STORIA DEL VENETO E DI VENEZIA ILLUSTRATA

 

Una iniziativa editoriale della casa editrice SCRIPTA EDIZIONI (1995-1996) e ora di STORIA VENETA.IT

140 Tavole illustrate da Antonio Viviani e dai migliori incisori veneziani - corredate da relative schede storiche a cura di Laura Poloni

[L'opera è stata edita nel 1860 in Venezia da Giuseppe Grimaldo, sostenuta da Giuseppe Gatteri, ed è stata rielaborata e impaginata per il web]

 

 

 

 

Ricerca storica di Laura Poloni 

  

I veneti riparano nelle isolette della laguna a causa della irruzione di Attila (anno 452 d.C.)

Il generale bizantino Narsete chiede aiuto ai Tribuni delle isole venete (anno 552 d.C.) Autore delle tavole fu Giuseppe Gatteri, incise poi da Antonio Viviani e dai migliori artisti veneziani. L'opera fu edita nel 1860 in Venezia da Giuseppe Grimaldi.

 

I Bizantini interpellano il governo veneto - Narsete chiede aiuto ai Tribuni

 

 

Cresciuto in popolazione ma anche in capacità di autodifesa e a volte di vera iniziativa militare, l’agglomerato veneto in laguna divenne centro di riferimento per le forze bizantine in Italia. E per ottenere libertà di movimento i generali di Bisanzio dovettero chiedere aiuto agli abitanti delle isole...

 

 

Stabilitisi nelle isole lagunari i nuovi abitanti assi­stevano impotenti, ma almeno al sicuro, allo sfa­celo dell’Impero. il governo dell’Italia era caduto nelle mani dei generali barbari mentre la trage­dia si consumava nel più totale disinteresse dell’impera­tore d’Oriente.

 

 

Nel 476 Odoacre re degli Eruli, dimetteva l’ultimo imperatore fantoccio d’Occidente, Romolo Augusto, rimettendo all’imperatore di Costantinopoli le insegne imperiali. Era la fine ufficiale dell’Impero romano dei Cesari. Anche i “barbari” riconoscevano ormai un’uni­ca autorità, quella appunto di Bisanzio. E così, nella più totale anarchia, le popolazioni lagunari provvedevano ad organizzarsi con l’individuazione in ciascuna isola di un proprio rappresentante, il tribuno.

 

 

Ogni isola, del resto, costituirà almeno fino all’XI-XII secolo una realtà auto­noma e svincolata dalle isole vicine. Erano dei piccoli cen­tri, quasi dei piccoli municipi che trovavano nel tribuno il loro locale rappresentante ed amministratore. La forte indipendenza goduta dalle singole isole, trova conferma nelle stesse modalità con cui i nuovi arrivati potevano impiantarsi nelle varie zone prescelte. il diritto di pro­prietà, non ancora regolato da alcuna autorità centrale era diretta conseguenza di quella occupazione.

 

 

Gruppi di fuggiaschi, per lo più legati da vincoli famigliari o di ami­cizia, approdavano a questo o a quel lido occupandolo e diventando tra loro “consorti” (compagnones) e vicini di quel fondamento. Erano forse dodici le isole in quegli anni con un loro tribuno che aveva il compito principale di amministrare la giustizia civile e penale nella propria isola. Formalmente e ancora di fatto dipendenti dall’im­pero bizantino attraverso il controllo dell’esarca raven­nate che vi aveva provveduto a far eleggere un duca, le isole lagunari andavano intanto gradatamente organiz­zandosi.

 

 

Vivere in un ambiente difficile

 

 

Non dev’essere stato facile per gente abituata a vivere nelle città adattarsi ad un ambiente come quello lagunare. Si doveva arginare, bonificare, canalizzare rivi, prosciugare paludi e i piccoli laghi. C’era da strappare al mare e alle paludi lembi di terra per poterla coltivare mentre si provvedeva a collegare le isole sino ad allora abitate con rudimentali ponti di legno. Alle case di legno e paglia su straducole di terra prive di selciato, iniziavano così ad alternarsi i primi piccoli campi coltivati, i mulini e le saline, segno di una comunità in fervente crescita.

 

 

L’alto livello organizzativo e l’importanza raggiunti dalla nascente comunità lagunare già alla fine del V secolo, sembrano trovare conferma dalla richiesta scritta ai tri­buni da parte di Cassiodoro per conto del re Teodorico, affinché questi prestassero il loro aiuto ed assistenza nel trasporto di alcune vettovaglie dall’Istria a Ravenna attraverso un percorso reso estremamente pericoloso ed incerto per la presenza dei corsari slavi. il ricorso all’aiuto dei veneti delle isole, lascia ben suppor­re che per quella data le popolazioni lagunari avessero già in qualche modo arginato vittoriosamente le azioni pira­tesche che da sempre infestavano l’alto Adriatico. E anco­ra alle popolazioni delle isole si rivolse il generale bizanti­no Belisario nel 538 quando le sue navi si trovarono invi­schiate nei vasti pantani della zona.

 

 

Un gran favore a Bisanzio

 

 

Da tre anni i Goti di Teodorico si scontravano con gli eserciti bizantini per il dominio della penisola in una guerra destinata a durare per circa vent’anni e che porterà con sé morte, carestie e pestilenze nell’intera bassa pada­nia. Ora, l’imperatore Giustiniano aveva provveduto a mandare in Italia un altro suo valente generale, Narsete, per contrastare efficacemente l’azione dei Goti guidati invece da Totila che era riuscito niente meno che a con­quistare Roma.

 

 

Questi, per impedire l’avanzata del generale bizantino verso la città di Ravenna sede dell’Esarcato, aveva fatto tagliare tutte le strade e rompere gli argini dei fiumi che allagarono così tutto il territorio di Padova fino ad Adria. Chiusa la via terrestre, a Narsete non restava che tentare la via marittima che richiedeva inevitabilmente l’inter­vento anche dei Veneziani.

 

 

Accolto a Rialto, Narsete chiese ai tribuni delle isole le imbarcazioni più adatte all’impresa facendo voto di erige­re due chiese qualora fosse tornato vittorioso sui Goti, fatto che puntualmente si verificò.

 

 

Tornato così a Venezia, Narsete provvederà a dare inizio alla promessa costruzione delle due chiese, la prima dedi­cata a S.Teodoro e destinata a venir inglobata nella futu­ra basilica di S.Marco, la seconda dedicata a S.Giminiano sul lato opposto della futura Piazza S.Marco allora ancora tagliata nella sua larghezza da un canale, il Batario, solo più tardi interrato. Questa chiesa, già riedificata successivamente su di un’a­rea notevolmente più arretrata, verrà infine distrutta per poter costruire il palazzo che ancora oggi chiude sul fondo la piazza. Così la tradizione, ma resta il fatto che la comunità lagu­nare attorno agli inizi del VI secolo doveva aver raggiunto già un notevole grado di sviluppo.

 

Laura Poloni