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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

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Nel 1514 continua la guerra delle potenze europee e del Papato riuniti nella Lega di Cambrai contro Venezia che, dopo aver riconquistato Padova, recupera grazie al capitano Renzo da Ceri anche Crema assediata.

 

 

 

CREMA RESISTE ALLE ARMI DI CAMBRAI

IL CAPITANO DA CERI ENTRA A CREMA

 

 

 

La notizia della riconquista di Padova da parte dei veneziani mandò su tutte le furie il pontefice Giulio II della rivivere che, si disse, imprecò addi­rittura quando apprese che dopo Vicenza anche Verona si stava schierando con la Serenissima. Ma a stancare l’iroso e guerriero pontefice non sarà uno dei suoi innumerevoli attacchi d’ira, ma una potente febbre che lo condurrà alla tomba quattro anni dopo, il 21 feb­braio 1513. In quel medesimo anno tuttavia le cose per la repubblica veneta, malgrado la scomparsa di uno dei più accaniti nemici, non si mettevano certo al meglio.

 

 

Nel 1513 Venezia aveva firmato coi Francesi un trattato di mutuo soccorso (Blois), un’alleanza stretta in particolare contro il papato e le sue rivendicazioni territoriali che disturbavano non poco anche i progetti del sovrano fran­cese in Italia. li nuovo papa, Leone X de Medici, poi, pur di indole più pacifica rispetto a quella del suo focoso pre­decessore, non aveva ugualmente nessuna intenzione di rinunciare a tutelare, anche a costo delle armi, le recenti acquisizioni di Parma e Piacenza sulle quali invece si con­centrava anche l’interesse del sovrano francese.

 

 

E così la guerra si dimostrò ancora una volta inevitabile, ma que­sta volta Venezia non poté contare a lungo sui suoi nuovi alleati che, scesi in Italia, al primo scontro con i soldati svizzeri, si diedero infatti ad un frettoloso rientro. A quel punto Bartolomeo D’Alviano, colui che spinse l’esercito veneziano nel disastro di Agnadello e ora comandante delle truppe ducali, si ritirò precipitosamente verso Padova. La sua si dimostrò una saggia decisione dato che la città risultava minacciata da un potente esercito nemi­co guidato dallo spagnolo Ramon de Cordona che penetrò rapidamente nel Veneto fino a spingersi alle porte della stessa Venezia.

 

 

D’Alviano porta davvero sfortuna...

 

 

Mestre e Marghera vennero incendiate e saccheggia­te ma ancora una volta Venezia si dimostrò alla fine irraggiungibile, protetta dalle sue paludi e dall’acqua della sua laguna. Lo scontro così fu inevitabilmente cam­pale e durissimo. I due eserciti si scontrarono senza pietà il 7 ottobre del 1513 presso Schio a pochi chilometri da Vicenza. Per i veneziani tuttavia fu una vera e propria carneficina. La superiorità dei soldati ispanici schiacciò brutalmente i volontari del D’Alviano che vennero infatti massacrati sotto le mura di Vicenza.

 

 

Lo stesso provvedi­tore veneziano, Andrea Loredan, stretto parente del doge, venne catturato e trucidato. L’anno così si chiudeva per Venezia nel peggiore dei modi. Abbandonata dal suo unico alleato, la Francia, la Serenissima si era ritrovata nuovamente sola ad affrontare uno dei più potenti eserci­ti europei. li nuovo anno sembrava iniziare comunque un po’ in sordina. I protagonisti della complessa situazione sembravano infatti aver ridimensionato il loro impegno riguardo le faccende italiane. Il nuovo pontefice Leone X non aveva la passione della guerra e il re francese doveva pensare a casa sua, a fronteggiare ben due invasioni nel suo regno, da nord quella inglese e da est quella svizzera.

 

 

Malgrado ciò la guerra si protrasse ugualmente per tutto l’anno alternando momenti di stanchezza ad altri di ripresa. In una di queste ultime circostanze, ebbe modo di distinguersi il Capitano della repubblica veneziana di Crema, Renzo da Ceri.

 

 

Una impresa memorabile l’attacco di sorpresa su due fronti

 

 

La città era ormai da settimane stretta d’assedio dalle truppe confederate della Lega di Cambrai. Rinchiusi entro le mura gli abitanti e le milizie resistevano seppur decimati da una violenta pestilenza e malgrado la quasi totale mancanza di cibo e di rifornimenti. Gli eserciti assedianti erano comandati da Prospero Colonna e da Silvio Savelli che si erano divisi in modo tale da stringere su due lati la morsa dell’assedio.

 

 

Renzo da Ceri, placatasi la pestilenza, decise di rischiare il tutto per tutto e si risolse di tentare una sortita contro l’esercito nemico. Fece uscire dalla città tutta la cavalleria leggera contro il Colonna mentre con più di mille uomini lui stesso usciva dalla parte opposta verso Orbiano, dove si trovavano accampate le altre truppe comandate dal Savelli, che infatti vennero sorprese nel sonno dai difensori di Crema.

 

 

 

Dopo una breve resistenza, infine si diedero a preci­pitosa fuga. Riconquistata Orbiano, il capitano veneziano riuscì poi a conquistare anche uno dei bastioni della sua città e infine a ricacciare lo stesso esercito del Colonna. Era l’ottobre del 1514. L’ingresso del Da Ceri e dei suoi coraggiosi uomini in Crema fu a dir poco trionfa­le. La città era tutta in festa, pronta ad accogliere e festeggiare colui che aveva realizzato ciò che appariva ormai impossibile: liberare la città dalla morsa dell’asse­dio. La facile vittoria ottenuta dal Da Celi, spinse ben presto i veneziani a tentare anche la riconquista di altre città, come Bergamo, per esempio, occupata già da tempo dagli spagnoli.

 

 

La città, scarsamente presidiata, venne infatti facilmente riconquistata da Maffeo Cagnolo. A tale notizia Renzo da Ceri non tardò a far giungere a Bergamo 1200 fanti del suo esercito per meglio controlla­re l’importante città lombarda. Venezia poteva ritornare a sperare, sebbene l’impegno bellico iniziasse a fare senti­re il suo peso sull’economia e provocasse per questo moti­vo il desiderio della pace.

 

Laura Poloni