logostoriaveneta2

STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

Con la fine delle operazioni militari si liberano le centinaia di prigionieri genovesi che languivano nelle prigioni, superstiti di un esercito superbo e coraggioso che aveva accarezzato per un giorno l’idea di sottomettere Venezia. Ma gli uomini restituiti sono larve umane aiutati solo dalle donne veneziane mosse a pietà. ..

 

 

 

LA GUERRA È FINITA E SI RITORNA IN PATRIA

SI LIBERANO I PRIGIONIERI GENOVESI

 

 

 

Dopo la morte di Vittor Pisani a Manfredonia il 13 agosto del 1380, la guerra tra Genova e Venezia sarebbe continuata ancora per alcuni mesi. Certo, dopo la straordinaria riconquista di Chioggia da parte dei veneziani, il conflitto aveva preso tutt’altra piega. Genova era stata inaspettatamente scon­fitta dopo aver avuto fra le mani la possibilità di attaccare e sicuramente conquistare Venezia.

 

 

La sensazione di essersi fatti scappare una vittoria tanto facile quanto cla­morosa, doveva aver reso ancor più umiliante e frustran­te la sconfitta con la resa incondizionata al nemico. E così i genovesi arrivarono sì a Venezia, ma non certo per met­tere le briglie ai cavalli bronzei di S.Marco! Caricati su ciò che restava delle loro galee, i 4.500 genovesi poteva­no infatti ammirare la favolosa magnificenza di Venezia come prigionieri esibiti quali trofei lungo il Canal Grande.

 

 

Ad attenderli, terminata l’umiliante sfilata, c’erano le car­ceri veneziane dove alla fine vennero infatti rinchiusi. Fu in occasione di quella circostanza che si verificò, a detta di molti storici per lo più veneziani, un fatto riguardevole e degno di nota. Ancora una volta le protagoniste furono le donne veneziane che vedendo sfilare i malconci ed abbat­tuti prigionieri genovesi – i sei mesi di duro assedio dove­vano aver segnato drammaticamente i corpi di quegli uomini –, accorsero ad aiutarli e ad assisterli durante tutta la prigionia malgrado la dura guerra che li aveva visti contrapporsi ferocemente alla loro patria. Una guer­ra che dopo la presa di Chioggia si trascinava sempre più stancamente fra le due repubbliche ormai stremate, in una serie di isolati ed insignificanti scontri.

 

 

Una guerra infinita

 

 

Carlo Zeno, rimasto solo al comando generale della flotta veneziana, continuava imperterrito le sue ope­razioni militari contro le navi genovesi dall’Adriatico fino giù nel Peloponneso e da qui fino allo stesso golfo di Genova senza tuttavia ottenere particolari o considerevoli vittorie. Dopo quasi due anni di guerra, effettivamente, tanto Genova quanto Venezia avevano un estremo biso­gno di pace per potersi dedicare nuovamente alle normali attività e risollevare le rispettive città dal baratro econo­mico e finanziario in cui la lunga guerra le aveva inevita­bilmente sospinte.

 

 

E così l’intermediazione fra le due repubbliche rivali del principe Amedeo di Savoia, detto il Conte Verde, venne prontamente accettata dai due governi. La pace venne presto conclusa a Torino nel 1381 e vi parteciparono non solo i rappresentanti di Genova e Venezia, ma anche quelli di tutti gli altri Stati che in qualche modo nel conflitto vi erano entrati: l’Ungheria, Padova, Aquileia.

 

 

Le condizioni sancite dal trattato, tut­tavia, non si dimostrarono affatto particolarmente favo­revoli per Venezia. La Serenissima, del resto, malgrado la vittoria di Chioggia era con Genova una della due parti in causa che aveva mantenuto vivo il conflitto, sep­pur per difesa il governo veneziano con una decisione assai astuta cercò di prevenire gli avvenimenti mettendo le mani avanti cedendo Treviso ed il suo territorio al duca Leopoldo d’Austria e questo per non correre il rischio in occasione delle trattative di pace di vedere quei territori affidati all’odiatissimo Francesco da Carrara. In fondo, in quel momento, i dominii sulla terraferma erano per i veneziani più un peso che un vantaggio.

 

 

Venezia infatti, tornava a guardare con maggior interesse al mare da dove in fondo era venuto ancora una volta il pericolo maggiore. E così il governo veneziano preferì spendersi per recuperare tutti i punti strategici della laguna, anche se si vide costretto a cedere la Dalmazia e l’isola di Tenedo, la remota causa della guerra con Genova, che venne ceduta ad Amedeo di Savoia.

 

 

La Dalmazia invece, veniva assegnata inaspettatamente al re d’Ungheria. Quest’ultimo, con il duca d’Austria, si stava rivelando il vero vincitore della situazione, per lo meno dal punto di vista delle acquisizioni territoriali, dal momento che entrambi ottenevano i territori per i quali avevano accet­tato di combattere contro Venezia. Quanto a Genova e a Venezia, per l’appunto, il trattato di Torino non conferiva loro un bel niente, confermandole sostanzialmente nella medesima situazione in cui si trovavano prima della guerra e forse, almeno per Venezia, con qualcosa di meno. Come se non bastasse si stabilì che le due repub­bliche avrebbero continuato l’attività commerciale nel Mediterraneo fianco a fianco.

 

 

La decadenza di Genova

 

 

Tutto dunque, doveva rientrare. Conclusa così la pace anche i prigionieri genovesi potevano finalmente fare ritorno a casa. A tornare erano uomini stanchi e provati dalla durezza del carcere, appena alleggerita dalla generosa assistenza delle donne veneziane che provvidero ora, al momento del rilascio, a fornire ai genovesi il denaro indi­spensabile per comprarsi dei vestiti e per potersi pagare il viaggio di ritorno. La guerra era veramente finita.

 

 

Per Venezia si apriva, malgrado le sfavorevoli condizioni del trattato di pace, un periodo di rapida e straordinaria ripresa economica che nel giro di pochi anni si sarebbe tradotto in conquiste territoriali in quel momento ancora inimmagina­bili. Per Genova, al contrario, la guerra di Chioggia rappre­sentò l’ultima possibilità per affermarsi come unica potenza marittima italiana al posto dell’eterna rivale. E così, per la repubblica ligure, che non riuscì a risollevarsi dalla pesante crisi economica provocata dalla guerra, iniziava un lento, triste declino che l’avrebbe portata ad essere facile preda di diverse bandiere, da quella francese a quella dei Visconti. Genova, dopo due secoli, aveva veramente cessato di rap­presentare per Venezia un pericoloso, temibile avversario.