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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

Venezia non solo come potenza marittima mediterranea ma come potenza europea: infatti per avere aiuto nella guerra eterna che contrapponeva Inghilterra e Francia il sovrano inglese non disdegnò di chiedere l'appoggio militare della flotta veneta, ma la Repubblica con il suo senso degli affari rifiutò. (anno 1342 d.C.)

 

 

PER LA CONTESA CON IL REGNO DI FRANCIA

L’INGHILTERRA CHIEDE AIUTO A VENEZIA

 

 

 

Nel corso della prima metà del XIV secolo Venezia andava sempre più affermandosi come una delle più importanti potenze com­merciali. Un commercio che da sempre aveva fatto di Venezia una fondamentale cerniera tra Oriente ed Occidente con la costituzione di una fitta rete di inter­scambi. Si commerciava innanzitutto il sale, fondamenta­le per la nutrizione, ma anche frumento e cereali indi­spensabili perla sopravvivenza della città che aveva visto raddoppiare la sua popolazione nell’ultimo secolo arrivan­do agli inizi del Trecento a più di 120.000 abitanti secon­da solo a Napoli e terza, in Europa, dopo Parigi.

 

 

Accanto al sale e al frumento, l’olio ed il vino, la crune e lo zucche­ro, quest’ultimo proveniente in gran parte da Cipro. C’erano poi le pelli che arrivavano dai paesi Balcanici e quindi lavorate e conciate in città ed ancora la lana e i panni dalle Fiandre, dall’Inghilterra e dalla Toscana ridi­stribuiti poi in Levante. Da qui giungevano invece le stof­fe più pregiate come la seta, ma soprattutto le spezie, pro­dotto richiestissimo in tutta l’Europa medievale, di cui Venezia deteneva da secoli il monopolio. Una ricchezza, quella della città attorno alla metà del Trecento, che si concretizzava anche nell’espansione edilizia e nel suo costante abbellimento.

 

 

Dal 1341 presero il via i lavori della radicale ristrutturazione dell’antico Palazzo Ducale che acquisterà nel giro di sessant’anni le sembianze straordinarie che ancora oggi possiamo ammirare. È pro­prio Rialto a conoscere in quei febbrili decenni la sua straordinaria espansione. Qui si trovava il mercato della frutta, delle carni e le più importanti e numerose botte­ghe artigiane come quelle degli orafi, degli spadai e dei fabbricanti di frecce.

 

 

Rialto rappresenterà fino a tutto il Cinquecento uno straordinario e vivacissimo punto d’in­contro di lingue, culture e merci, uno dei più attivi centri d’affari, un’eccezionale luogo d’incontro e di scambio. Anche nel resto della città si costruivano intanto nuovi palazzi, nuove chiese, sistemando strade e ponti mentre le industrie, specie quelle conciarie, tessili e dei cantieri navali, lavoravano a pieno ritmo accanto ai mulini e alle saline.

 

 

La potenza veneziana non era nota all’estero solo per i suoi prodotti, ma anche per l’importanza della sua flotta. Da sempre, sin dai tempi ormai remotissimi del re Teodorico nel V secolo d.C., i sovrani europei, ma anche bizantini avevano guardato alla crescente potenza marit­timo-militare di Venezia con grande interesse, una poten­za che nei secoli il governo veneziano, ovviamente, si preoccupò di incrementare conla costruzione di navi sem­pre più veloci, potenti, ma anche maneggevoli.

 

 

Una flotta che nel corso dei secoli si era misurata con pirati, Arabi e Bizantini, Normanni e Genovesi, affinando via via e di pari passo tecniche militari e costruttive. E proprio in virtù di questa fama internazionale e dell’effettiva sua potenza, giunse a Venezia nel 1342 (per altri nel 1340), una delegazione diplomatica inglese per chiedere delle navi al governo veneziano. n sovrano inglese Edoardo III era in quel tempo già da due anni impegnato in una delle più disastrose, terribili e lunghe guerre che mai sconvol­sero due paesi europei, guerra destinata a durare infatti per ben cento anni. il conflitto vedeva contrapporsi gli interessi dinastico-politici di Francia ed Inghilterra dopo la morte, senza eredi maschi, dell’ultimo esponente della dinastia capetingia, Carlo N, aprendo così la possibilità al re inglese di sedere sul trono francese.

 

 

Edoardo era infatti il figlio del re inglese Edoardo II e di Isabella di Francia, sorella di Carlo IV e dunque nipote, per parte di madre, del defunto re francese. Edoardo, forte di questa parentela, nel 1340 dopo che i feudatari francesi gli prefe­rirono quale successore il cugino Filippo VI di Valois– “perché nato nel regno” si disse –, si autonominò re di Francia dalla città fiamminga di Gand.

 

 

I mercanti ed i borghesi fiamminghi infatti, appoggiavano il re inglese con la speranza di scalzare il governo della nobiltà filo­francese ed instaurare un governo autonomo, seppur sotto l’egida del re inglese. Giunti a queste condizioni la guerra apparve inevitabile. Per affrontare il conflitto tut­tavia, c’era bisogno di aiuti finanziari e militari e, dati i buoni rapporti che intercorrevano tra l’Inghilterra e Venezia, il re inglese trovò più che naturale chiedere al governo ducale 40 galee, forse più, per almeno un anno. In cambio Edoardo mandava a dire che sarebbe stato disposto a pagare qualsiasi somma il doge avesse richie­sto oltre a riconoscere ai cittadini veneziani residenti nel suo paese gli stessi diritti e privilegi di cui godevano i suoi sudditi.

 

 

Venezia avrebbe avuto solo da guadagnarci se avesse accettato la proposta, tanto più che la sua rivale Genova appoggiava apertamente il pretendente francese Filippo. Tuttavia non era quello uno dei momenti più facili perla Serenissima.

 

 

Nel 1340 la città aveva subito una devastante inonda­zione, la più pericolosa per la sua stessa sopravvivenza prima di quella del 1966, ma le cose non andavano meglio neppure oltremare dove nel 1341 il governo vene­ziano dovette fronteggiare l’ennesima ribellione nell’isola di Creta. Ma il pericolo maggiore era rappresentato ora dalla disastrosa situazione in Oriente dove l’impero Bizantino iniziava a scricchiolare sotto i colpi dell’avanza­ta turca che minacciava ormai seriamente anche il Mediterraneo orientale.

 

 

E la risposta del doge Gradenigo di sostanziale anche se diplomatico diniego alla richiesta del re inglese, si appoggiò proprio a quest’ultima, grave situazione. Con i Turchi che minacciavano con ben oltre 200 navi il Mediterraneo, Venezia non poteva privarsi nemmeno di una delle sue galee, tanto meno per vederle impegnate in una guerra fra due stati cristiani. Ciò nono­stante accettava ugualmente i privilegi offerti dal sovrano inglese e ringraziava. In fondo, se per Venezia era impor­tante e fondamentale il rapporto commerciale con l’Inghilterra, quello con la Francia non era certo di mino­re importanza. Da qui l’esigenza dunque, di non offende­re troppo gli inglesi e di non inimicarsi i francesi. Nulla di nuovo nella politica veneziana, da sempre necessaria­mente ed astutamente diplomatica!