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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

Con il nuovo secolo cresce in Europa e in Italia l’odio verso la crescente potenza veneziana. Francia, Papato e Impero firmano una Lega mentre l’ambasciatore veneziano in Francia, Antonio Condulmero, è invitato a lasciare il paese ...

 

 

 

L’AMBASCIATORE VENEZIANO RESPINGE I DONI

UN RIFIUTO DIPLOMATICO

 

 

 

Nel 1498 moriva nel Castello di Amboise il re francese Carlo VIII a seguito di una banale quanto fatale botta presa pochi giorni prima su di un basso architrave. Aveva appena 28 anni e il primo nella lista ad avere i titoli per diventare il nuovo re francese, era il cugino di Carlo, Luigi duca d’Orleans, che salì infatti sul trono come Luigi XII. L’ascesa al trono del duca d’Orleans provocò subito non poche perplessità, specie a Venezia.

 

 

La repubblica aveva già avuto modo di conoscere la potenza offensiva dell’eser­cito francese quattro anni prima, quando Carlo VIII, con l’appoggio anche di alcuni principi italiani, scese nella penisola raggiungendo Napoli sul cui regno accampava più o meno legittimamente dei diritti. Venezia, in quel frangente, era stata l’unica potenza italiana ad opporsi all’esercito invasore che infatti non trovò praticamente alcuna resistenza armata da parte dei signori italiani.

 

 

Ora, Luigi XII al momento della sua ascesa al trono, non nascose certo le sue mire espansionistiche sulla penisola italiana, tanto che al momento dell’incoronazione assunse anche il titolo di duca di Milano. Ma perché proprio Milano? Luigi XII aveva dei buoni e in parte legittimi motivi per rivendicare il titolo. Era infatti il nipote di Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo Visconti duca di Milano, che aveva sposato Luigi d’Orleans, nonno del re. Per riaffermare i suoi diritti sul ducato milanese, che se realizzati avrebbero provocato un vero terremoto anche nei vicini domini veneziani di terraferma, Luigi non perse tempo cercando alleati un po’ in tutta Europa e in Italia, naturalmente.

 

 

Qui, restavano esclusi per ovvie ragioni, Napoli e Milano oltre a Venezia se non fosse che proprio il governo ducale, di sua iniziativa, pensò bene d’inviare al re francese degli ambasciatori. Meglio amico che come nemico, fu la ragione che spinse il governo ducale a una tale scelta. E così, il 6 ottobre del 1499 Luigi XII, dopo essere penetrato indisturbato nella penisola tre mesi prima, prendeva ufficialmente possesso del ducato di Milano cacciando dalla città e dal trono Ludovico Sforza detto il Moro. Da quel momento i principi italiani, compresa Venezia e il Papa, non avrebbero più potuto non fare i conti con il re francese.

 

 

E l’ora dei conti, specie per la Serenissima, non era poi così lontana, ma gli inte­ressi della Francia, coincidevano pericolosamente per il momento con quelli pontifici. Quando Cesare Borgia, figlio del pontefice Alessandro VI, aveva spodestato con la sua politica espansionistica in Romagna i numerosi signori locali, questi si erano rivolti alla potenza più vici­na, Venezia. Nei territori controllati dalla Serenissima, infatti, trovarono benevola accoglienza e protezione.

 

 

Ma la Serenissima non faceva mai niente per niente e così in cambio Venezia aveva praticamente ottenuto la signoria anche su alcune città romagnole: Rimini, Cervia, Faenza e anche Forlimpopoli. Tutto sembrava favorire in questo senso una facile espansione veneziana in Romagna, pec­cato che sul soglio pontificio dal 1504 sedesse un cardina­le che avrebbe presto infranto ogni piano espansionistico veneziano. Il suo nome era Giuliano della Rovere, alias Giulio II, il papa guerriero. Dopo aver liquidato Cesare Borgia (il Valentino), il Papa non aveva nessuna intenzio­ne di accettare al suo posto la presenza veneziana in una terra, la Romagna, che da sempre la Chiesa considerava parte integrsnte dei suoi feudi.

 

 

Ma il Pontefice non aveva in quel momento alleati italiani su cui poter contare in una eventuale azione di forza contro Venezia. Dovette necessariamente cercarseli in Europa i suoi alleati, dove non mancavano certo gli stati che avrebbero visto ben volentieri la potenza veneziana in ginocchio. Fra questi, primariamente, Luigi XII e l’Impero di Massimiliano d’Asburgo. il Papa, il re e l’imperatore, tutti e tre avevano i loro interessi per dar contro a Venezia. Giulio II per recuperare i territori della Romagna; Luigi XII per impossessarsi delle città lombarde ancora sotto il control­lo della Serenissima come Brescia e Bergamo: Massimiliano per ottenere le città venete oltre che il Friuli e l’Istria per creare all’impero una sicura e solida base territoriale sul mare.

 

 

La Lega di Cambrai

 

 

E così, dopo aver superato le inevitabili reciproche diffi­denze e alcuni momenti di tensione, i tre alleati fir­marono il 10 dicembre del 1508 a Cambrai un trattato che sanciva ufficialmente il loro impegno anti-veneziano. Non erano i soli, comunque, in Europa e in Italia a voler la fine della repubblica veneta. Alla Lega infatti aderiro­no successivamente anche la Spagna (Trani, Otranto e Brindisi sarebbero ritornate alla corona spagnola) e i Savoia ai quali sarebbe andata l’isola di Cipro.

 

 

Ai duchi di Mantova e Ferrara sarebbero ritornate le terre occupa­te dai veneziani, tradizionalmente appartenute ai loro ducati. Tutti avrebbero avuto da guadagnare qualcosa dallo sfascio della potenza veneziana contro la quale aveva preso corpo un fronte vastissimo di potenze stra­niere e italiane. il clima ormai, era quello che prelude alla guerra, tant’è che il sovrano francese richiamò in patria da Venezia il suo ambasciatore, mentre invitava nel con­tempo quello veneziano, Antonio Condulmero, a lasciare la corte francese. Era il preludio alla dichiarazione di guerra.

 

 

Eppure anche in quei momenti l’etichetta di corte doveva essere rispettata. Era uso, nel momento in cui l’ambasciatore veneziano presso la corte francese lasciava il suo incarico, donare una collana e 100 ducati al suo segretario. Al Condulmero venne normalmente, anche se con una certa malizia, offerta la collana del congedo. Ai ministri del re che gliela recarono in dono, l’ambasciatore veneziano rispose seccamente che mai avrebbe accettato un dono da una nazione nemica della sua patria in pro­cinto, fra l’altro, a muoverle guerra. Detto questo si pre­parò a lasciare per sempre la Francia.

 

Laura Poloni