o uccidere i dogi che governeranno male o dispo­ticamente, opponendosi ancora per molti secoli a chiun­que tentasse di trasformare la ducea in un potere dinasti­co e famigliare. A questo spirito s’informavano anche i provvedimenti presi per fissare i poteri e le competenze del doge stesso.

 

 

Questi poteva convocare l’assemblea generale dei rappre­sentanti delle isole ma allo stesso organo doveva rispon­dere e render conto del suo operato. Poteva altresì elegge­re i tribuni e i giudici; poteva convocare i concili del clero e conferire allo stesso benefici e poteri temporali; poteva infine decretare lo stato di guerra previo parere concorde o meno dell’assemblea.

 

 

Malgrado l’istituzione del primo doge, perdurarono ancora per molto tempo le figure dei tribuni, i veri gestori e rappresentanti della politica nelle singole isole. Non più indipendenti, questi erano molto più che dei semplici esecutori di leggi, in virtù di una certa autonomia di cui godevano ancora le singole isole che infatti non obbedivano direttamente al doge ma ai suoi rappresentanti, i gastaldi.

 

 

Prevaleva ancora il carat­tere locale e famigliare del governo nelle varie realtà iso­lane. Questo aspetto politico sarebbe durato per molti secoli. Ma torniamo a Paoluccio e alla sua presunta elezione. Prestato giuramento venne poi fatto sedere su di un trono ed insignito delle insegne ducali del potere o, secon­do altri, portato in trionfo sino alla chiesa e successiva­mente al suo palazzo.

 

 

Sotto il suo dogato che sarebbe durato fino al 727, la comunità lagunare avrebbe raggiunto finalmente pace e prosperità grazie anche ad un’alleanza con il re longobar­do Liutprando che procurò ai veneziani una serie di benefici commerciali. Non è dato sapere, in realtà, come e se effettivamente la vicenda sull’elezione del primo doge si sia svolta proprio come le alquanto tarde fonti venezia­ne ci tramandano.

 

 

La realtà storica sembra infatti smentire in pieno l’asseri­ta autonomia dei veneti delle isole con l’elezione del loro primo doge Paoluccio. Le alte cariche amministrative infatti, durante il supposto periodo pauliciano (697-727), furono sempre ricoperte da funzionari bizantini che rispondevano ancora in toto all’esarca di Ravenna e quin­di all’imperatore di Bisanzio.

 

 

Nessuna radicale modifica, poi, nell’organizzazione politica delle isole per quegli anni sembra essersi realmente verificata. II referente politico, militare ed amministrativo per tutta l’area lagunare, continuava infatti ad essere l’esarca e Venezia, o meglio la futura Venezia, non doveva ancora costituire un’ecce­zione. Di vera e propria autonomia del ducato veneziano, si potrà infatti parlare solo dopo il 726, quando il destino delle isole realtine inizierà a seguire una diversa strada rispetto a quella dell’Esarcato ravennate. Un fatto resta tuttavia certo.

 

 

Dal secolo successivo la presunta elezione di Paoluccio, il dogato veneziano si andrà sempre più affermando come una realtà autonoma rispetto all’esar­ca di Bisanzio, per il quale le cose non volgevano certo al meglio, anche a causa degli stessi isolani.

 

Laura Poloni