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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

Con la scoperta dell’America muta completamente l’oriz­zonte europeo. Da allora si continuano a scoprire sempre nuovi popoli e nuove terre. Anche Venezia tramite un suo “figlio” sbarca oltreoceano fra i ghiacci del nord America.

 

 

 

VENEZIA VARCA L’OCEANO ATLANTICO

CABOTO SBARCA A TERRANOVA

 

 

 

Il 1492 era stato un anno determinante e fondamen­tale nella storia della navigazione e delle scoperte geografiche. Cristoforo Colombo, grazie alla fiducia e alla generosità dei sovrani spagnoli Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, aveva avuto la straordi­naria possibilità di intraprendere il suo viaggio verso ovest per aprire così una nuova rotta verso le Indie. Ma fra Colombo e le Indie nessuno poteva immaginare che si trovasse un altro sconosciuto continente, l’America, e un altro Oceano, il Pacifico.

 

 

E così l’Europa allargava impre­vedibilmente e quasi casualmente i suoi antichi e ormai angusti confini. Era l’inizio di una nuova era, di una nuova storia per l’intera umanità. Da quel momento pre­sero il via tutta una serie di spedizioni che, pezzo dopo pezzo, andarono a completare la scoperta di Colombo definendo a poco a poco i reali confini dei due vastissimi continenti americani. A muoversi in questa direzione furono innanzitutto spagnoli e portoghesi, ma sulla via aperta da Colombo furono ben presto tanti i paesi che spedirono le loro navi verso la nuova terra.

 

 

Fra questi anche il sovrano inglese Enrico VII Tudor che ben com­prese tutte le potenzialità economiche insite nelle recenti scoperte che sarebbero ovviamente tornate a vantaggio della debole economia inglese di fine secolo. E così Enrico VII inaugurò una politica marinara che avrebbe portato la bandiera inglese a sventolare ben presto sulle coste nord-atlantiche del nuovo continente. A questa astuta politica rispondevano anche gli accordi con i principali paesi con una forte tradizione marittima: Spagna, Paesi Bassi e Venezia.

 

 

Proprio a un veneziano, anzi, il re ingle­se affidò nel 1496 le patenti nautiche per andare a scopri­re nuove terre in quel d’America per conto della corona inglese. Il nome del navigatore veneziano era Giovanni Caboto che infatti nel 1497 salpò dal porto di Bristol con una sola nave, giungendo dopo circa un mese di naviga­zione all’isola di Cape Breton, a sud dell’isola di Terranova, all’estremità settentrionale del nord America. Un anno dopo era in Groenlandia, ma questa volta aveva portato con sé anche il giovanissimo figlio Sebastiano.

 

 

Sebastiano era nato a Venezia attorno al 1480 ma ancora bambino era stato portato dal padre con i fratelli Santo e Luigi in Inghilterra, a Bristol, dove il padre si era trasferi­to nel 1491. In realtà non è dato sapere con certezza se il suo primo viaggio nelle terre sub artiche del continente americano lo abbia compiuto con il padre o da solo. Uno storico afferma infatti di aver visto una vecchia carta con­servata negli appartamenti reali inglesi dove si leggeva chiaramente che Sebastiano Caboto scoprì una terra il 24 giugno del 1497 alle cinque mattutine, terra che venne poi chiamata Newfoundland, Terranova.

 

 

Sceso dunque sulla grande isola che si estende di fronte alle coste del Labrador, Sebastiano Caboto avrebbe piantato la bandie­ra di S.Marco accanto a quella inglese. Non si può sapere con certezza comunque, se l’isola fosse in realtà già stata toccata in precedenza anche dal padre di Sebastiano che sicuramente approdò su un’isola limitrofa. Resta in ogni caso che l’impervia zona venne scandagliata e per la prima volta calpestata da dei veneziani.

 

 

Nel 1508-1509, anzi, alcuni storici attribuiscono a Sebastiano Caboto un altro viaggio che lo avrebbe portato costeggiando la peni­sola del Labrador fin dentro la baia detta poi di Hudson. Rientrato in Inghilterra, Sebastiano sarebbe ben presto passato al servizio del re di Spagna. Nel 1516 era ancora semplice capitano, ma solo due anni dopo, nel 1518, si poteva vantare del titolo di “piloto major della Casa de Contrataction” di Siviglia. Nel 1526 ebbe anche dal sovra­no spagnolo il comando di una spedizione alle isole Molucche, nel sud Atlantico.

 

 

Il navigatore ora punta verso il sud dell’America

 

 

Dopo i ghiacci e le terre deserte del nord America, Sebastiano puntava ora verso sud, verso le lussu­reggianti e calde foreste del continente sud americano. Giunto così alle foci del Rio de la Plata (Argentina), per molto tempo Sebastiano ne scandagliò i territori limitrofi alla ricerca dei “paesi dell’oro”, ma senza successo. il suo viaggio lì, si sarebbe comunque fermato per dei forti con­trasti con i suoi subordinati, tanto che ben presto fece ritorno in Spagna.

 

 

Qui lo attendeva un processo per abuso d’autorità, anche se in un secondo tempo venne pienamente reintegrato nelle sue mansioni. Intanto Sebastiano riallacciava i rapporti con la corona inglese, tanto che alla fine del 1548 faceva appunto ritorno in Inghilterra. Qui venne nominato governatore di una Compagnia commerciale che aveva lo scopo principale di organizzare viaggi esplorativi mentre dal re Edoardo VI ottenne una congrua pensione per i servigi resi alla coro­na.

 

 

E proprio in veste di governatore di questa compa­gnia, Sebastiano organizzò l’importante spedizione di Willoughby e Chancellor con il compito questa volta di scoprire il “passaggio a nord-est”. Pochi anni dopo, nel 1557, Sebastiano Caboto si sarebbe spento a Londra. Il navigatore veneziano aveva scoperto e scandagliato terre per i due sovrani inglese e spagnolo e in Inghilterra era morto senza rivedere la sua città natale.

 

 

Era forse anche questo il segno che per Venezia, con la scoperta del Nuovo Mondo, sarebbe irrimediabilmente mutato qualcosa. L’asse dei viaggi e dei commerci più importanti, il volano dell’economia mondiale non passava più per il Mediterraneo ormai, troppo pericoloso, fra l’altro per la presenza turca, ma era l’Oceano, e le sue nuove e sconfi­nate terre il futuro dell’Europa. Iniziava l’era delle poten­ze atlantiche anche se i migliori navigatori, per il momen­to, continuavano ad essere italiani: genovesi e veneziani.

 

Laura Poloni