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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

Dopo essere rimasta vedova Caterina Cornaro regina di Cipro tenta di reggere le sorti dell’isola ma deve scon­trarsi con l’insofferenza della popolazione locale, le pre­tese degli altri eredi al trono e gli interessi della Serenissima. Non le restava più scelta...

 

 

 

CATERINA “REGALA” CIPRO A VENEZIA

IL RITORNO DELLA REGINA

 

 

 

Caterina Cornaro, la nobildonna veneziana ritro­vatasi quasi inaspettatamente regina di Cipro ad appena 18 anni, era rimasta poco dopo anche vedova dopo l’improvvisa morte del giovane marito Giacomo di Lusignano. Come se non bastasse il loro figlioletto ed erede al trono Giacomo III sarebbe sopravvissuto al padre solo pochi mesi. Caterina si ritro­vava improvvisamente sola e, malgrado l’iniziale aiuto dell’allora comandante in carica Pietro Mocenigo e della sua flotta, lasciata dalla Serenissima in balìa degli eventi.

 

 

La giovanissima regina di Cipro, espressione degli inte­ressi veneziani sulla preziosa isola del Mediterraneo Orientale, dovette infatti affrontare da un lato le pretese al trono della cognata Carlotta e dall’altro far fronte agli intrighi del re di Napoli che, pur di danneggiare i Veneziani, avrebbe messo volentieri le mani su Cipro. Caterina non aveva alcuna scelta. Doveva e poteva conta­re esclusivamente sull’aiuto di Venezia, un aiuto che cer­tamente la Serenissima offriva volentieri, ma non certo per favorire la “sua” regina.

 

 

Per Caterina infatti il control­lo della repubblica si sarebbe trasformato ben presto in un vero e proprio capestro. Innanzitutto l’amministrazio­ne. Dopo le fallite congiure che seguirono la morte di Giacomo II, Venezia aveva infatti affidato i posti più importanti e strategici dell’amministrazione esclusiva­mente a dei veneziani e a ogni centro dell’isola venne preposto un governatore veneziano. II capillare controllo della gestione dell’isola da parte del governo ducale, si ripercuoteva anche sulla giovane regina, tanto che la stessa e suo padre si rivolsero direttamente al senato veneziano affinché i controlli diventassero meno asfis­sianti.

 

 

Caterina infatti non poteva lasciare il Palazzo dove era stata costretta a consumare i pasti da sola nella sua stanza. L’isolamento di Caterina investiva anche i suoi rapporti con l’esterno: non poteva avere infatti alcun rap­porto epistolare e nemmeno interagire con i propri suddi­ti. Caterina era diventata insomma più un impaccio per la Serenissima che altro, specie dopo la morte della legit­tima pretendente al trono Carlotta di Lusignano, a segui­to della quale Venezia poteva finalmente realizzare il suo scopo di gestire direttamente l’isola come un qualunque dominio veneziano.

 

 

E le occasioni affinché questo si rea­lizzasse, del resto, non si fecero attendere poi molto. La prima circostanza fu l’invio di 35 galee nelle acque ciprio­te. L’isola era dal 1426 tributaria di ben 8.000 ducati annui al sultano del Cairo. Nel 1487 il nuovo sultano turco Bajazet era deciso di puntare proprio contro l’Egitto non senza tentare una sortita strada facendo, contro Cipro. Il sultano d’Egitto di fronte a questa prospettiva, informò Caterina e la Serenissima con l’offerta al senato veneziano di un’alleanza contro il comune nemico turco.

 

 

In cambio il sultano avrebbe sospeso il tributo annuo che gravava su Cipro. Ma l’isola in questo modo si liberava praticamente dal vassallaggio che la legava all’Egitto. Venezia in questo modo aveva praticamente eliminato il primo ostacolo sulla sua strada L’occasione o, meglio, il pretesto migliore per il governo ducale, tuttavia, si pre­sentò poco dopo quando al senato veneziano giunsero le voci di un possibile matrimonio di Caterina niente meno che con Alfonso di Napoli, l’antico pretendente al trono di Cipro.

 

 

La vera mente del progetto nuziale che avrebbe sottratto per sempre Cipro a Venezia, era un certo Rizzo di Marino, già implicato nella congiura del 1473. II Rizzo venne però smascherato e tradotto a Venezia, dove venne successivamente strangolato su ordine del Consiglio dei Dieci. La possibilità di un matrimonio di Caterina era un rischio che la repubblica di Venezia non poteva certo cor­rere. A quel punto, divenuta ormai totalmente inaffidabi­le ed incontrollabile, la giovane regina doveva assoluta­mente cedere l’isola al governo ducale.

 

 

Allo scopo, nel 1488 il Senato scrisse al fratello di Caterina, Giorgio, affinché gentilmente e in via del tutto confidenziale, con­vincesse la sorella sull’opportunità di cedere volontaria­mente l’isola di Cipro alla repubblica. Quando il fratello informò Caterina di quanto il senato si aspettava da lei, sembra abbia risposto: “I miei Signori di Venezia non sono contenti di avere l’isola quando sarò morta, che vogliono privarmi così presto di quanto mi lasciò mio marito?”.

 

 

Malgrado una certa riluttanza mista a un pizzico di amaro sconforto, Caterina alla fine non poté che cedere. Come e con che mezzi avrebbe potuto opporsi alla repubblica, a quello che restava pur sempre il suo gover­no? Non aveva scelta e così nel 1489 lasciò Nicosia per portarsi a Famagosta da dove si sarebbe imbarcata per Venezia con il fratello. Finiva così l’avventura cipriota di Caterina Cornaro.

 

 

La regina, quando lasciò per sempre l’isola, aveva 36 anni e ad attenderla c’erano le dolci colli­ne asolane. Non appena rientrata a Venezia, infatti, Caterina venne accolta con i più grandi onori – era pur sempre una regina veneziana! – e per ben tre giorni la città festeggiò il ritorno della famosa nobildonna. Il fratel­lo Giorgio venne anche creato cavaliere per i servizi resi alla repubblica (non era stato lui in fondo a convincere Caterina di cedere l’isola alla Serenissima?).

 

 

E così durante una solenne cerimonia in S.Marco, Caterina Cornaro cedeva ufficialmente l’isola di Cipro al governo veneziano ricevendo in cambio quale feudo personale e fino alla sua morte, la città di Asolo. Nella piccola ma incantevole cittadina Caterina, lasciate le arsure cipriote, visse i suoi ultimi vent’anni, riuscendo a raccogliere attorno alla sua persona una piccola e raffinata corte di artisti e letterati la cui massima testimonianza restano gli “asolani” di Pietro Bembo. Tuttavia il destino l’avreb­be ricondotta a Venezia a seguito della calata delle truppe imperiali nel 1509 che interessò anche l’asolano. A Venezia Caterina morirà appena un anno dopo, il 10 luglio del 1510 spegnendosi serenamente all’età di 56 anni. In base alle sue disposizioni venne vestita semplice­mente con un umile saio francescano anche se sulla bara, tuttavia, spiccava ancora la corona di Cipro.

 

Laura Poloni