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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

Atteso da vari mesi l’ammiraglio Zeno proprio all’ultimo momento fece una bella sorpresa alla Repubblica: le sue vele portarono la speranza invano cercata per tanto tempo a causa dell’assedio dei genovesi... ma anche per lui valsero i rischi della guerra...

 

 

 

CON LE SUE NAVI AVEVA ROTTO IL BLOCCO GENOVESE

FERITO CARLO ZENO SALVATORE DI VENEZIA

 

 

 

La rimonta veneziana era appena iniziata quando il 10 gennaio del 1380 accadde un fatto decisivo quanto insperato che ribaltò una volta per tutte le sorti ormai apparentemente segnate di Venezia. Le pattuglie genovesi poste a scrutare il mare videro quel giorno all’orizzonte spuntare un numero crescente di vele. Non erano però i rinforzi che si aspettavano da Genova, bensì le 18 navi veneziane comandate da Carlo Zeno, uno dei più audaci ammiragli della marina veneziana.

 

 

Da sei mesi il Senato lo cercava inutilmente nel Mediterraneo orientale. Da sei mesi la città speravainvano nel suo arri­vo. Si era fatto dunque aspettare Carlo Zeno, questo patrizio di antica famiglia veneziana destinato dai genito­ri al sacerdozio. Allora, per questo motivo, era stato man­dato anche a Roma affinché si facesse strada negli Uffici della Curia. Non era quella, però, né l’atmosfera né la car­riera che il giovane Zeno sognava e così se ne tornò pre­sto in Veneto con una ricca rendita ecclesiastica che venne ben presto dissipata in una vita sregolata e goliar­dica da studente nella città di Padova.

 

 

Perduto ogni beneficio lo Zeno campò percinque anni facendo il soldato di ventura per essere spedito, una volta tornato in fami­glia, a Patrasso. Lì si era distinto per il suo carattere irascibile e violento, tanto che venne più volte ferito e credu­to alla fine anche morto. Rientrato invece a Venezia, doveva tuttavia restarvi per poco tempo dato che il re di Cipro lo volle quale ambasciatore di fiducia nei rapporti con l’Occidente.

 

 

Un ennesimo duello, poi, gli aveva fatto perdere definitivamente la rendita ecclesiastica e con essa lo Zeno lasciò anche la veste talare per sposarsi. Recatosi a Costantinopoli dove si dedicò con scarsa con­vinzione alla mercatura, Carlo Zeno dovette assistere alla detronizzazione dell’imperatore greco Giovanni V Paleologo che tenterà successivamente di liberare. Il generoso tentativo doveva tuttavia infrangersi contro le incertezze e le reticenze del vecchio imperatore.

 

 

Carlo Zeno il corsaro

 

 

Da allora Carlo Zeno diventò un vero e proprio corsa­ro. Le navi prese di mira erano per lo più, natural­mente, quelle genovesi. Diventato successivamente capi­tano di Negroponte ed infine comandante d’armata, Carlo Zeno in quest’ultima veste, spostandosi con una straordinaria velocità, attaccava ogni nave o flotta geno­vese che incrociava nel Mediterraneo fino ad arrivare a devastare Portovenere per ricomparire improvvisamente nelle acque di Cipro.

 

 

Atteso in Libano lo Zeno comparve invece nell’Adriatico, avuta probabilmente notizia di come si stavano mettendo le cose per Venezia. Una per­sonalità eccentrica, eccessiva, impetuosa, quella dello Zeno, alla quale si univa tuttavia, una straordinaria abi­lità tattica e militare ed una competenza e intuizione eccezionali. Tutto questo portava ai veneziani Carlo Zeno il 10 gennaio del 1380 assieme alle sue 18 navi e ad un gran desiderio di rivincita.

 

 

Dopo un breve consiglio di guerra Vittor Pisani, Carlo Zeno e lo stesso doge, faceva­no vela con le 18 galee verso Brondolo, il punto più fragi­le del blocco. Il 21 gennaio riconquistavano intanto Loreo mentre a Brondolo moriva il comandante genovese Pietro Doria colpito dalle granaiole veneziane. II nuovo coman­dante, Napoleone Grimaldi, eletto sul luogo, tentò dispe­ratamente di riorganizzare le sue fila e di aprire un varco nell’accerchiamento imposto dai veneziani a Chioggia, scavando un canale attraverso il lido di Sottomarina ad est del porto assediato. Tutto inutile. Il 19 febbraio i vene­ziani riuscivano a riconquistare Brondolo e la stessa Sottomarina. Venezia aveva cosi recuperato inaspettata­mente, tuttalalinea dei Lidi.

 

 

Tutte le vite di Zeno pirata amatissimo

 

 

Fu in una notte di quelle convulse settimane fra gen­naio e febbraio, che lo stesso Carlo Zeno venne grave­mente ferito in uno scontro coi genovesi. La stagione invernale non era certo la più favorevole per lo svolgi­mento delle operazioni belliche. Già una tempesta aveva messo in gravi difficoltà la flotta dello Zeno. Fu un’altra bufera a spingere una notte le navi veneziane verso Brondolo, allora ancora in mano ai genovesi. Le vedette lanciarono presto l’allarme udendo le grida dei marinai veneziani sulle naviormai completamente prive di control­lo.

 

 

Carlo Zeno da abile ed esperto uomo di mare, non si perse d’animo e riuscì attraverso un gioco di funi a salvare le sue navi minacciate da un lato dalla bufera dall’altro dalle secche della vicina laguna. Era tutto impegnato nelle operazioni di salvataggio, quando improvvisamente una freccia nemica gli si conficcò nel collo. Lo Zeno barcollò e poi cadde sul fondo della sua galea sotto gli occhi atterriti dei suoi marinai che subito gli prestarono soccorso.

 

 

La ferita, molto profonda, si mostrò immediatamente in tutta la sua gravità tanto che si chiese di portarlo urgentemente a Venezia chiamando nel contempo il prete per l’eventuale estrema unzione. Di fronte a questa prospettiva lo Zeno si oppose con tutte quelle poche forze che ormai gli erano rimaste, dicendo che non aveva nessuna intenzione di tor­nare a Venezia e che se proprio doveva morire preferiva che ciò accadesse sulla sua nave e con vicino i suoi fedelissi­mi uomini. il suo desiderio naturalmente, venne rispetta­to, mail destino si dimostrò ancora una volta assai benevo­lo con l’audace comandante che sarebbe infatti riuscito a cavarsela potendo cosi assistere e contribuire egli stesso al trionfo insperato della Serenissima.