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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

Dopo una serie di alterne e convulse vicende interne e la reale minaccia dell’esercito visconteo, Ravenna chiede aiuto ai veneziani che accettando estendono la loro influenza anche sulla città romagnola

 

 

 

 

ANTONIO MARCELLO RIFIUTA LA SIGNORIA

RAVENNA DIVENTA VENEZIANA

 

 

 

Bisogna fare un passo indietro per comprendere lo sviluppo delle relazioni tra Venezia e Ravenna. L’importante centro romagnolo chiu­deva di fatto a sud l’arco della laguna veneta e da sempre era stato un obiettivo molto ambito dai vene­ziani. Nella guerra poi che vide le truppe veneziane con­trastare le mire espansionistiche di Jacopo da Carrara signore di Padova, Ravenna a differenza ad esempio di Ferrara, si era schierata con la repubblica veneziana.

 

 

Nel 1405 anzi, quale riconoscenza della fedeltà dimostrata in svariate circostanze il governo veneziano ascriveva Obizzo da Polenta signore di Ravenna alla nobiltà vene­ziana. Poco prima durante il conflitto, Obizzo, caduto pri­gioniero nelle mani dei padovani, riotteneva la libertà solo grazie alla generosità del governo ducale che pagò il riscatto di ben tremilacinquecento ducati richiesto dal Da Carrara.

 

 

Come se non bastasse Venezia aiutò finanzia­riamente i ravennati ai quali il signore padovano aveva ugualmente chiesto una somma esorbitante per riavere il loro marchese. Da quelle ormai remote circostanze ebbe origine quella stretta amicizia tra il governo veneziano e la città di Ravenna nelle persone di Obizzo e del suo suc­cessore e figlio Ostasio.

 

 

Le circostanze storiche, poi, fecero il resto. La Romagna infatti, non era certo una delle terre più tranquille della penisola, da sempre anzi autonomie feudali dei signori locali in rotta di collisione a volte con la sovranità della Chiesa avevano contribuito a creare nella regione un costante stato di agitazione e di guerra. A complicare ulteriormente le cose arrivò agli inizi del XIV secolo anche lo scisma che portò al soglio pontificio ben tre papi (Gregorio XII, Benedetto XIII e Giovanni XXIII). Il caos che ne derivò in quella regione fu a quel punto totale e Obizzo da Polenta, impotente a far fronte alle continue e sempre più accese discordie, decise di rivolger­si a Venezia chiedendone l’aiuto.

 

 

Con una lettera datata 4 settembre 1430 Obizzo chiedeva al doge Tomaso Mocenigo di intervenire. Il senato veneziano naturalmen­te acconsentì e spedì prontamente a Ravenna un podestà che governasse a fianco del Da Polenta per conto del governo veneziano. Proprio al podestà Obizzo si rivolse sul punto di morte nel 1432 quando affidò suo figlio e suc­cessore Ostasio III alle cure del governo ducale data anche la sua minore età. TI podestà-tutore veneziano rag­giunse presto Venezia che si assicurava così praticamen­te il controllo e l’amicizia di quella città. Un’amicizia che si dimostrò vitale anche per la stessa Ravenna, più volte minacciata dalle armate del Visconti.

 

 

Purtroppo Ostasio III, giovane e debole di carattere, non assomigliava per nulla al padre e quando un potente esercito comandato dall’immancabile Piccinino si presentò sotto le mura di Ravenna, non seppe far altro che accordarsi con lo stesso per cacciare i veneziani dalla città. Il giovane principe tuttavia, accorgendosi di avere ancora in casa i Veneziani, ritornò praticamente quasi subito sulla sua decisione facendo ripristinare le insegne di San Marco salvo di tornare poco dopo all’idea iniziale. Era veramen­te troppo! La nobiltà ravennate non sapeva più cosa fare nei confronti di un principe tanto inetto e incapace di ogni decisione.

 

 

Alla fine si risolse di offrire la propria città alla repubblica di Venezia tramite l’ambasciatore Francesco Monaldini. Come sempre l’offerta venne benevolmente accettata dal governo veneziano che provvide immediata­mente tramite diploma ducale ad esentare Ravenna per i prossimi dieci anni da ogni forma di tributo in segno della sua gratitudine. Dopo la gratitudine i fatti. Il governo veneziano provvide a mandare nella città un corpo di milizie con lo scopo di riportarvi un po’ di quiete, ma que­sto suscitò il rancore e le ire del giovane Ostasio che ripre­se a tramare, questa volta seriamente, contro i Veneziani.

 

 

Dalla città lagunare allora, venne inviato a Ravenna un ambasciatore investito di larghi poteri, primo fra tutti quello di pacificare le diverse fazioni citta­dine schierate pro o contro i veneziani. Antonio Marcello, questo era il suo nome, giunse quindi nella tormentata città e a fatica riuscì a tenere a freno gli animi, quando nel 1441 ricomparve all’orizzonte cittadino un’antica conoscenza dei Veneziani: Nicolò Piccinino con il suo spa­ventoso esercito. I Ravennati terrorizzati corsero dal Marcello supplicandolo di prendere presto dei provvedi­menti, una decisione che salvasse la città dalla rovina.

 

 

L’occasione fa l’uomo vero

 

 

Fu in quell’occasione che al Marcello venne così offerta la possibilità di diventare signore assoluto di Ravenna, carica offertagli su di un piatto d’argento da tutta una cittadinanza. Antonio Marcello, tuttavia, ben consapevole della delicata situazione, rifiutò decisamente l’offerta che ben sapeva dettata solo dalla paura. Accettarla non rientrava certo nei suoi progetti anche perché prima di tutto c’erano comunque gli interessi di Venezia e del suo governo.

 

 

Pensando proprio alla sua patria invece e al pericolo che Ravenna stava correndo si diede subito da fare per organizzare i cittadini nella dife­sa della loro città. In quei momenti di grande incertezza e terrore il marchese Ostasio da Polenta dopo aver subìto anche un attentato, scelse la più facile e sicura via della fuga, abbandonando la città con sua moglie Ginevra figlia del signore di Faenza. La città poteva ora e veramente solo contare sui Veneziani e a Venezia Ravenna si conse­gnò spontaneamente ad un patto che prevedeva alcuni punti: che Ostasio e la moglie andassero esuli a Candia, che i nuovi sudditi godessero di tutte le immunità com­merciali e fiscali; che tutte le saline costruite attorno alle mura venissero distrutte perché rendevano l’aria troppo insalubre. Il governo veneziano di fronte a queste richie­ste favorevoli alla città di Ravenna quanto alla Serenissima accettò più che volentieri.

 

Laura Poloni