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STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

Tornato a Venezia Marco Polo subisce lo scotto del riaprirsi delle ostilità tra la Repubblica e Genova. Fatto prigioniero fa buon viso a cattiva sorte: al cospetto dei suoi colleghi di cella inizia a raccontare le sue incredibili avventure, un materiale prezioso che fornirà lo spunto poi per la stesura del libro "Il Milione". (anno 1298 d.C.)

 

 

PRENDE COSI' CORPO IL FAMOSO VOLUME

MARCO POLO SI RACCONTA IN PRIGIONE

 

 

 

I Polo dunque, nel 1295 fecero finalmente ritorno in patria dopo un’assenza durata quasi vent’anni. Vent’anni trascorsi in un paese, la Cina, estrema­mente lontano per cultura, lingua, usi e costumi, ma dove Marco, in particolare, aveva saputo adattarsi ed inserirsi facendo propri la lingua e le usanze di quel popo­lo. In vent’anni non poteva che essere stato profondamen­te modificato tanto nella parlata, quanto nel modo di vestire tant’è che a stento i conoscenti, gli amici lasciati ragazzi ed ora adulti, i parenti, lo riconobbero.

 

 

Iniziava così il reinserimento di Marco nella società veneziana, nei suoi ritmi e nelle sue attività. Le cose, tuttavia, in quei lunghi anni erano inevitabilmente e profondamente cam­biate anche per Venezia. I regni crociati in Terra Santa erano stati spazzati via dalla travolgente avanzata dei musulmani. Nel 1289 era caduta Tripoli e nel 1291 fu la volta dell’ultima, preziosissima roccaforte cristiana, S.Giovanni d’Acri contesa solo pochi anni prima feroce­mente fra Veneziani e Genovesi.

 

 

Venezia negli ultimi trent’anni aveva così perso Costantinopoli ed il suo impe­ro ed uno dei più importanti scali commerciali per i traffi­ci con l’Oriente. Come se non bastasse, doveva assistere per contro, alla crescente affermazione della rivale repubblica genovese. Dopo la riconquista di Costantinopoli da parte dell’imperatore greco Michele Paleologo nel 1261 con l’aiuto più o meno diretto dei Genovesi, questi aveva­no ottenuto dal ripristinato sovrano bizantino i diritti esclusivi per il commercio sul Mar Nero.

 

 

Con la caduta dei regni cristiani in Terra Santa, il fulcro dei commerci si spostava del resto e inevitabilmente verso Oriente, sul nodo strategico rappresentato principalmente dai due importanti scali di Galata sul Bosforo e di Trebisonda sul Mar Nero, entrambi, sul finire del secolo, predominio dei Genovesi. Qui arrivavano le carovane provenienti dall’Oriente e dalle lontane steppe russe cariche di ogni prodotto: spezie, stoffe, pellicce, ma anche grano, pesce e sale oltre che schiavi.

 

 

Ben si comprende come Venezia si fosse trovata improvvisamente di fronte un rivale com­merciale che aveva saputo ben approfittare del rapido mutamento delle circostanze storiche che avevano invece travolto la repubblica veneta. Una tregua firmata fra Genova e Venezia ancora nel 1270, alla sua scadenza nel 1291 proprio quando cadeva S.Giovanni d’Acri, non venne naturalmente rinnovata.

 

 

La parola passava nuo­vamente alle armi. Il 7 ottobre del 1294 la flotta venezia­na salpava dal porto scontrandosi poco dopo con quella genovese vicino al golfo di Alessandretta. Per i Veneziani fu una vera e propria catastrofe della quale approfittaro­no prontamente i Genovesi che attaccarono e saccheggia­rono Candia (Creta). Nel 1295 il confronto-scontro tra le due rivali s’inaspri ulteriormente, specie dopo la chiusura del Bosforo da parte dei genovesi. Non solo. A Costantinopoli gli animi infuocati e rancorosi portarono allo scontro gli abitanti del quartiere genovese con quelli veneziani che vennero brutalmente massacrati. Venezia, a quel punto, aveva tollerato anche troppo. Attaccata su più fronti, impedita di svolgere liberamente i propri vitali commerci, la città nel 1298 sembrò finalmente reagire.

 

 

Marco Polo si arruola

 

 

Marco Polo, rientrato nel 1295, aveva avuto giusto il tempo di rendersi conto di come la situazione stes­se rapidamente precipitando per la sua patria. Spirito patrio ed interessi legati anche al proprio commercio, spinsero allora Marco ad arruolarsi, probabilmente nel 1298, forse, per altri già nel 1296. La guerra del resto, si era trascinata per ben tre anni con continui scontri navali in tutto il Mediterraneo fra la Sicilia e Cipro, ma nel 1298 lo scontro tra Venezia e Genova si rivelò invece risolutivo.

 

 

Nelle vicinanze di Curzola, sulle coste dalmate, la flotta veneziana guidata da Andrea Dandolo subiva infatti proprio in quell’anno una clamorosa sconfitta. Le navi vennero letteralmente circondate da quelle genovesi e racchiuse in uno spazio così stretto che bastò incen­diarne una perché il fuoco in brevissimo tempo si propa­gasse a tutta la flotta. Delle 95 galee ben 65 caddero in mano nemica o furono affondate. Novemila uomini ven­nero uccisi o feriti ed altri 5.000 fatti prigionieri e tradotti in cattività a Genova.

 

 

Fra questi ultimi si trovava anche Marco Polo. Dal lontano e favoloso Catai, Marco si ritro­vava ora rinchiuso in uno squallido carcere dove, tutta­via, ebbe il tempo e l’occasione di ripercorrere proprio quei vent’anni trascorsi in Cina, rendendo partecipe delle sue avventure il compagno di prigionia Rustichello da Pisa che le trascrisse poi in un’opera divenuta famosa con il nome de “Il Milione”. Marco ebbe modo così di traman­dare e comunicare la sua eccezionale esperienza nel Catai, facendone conoscere gli aspetti umani, culturali e naturali sconosciuti ai suoi contemporanei.

 

 

Questi pote­vano ora sapere come si viveva presso la lontana corte del sovrano Kubilay, potevano sapere che tipo di natura, di fiori, di piante ci fossero; potevano altresì conoscere diffe­renti organizzazioni sociali, familiari, politiche e ancora apprendere lontane superstizioni, credenze, usi e costu­mi. Accanto alle notizie su quel lontano popolo e sul loro paese, anche una miriade di notizie in materia commer­ciale, un settore dove non certo casualmente si era con­centrata l’attenzione del mercante Marco Polo. Marco usciva finalmente dalle prigioni genovesi nel 1299 quan­do venne firmata la pace tra Genova e Venezia potendo così fare ancora una volta ritorno alla sua città che non avrebbe mai più abbandonato, tanto più dopo le nozze con Donata Badoer e la successiva nascita di tre figlie.

 

 

A queste ultime lasciò nel testamento del 9 gennaio del 1323 tutto il suo patrimonio di preziosi e di tessuti orien­tali. Ai posteri, invece, forse non intenzionalmente, ma certo fortunatamente, lasciò il ricordo e la testimonianza della sua straordinaria avventura.