UNIVERSITA' DI VENEZIA - Corso di Laurea magistrale in Storia dal Medioevo all’Età Contemporanea - Tesi di Laurea

 

L’Esercito veneziano e la difesa di Candia 1645-1669 - Il costo di una vittoria mancata

 

Relatore Ch. Prof. Luciano Pezzolo

Laureando Roberto Vaccher

Anno Accademico 2013 / 2014

 

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INDICE

Introduzione 

1) Il mito veneziano: il secolo di ferro e la guerra di Candia 

2) Il conflitto nel contesto internazionale dell’epoca 

3) La strategia veneziana e l’apparato difensivo di Creta 

3.1) Le fortezze dell’isola 

3.2) Le milizie 

3.3) La flotta 

4) Arruolare e armare un esercito 

5) La logistica veneziana: il problema della distanza 

6) Mantenimento e approvvigionamento della città assediata 

6.1) L’aspetto finanziario 

6.2) Viveri e munizioni 

7) La guarnigione di Candia: entità e composizione 

7.1) Ammutinamenti, malattie, diserzioni 

7.2) La vita a Candia 

8) Uno sguardo al campo Ottomano 

Conclusioni 

Bibliografia

 

 

Introduzione

 

Nel corso del 1600 Venezia e l’Impero Ottomano si trovarono in stato di guerra per 40 anni nel corso di due guerre, Candia e Morea, e dell’incidente di Valona (1) occorso nel 1638. Di questo arco cronologico la maggior parte fu assorbito nel conflitto per Candia che, scoppiato nel 1645, si concluderà solamente 24 anni più tardi, nel 1669.

 

Il conflitto che va sotto il nome di “Quinta guerra Turco-Veneziana” rappresentò un vero e proprio confronto di mezzi e si configurò nel corso dell’assedio di Candia come una guerra di attrito e di posizione. Si trattò di un conflitto confuso che nemmeno il Doge Bertucci Valier, nel 1657, era sicuro di poter definire offensivo oppure difensivo.(2)

 

Aggredita a Creta, Venezia contrattaccò per mare, bloccando i Dardanelli e per terra in Dalmazia. La difesa di Creta si ridurrà ben presto, dati i progressi delle armi ottomane, alla difesa della città di Candia, la moderna Heraklion e di pochi altri lembi di terra rimasti in mano veneziana. Poiché tutto l’entroterra cretese cadde in mano ai Turchi entro i primi due anni del conflitto la sopravvivenza delle fortezze veneziane e della capitale poteva provenire solamente dal mare. Il conflitto costò un numero spropositato di vite: circa 130.000 furono i morti tra gli attaccanti e 29.000 tra i difensori. (3)

 

Anche il costo economico, per entrambi i contendenti, fu enorme e spropositato rispetto all’importanza rivestita dall’isola di Creta. In questo lavoro ho deciso di non focalizzarmi sulle mere operazioni militari che, numerose, furono condotte sia per terra che per mare. Il lavoro cerca di analizzare le meccaniche che resero possibili queste operazioni, evidenziando il motore che consentì all’esercito veneziano di mantenere uno sforzo umano e logistico così ingente per 24 anni e su una distanza da Venezia che supera i 1.900 km via mare.

 

 

Due furono le sfide con cui la Repubblica dovette misurarsi: il problema della distanza e quello delle risorse. Uno dei più grandi ostacoli che uno stato dell’età moderna doveva affrontare era quello della distanza che separava le sue basi di reclutamento dal teatro delle operazioni. La distanza incideva pesantemente sulla velocità con cui viaggiavano le notizie, il denaro, i contingenti militari e i rifornimenti. Nel caso in questione ogni spostamento avveniva, essendo Creta un’isola, via mare.

 

 

I dispacci impiegavano da un mese e mezzo ai tre mesi per transitare da Venezia a Candia e viceversa. L’altro grosso problema era quello delle risorse. I soldati al servizio della Serenissima erano trattati come un vero e proprio capitale: costituivano un investimento per i capitani che li arruolavano e un costo, non indifferente, per lo Stato che li utilizzava. Erano però un capitale soggetto a continuo deterioramento. Non solo per le morti in combattimento, ma molto più spesso per fame e malattie. Il denaro che costituisce “il nervo della guerra” è il vero fattore che mantiene viva e funzionante tutta la macchina militare.

 

 

Non metterò qui in questione lo sforzo economico generale sostenuto da Venezia, né cercherò di quantificare con precisione il costo totale del conflitto. Il mio interesse è focalizzato sulla resistenza della città di Candia e sui meccanismi che ne permisero il sostentamento. Partendo dallo studio delle fonti documentarie, contenute nell’archivio di Stato di Venezia, ci si rende conto abbastanza in fretta di come le spedizioni di rifornimenti e denaro provenienti da Venezia non fossero sufficienti a sostenere la città assediata.

 

 

I dispacci dei Provveditori Generali alle armi, che ho utilizzato come fonti principali e che coprono quasi giorno per giorno tutto il conflitto, costituiscono una testimonianza eccezionale. Le informazioni ricavate da questi dispacci sono state integrate da altre fonti archivistiche come da varie relazioni al Senato e dai dispacci dei Capi da Guerra che combatterono a Candia. Attraverso lo studio di questi documenti ho cercato di rispondere ad alcune domande: se il denaro e i viveri provenienti da Venezia non erano sufficienti per sostenere la città assediata come poté, Candia, resistere per 22 anni di assedio? Quali furono gli ingranaggi principali di questo sforzo logistico?

 

 

L’eccezionale durata del blocco della città ne fa uno degli assedi più lunghi della storia, l’esercito veneziano la presidiò ininterrottamente per tutto questo tempo resistendo sia gli attacchi nemici che agli «interni disagi» (4). Sotto il termine di “esercito veneziano” si cela in realtà una moltitudine di anime diverse e dalle più disparate provenienze geografiche. Entrato in guerra con un’organizzazioni basata interamente sulle compagnie-guarnigione, ne uscì dopo 25 anni praticamente immutato. E’ possibile che in un così lungo periodo di scontri non sia individuabile nessun elemento di novità? E nel caso perché?

 

 

Nel corso di questo lavoro cercherò di rispondere a queste domande e di dare conto della composizione di questa forza così variegata, della sua organizzazione ed efficacia. Cercherò anche di capire quale fosse la reale entità della guarnigione, com’era la vita all’interno della città assediata e che influenza avevano sulle condizioni dei soldati le politiche di “spesa” messe in atto dalle autorità veneziane per mantenere “accettabile” il costo del conflitto.

 

Note

1 - Il primo luglio 1638 una squadra veneziana al comando del Provveditore Cappello bloccò e in seguito distrusse una squadra di 16 galee barbaresche nel porto di Valona. La flotta barbaresca era diretta a Costantinopoli ma lungo il tragitto si era attardata nel basso adriatico per compiere delle scorrerie. Qui era stata intercettata dalla flotta veneziana che non aveva esitato ad attaccarla.

2 - Andrea Valier, Historia della guerra di Candia

3 - Geoffrey Parker, Global Crisis, war climate change & catastrophe in the seventeenth century pag. 197

4 - ASV, Senato, Dispacci, Ptm 546, 31 marzo 1650

 

(Continua per altri 15 Capitoli)