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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

Dopo una eroica resistenza, l’isola di Negroponte nel Mar Egeo e antica colonia veneziana, cade in mano dei Turchi che dopo averne massacrato la popolazione trucidano orribilmente anche l’ultimo dei tre rettori veneziani

 

 

 

CADE IN MANO TURCA NEGROPONTE

IL MARTIRIO DI PAOLO ERIZZO

 

 

 

Venezia attorno alla metà del XV secolo aveva attraversato guerre, crisi finanziarie ed econo­miche riuscendo infine a costruire un solido e vasto dominio sulla terraferma senza che lo stato nelle sue strutture venisse mai scalfito o danneggia­to. La minaccia per la Serenissima invece, e ancora una volta, doveva venire dall’esterno e si chiamava Maometto II, colui che aveva messo fine all’impero romano d’oriente con la conquista di Costantinopoli.

 

 

La caduta della città non sorprese per nulla un’Europa impegnata in tutt’altre faccende ed ormai rassegnata all’evento, ritenuto inevita­bile. Bisanzio, del resto, aveva perso almeno da due secoli tutta la sua potenza ed invano l’imperatore Giovanni Paleologo si era recato in Italia nel 1438 per chiedere aiuto contro i Turchi venendo comunque accolto con gran­de sfarzo dal doge Francesco Foscari.

 

 

Anche Venezia fu tra quelle nazioni che alla notizia della caduta di Costantinopoli non si scompose più di tanto malgrado i lucrosi commerci con l’oriente che avevano nella capitale bizantina la loro più importante base. Anzi, è proprio pensando ai loro commerci che i Veneziani si affrettarono l’indomani dell’ingresso dei Turchi nella città, a conclude­re un trattato con il sultano, grazie al quale almeno per i successivi primi anni ebbero con lo stesso dei rapporti alquanto amichevoli.

 

 

Per Venezia in termini commerciali era cambiato ben poco con la cacciata dei Paleologhi. Tutta via Maometto II era appena gli inizi delle sue con­quiste e ben presto anche Venezia avrebbe dovuto scon­trarsi con le aspirazioni espansionistiche dell’irrequieto e giovane sovrano turco. Quando il doge Pasquale Malipiero morì nel 1462 Maometto II aveva già spinto la sua avanzata verso Occidente fino alla Serbia, conqui­stando anche le principali isole dell’Egeo settentrionale, arrivando fino ad Atene e dilagando nell’intero Peloponneso.

 

 

Nel 1464 poi, completava la sua avanzata con la conquista della Bosnia, arrivando a minacciare direttamente i possedimenti veneziani lungo le coste dal­mate. Maometto II, temporaneamente impegnato in oriente, aveva nuovamente puntato la sua attenzione verso ovest con l’esplicito proposito di eliminare completa­mente i domini d’oltremare di Venezia. Allo scopo, stava riorganizzando la sua già potente flotta e il suo esercito di ben ottantamila uomini. La maggior parte delle navi venne così concentrata a Gallipoli, mentre l’esercito dove­va radunarsi ad Adrianopoli.

 

 

Le due forze si sarebbero poi incontrate per dirigersi verso il primo importante obiettivo da conquistare: l’isola di Negroponte. Di fronte alla prospettiva della ripresa della guerra Venezia, lascia­ta praticamente ed ancora una volta da sola di fronte all’avanzata turca, si preparava a nuovi e pesanti sacrifici di uomini e di denaro. il governo decretò infatti un presti­to forzoso di due milioni di ducati mentre veniva richiesto anche un cospicuo contributo alle città di terraferma. Malgrado tutto, malgrado l’avvicinarsi della minaccia e malgrado il nuovo pontefice fosse veneziano, nessuno stato cristiano scese in campo a fianco di Venezia. Negroponte, l’antica Eubea, era da più di tre secoli la più grande colonia veneziana dell’Egeo, perderla avrebbe voluto significare l’inizio del tracollo commerciale della Serenissima in quell’area. Si doveva tentare l’impossibile.

 

 

Da Creta salparono però solo 53 galee al comando di Niccolò Canal e, anche se strada facendo se ne aggiunsero delle altre, la flotta veneziana restava comun­que numericamente molto inferiore rispetto a quella turca. Questa, per la metà di giugno si trovava già all’im­boccatura dello stretto che divide l’isola dalla vicina terra­ferma. L’esercito, con una eccezionale sincronia e al comando diretto del sultano, si attestava invece nella sua zona prestabilita. Venne così velocemente costruito un ponte, là dove il braccio del canale era più stretto, appena 40 metri d’acqua. Il 20 giugno Maometto II attraversava così lo stretto con il suo esercito.

 

 

Tutto era pronto per lo scontro finale. L’assedio della città, l’antica Calcide, ebbe inizio e per ben tre settimane la guarnigione veneziana resistette ai continui martellamenti delle bombarde tur­che, le famose “maomettane”. La breccia sulle mura si allargava drammaticamente di giorno in giorno. Il comandante Canal, sempre fermo all’imboccatura oppo­sta della stretto, non sembrava tuttavia avere ancora l’in­tenzione di muoversi anche se le continue pressioni dei suoi uomini alla fine riuscirono a persuaderlo.

 

 

E così la flotta veneziana iniziava a penetrare lungo lo stretto canale avendo però a favore il vento e le correnti. Si trat­tava di sbaragliare il ponte costruito dai turchi per taglia­re all’esercito di Maometto ogni rifornimento. Eppure Niccolò Canal giunto con le sue navi di fronte alla città, all’ultimo momento decise di non procedere oltre. La popolazione di Negroponte venne così abbandonata al suo destino.

 

 

Il 12 luglio l’esercito turco irrompeva nella città che non aveva tuttavia rinunciato ad un’ultima, disperata resistenza. I turchi infatti dovettero affrontare barricate e una pioggia di tegole dai tetti e di acqua e calce bollente dalle finestre. Tutto fu comunque vano. Finiti anche questi disperati ed estremi tentativi, niente poté più risparmiare ai cittadini di Negroponte un orren­do destino. Uomini, donne e bambini vennero infatti massacrati, violentati e trucidati senza pietà.

 

 

Anche i tre rettori della città, Giovanni Bondemerio, Lodovico Calbo e Paolo Erizzo seguirono un analogo trattamento. Il primo venne infatti trucidato nella sua abitazione e Calbo sulla pubblica piazza venne decapitato. Paolo Erizzo trovò momentaneo scampo nel castello fortificato dell’iso­la arrendendosi comunque poco dopo, non senza prima aver ottenuto la promessa da Maometto in persona che non gli si sarebbe mozzata la testa. Uscito così dal castel­lo, tuttavia, Paolo Erizzo venne invece catturato e per ordine del Sultano venne fatto tagliare in due all’altezza del petto. La promessa, disse Maometto, era stata in fondo mantenuta: il capo del governatore veneziano non era stato infatti mozzato!

 

Laura Poloni