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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

L’importante città di Scutari dopo un’eroica resistenza alle armate turche, sembra dover cedere alla loro violenza, ma Antonio Loredan riesce ad infondere nella popolazione nuovo coraggio e vigore...

 

 

 

I TURCHI ARRIVANO IN ALBANIA

PAROLA D’ORDINE: RESISTERE

 

 

 

Dopo la tragica e disastrosa perdita. di Negroponte (1470) da parte di Venezia ad opera dei Turchi, il morale in città non era certo dei migliori. È vero che dal 14 72 Pietro Mocenigo con la sua flotta prese a “infastidire” i turchi dell’Asia Minore attaccandone le città e i porti più impor­tanti, ma neppure il saccheggio dell’importante città di Smirne ad opera dei Veneziani non mutò di molto la situazione che era e restava molto critica. I Turchi infatti, con un’armata di oltre 70.000 uomini, comandata da Solimano Pascià di Romania, erano passati in Albania.

 

 

Il 17 maggio del 1474 Solimano con 10.000 uomini era arri­vato fin sotto le mura di Scutari, nella parte settentriona­le del paese, ponendo l’assedio alla città. A Scutari dal 1366 al 1421 aveva regnato una dinastia locale fondata da un tal Balsa cadendo poi in mano dei Veneziani che proseguivano la loro politica di espansione e di rafforza­mento lungo le coste dalmate e ora anche albanesi. Con Scutari infatti, la Serenissima si era annessa anche l’altro grande porto albanese di Valona, nel sud del paese, men­tre già dal 1363 si erano impossessata della terza città portuale, Durazzo, subentrandovi agli Angioini di Napoli.

 

 

Nel 1431, tuttavia, i turchi avevano già occupato Giannina e in breve tempo avevano sottomesso quasi tutta l’intera regione, malgrado l’eroica resistenza di quel­lo che poi sarebbe stato considerato l’eroe nazionale albanese: Giorgio CastriotaScanderberg. Dunque nel 1474 i turchi si erano spinti fino alla costa ponendo l’asse­dio a Scutari. Per far fronte a questa nuova, pericolosa circostanza, il senato inviò in Albania una flotta di 22 galee al comando del nuovo comandante TriadanoGritti, al posto di Pietro Mocenigo.

 

 

Scutari, un baluardo

 

 

La città di Scutari sorge sulla sommità di un alto monte, chiuso sul lato occidentale da un lago molto esteso dal quale nasce il fiume Bojana. Dall’altro lato, quello orientale, esce dal lago un altro fiume, il Drin, entrambi utilizzati per buoni tratti per la navigazione. Gli Ottomani si attestarono allora sulle rive del primo fiume, il Bojana, quello che riforniva di acqua la stessa città e vi costruirono sopra un ponte.

 

 

I veneziani restaro­no invece attestati sui vicini monti facendo comunque calare sul lago 18 navi più o meno grandi. Intanto i turchi avevano iniziato a colpire con i loro terribili e temutissimi cannoni le mura della città che si preparava a resistere, difesa solo da 2.500 uomini. TI terrore di cadere in mano ai turchi era tale tuttavia, che gli abitanti della città non si risparmiarono quanto a coraggio e” iniziativa, racco­gliendo per esempio le rovina delle mura cannoneggiate per costruire nuove trincee, tanto che i turchi rinviarono l’ingresso nella città.

 

 

Fu allora, si narra, che Solimano cercò di corrompere l’artefice di tanta accanita resistenza: Antonio Loredan, inviandogli ricchi doni e promesse di alte cariche se gli avesse ceduto la città. Alla scontata risposta negativa del veneziano, Solimano si preparò all’attacco finale. All’alba del 28 luglio fece accerchiare completamente dai suoi uomini la cima della montagna e portò a poco a poco le sue truppe sotto le mura della città. Il bombardamento della mura iniziò poco dopo e con il nuovo bombardamento iniziarono a serpeggiare in città i primi dubbi sull’opportunità di resistere. Bloccate le vie dei rifornimenti, poi, in città iniziavano a mancare cibo e acqua. L’atmosfera fu colta anche da Antonio Loredan che prontamente chiamò a sè i principali cittadini cercan­do di persuaderli che cadere in mano ai turchi era molto peggio che tentare di respingerli con coraggio e con l’aiuto di Venezia.

 

 

Il gesto simbolico del Loredan

 

 

Le ragioni del Loredan non convinsero del tutto i membri della delegazione. A quel punto allora, si narra, il governatore veneziano si scoprì il petto e disse loro: “Chiunque è roso da fame, si pasca delle mie carni; chi è arso da sete, bea (beva) del mio sangue, io l’accon­sento”! La reazione del Loredan, talmente stupefacente nella sua veemenza, convinse alla fine i cittadini di Scutari a resistere e difendere la loro città. I risultati non si fecero attendere e nel loro esito finale furono a dir poco sorprendenti e inimmaginabili.

 

 

La piccola guarnigione posta a difesa della città con l’aiuto ora dei cittadini, resi­steva e dopo sei ore di combattimento furioso sul campo erano rimasti circa 3.000 soldati turchi. Di fronte all’inu­tile carneficina, molti degli uomini di Solimano fuggirono abbandonando il campo. A quel punto venne ordinata la ritirata e i turchi si spostarono finalmente su un monte poco lontano. Durante la ritirata, tuttavia, i cittadini di Scutari continuarono a bersagliare il nemico tanto da provocare nuove, ulteriori vittime. A quel punto, avuta notizia Maometto delle difficoltà dell’assedio e delle innu­merevoli perdite, diede ordine a Solimano di ritirarsi.

 

 

Era la vittoria per i veneziani di Antonio Loredan che venne per questo fregiato del titolo di cavaliere e investito della carica di generale supremo de mar. I soldati benemeriti vennero ugualmente premiati e a S.Marco venne issato un vessillo con le armi della città di Scutari. Venne infine fatto erigere un Ospitale per accogliere i reduci che per età o per ferite non potevano più combattere. La resisten­za di Scutari e il conseguente ritiro dell’esercito turco contribuirono a diffondere a Venezia un certo ottimismo. La Serenissima e con essa l’intera Europa cristiana pote­vano tirare un sospiro di sollievo.

 

Laura Poloni