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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

Nel corso del XV secolo alcuni principi europei si appoggiano a navigatori veneziani per esplorare o scoprire nuove terre. Alvise Cadamosto incaricato dal principe portoghese don Enrico salpa così per l’Africa...

 

 

 

 

IL SECOLO DEI NAVIGATORI VENEZIANI

CADAMOSTO INCONTRA DON ENRICO

 

 

 

La prima metà del XV secolo non fu per Venezia solo un periodo di aspre continue guerre con i Da Carrara prima e con Filippo Maria Visconti poi. In quei medesimi decenni infatti, la città conobbe uno straordinario sviluppo urbanistico ed artistico, pre­messa al successivo secolo d’oro di Venezia.

 

 

Lo stato vene­ziano si estendeva allora dal Cadore a Creta, dall’Adda alla Dalmazia e trovava proprio nel palazzo ducale di piazza San Marco il suo fulcro reale e simbolico, non a caso oggetto in quei primi decenni del secolo di continui abbellimenti e completamenti. Il balcone sul Canal Grande, dei Delle Masegne e la porta d’accesso, la porta detta della carta dei fratelli Bon, vengono costruiti pro­prio entro la prima metà del ’400 quando viene anche costruita l’ala più breve del palazzo verso la piazzetta e la basilica.

 

 

Basilica che si riempie di fiorite guglie gotiche, segno che anche a Venezia il linguaggio del “gotico inter­nazionale” trovava nelle sue forme più decorative un naturale terreno. Un linguaggio che in Gentile da Fabriano e Jacobello del Fiore, presenti personalmente con le loro opere a Venezia, trova la sua affermazione pit­torica anche in laguna dove ben presto Jacopo Bellini get­terà le basi della pittura propriamente veneziana. Ma è specialmente l’architettura che nella prima metà del XV secolo conosce a Venezia una nuova straordinaria stagio­ne: Ca’ Foscari, la Ca’ d’Oro, Palazzo Corner, sul Canal Grande, sono solo alcuni tra i più famosi e straordinari esempi del nuovo gusto architettonico, incontro tra il goti­co e Oriente.

 

 

Il secolo dei navigatori

 

 

Malgrado la caduta di Costantinopoli nel 1453 in mano ai Turchi che sanciva il loro definitivo con­trollo del Mediterraneo Orientale, malgrado i continui e impegnativi sforzi bellici, Venezia dunque con la prima metà del XV secolo inaugura la sua grande e straordina­ria stagione politica, artistica e commerciale. Proprio il commercio anzi, e la navigazione, conoscono infatti nel ’400 un continuo e sicuro sviluppo grazie e in coincidenza anche di un clima che vedeva l’uomo europeo spingersi sempre più alla scoperta di nuove e sconosciute terre.

 

 

Il ’400 è infatti il secolo anche dei grandi navigatori. Giovanni Caboto scopre per conto del re inglese l’isola di Terranova piantando accanto alla bandiera di Inghilterra quella con il Leone di San Marco “perché era veneziano”. È il secolo ancora di Nicolò de Conti che da Chioggia esplora l’Indonesia e Ceylon ed è anche il secolo di Alvise da Mosto, uno dei più famosi navigatori della storia vene­ziana. Nato a Venezia nel 1432, Alvise detto anche Cadamosto da una popolare contrazione di Ca’ da Mosto (famiglia, casata da Mosto), si dedicò per molti anni alla mercatura diventando un esperto di viaggi nel Mediterraneo. Mentre Cadamosto esercitava la sua atti­vità di mercante-navigatore, nel lontano regno di Portogallo l’infante Don Enrico, figlio cadetto del re Giovanni I, si dilettava negli studi nautici organizzando anche numerose spedizioni scientifiche. Da una passione ben presto questi studi e questa curiosità si trasformaro­no in un costante impegno per tracciare nuove rotte e sco­prire nuovi paesi.

 

 

Venezia e le scoperte

 

 

Erano le premesse che a fine secolo consentiranno a Colombo di salpare verso le Indie occidentali e scopri­re invece l’America. E Cadamosto? Il mercante veneziano l’8 agosto del 1454 salpò nuovamente da Venezia per un viaggio verso le Fiandre. Arrivati in prossimità di Gibilterra, passaggio obbligato per i viaggi su nave verso il nord Europa, le navi veneziane per i venti contrari ven­nero portate presso Capo San Vincenzo dove si trovava proprio Don Enrico intento nei suoi studi.

 

 

Il gruppo vene­ziano venne benevolmente accolto dal principe portoghe­se che offrì a Cadamosto la possibilità di scandagliare le coste dell’Africa occidentale, oggetto da anni di numerose spedizioni da parte dei portoghesi. In realtà pare che l’ini­ziativa sia partita proprio dal navigatore veneziano: “lo era giovane di robusta salute; desiderava vedere cose che niuno dei miei compatrioti avesse vedute; voleva soprat­tutto procacciarmi ad ogni costo la fortuna e l’esperienza che dovevano fruttarmi stima ed onorevoli impieghi nella mia patria; andai ad offrire i miei servigi al principe (Enrico) che gli accettò sull’istante”.

 

 

Il 22 marzo del 1455 Cadamosto salpava da Lisbona alla volta dell’Africa. Doppiato Porto Santo approdò a Madere già abitata da Europei sin dal 1431 giungendo poi alle Canarie e giù fino a Capo Bianco. Da qui raggiunse infine il Senegal. Alla foce del fiume omonimo Cadamosto incontrò le cara­velle di un altro navigatore, AntoniottoUsodimare, geno­vese anch’egli al servizio del principe portoghese. Con lui, probabilmente, il navigatore veneziano proseguì il viag­gio verso sud dove non vi erano più terre esplorate o occupate da europei. Era l’ignoto!

 

 

I due navigatori doppia­rono Capo Verde giungendo molto probabilmente fino in Gambia da dove, forse per la reazione ostile degli indige­ni, ripresero a risalire per fare ritorno. Cadamosto vi sarebbe però tornato appena un anno dopo quando con un altra spedizione riuscì a scoprire le isole oggi chiamate di Capo Verde, raggiungendo anche le isole Bijagos e suc­cessivamente risalendo per circa sessanta miglia il fiume Gambia. Ritornò a Venezia però solo nel 1463 dove morì venticinque anni dopo. La pubblicazione delle relazioni complete dei suoi due viaggi, ricchissime per informazioni e particolari, avvenne solo nel 1507 a Vicenza.

 

Laura Poloni