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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

Da festa coinvolgente alcune decine di fanciulle promesse spose a occasione di potenza e di sfarzo, una battaglia dell'immagine vinta dai veneziani nel lusso più ostentato, una passerella di prestigio e di civiltà, simbolo dell'età d'oro di Venezia. (anno 1249 d.C.)

 

 

UN’OCCASIONE PER LO SFARZO VENEZIANO

LA GRANDE FESTA DELLE MARIE

 

 

 

Una delle feste in grado di raggiungere nella Venezia medievale il massimo del successo, era senza dubbio quella detta “delle Marie”. La festa era in origine chiamata festa dei “Matrimoni” e venne sempre più festeggiata in laguna nel corso dei secoli, specie dopo una spiacevole vicenda accaduta attorno alla metà del X secolo. Già da molto tempo si festeggiava allora nelle isole venete il matrimo­nio di 12 fanciulle con i rispettivi prescelti sposi, cerimo­nia consacrata nella cattedrale cittadina di Olivolo Castello.

 

 

Le fanciulle, sebbene umilmente vestite di una semplice tunica bianca, erano riccamente adornate di gioielli, collane, diademi preziosi dati loro in prestito per l’occasione dallo stesso governo ducale. Alla cerimonia, del resto, partecipavano le massime autorità religiose e politiche della comunità lagunare, fino allo stesso doge.

 

 

Fu proprio durante una di queste solenni cerimonie ­segno dell’alta considerazione e del profondo significato anche civile e sociale che aveva il matrimonio presso gli isolani -, che un manipolo di pirati istriani piombò all’im­provviso nella Cattedrale attirati dall’ormai risaputa ric­chezza che si ostentava in occasione di quella festa e rapi­rono le 12 fanciulle ricoperte di pietre preziose. La vicen­da tuttavia, si risolse nel successivo recupero del bottino ­e delle fanciulle naturalmente –, dopo un breve scontro coi pirati.

 

 

Non è dato però sapere come e perché la festa venne successivamente chiamata “delle Marie”. Forse perché questo era il nome della maggioranza delle ragaz­ze protagoniste della spiacevole avventura, forse, più pro­babilmente, perché la festa si tenne da allora nel giorno della Purificazione di Maria o forse, ancora, perché le celebrazioni si concludevano con la visita alla chiesa di S.Maria Formosa, l’unica chiesa dedicata alla Vergine.

 

 

Al di là della curiosa intitolazione non vi è dubbio comunque che la festa nei secoli successivi il ricordato episodio, abbia conosciuto un progressivo, crescente successo tanto che da uno, già nel XII secolo era arrivata alla durata di otto giorni mentre nel 1271 il numero delle Marie, ben dodici, veniva drasticamente ridotto per i costi esorbitan­ti che il governo non poteva più sopportare. Da semplice festa isolana insomma, occasione pubblica per il ritrovo di un’intera comunità, era diventata nel giro di pochi anni un vero e proprio richiamo interlagunare che portava a Venezia centinaia di migliaia di curiosi e visitatori.

 

 

La fama della festa, del resto, cresceva e si diffondeva anche grazie alla crescente pomposità e magnificenza che via via andava acquistando. Ma come venivano scelte le 12 fortunate fanciulle? In ogni sestriere in cui era divisa la città, venivano elette due tra le più belle e saggie fanciulle residenti. Al doge poi, spettava l’alto compito di conferma­re tale scelta, ma non solo. Dalle casse ducali infatti, usci­vano i denari per pagare le spese delle celebrazioni men­tre alle parrocchie restava il compito di far adornare ed abbellire le rispettive parrocchiane prescelte. La festa naturalmente era preceduta da febbrili preparativi che sfociavano nel giorno della vigilia.

 

 

Questo si apriva con un’affollatissima processione di uomini e fanciulli, questi ultimi oltre 500, che disposti su numerose imbarcazioni si recavano fino al Palazzo Ducale. Seguiva il primo gruppo di barche riccamente addobbate per l’occasione con i rap­presentanti del clero, mentre chiudeva il corteo un grup­petto di suonatori di trombe e cembali. Reso omaggio al doge che aspettava il passaggio del corteo alla finestra del suo Palazzo vestito nel suo abito da cerimonia, le imbar­cazioni si dirigevano alla chiesa di S.Maria Formosa dove due fanciulli vestiti rispettivamente da Angelo annun­ciante e da Maria, figuravano l’Annunciazione per anda­re poi a rendere omaggio alle 12 fanciulle che li aspetta­vano nelle loro case in attesa del giorno della Festa.

 

 

La processione occasione di potenza e di lusso

 

 

Questo si apriva all’indomani con una nuova proces­sione di sei grandi navi ornate con broccati, stoffe pregiate, ori e argenti e con tutto quello che poteva abbel­lirle. Le imbarcazioni trasportavano le 12 “Marie” all’iso­la di Castello, sede vescovile, disposte tre per ciascuna barca. Nella quinta barca trovavano invece posto 40 uomini armati e nell’ultima il clero.

 

 

Salito il vescovo, il corteo arrivava in Piazza S.Marco dove nella Basilica veniva svolta la funzione liturgica alla presenza natural­mente del doge. Finita la Messa e ringraziato il Signore per la vittoria riportata allora sui pirati, il tragitto delle imbarcazioni riprendeva lungo il Canal Grande dopo aver ricevuto la solenne benedizione del Doge che così si congedava. Era usanza infatti che le “Marie” venissero ospitate da alcune delle più ricche e nobili famiglie vene­ziane che lungo quel canale avevano già allora il loro palaz­zo.

 

 

Le fanciulle venivano accolte e ricoperte di ricchi doni, tanto ricchi che molte famiglie impiegavano un bel po’ di tempo prima di riportare in attivo il proprio bilancio. Finita la prima solenne giornata, la festa peri restanti sette giorni proseguiva in tutt’altro clima, tra danze, mascherate, rega­te e giochi di ogni sorta, atmosfera alla quale le stesse 12 fanciulle non potevano certo sottrarsi.

 

 

Quest’ultima circostanza, anzi, costrinse il governo veneziano a prendere dei drastici provvedimenti per arginare lo scadimento morale delle donzelle. Si decise così di sostituire alle fanciulle in carne ed ossa dei manichini di legno rappresentanti le ver­gini rapite dai pirati nell’ormai lontano X secolo. La decisio­ne, tuttavia, non dovette piacere granché al popolo vene­ziano tanto che nel 1349 ci volle tutta l’autorità del Maggior Consiglio per decretare il severo divieto di scaglia­re contro ai poveri manichini ogni sorta di ortaggi e di rifiu­ti. Pratica evidentemente ormai consolidata e segno del profondo disappunto popolare che da allora chiamerà “Maria di legno” ogni donna “magra, fredda ed insulsa”.