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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

Enrico III di Valois si ferma a Venezia nel suo viaggio che lo avrebbe portato a sedere sul trono francese. Nella città trova una straordinaria atmosfera carica di lusso, sfarzo e bellezza, ma anche di arte e cultura...

 

 

VENEZIA ACCOGLIE IL SOVRANO FRANCESE

IL RE VISITA TIZIANO

 

 

 

Il 3 marzo del 1573 Venezia fumava la pace con il sultano Selim I. Inutilmente la repubblica aveva tentato, negli ultimi 18 mesi – tanti ne erano tra­scorsi dalla battaglia di Lepanto –, di rinsaldare e rilanciare la Sacra Lega. Filippo II, mai troppo convinto dell’alleanza con Venezia, ben presto tornò ad occuparsi delle sue faccende interne, mentre il nuovo pontefice Gregorio XIII non dimostrava certo quell’entusiasmo e quell’interesse che avevano spinto il suo predecessore a creare l’alleanza anti-turca. Ancora una volta Venezia non aveva scelta.

 

 

Ad una guerra senza speranza preferì così l’accordo di pace con il quale rinunciava ufficialmente e definitivamente ad ogni pretesa su Cipro impegnandosi a versare al sultano 300.000 ducati nei prossimi tre anni. I più indignati della cosa si dimostrarono proprio gli spa­gnoli, coloro che più di chiunque altro avrebbero dovuto prendersela solo con se stessi. Dei veneziani, disse Filippo II, non ci si poteva proprio fidare e il trattato con il Turco ne era un’evidente prova! Ma da un altro stato il re spa­gnolo faceva bene a guardarsi.

 

 

Nella vicina Francia, Enrico III, infatti, già da anni tramava ai danni della Spagna, come nel 1570, quando avrebbe dovuto sposare la regina inglese Elisabetta I, progetto poi comunque naufragato. Enrico era uno dei figli di Caterina de’ Medici e di Enrico II e sarebbe anche stato l’ultimo rappresen­tante della dinastia dei Valois. Con la madre Caterina, Enrico fu uno dei principali promotori della tristemente famosa strage di S.Bartolomeo (23-24 agosto 1572) nella quale vennero sterminati senza pietà famiglie intere di protestanti Ugonotti.

 

 

Enrico arriva a Venezia, tappa del suo ritorno in Francia nelle vesti di re...

 

 

E proprio mentre si accingeva a porre l’assedio alla roc­caforte degli Ugonotti a La Rochelle, gli giunse l’offer­ta della corona del regno di Polonia, vacante per l’estin­zione della locale dinastia. Ma la situazione nel regno polacco non era certo delle più rosee e così, dopo pochi mesi, Enrico si premurò di abbandonare lo scomodo impegno e di farsene ritorno in Francia dove, nel frattem­po, il trono si era liberato per l’improvvisa morte del fra­tello, Carlo IX. Enrico lasciò la Polonia, di nascosto, trafu­gando i diamanti della corona. Da lì si diresse poi in Austria, a Vienna, da dove raggiunse infine Venezia. Perché questa scelta?

 

 

Probabilmente fu il governo locale a voler ospite per alcuni giorni nella città il nuovo sovrano francese. La Serenissima infatti, dopo la definitiva rottu­ra dell’alleanza con la Spagna e con lo stesso imperatore, guardava con crescente interesse alla Francia. E così Enrico III giungeva in una città che difficilmente si sareb­be fatta scappare una tale occasione per poter sfoggiare ed esibire tutta la magnificenza di cui era capace. Enrico venne accolto a Marghera da 60 senatori e da lì venne trasferito a Murano scortato da un seguito di gondole dorate.

 

 

Nell’isola lo attendevano 60 alabardieri vestiti in alta uniforme con i colori e il giglio dorato francesi. La mattina dopo lo raggiunse anche il doge Mocenigo e da lì il corteo si portò sul Canal Grande fino a raggiungere Cà Foscari completamente ricoperta da drappi azzurri rica­mati d’oro. Per una settimana il re francese ebbe modo di ammirare e di vivere la Venezia del lusso, quella dei broc­cati e delle sete più pregiate, dei gioielli e della ricchezza ostentata in un turbinio di colori, volti, musiche e giochi. In uno dei rari momenti liberi, il re riuscì anche a far visi­ta alla più famosa, corteggiata e desiderata donna vene­ziana dell’epoca: Veronica Franco.

 

 

Famosa per la sua incredibile bellezza, Veronica era altresì nota per le sue rime d’amore, oltre che per la sua libera condotta senti­mentale. Il sovrano francese venne ben volentieri accolto dalla donna che dovette colpirlo non poco se Enrico volle portare con sè un ritratto di Veronica che ricambiò la cor­tesia reale con un paio di sonetti. Emico volle poi assolu­tamente incontrare un altro famoso personaggio del mondo artistico veneziano: Tiziano Vecellio.

 

 

 

Il vecchio pittore, ormai novantasettenne, si era stabili­to definitivamente a Venezia da molti anni e, proprio nella città lagunare, aveva lasciato alcune delle più signi­ficative opere del periodo giovanile. La sua fama attraver­sava allora tutta l’Europa, ed Enrico non poteva certo mancare a questo appuntamento. Si recò dunque nella casa del pittore, in San Canciano, accompagnato dai duchi di Ferrara, Mantova ed Urbino. Il sovrano francese non poté certo fare a meno di intrattenersi con Tiziano che gli ricordò orgogliosamente tutti i riconoscimenti e gli onori ricevuti dall’imperatore Carlo V e dal re di Spagna Ferdinando.

 

 

Dopo Tiziano fu la volta dell’altro grande pit­tore veneziano, Tintoretto, per il quale accettò anche di posare. Il giorno della partenza, a questi ritmi e con gior­nate così piene, non poteva che giungere in un batter d’oc­chio per il giovane sovrano, per salutare il quale venne imbandito uno straordinario banchetto. Ultimato questo, il doge in persona si scomodò per accompagnare il re fran­cese fino a Fusina. Enrico ricambiò comunque generosa­mente l’ospitalità e la cortesia ricevute durante quella settimana straordinaria, facendo dono al doge di un’enor­me pietra preziosa.

 

 

Dopo i regali, le cortesie ricambiate e la festa, il doge Mocenigo si aspettava tuttavia qualcosa di più concreto e necessario per il suo stato: un’alleanza politica con la Francia. In fondo tanto sfarzo non era stato esibito per niente! La città, tuttavia, da lì a pochi mesi avrebbe avuto ben altri e più tragici problemi da affronta­re che non l’alleanza con Enrico, che ebbe infatti giusto il tempo di ammirare Venezia nel suo massimo splendore prima che il suo volto venisse infatti devastato da un terribile, invincibile nemico: la peste.

 

Laura Poloni