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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

Diretti in Turchia per trattare con gli "infedeli" la possibilità di continuare a commerciare nel Mediterraneo Orientale, i Veneziani vengono invece improvvisamente attaccati dalla flotta del Sultano, ma l'abilità dei marinai e dei comandanti costringe infine alla pace i musulmani... 

 

 

 

LE NAVI DEL LOREDAN SI SCONTRANO COI TURCHI

LA VITTORIA DI GALLIPOLI

 

 

 

Nel 1414 moriva il doge Michele Steno sotto il cui dogato si era compiuta da parte di Venezia la conquista dei principali comuni dell’entroter­ra veneto. Infatti alla fine del 1405 anche Padova, dopo Verona e Vicenza, aveva capitolato. Allo Steno era prontamente succeduto sul trono ducale Tommaso Mocenigo, destinato a mantenere l’alta carica per circa dieci anni. Proprio alla fine del suo dogato, il doge, pare abbia pronunciato un accorato discorso davan­ti ai membri del Consiglio affinché non eleggessero dopo la sua morte, che evidentemente sentiva ormai prossima, Francesco Fascari.

 

 

Il suo intervento può essere letto come uno dei più interessanti spaccati della situazione econo­mica veneziana agli inizi del Quattrocento. Un ritratto a dir poco esaltante che testimonia la ricchezza e lo splen­dore di una città in costante, straordinaria, espansione. Solo il valore complessivo degli immobili ammontava a 7.050.000 ducati, mentre le esportazioni annue raggiun­gevano i 10.000.000 di ducati, all’incirca 150 miliardi di lire al valore attuale dell’oro!

 

 

E una cifra simile toccavano le importazioni. Il reddito medio annuo si aggirava all’in­circa su 1.614.000 ducati, mentre la Zecca ogni anno sfor­nava ben 1.200.000 ducati d’oro, ovvero quasi 19 miliardi di lire! A tutta questa ricchezza corrispondeva una delle più potenti e numerose flotte dell’Occidente con 300 gran­di navi e altre 3.000 di portata minore, affiancata da 45 galee in servizio permanente e pronte ad intervenire nelle situazioni di emergenza.

 

 

In tutto, nel solo settore navale, erano impegnati ben 36.000 marinai. Accanto all’orgogliosa conclamazione delle ricchezze e della pro­sperità di Venezia, Tommaso Mocenigo andò anche a toc­care uno dei punti più dolenti non solo per Venezia, ma per l’intera Europa cristiana: l’avanzata turca verso Occidente. “... la guerra de Turchi cun vui ha fatto de valorosi homeni nel mar periti, ad ogni intromission pro­vati, sì nel governo come nella virilitade ... per modo che il mondo dixe: li venetiani sono signori di capitanij, deli compagni et zurme (ciurme) de galie (galee)”.

 

 

E che i marinai e la flotta veneziana fossero a dir poco indispen­sabili per tentare di arginare l’espansione e l’avanzata turca nel Mediterraneo, era fuori da ogni dubbio. E i Turchi, Tommaso Mocenigo li aveva ben conosciuti prima di questo suo estremo discorso. Aveva iniziato infatti la sua carriera politico-militare nel 1381, proprio come Provveditore all’Annata e Capitano generale della flotta durante lo scontro con Bayazid I o quando riuscì a salva­re all’ultimo momento l’imperatore Sigismondo con l’in­tervento della sua squadra navale.

 

 

Del resto da quasi un secolo – era il 1423 quando il doge parlava –, le navi vene­ziane si scontravano con i turchi, da quando venne creata la prima grande coalizione cristiana all’inizio del doga­to di Andrea Dandolo (1342). Ancor prima, nel 1334 un altro tra i più valenti comandanti veneziani, Pietro Zeno, aveva guidato le sue navi verso la conquista di numerosi centri della costa anatolica dove poi i cristiani avrebbero fissato illoro quartier generale nella città di Smirne.

 

 

Marinai? Soprattutto guerrieri

 

 

Aveva ragione il vecchio doge a decantare le virtù guerresche dei marinai veneziani che appunto da quasi un secolo si scontravano coraggiosamente col turco nel Mediterraneo Orientale. Il saggio Mocenigo aveva anche intuito che lo scontro con gli “infedeli” era tuttavia solo agli inizi e che dal suo esito finale dipendeva per Venezia la possibilità o meno di poter continuare i suoi vitali traffici con il Levante.

 

 

Spinto da questa consapevo­lezza, il doge aveva tatto spedire già nel 1416, ben 15 galee in Oriente al comando di Piero Loredan. L’ammiraglio era accompagnato da due Provveditori, Andrea Foscari e Delfino Venier, quest’ ultimo con il com­pito specifico di recarsi dal sultano turco per cercare di arrivare ad un accordo il più possibile vantaggioso per Venezia, naturalmente: L’incontro doveva avvenire a Gallipoli, in Turchia, e proprio lì la flotta del Loredan puntava sicura nel maggio del 1416. Arrivati però in prossimità dello stretto, improvvisamente i turchi prese­ro di mira le navi veneziane con frecce avvelenate.

 

 

La reazione immediata di questi ultimi mise in serie diffi­coltà il nemico che convinto di riuscire a prendere le navi veneziane con l’inganno, chiese ad un certo punto una tregua al comandante Loredan. Accordata la pausa per incontrarsi e trattare, i turchi, non appena furono abba­stanza vicini alle galee ducali, si lanciarono in un furioso e violento attacco. L’ammiraglio veneziano, giocando d’a­stuzia e con una straordinaria prontezza di spirito, ritirò al più presto le sue navi ponendole in modo tale d’avere il sole alle spalle. Così facendo i soldati turchi, al contrario, si ritrovarono improvvisamente con ilsole infuocato negli occhi.

 

 

A quel punto lo scontro, per i veneziani, poteva anche iniziare. Lo stratagemma del Loredan facilitò non poco le cose ai suoi uomini che pur combatterono senza risparmiarsi e con il consueto coraggio. Lo stesso coman­dante, malgrado le innumerevoli ferite, una al naso e alla mascella, un’altra alla mano, continuò imperterrito a guerreggiare. Dopo alcune ore, l’esito dello scontro appar­ve in tutta la sua portata: ben 3.000 turchi erano caduti mentre 15 delle loro navi venivano vittoriosamente con­quistate dai veneziani.

 

 

La notizia della straordinaria vit­toria di Gallipoli giunse in Senato con una lettera datata 2 giugno 1416, scritta dal comandante Loredan dall’isola di Tenedo dove si era successivamente riparato con la flotta e i prigionieri nemici. L’ultimo giorno di luglio il Sultano turco siglava la pace con la Serenissima. Malgrado il trattato e la clamorosa vittoria, tuttavia, lo scontro con i turchi per Venezia e per l’intera Europa doveva rivelarsi ancora molto lungo.