TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO - UFFICIO ISTRUZIONE - SEZIONE DECIMA

La sentenza-ordinanza del giudice Lombardi

Consigliere Istruttore Dott. ANTONIO LOMBARDI (21 luglio 1998)

 

La rete del ragno golpista... 

 

 

CAPITOLO III - LE PRIME INDAGINI SUI RAPPORTI DI GIANFRANCO BERTOLI CON ESTREMISTI DI DESTRA VENETI

 

 

16. LE PRIME INDAGINI SUI RAPPORTI DEL BERTOLI CON ESTREMISTI DI DESTRA VENETI.

 

 

Sono state fin qui tracciate nelle linee essenziali le risultanze principali del processo 2322173 contro Gianfranco BERTOLI, nonchè dei processi (anch'essi definiti) 2762173 e 165074F, sia per sottolineare come già da quegli atti emergevano inequivochi indizi sull'esistenza di altre responsabilità oltre quella di BERTOLI nella organizzazione ed esecuzione' dell'attentato del 17.5.73, sia perchè nel corso della motivazione del presente provvedimento si richiameranno alcuni di quegli elementi perchè confortati da risultanze successive.

 

 

Ciò premesso, va sottolineato che già nel 1974 l'istruttoria poneva in luce pregressi contatti del BERTOLI con elementi inquisiti nell'inchiesta padovana sulla cellula eversiva denominata Rosa dei venti.

 

 

In particolare quella inchiesta nel novembre '73 evidenziava collegamenti con personaggi tratti in arresto in quel procedimento ed in particolare con Sandro SEDONA ed Eugenio RIZZATO.

 

 

Il SEDONA e BERTOLI, entrambi di Mestre, avevano frequentato gli stessi ambienti e diviso finanche la stessa cella durante una comune detenzione, prima che il BERTOLI lasciasse Mestre per raggiungere Israele.

 

 

Quanto al RIZZATO, ex repubblichino di Salò, ufficiale pagatore del gruppo Rosa del Venti, accertamenti dell’istruttoria padovana ipotizzavano una certa connessione tra un attentato dimostrativo alla sua abitazione il 13.5.73 e l'attentato di Milano del BERTOLI.

 

 

Il RIZZATO abitava a Padova, città dove per lungo tempo aveva soggiornato il BERTOLI prima di lasciare l'Italia nel 71.

 

 

Tali elementi, con numerosi dettagli di contorno, trovavano ampio risalto fin dai primi di Novembre del 73 su numerosi quotidiani e in particolare su "Il Giorno".

 

 

A tal fine nel corso dell'istruttoria il G.I. acquisiva agli atti tutti gli articoli apparsi su quel quotidiano dal 10.11.73 al 20.1.74.

 

 

A parte i contatti presi con il Giudice Istruttore di Padova di quella inchiesta, lo scrivente sviluppava autonome indagini chiedendo numerosi accertamenti al Nucleo Investigativo CC. di Milano. Tali indagini avevano un primo concreto risultato nel rapporto n. 36 12147-1 "P" del 19.1.74.

 

 

 

17. IL RAPPORTO DEI CARABINIERI DEL NUCLEO INVESTIGATIVO DI MILANO DEL 19.1.74 E QUELLI SUCCESSIVI.

 

 

 

Si trascrivono i passi salienti del rapporto (gli accertamenti sono stati svolti in collegamento con la squadra di polizia Giudiziaria di Padova).

 

 

I rapporti tra BERTOLI Gianfranco, SEDONA Sandro, RIZZATO Eugenio e RAMPAZZO Sandro. -

 

 

Tale SWICH Giovanni nato a Milano ma domiciliato a Padova, si sarebbe interessato per far ottenere un impiego presso la sede del Movimento Sociale di Padova per la moglie di RAMPAZZO Sandro.

 

 

Lo SWICH conoscerebbe tale "Liardo" da SPINEA; questi sarebbe amico di SEDONA Sandro.

 

 

Il RAMPAZZO avrebbe conosciuto il "LIARDO" e il SEDONA tramite l'amicizia che lega lo SWICH al LIARDO. In merito al LIARDO, lo stesso avrebbe avuto in epoca poco successiva all'attentato fatto presso la casa del RIZZATO Eugenio (13 Maggio), la propria autovettura Mercedes bruciata da ignoti, mentre si trovava parcheggiata sotto casa.

 

 

Il LIARDO conoscerebbe sia il SEDONA che il BERTOLI; tramite il giro delle amicizie predette gli stessi sarebbero venuti in contatto con il RIZZATO Eugenio.

 

 

Il BERTOLI, infervorato da idee anarchiche, sarebbe stato prescelto, anche dietro le prospettive di una forte somma di danaro, per compiere un attentato contro la persona dell 'On. Mariano RUMOR in occasione della cerimonia, che si sarebbe svolta presso la Questura di Milano il 17.5.73.

 

 

Ad attendere il BERTOLI il giorno dell'attentato, vi sarebbe stato il RAMPAZZO Sandro, in sosta in piazza Cavour e precisamente in via Turati, direzione stazione centrale F.S.

 

 

Liandro di Spinea è stato identificato in LIARDO Filippo nato a Venezia il 15.3.40, residente a Spinea commerciante.

 

 

Sembra per certo la conoscenza del SEDONA Sandro da parte del LIARDO, anzi in base ad accertamenti svolti specificamente sembra che sia stato proprio il SEDONA a bruciare I'auto del LIARDO.

 

 

Sono in corso ulteriori indagini per confermare la presenza in Milano del RAMPAZZO il giorno dell'attentato compiuto dal BERTOLI.

 

 

In Spinea esiste una trattoria ubicata in strada prospiciente la piazza principale, presso la quale sarebbero avvenuti incontri tra le persone già implicate nella Rosa dei Venti e il LIARDO.

 

 

In particolare il RAMPAZZO avrebbe ammesso ai magistrati di Padova di aver ivi conosciuto Camillo Virginio, nativo di Dolo ma residente a Padova, tratto in arresto per detenzione di armi nel corso delle indagini sulla Rosa dei Venti.

 

 

In base a quanto accertato, i legami tra il BERTOLI, gli elementi coinvolti nella Rosa dei Venti (cioè Renato RAMPAZZO, Camillo SEDONA ed il LIARDO) dovrebbero acquistare sostanziale veridicità.

 

 

Rapporti fra Camillo Virginio e Sedona Sandro e Rampazzo Sandro. Si conferma che i tre nel loro ambiente erano soprannominati "tre re magi” proprio per l'assidua amicizia.

 

 

Il RIZZATO, ex aderente alla R.S.I., si distacca dalle altre persone coinvolte per la sua ben delineata posizione politica e per la mancanza di precedenti delinquenziali comuni del livello del SEDONA, RAMPAZZO ed altri. La documentazione sequestratagli conferma con i numerosi appunti di somme distribuite, la sua carica di ufficiale pagatore (degli elementi affiliati alla Rosa dei Venti).

 

 

E' confermato che dopo l'attentato del 13-1 4 Maggio 1973, il RIZZATO lasciò la casa recandosi solo brevemente per prendervi biancheria.

 

 

RAMPAZZO Sandro ha effettivamente chiamato telefonicamente Marsiglia il 17.3.73 ma solo per l 'acquisto di un appartamento.

 

 

Il 14 Luglio 73 unitamente a DE MARCHI Giancarlo e PORTACASUCCI Giampaolo viene fermato a Livorno (mentre distribuiva volantini a firma "GERSI - Rosa dei Venti);

 

 

Il 20.7.73 nella sua abitazione si sequestra tra l'altro un timbro di plastica con scritto "GERSI - La Rosa dei Venti" (è opportuno al riguardo richiamare che un appunto del Ministero dell'lnterno del 16.10.74, trasmesso con rapporto della Questura di Milano del 19.12.74 segnalava che l 'istituto Italiano di Cultura in Marsiglia di cui sarebbe stato direttore un certo BENEDETTI, disponeva di una palestra nella quale si addestravano elementi di destra italiani e francesi; nella palestra erano stati raccolti volantini col timbro GERSI - Rosa dei Venti.

 

 

Il 18.10.73 viene tratto in arresto unitamente a SEDONA dall'Arma di Viareggio perchè in possesso di armi.

 

 

Il 20.10.73, nel corso di una perquisizione nel suo domicilio i CC. di Padova sequestrano armi, nonchè un apparato ricetrasmittente.

 

 

 

Con rapporto 15.2.74 i CC. individuano la pizzeria "da Gigino" ubicata in Spinea (VE) via E. Fermi 23. Confermano che la stessa nel 73 era frequentata da SEDONA, LIARDO, NEGRIOLLI Guido e MIELE Dino.

In ordine a Gianfranco BERTOLI si precisa:

 

 

dedito alle bevande alcoliche, già nel 70 viene fatta esplicita menzione della sua simpatia verso correnti anarchiche, simpatie forse originate dalla necessità di evadere da un certo isolamento. Sta di fatto che non appena egli tenta di avvicinarsi a qualche corrente di estrema sinistra specie nel corso di manifestazioni, ne viene respinto.

 

 

Verso la fine del 70, colpito da ordine di cattura per tentato omicidio a scopo di rapina e porto e detenzione di armi, si rende latitante. Voci confidenziali riferiscono che si è rifugiato a Milano, trovando protezione in ambienti anarchici.

 

 

Con rapporto del 5.6.74 i CC. riferiscono:

RAMPAZZO Sandro risulta intestatario delle seguenti autovetture: Lancia Flavia, color blu scuro targata PD 212739, si trova a Viareggio a disposizione di quella Magistratura; Lancia Flavia di color bianco avorio targata PD 176586 parcheggiata in Padova presso il garage di Camillo Virginio in via P. Costa n. 7.

I viaggi a Milano di SEDONA, RAMPAZZO, LIARDO e CAMILLO sono emersi da colloqui informali avuti con tale NEGRIOLLI Guido.

 

 

Tenuto conto del contenuto del rapporto del 19.1.74, circa la presenza della Flavia del RAMPAZZO in piazza Cavour a Milano la mattina dell'attentato del BERTOLI e preso atto che sull'auto era stata installata una ricetrasmittente, venivano disposte accurate indagini, che fornivano le seguenti risultanze:

 

 

MAZZOLA Maria, impiegata della ditta SAME di via Algarotti n. 4 Milano, ditta con vasto assortimento di apparecchiature ricetrasmittenti, esaminando varie foto dichiarava che le sembrava di aver visto presso la ditta in precedenti occasioni due delle persone riprodotte dalle foto che risultavano appartenenti a Sandro RAMPAZZO e Eugenio RlZZATO); aggiungeva che quando i clienti acquistavano un solo articolo non si rilasciava fattura.

 

 

 

18. LE DICHIARAZIONI DI TONIOLO ANGELO

 

 

 

Tenuto conto del contenuto di tali accertamenti del Nucleo Investigativo di Milano, questo G.I. svolgeva un’intensa attività istruttoria relativamente ai soggetti summenzionati, alcuni dei quali saranno anche risentiti dopo molti anni fornendo elementi che nel 74 non avevano indicato per timori per la loro incolumità.

 

 

Particolarmente importanti apparivano le dichiarazioni dell’Appuntato TONIOLO Angelo della squadra di Polizia Giudiziaria presso il Tribunale di Padova il 7 e il 23.2.74, confermate con ulteriori dettagli il 4.6.92 dopo essere andato in pensione.

 

 

Costui precisava di aver svolto indagini su richiesta di magistrati padovani sull'inchiesta "Rosa dei Venti" e sui vari personaggi implicati in quella organizzazione.

 

 

Riferiva varie notizie apprese nel corso delle indagini e anche attraverso confidenze ricevute dall'Avvocato BRANCALION Giangaleazzo e da altre persone la cui identità non rivelava.

 

 

Schematizzando le varie informazioni da lui fornite, appare opportuno riportare le parti essenziali delle sue dichiarazioni del 4.6.92 in cui ribadisce con qualche precisazione le sue dichiarazioni del 74.

 

 

1. Confermo di avere riferito che l'attentato alla Questura di Milano fu preparato da più persone per far fuori RUMOR.

Confermo che tale notizia mi fu riferita dall'Avvocato BRANCALION.

 

Mi disse in particolare che sapeva ciò con certezza per averlo appreso da più persone facenti parte di gruppi eversivi di destra con cui aveva contatti. lo sapevo dei suoi contatti con RIZZATO, RAMPAZZO ed altri e capii che tale notizia fornitami proveniva da quel gruppo ....

 

La circostanza che l'attentato alla Questura di BERTOLI era stato organizzato da altre persone per eliminare RUMOR fu riferita al BRANCALION dai vari RlZZATO e RAMPAZZO come egli mi disse esplicitamente .....

 

Ricordo le parole precise riferitemi dall'Avvocato BRANCALION: furono, come ho già riferito nel 74 "Nell'attentato di Milano volevano la testa di RUMOR".

 

Escludo che il BRANCALION mi abbia riferito ciò come sua opinione personale. Mi disse invece che tale notizia gli era stata riferita con certezza dalle persone che ho indicato.. ..

 

2) Confermo di averle dichiarato nel 74 che BERTOLI Gianfranco aveva in passato fatto parte di un gruppo di persone che si riunivano a Spinea e facevano capo a tale LIARDO di cui ho già parlato.

 

Il LIARDO conosceva sia SEDONA che Gianfranco BERTOLI. Devo precisare che tale notizia non mi fu fornita però dall'Avvocato BRANCALION ma da una terza persona .... Non escludo che sia stato proprio il LIARDO a indicarmi tali circostanze, ma non ne sono certo al cento per cento ....

 

3) Nel 74 ero a conoscenza che SEDONA e BERTOLI tramite comuni amicizie erano venuti in contatto con RIZZATO e che pertanto BERTOLI aveva conosciuto RIZZATO in epoca precedente a quella in cui lasciò il Veneto.

 

Sinceramente non ricordo da chi personalmente mi fu data tale notizia. Comunque tale persona mi riferì che il BERTOLI aveva conosciuto precedentemente al suo espatrio anche il RAMPAZZO. Tali notizie mi furono indicate come certe, ma non riesco a ricordare assolutamente chi me le diede.. . .

 

4) Confermo che effettivamente I'Avvocato BRANCALION mi parlò di collegamenti esistenti tra RAMPAZZO, CAMILLO e RIZZATO con BERTOLI; confermo tali circostanze ma, dato il tempo trascorso, non posso aggiungere altri dettagli. Capii il contenuto delle notizie fornitemi dal BRANCALION e certamente non equivocai su quanto mi disse. ..

 

Prendo atto che I'Avvocato BRANCALION è stato da Lei sentito su tali circostanze; se le ha negate o le ha minimizzate o sfumate è probabile che avesse delle remore a renderle note. Almeno questa è la mia opinione ....

 

5) Confermo di avere appreso da un confidente di SPINEA la notizia relativa alla presenza della Flavia del RAMPAZZO a Milano in piazza Cavour la mattina dell'attentato con a bordo una ricetrasmittente. Ricordo perfettamente questa notizia che fu riferita direttamente a me.

 

Certamente è una notizia che non si può dimenticare; pur ricordando l'episodio, il tipo di auto, la Flavia del RAMPAZZO e il luogo in cui era (piazza Cavour di Milano), non riesco a ricordare chi mi fornì tale notizia. Si trattò certamente di un pregiudicato di Spinea.

 

Voglio far presente che mi fu detto che il BERTOLI frequentava Spinea dove vi erano contatti fra delinquenti comuni e delinquenti politici. Chi mi fornì tale notizia faceva certamente parte di questo gruppo comprendente delinquenti comuni politicizzati. Di questo ambiente mi fu esplicitamente detto che faceva parte anche il BERTOLI.

 

Il G.I. domanda al TONIOLO se tale confidente che gli fornì una notizia così rilevante per le indagini possa essere il LIARDO o il MIELE. Il TONIOLO:

 

”potrebbe essere il LIARDO ma i miei ricordi sono confusi e non ne sono certo.. . .Ribadisco che a me fu detto che il BERTOLI, come ho già accennato in precedenza, aveva conosciuto prima che andasse via dal Veneto per espatriare, sia RAMPAZZO che RIZZATO”.

 

A.D.R. Prendo atto che alcune di queste notizie riferite sono apparse su alcuni giornali dell’epoca, cioè del 74. Sinceramente non ricordo tale dettaglio ....

 

A. D. R. Per quanti sforzi mnemonici faccia non riesco a ricordare il confidente di Spinea che mi fornì la notizia della presenza della Flavia del RAMPAZZO a Milano il giorno dell'attentato alla Questura. Non mi fu detto se sull'auto ci fosse o meno il CAMILLO, nè io lo chiesi.

 

E' molto difficile che riesca a ricordami chi era questo confidente dato il tempo trascorso.

 

Se per avventura dovesse ritornarmi nella memoria qualche dettaglio utile alla identificazione dello stesso, ben volentieri lo porterò a sua conoscenza. Attualmente sono in pensione e non svolgo più alcun lavoro. Sono sempre in ottimi rapporti con l'Arma dei Carabinieri e con i miei ex superiori.

 

 

 

19. LE DICHIARAZIONI DI BRANCALION GIANGALEAZZO

 

 

 

Il 23.2.74, subito dopo le dichiarazioni di TONIOLO Angelo, veniva immediatamente sentito l'avvocato Giangaleazzo Brancalion il quale dichiarava che:

 

 

Il NEGRIOLLI gli aveva riferito che vi erano rapporti d'affari tra il Sedona il Rampazzo e il Liardo e che SEDONA conosceva BERTOLI da lungo tempo.

 

 

Aggiungeva poi:

 

In relazione al processo BERTOLI posso dire di aver sentito una volta nei corridoi del palazzo di giustizia che alcuni giornalisti davano per scontata la circostanza secondo cui sia il RAMPAZZO che il CAMILLO, individui che conosco, avrebbero fatto viaggi a Milano nel periodo in cui avvenne l'attentato alla Questura e che avevano con sè una radio trasmittente.

 

Questo discorso fu fatto nello stesso giorno o in quei giorni in cui sulla stampa apparvero delle notizie che collegavano il BERTOLI alla "Rosa dei venti; ricordo in particolare che in quel giorno era apparso sul Gazzettino un articolo in cui si dava per scontato il collegamento.

 

A.D.R.: Non ricordo esattamente il giornalista o la giornalista che parlò di tale circostanza.. . .. .Ammetto di aver parlato amichevolmente con I’appuntato dei CC. TONIOLO, mentre bevevamo un bicchiere di vino in compagnia, di alcune circostanze sapute dal NEGRIOLLI senza dire peraltro la mia fonte d'informazione e pregandolo se gli fosse possibile di controllare alcune circostanze ....

 

Nego comunque di aver decisamente parlato della presenza in Milano nel giorno 17.5.1973 di alcune di queste persone del gruppo ....

 

Ho riferito che l'attentato di Milano era stato preparato per far fuori la persona dell'Onorevole RUMOR, esprimendo però solo una pura opinione personale. Non ho mai detto che il MENOCCHIO andò in Francia verso la metà del 73; posso, parlando, aver detto che il MENOCCHIO è stato molto tempo in Francia in quanto ex legionario.

 

Nego di aver detto che la mattina dell'attentato era a Milano la Flavia del RAMPAZZO, considerato che non conosco il RAMPAZZO nè ho mai saputo che possiede una Flavia.

 

Nego di aver fatto altre confidenze al TONIOLO se non quella che il SEDONA conosceva BERTOLI molto bene come mi aveva riferito il NEGRlOLLI. Può anche darsi che in questo scambio di opinioni possa essere stata fatta qualche altra illazione, che peraltro non ricordo. Preciso che anche tante altre opinioni furono espresse dall'Appuntato TONIOLO.

 

Sono assolutamente convinto della buona fede di TONIOLO, penso che possa aver parzialmente riferito a me circostanze sapute invece per altra via e di cui peraltro mi accennò”.

 

 

Dopo tali dichiarazioni questo G.I. non riteneva di sentire ancora il BRANCALION, avendo tra l'altro appreso che aveva assunto la difesa di alcuni inquisiti nel procedimento padovano "Rosa dei Venti".

 

 

 

20. LIARDO FILIPPO - NEGRIOLLI GUIDO – BELLONI GIANFRANCESCO - MENOCCHIO GIUSEPPE

 

 

 

LIARDO Filippo sentito il 10.6.74, precisava di risiedere a Spinea; confermava che il SEDONA gli aveva parlato della sua amicizia con BERTOLI. Aggiungeva che numerose persone dell'ambiente di Mestre e Spinea conoscevano "familiarmente" BERTOLI; non forniva altre utili informazioni e concludeva dicendo che a suo parere era stato il SEDONA a bruciargli l'auto in quanto sospettava che egli avesse fatto delle confidenze ai Carabinieri.

 

 

Risentito il 25.6.92 e il 2.7.92, dichiarava di essere stato reticente nel 74 temendo ulteriori ritorsioni di RIZZATO e SEDONA, dopo che quest'ultimo gli aveva bruciato l'auto.In ogni caso precisava di aver visto Gianfranco BERTOLI (che descriveva e riconosceva in fotografia) più volte negli anni 68 e 69 a Spinea e nella pizzeria "da Gigino".

 

 

Aggiungeva che SEDONA gli aveva detto di aver presentato lui il BERTOLI a RIZZATO e RAMPAZZO ma di ritenere che il BERTOLI già conosceva i due. Indicava Dino MIELE anch'egli di Spinea, come persona più informata sul BERTOLI in quanto più amico di SEDONA e RAMPAZZO.

 

 

Il MIELE, sentito sia nel 74 che nel 92, ammetteva solo i suoi rapporti con SEDONA, conosciuto da bambino, e con l'Avv. BRANCALION. Appariva per il resto oltremodo spaventato e reticente tanto che lo scrivente doveva più volte ammonirlo nel corso del verbale.

 

 

Veniva più volte sentito nel 74 e nel 92 anche Guido NEGRIOLLI. Costui dichiarava di aver svolto in passato attività informativa in favore di Carabinieri di Padova facenti parte del S.I.D. (il suo referente era stato un tale Luca, carabiniere operante alle dipendenze del Colonnello BONETTI Aurelio).

 

 

Riferiva di essere stato reticente nel 74 in quanto aveva appreso dal MENOCCHIO che RIZZATO lo aveva condannato a morte per le confidenze da lui fatte ai Carabinieri e che l'esecutore dell'omicidio avrebbe dovuto essere ZOIA.

 

 

Confermava i suoi rapporti con l'Avv. BRANCALION, da cui aveva appreso che RIZZATO riceveva finanziamenti da persone facoltose, già ex repubblichini di Salò.

 

 

Presa visione di un documento sequestrato a RIZZATO in cui erano riportate cifre con sigle per indicare il destinatario, decifrava alcune sigle (AMOS= SPIAZZI; VIRG= Virginio Camillo etc.).

 

 

Non sapeva indicare invece a chi potesse corrispondere la sigla ROBERT, un nome che gli ronzava nella testa essendogli stato fatto da qualcuno; in ogni caso escludeva che potesse trattarsi del CAVALLARO in quanto il RIZZATO avrebbe scritto Roberto e non ROBERT. (Si rammenta che il CAVALLARO sul punto ha sempre escluso di aver preso quella specifica somma attribuita al sedicente ROBERT).

 

 

Il NEGRIOLLI invitava per l'identificazione del ROBERT a rivolgersi al MENOCCHIO, soggetto che era stato nella legione straniera francese ed a Marsiglia.

 

 

Confermava di aver appreso da LIARDO e MIELE, in occasione di una cena a Spinea, che quel locale in passato era stato frequentato da BERTOLI, che essi avevano conosciuto appunto lì. I due avevano aggiunto che tramite il SEDONA, BERTOLI aveva conosciuto RAMPAZZO e RIZZATO.

 

 

Aggiungeva poi che molte notizie all'epoca le aveva apprese dal suo amico BELLONI, che lavorava per il S.I.D., ma comunque costui non lo teneva informato delle notizie più importanti di cui veniva a conoscenza.

 

 

Ad ulteriori più approfondite domande, strettamente collegate a circostanze sulla strage del BERTOLI da lui riferite al BELLONI, dichiarava di non essere in grado di rispondere soffrendo, per effetto di un grave incidente automobilistico, di vuoti di memoria.

 

 

Veniva più volte sentito sia nel 74 che nel 92 Gianfrancesco BELLONI.

 

 

Precisava di aver lavorato per il S.I.D. in passato, come Dario ZAGOLIN; avevano entrambi lavorato per la stessa struttura anche se lo ZAGOLIN ad un livello più alto del suo.

 

 

Riferiva che MENOCCHIO, con cui era in rapporti d'amicizia era uno stretto collaboratore di ZAGOLIN e che fu lui a dirgli che nel 73 ZAGOLIN si era rifugiato in Francia.

 

 

Il MENOCCHIO aveva vissuto a lungo in Francia combattendo anche come militante della legione straniera a fianco dell'esercito Israeliano in Egitto.

 

 

Riferiva che in un'occasione successiva alla strage di BERTOLI del 17.5.73, NEGRIOLLI gli mostrò delle foto di un settimanale raffiguranti FREDA e BERTOLI in atteggiamento confidenziale nel carcere di San Vittore (il servizio è del 75).

 

 

Nell'occasione NEGRIOLLI gli riferì di aver appreso, a seguito di accertamenti svolti per conto del S.I.D., facendo relazione ai suoi referenti, che BERTOLI era legato ad Ordine Nuovo, che egli non era altro che un burattino manovrato da altri e che l'attentato di via Fatebenefratelli era stato preparato per eliminare RUMOR.

 

 

Tali notizie il NEGRIOLLI aveva riferito ai suoi referenti del S.I.D. poco tempo dopo l'attentato.

 

 

Aggiungeva di aver appreso sempre dal NEGRIOLLI che BERTOLI aveva avuto contatti con elementi di rilievo di Ordine Nuovo tra cui Clemente GRAZLANI. Tali confidenze gli erano state fatte dal NEGRIOLLI proprio in occasione della pubblicazione del suddetto servizio giornalistico con foto di BERTOLI e FREDA (si sottolinea che il settimanale in oggetto era stato acquisito agli atti fin dal 75).

 

 

Al riguardo vi è da aggiungere che il NEGRIOLLI, che pure ha testimoniato sui rapporti di conoscenza tra il BERTOLI e il duo RIZZATO - RAMPAZZO, una volta reso edotto delle dichiarazioni a lui riferite dal BELLONI sui rapporti BERTOLI - Ordine Nuovo, non confermava nè smentiva. Diceva cioè che il BELLONI certamente era bene informato sulla vicenda BERTOLI e su Ordine Nuovo, avendo egli svolto sul punto indagini approfondite. Non ricordava tuttavia il colloquio specifico avuto con BELLONI sull'argomento BERTOLI - Ordine Nuovo, attesi i frequenti vuoti di memoria che lo affliggevano dopo un grave incidente stradale.

 

 

Non escludeva peraltro di aver visto nel 75 le foto del BERTOLI e FREDA insieme su un settimanale, ma di non averne memoria.

 

 

Il 12.5.75 veniva sentito Giuseppe MENOCCHIO, che confermava i suoi rapporti di amicizia con BELLONI, i suoi legami con ZAGOLIN e con RIZZATO.

 

 

Confermava di aver vissuto in passato a Marsiglia e in Francia, di esservi andato nel 73 per 15 - 20 giorni, di aver combattuto cinque anni nella legione straniera.

 

 

Dichiarava di non aver conosciuto Gianfranco BERTOLI, ma di aver comunque appreso da ZAGOLIN che costui frequentava un bar pizzeria a Chiesa Nuova (a due tre Km da Padova).

 

 

Il MENOCCHIO infine riferiva di aver rifiutato indignato una proposta di RIZZATO di sopprimere il Procuratore FAIS di Padova. Aggiungeva che RIZZATO e ZAGOLIN si incontravano spesso e che ZAGOLIN gli diceva spesso che il RIZZATO era un esaltato.

 

 

 

21. SEDONA SANDRO - TOMMASONI FRANCO – RAMPAZZO SANDRO

 

 

 

In data 16.12.74 veniva sentito Sandro SEDONA, sottoposto alla misura di sicurezza del manicomio giudiziario di Montelupo Fiorentino.

 

 

Questi confermava di aver conosciuto a Spinea il Liardo, da lui ritenuto ricettatore e confidente della Polizia; confermava di aver frequentato il RAMPAZZO conosciuto in una trattoria di Spinea e il RIZZATO, che riconosceva in fotografia come persona presentatagli forse dal RAMPAZZO. Ricordava del sequestro a RAMPAZZO a Viareggio di un apparecchio Walkie Talke.

 

 

Riferiva di aver accompagnato a Viareggio RAMPAZZO in un negozio per acquistare accessori vari per un apparecchio ricetrasmittente che aveva acquistato in precedenza nello stesso negozio; ricordava che il commesso del negozio aveva mostrato una certa confidenza con RAMPAZZO, evidentemente andato più volte lì.

 

 

Informato che dall'istruttoria era emerso che il RAMPAZZO aveva depositato presso lo ZOIA una ricetrasrnittente, precisava di non sapere se si trattasse della stessa di cui gli aveva parlato.

 

 

Riteneva che il LIARDO aveva conosciuto molto bene il BERTOLI, che frequentava Mestre e Spinea.

 

 

Infine sul BERTOLI testualmente riferiva:

 

"ho conosciuto il BERTOLI in carcere nel 1963 a Venezia; non strinsi con lui una vera e propria amicizia, ma anche fuori dal carcere lo incontravo qualche volta; si accompagnava sempre con pregiudicati veneziani e mestrini e spesso parlavo con lui d'armi .... Non credevo che il BERTOLI si occupasse di politica e sono rimasto sorpreso nel leggere che si qualifica anarchico in quanto a me non aveva mai parlato di tali sue idee".

 

Ho visto l'ultima volta il BERTOLI nell'estate del 70 a San Tomà (VE). Ricordo che una volta gli chiesi se era in grado di progettare una rapina e mi resi conto che non aveva nè le risorse, nè la capacità di organizzare qualcosa da solo.

 

E' sempre stato incapace di decisioni proprie, agiva sempre se suggerito, stimolato e pilotato; aveva sempre bisogno per agire di una mente direttrice. Era un ubriacone; per sostentarsi o si rivolgeva a istituti assistenziali o riceveva denaro da chi gli commissionava imprese criminose.

 

Escludo che sia un idealista. Abitualmente quando si organizzava un colpo i suoi compagni si servivano di lui solo come palo. Avendolo conosciuto bene è mia opinione che sia stato pilotato fin nei minimi particolari.

 

 

Un ritratto ben preciso, non c'è che dire, da parte di chi ha conosciuto bene BERTOLI da lunga data, come da lunga data lo conosceva Giorgio BOFFELLI, comparso sulla scena di questo processo molti anni dopo, anch'egli molto amico del BERTOLI e del SEDONA.

 

 

Ritratto analogo a quello del SEDONA veniva fornito da TOMMASONI Franco, altro estremista di destra di Padova con contatti con la malavita comune.

 

 

Costui dichiarava di aver fatto amicizia con BERTOLI negli anni 69-70 quando entrambi erano ospitati presso l'ente assistenziale "l'oasi di Padova"; egli andò lì dopo una scarcerazione.

 

 

Descriveva BERTOLI, frequentemente ubriaco, conoscitore di francese e inglese e in parte del croato, concludendo: " è mia ferma convinzione che il BERTOLI non possa aver agito da solo, sia per l'incapacità di organizzare un piano cosi complesso sin dalla partenza da Israele, sia perchè era un individuo che non poteva avere il coraggio di affrontare una tale situazione se non vi fosse stato spinto, anzi portato sul posto".

 

 

In data 3.12.74 veniva sentito Sandro RAMPAZZO.

 

 

Dichiarava di aver conosciuto RIZZATO nel 72, di aver posseduto nel 72 una Flavia di colore bianco venduta tra il maggio e il luglio del 73 a Camillo Virginio, sostituendola con un'altra Flavia color grigio topo.

 

 

Dichiarava di aver conosciuto Sandro SEDONA, di aver accompagnato una volta a Milano il Cavallaro e il RIZZATO per incontrarsi col DE MARCHI (non ricordava se c'era anche il Camillo) limitandosi a fare da autista.

 

 

Nel gennaio - febbraio del 73 era già stato a Milano con lo ZOIA per acquistare un proiettore e una cinepresa.

 

 

Ricordava che la notte del 14.5.73 era stata fatta esplodere una bomba sotto l'abitazione del RIZZATO, ma ignorava chi fosse stato e i motivi. Aggiungeva di aver acquistato l'apparecchio ricetrasmittente sequestrato sulla sua autovettura presso la ditta Same di via Algarotti a Milano. (Confermando in tal modo il precedente accertamento dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano)

 

 

 

22. PORTACASUCCI GIAMPAOLO - ORLANDO AMEDEO

 

 

 

Illuminanti sulla personalità del RAMPAZZO e del RIZZATO appaiono le dichiarazioni rese da Giampaolo PORTACASUCCI il 10.2.74. Questi riferisce di una visita notturna avvenuta nella sua abitazione di Ortonovo tra marzo e aprile 73.

 

 

L'incontro era una presa di contatto per formare in Versilia un gruppo operativo tra simpatizzandi di destra. Si presentarono il RAMPAZZO, il CAVALLARO il RIZZATO e il CAMILLO.

 

 

Il PORTACASUCCI fu colpito negativamente dai discorsi del RIZZATO, che con voce concitata e con l'aspetto sanguinario disse che doveva scorrere il sangue nelle strade a fiumi.

 

 

Il PORTACASUCCI riferisce nel verbale altri discorsi detti a lui in seguito dal RAMPAZZO. Nel descrivere la sua organizzazione questi riferì che il suo gruppo aveva un corpo scelto o meglio poteva fare affidamento su persone particolarmente addestrate per azioni eversive e attentati, gente in gamba molto piu brava della concorrenza e citò AZZI per il suo maldestro tentativo di attentato.

 

 

Tra le altre cose il RAMPAZZO sottolineò un discorso avuto con l'avvocato DEMARCHI "quel vecchio di Genova che sarebbe stato incavolato perchè non aveva visto il frutto dei milioni versati con l'esecuzione di attentati e altri eventi generatori di caos".

 

 

Il RAMPAZZO gli disse anche più volte in occasione di incontri, di aver compiuto o collaborato ad attentati di grosse proporzioni senza precisare a quali attentati specificamente avesse collaborato.

 

 

Nell'occasione il RAMPAZZO gli mostrò anche un foglietto in cui erano indicate le persone da eliminare e tra i nomi egli lesse quello di RUMOR.

 

 

Il PORTACASUCCI riferiva poi di un episodio avvenuto intorno al giugno del 73 (poi riscontrato nell'istruttoria) in cui il RIZZATO diede un ordine al RAMPAZZO di andare dal DE MARCHI a ritirare una somma che il DE MARCHI era obbligato a versare; le sue fasi testuali furono "deve tirarli fuori per forza adesso"; quell'adesso lo colpì perchè poteva fare riferimento a qualcosa che era stato commesso precedentemente.

 

 

Nel suo verbale il PORTACASUCCI si indugia a descrivere il RIZZATO e il RAMPAZZO che gli apparvero due sanguinari con i loro discorsi di attentati a persone caserme e partiti; dicevano che bisognava creare il caos, condizione necessaria per un non meglio precisato intervento. Venivano acquisite agli atti anche le dichiarazioni rese il 22.5.74 al G.I. di Padova da ORLANDINI Arnedeo.

 

 

Questi nell'autunno del 73 si era rivolto ai Carabinieri di Viareggio per denunciare di un precedente episodio, avvenuto sempre nel 73, che aveva avuto come protagonisti RAMPAZZO e DE MARCHI cui egli aveva presenziato.

 

 

In breve egli raccontò di una visita del RAMPAZZO allo studio dell'avvocato DE MARCHI a Recco, cui egli presenziò accompagnato dal suo amico TENERELLI. In quell'occasione RAMPAZZO sollecitò all'avv. DE MARCHI il finanziamento di parecchi milioni e DE MARCHI rispose che non intendeva più finanziare persone come RAMPAZZO che erano circondate da soggetti incompetenti e incapaci come AZZI che si era fatto scoppiare l'ordigno tra le cosce.

 

 

Dal tenore del discorso egli comprese che il DE MARCHI si poneva come finanziatore e RAMPAZZO come coordinatore e organizzatore dei vari gruppi.

 

 

DE MARCHI aggiunse di avere una lista di persone da eliminare tra cui parlamentari e fece il nome di RUMOR; disse anche che, oltre quella Lista, ne aveva un'altra di persone che avevano l'incarico di eseguire materialmente l'eliminazione.

 

 

Parlò di un piano congegnato in cui tutto era previsto e che doveva scattare salvo rinvii il 5 ottobre; fece anche il nome di militari di alto grado coinvolti nel piano.

 

 

La discussione si prolungò molto e RAMPAZZO insistette nel chiedere il finanziamento dicendo di avere una missione militare da compiere e che se non gli fosse riuscita poteva andarne della sua pelle, mentre DE MARCHI ribatteva i motivi per cui non intendeva consegnare la somma.

 

 

 

23. BORELLI GIUSEPPE - BENVENUTO PIETRO

 

 

 

A questo punto è opportuno precisare che l'inchiesta del G.I. di Padova sul gruppo Rosa dei Venti aveva posto in luce come tale gruppo, cui aderivano militari e civili, aveva da tempo programmato un'attività eversiva con finanziatori tra i quali erano stati individuati l'avv. DE MARCHI e Attilio LERCARI.

 

 

Il 25.11.74 veniva sentito BORELLI Giuseppe, cliente e amico del DE MARCHI, ma anche confidente della Polizia. Questi raccontò che nel Maggio del 73 il DE MARCHI lo chiamò nel pomeriggio per chiedergli di accompagnarlo in tutta fretta a Brescia dove doveva incontrare una persona alle 20.30.

 

 

Ricordava di aver accompagnato il DE MARCHI a Brescia e che quel giorno c'era lo sciopero dei gestori dell'autostrada per cui non consegnò al casello di uscita il talloncino autostradale (il sequestro di tale documento consentiva di individuare nel 17.5.73 il giorno del viaggio, cioè proprio il giorno dell'attentato di BERTOLI).

 

 

Il BORELLI accompagnò il DE MARCHI, lo lasciò con il personaggio (poi identificato in Roberto CAVALLARO) e andò a riprenderlo alle 23.00; notò che nell'auto non c'era più una borsa di pelle che DE MARCHI aveva portato, evidentemente consegnata al CAVALLARO.

 

 

Il DE MARCHI quel giorno sia nel viaggio di andata che di ritorno gli apparve molto agitato .

 

 

BORELLI captò alcune frasi del DE MARCHI che non riuscì a spiegarsi: che cioè si era aggiunto un anello importante al cerchio che doveva chiudersi, che era successo o stava per succedere qualcosa di serio, "ora ci siamo è la volta buona".

 

 

Allarmato il BORELLI aveva informato di tutto il Dottor COSTA della Questura di Genova telefonandogli all'1.30 di notte.

 

 

Dopo due anni circa, esattamente il 18.3.76, il BORELLI improvvisamente si presentava di nuovo spontaneamente a questo G.I. per fornire questi altri elementi.

 

 

Mentre era dal dentista, sfogliando nell'attesa la rivista Panorama n. 513 del 17.2.76, gli era passata sotto gli occhi la pag. 43 in cui vi era la foto del BERTOLI, che egli non aveva mai visto in precedenza neppure all'epoca della strage.

 

 

Era certo di aver visto due volte nel 73 tale individuo a Recco, una mattina e poi uno o due giorni dopo. La prima volta l'individuo era seduto a fianco di Pietrino BENVENUTO nella mini minor rossa di quest'ultimo davanti la Pretura di Recco, ove erano in attesa del DE MARCHI.

 

 

Il BENVENUTO glielo presentò fugacemente come un amico spagnolo senza dirgli alcun nome; l'individuo era molto magro, spalle strette, barba a V con la stessa forma della fotografia, parlava perfettamente l'italiano come notò nelle poche battute.

 

 

Uno o due giorni dopo rivide l'individuo a una distanza di circa 20 metri che passeggiava sotto i portici di Recco in direzione Genova. Anche in questa occasione informò il Dott. COSTA.

 

 

Il BORELLI veniva in seguito sentito ancora il 7.4.92. Riferiva che in più occasioni il DE MARCHI gli aveva detto di essersi incontrato col RAMPAZZO; quindi riconosceva la foto del RIZZATO come quella di una persona vista una volta col DE MARCHI.

 

 

Aggiungeva che il DE MARCHI gli aveva più volte spiegato che la Rosa dei Venti era solo una cellula della più ampia organizzazione di cui faceva parte.

 

 

Il G.I. invitava poi il BORELLI a ricordare i nomi delle persone con cui il DE MARCHI gli aveva detto in quel periodo di aver avuto contatti. Il BORELLI dichiarava di aver sentito frequentemente il DE MARCHI fare i nomi del predetto RAMPAZZO, di Amos SPIAZZI e di Carlo Maria MAGGI.

 

 

Il BORELLI confermava di esser certo di aver visto due volte a Recco l'individuo che aveva identificato come Gianfranco BERTOLI ma non era in grado di precisare con certezza i due giorni, pressochè consecutivi, in cui lo aveva visto nel 73.

 

 

Fatta mente locale, cercando episodi di riferimento, poteva solo precisare che le due occasioni erano avvenute approssimativamente nel 73.

 

 

Considerato che l'episodio era tornato alla mente del BORELLI solo nel 76, guardando il settimanale Panorama, appariva giustificata l'incertezza del BORELLI nell'individuazione precisa della data. L'11.5.92 veniva sentito BENVENUTO Pietro per chiarire i contorni dell'episodio.

 

 

Questi confermava i rapporti di collaborazione con l'avv. DE MARCHI per motivi di lavoro e affinità ideologiche; precisava di aver avuto rapporti anche col LERCARI, di aver militato nel Fronte Nazionale.

 

 

In relazione all'episodio riferito dal BORELLI dichiarava di aver posseduto nel 72 - 73 una A 112 di color granata, ma smentiva decisamente il suo racconto.

 

 

Gli veniva mostrata la foto del BERTOLI riportata a pag. 43 del settimanale Panorama e dichiarava di non aver mai visto tale persona; ammonito a dire la verità aggiungeva "i motivi per cui posso non ricordare i fatti riferiti da tale teste, se effettivamente si sono verificati, risiedono nel fatto che si sarebbero verificati quasi 20 anni fa, per cui non capisco perchè io possa eventualmente essere accusato di falsa testimonianza o reticenza".

 

 

 

24. LE DICHIARAZIONI DI CRISETIG GIOVANNA E I CONFRONTI CON CAMILLO VIRGINIO.

 

 

 

In questo arco di tempo in cui le indagini venivano sviluppate nei confronti di tali soggetti del gruppo padovano e dei suoi finanziatori (i RIZZATO, RAMPAZZO, CAMILLO, SPIAZZI, LERCARI e DE MARCHI) importanti apparivano le dichiarazioni di CRISETIG Giovanna, nel 73 convivente di CAMILLO Virginio,che prima al G.I. di Padova e poi a questo G.I. il 19.12.74 raccontava che:

 

 

“in un giorno dell'aprile - maggio 73 CAMILLO e RAMPAZZO andarono a Milano. CAMILLO tornò di notte confermandomi di essere stato a Milano. Quando fui chiamata dal Giudice di Padova, CAMILLO mi disse di dire al Giudice che lui e il RAMPAZZO erano andati a Genova e non a Milano per non mettere nei guai RIZZATO e RAMPAZZO, perchè aveva paura di loro. Confermò che sulla Flavia del RAMPAZZO vi era una ricetrasmittente. Anche il CAMILLO aveva impiantato un apparecchio ricetrasrmittente sulla sua Citroen”.

 

 

La CRISETIG già il 28.3.74 aveva anche accennato al fatto che il CAMILLO "saprebbe troppe cose e che minacce gli erano state fatte".

 

 

In data 6.12.74 veniva disposta con delega ai Carabinieri di Padova intercettazione telefonica nei confronti del CAMILLO, attesi i suoi stretti rapporti con RIZZATO già raggiunto da comunicazione giudiziaria del 5.12.74 per concorso in strage. Cioè al fine di chiarire i motivi per cui avrebbe subito minacce e per far luce sullo strano viaggio a Milano di RAMPAZZO e CAMILLO con auto con ricetrasrnittente che appariva collegabile alla presenza di RAMPAZZO in Piazza Cavour a Milano il giorno dell'attentato di BERTOLI (v. rapporto CC. 19.1.74).

 

 

L'intercettazione non dava alcun esito, anzi per tutto il periodo dell'intercettazione l'utenza risultava stranamente del tutto silente.

 

 

Prima di troncare l'intercettazione il G.I. convocava Milano il 19.12.74 la CRISETIG e il CAMILLO e li metteva a confronto contestando al CAMILLO le circostanze.

 

 

La CRISETIG confermava il viaggio a Milano a lei riferito e tutto quanto, il CAMILLO negava. Veniva interrogato il CAMILLO in pari data.

 

 

Questi precisava di aver conosciuto il RAMPAZZO nell'ottobre - novembre 72; che gli presentò pochi giorni dopo il RIZZATO; che i due erano quasi indivisibili e frequentavano spesso la sua officina; che la notte tra il 13 e il 14 maggio 73 fu fatta esplodere un ordigno sotto l'abitazione del RIZZATO; che costui sparì dalla circolazione per almeno 4-5 giorni; che nel giugno 73 egli RIZZATO, RAMPAZZO e CAVALLARO andarono a Genova, trattenendosi tre giorni con lo scopo (gli fu detto) di ricevere quattrini dal DE MARCHI; nel viaggio di ritorno apprese che erano stati consegnati in data 22.6.73 venti milioni .

 

 

Aggiungeva di essere stato a Milano nel Marzo 73 due volte sempre con la CRISETIG; escludeva di essere mai andato a Milano col RAMPAZZO nell'aprile e a metà maggio 73.

 

 

Invitato a chiarire i motivi per cui in un precedente confronto con la CRISETIG del 28.12.73 aveva risposto alle contestazioni ma si era avvalso della facoltà di non rispondere solo in relazione al viaggio col RAMPAZZO a Milano del17aprile - maggio del 73, dichiarava di non voler rivelare tali motivi.

 

 

La CRISETIG veniva poi ancora sentita da questo G.I. anche il 7.5.92. Precisava che il CAMILLO si era trasferito in Nigeria. In un lungo verbale forniva interessanti elementi.

 

 

Appare opportuno riportare tali dichiarazioni che pongono in luce l'attività del gruppo padovano in cui fu coinvolto CAMILLO (poi minacciato per quanto aveva appreso), il viaggio di CAMILLO e RAMPAZZO a Milano nell'aprile - maggio 73 con auto ricetrasmittente, il ruolo nel gruppo dello SPIAZZI, l'espatrio in Nigeria del CAMILLO nel 77 dopo la scarcerazione, con passaporto falsificato di copertura ricevuto da strutture dello Stato (secondo una prassi frequente dell’epoca).

 

 

 

Confermo tutti gli esami testimoniali ed i confronti resi al G.I. di Padova ed a Lei G. I. di Milano negli anni 19 73/74.

 

Confermo che furono RlZZATO (soprannominato anche lo "ZIO" e talvolta anche IL "Comandante" ) e RAMPAZZO a prendere l'iniziativa ed a soggiogare il CAMILLO, frequentando tutti i giorni I'officina. Ad essi si unì poi lo ZOIA.

 

Essi soggiogavano il CAMILLO che era debole di carattere ed era praticamente in loro balia: CAMILLO è entrato ed è rimasto dentro l'organizzazione del RIZZATO perchè lo minacciavano dicendo che ormai sapeva troppe cose e che se parlava lo avrebbero fatto fuori per sempre.

 

In quel periodo molte volte CAMILLO mi ha detto di guardargli le spalle e mi portava con lui perchè temeva di essere ucciso (vedi verbali 27.1.73 e 28.3.74).

 

Confermo quanto dichiarato il 28.3.74, cioè l'episodio di RAMPAZZO che in officina sparò a pochi centimetri dai piedi di CAMILLO per terrorizzarlo e dimostrargli che non scherzavano.

 

Anche io avevo paura del RIZZATO, per cui non opposi rifiuto quando portarono alcune ami presso di me ed il CAMILLO (verbale 27.11.73).

 

Confermo che RIZZATO e RAMPAZZO proposero a mio marito di trasformare la sua officina in una fabbrica di armi (27.11.73). Confermo (4.12.73) che RIZZATO, RAMPAZZO e ZOIA in alcune riunioni nella nostra officina parlavano di una specie di rivoluzione con l'appoggio di militari che l'organizzazione "Rosa dei Venti" doveva attuare.

 

Sentii anche che in varie città vi erano dei gruppi organizzati; tra queste città vi era anche Verona, città in cui il capo era SPIAZZI che ci fornì numerose armi; preciso che lo stesso in più occasioni ci consegnò mitra e altre armi nonchè tute mimetiche; le armi non erano nuove e CAMILLO doveva olearle e pulirle.

 

Confermo che RAMPAZZO, poichè inizialmente mostravo di aderire alla loro causa, mi disse che avrei dovuto partecipare a un attentato a Bologna contro un certo Dino GRANDI, un fascista che aveva tradito, almeno cosi mi disse.

 

Per fortuna CAMILLO mi pregò di lasciarmi fuori dall'organizzazione e da quelle cose.

 

Confermo quanto dichiarato nel confronto con CAMILLO a Padova il 28.12.73 ed in quello a Milano del 19.12.74.

 

In un giorno di aprile-maggio 73 CAMILLO si assentò dicendomi che andava a Milano con RAMPAZZO; mi disse che si recava in quel luogo per acquistare delle macchine da esporre ma io ci credetti poco allora, pensai piuttosto che andavano ad una riunione delle solite.

 

A.D.R.: non so se c'era una persona specifica da cui andare a Milano so che a Verona andavano spesso. ...

 

Nel confermare che il CAMILLO ed il RAMPAZZO in un giorno dell'aprile - maggio 73 andarono a Milano devo aggiungere che CAMILLO tornò di notte e la mattina seguente mi confermò di essere stato a Milano.

 

Quando fui chiamata la prima volta dal Giudice di Padova CAMILLO mi disse di dire al Giudice che lui e il RAMPAZZO erano andati a Genova e non a Milano per non mettere nei guai RIZZATO e RAMPAZZO perchè aveva paura di loro.

 

Io dissi che erano andati a Genova ma poi dissi la verità nel confronto del 28.11.73 ed a Lei a Milano il 19.12.74.

 

Comunque CAMILLO è andato anche a Genova con RIZZATO, RAMPAZZO e ZOIA ma in un'altra occasione successiva e quella volta dormirono tutti fuori per una notte e rimasero anche senza mangiare perchè a corto di soldi. Ciò mi fu detto sempre dal CAMILLO.

 

Il G.I. dà atto che effettivamente risulta che nel giugno del 1973 il CAMILLO e gli altri andarono a Genova dal DE MARCHI ove si trattennero due giorni.

 

A.D.R.: Confermo che sulla Flavia del RAMPAZZO vi era una un impianto radioricetrasmittente. Anche il CAMILLO aveva impiantato un apparecchio ricettrasmittente sulla Citroen con cui andava in giro, di colore azzurro metallizzato se ben ricordo.

 

Domandai loro, cioè al RAMPAZZO ed al CAMILLO perchè avessero installato gli impianti ricetrasmittenti sulle rispettive auto ed essi mi dissero che lo avevano fatto per divertimento e per parlare con i radioamatori che erano in giro.

 

A.D.R. Ho conosciuto Sandro SEDONA con cui RIZZATO, RAMPAZZO ed altri parlavano ed erano in contatto.

 

A. D.R. :Mi ricordo perfettamente che nel 1973 ci fu un attentato alla Questura di Milano per una bomba lanciata da tale BERTOLI. Seguii la vicenda all'epoca per televisione e sui giornali.

 

Tale episodio fu oggetto di commenti nell'officina del CAMILLO nelle riunioni cui partecipavano RIZZATO, RAMPAZZO e ZOIA. Sentii che nei loro commenti davano per certo che si trattava di un attentato fascista.

 

Devo far presente che quando facevano questi discorsi io non partecipavo e solo occasionalmente sentivo qualche parola. Ricordo comunque che, commentando l'episodio dell'attentato alla Questura di Milano il RIZZATO ed il RAMPAZZO in particolare davano per certo che I'attentatore era un fascista.

 

Mi sembrò di capire che RIZZATO e RAMPAZZO lo conoscessero, nel senso che l'avevano conosciuto alcuni anni prima. Non saprei dire se entrambi avessero conosciuto BERTOLI o soltanto uno di loro due.

 

Ripeto, i discorsi avvenivano tra RIZZATO,RAMPAZZO,ZOIA e CAMILLO; io non partecipavo a tali discorsi ed ero poco distante nella stanza attigua, ove ero seduta al tavolo; dato che la porta era aperta riuscivo a sentire chiaramente le cose che dicevano, almeno nei momenti in cui non mi allontanavo.

 

Non ricordo molti dettagli di quei discorsi dai quali io ero sostanzialmente estromessa. Le uniche cose che ricordo e che riuscii a sentire occasionalmente per le ragioni suesposte,è che RIZZATO e RAMPAZZO dicevano agli altri che l’attentato alla Questura di Milano era un attentato fascista e che essi avevano conosciuto in epoca precedente l'attentatore.

 

Non ho mai parlato di queste cose nei verbali precedenti in quanto avevo paura di reazioni del RlZZATO. Ero addirittura spaventata , come ho già dichiarato fin dal 1974, di eventuali reazioni che specialmente il RIZZATO poteva avere se avessi detto qualcosa.

 

Le garantisco che con RIZZATO non c'era proprio da scherzare. Quello che diceva lui era legge; il RAMPAZZ0, lo ZOIA e tutti gli altri del gruppo erano pedine nelle sue mani.

 

RIZZATO a sua volta prendeva ordini da SPIAZZI.

 

A.D.R. :Ouando RAMPAZZO sparò in officina a pochi centimetri dai piedi del CAMILLO per terrorizzarlo io arrivai poco tempo dopo. Trovai CAMILLO bianco in volto ed un buco nel pavimento; avanti a CAMILLO vi erano RAMPAZZO e RIZZATO.

 

Quando entrai sentii che RIZZATO diceva al CAMILLO con tono autoritario questa frase: “Ricordatelo bene”-dopodiché RIZZATO e RAMPAZZO si allontanarono avendo notato che ero entrata io.

 

CAMILLO, balbettando per la paura, mi spiegò quello che era successo. CAMILLO era letteralmente terrorizzato perché voleva uscire dall'organizzazione ma il RIZZATO ed il RAMPAZZO gli dissero che ormai era troppo tardi per farlo e che se lo avesse fatto lo avrebbero ucciso.

 

Gli dissero: se vai fuori, sai cosa ti aspetta. Sai troppe cose.

 

E' per questo motivo che, una volta scarcerato, il CAMILLO ha piantato baracca e burattini e se ne è andato in NIGERIA. Partendo mi disse: Se non me ne vado subito, vado in galera di nuovo o mi fanno fuori".

 

A.D.R.: Ho visto lo SPIAZZI almeno due o tre volte venire nell'offiAcina del CAMILLO. Aveva sempre due militari di scorta che rimanevano fuori in macchina ad attenderlo. Veniva sempre in divisa e si tratteneva per non più di cinque minuti. Dava ordini, parlava con RIZZATO,CAMILLO e RAMPAZZO e qualche volta con ZOIA ed essi gli rispondevano sempre "ai suoi ordini; d'accordo, d’accordo".

 

Era un capo che dava ordini ai suoi subalterni.

 

Faccio presente che lo SPIAZZI non mi degnava neanche di uno sguardo o di un saluto, quasi io non fossi presente; si comportava come un capo nei confronti degli altri ignorando del tutto la mia esistenza come se fossi invisibile.

 

Lo SPiAZZI veniva sempre il giorno dopo a quello in cui portavano le armi e le tute mimetiche. Ciò è avvenuto almeno tre volte nell’arco del 1973; CAMILLO commentando l'attività dello SPIAZZI mi disse che se avessero continuato così, entro un paio di mesi ci sarebbe stato un colpo di Stato.

 

Voglio far presente che CAMILLO quando andò via dall'ltalia per andare in NIGERIA lo fece con un passaporto falso consegnatogli a ROMA dove lui si trattenne per tre giorni.

 

Mi disse che aveva avuto contatti con persone molto in alto e che tramite loro aveva avuto il passaporto che mi fece anche vedere. Ricordo anche il nome indicato sul passaporto: MAGGI ANGELO, nato a Milano; la data di nascita era effettivamente corrispondente a quella reale del CAMILLO.

 

Questo particolare mi stupì in quanto ritenevo che se il passaporto era falso non ci sarebbe stata la data reale di nascita del CAMILLO che é il 4.12.1942. Pertanto il passaporto era questo: MAGGI ANGELO, nato a Milano il 4.12.1942.

 

Se ben ricordo CAMILLO il 9 marzo 1977 da PADOVA partì con il treno per GINEVRA e poi da Ginevra prese l'aereo per la NIGERIA.

 

Dopo tre anni dalla NIGERIA CAMILLO andò a GINEVRA dove aveva un fratello, ora deceduto, per ritirare dei soldi da me. Infatti egli mi aveva inviato dalla NIGERIA una somma che io avevo custodito in banca e che poi gli portai a Ginevra.Lì appresi che il CAMILLO si era anche sposato con una nigeriana di diciassette anni ed aveva un figlio.

 

A.D.R.:Preciso che quando andò a ROMA per tre giorni CAMILLO mi disse che si recava nella capitale perché gli avevano promesso un passaporto per espatriare.

 

Al suo ritorno mi disse che il passaporto gli era stato dato da persone importanti che glielo avevano promesso.

 

Mi parve di capire che tale passaporto gli era stato consegnato da persone nell'ambito del Ministero della Difesa. Ripeto che mi parve solo di intuire ciò, in quanto CAMILLO non mi disse chi materialmente glielo aveva consegnato.

 

Comunque con tale passaporto egli ha viaggiato dall’Europa all'Africa in più occasioni, cioé dalla NIGERIA alla SVlZZERA almeno due o tre volte e nessuno lo ha mai fermato.Con tale passaporto egli espatriò anche dall'ltalia e dalla Svizzera e neppure fu fermato.

 

Quel passaporto che io esaminai attentamente sembrava proprio autentico, lo confrontai con il mio che era del tutto regolare, e devo dire che, come timbri e sigilli era del tutto identico al mio. Ricordo che c'era il timbro a secco della Questura di Roma.

 

Il G.I. a questo punto mostra alla teste un appunto sequestrato al RIZZATO (busta n. 74) iniziante AMOS 3.200.000 .....

 

LA TESTE: IL nome AMOS corrisponde certamente a SPIAZZI; VIRG corrisponde a VIRGINIO CAMILLO.

 

Non so chi sia questo ROBERT indicato nel foglietto.Nessuna delle persone che ho frequentato o di cui ho sentito parlare in quel periodo dai vari RIZZATO & C, portava il nome di ROBERT.

 

Voglio far presente che a volte RIZZATO e gli altri chiamavano le persone con un nome diverso da quello reale, cioé indicavano una persona con un nome di copertura o perché la persona era importante o perché lo stesso non venisse conosciuto.Anche a me proposero di darmi un altro nome se avessi accettato di eseguire l'attentato a BOLOGNA.

 

Tenute presenti le loro abitudini, ritengo che il RIZZATO quasi certamente con il nome ROBERT volesse indicare una persona di cui non voleva si conoscesse il nome.

 

 

Per completezza di esposizione va ricordato che, come spesso accade nelle inchieste che si occupano di fatti clamorosi, anche nel corso di questa istruttoria più volte soggetti vari hanno chiesto di essere ascoltati, narrando fatti molto vaghi o fantasiosi o comunque del tutto estranei ai fatti del processo.

 

 

Si è trattato di soggetti per lo più gravitanti nel variegato circuito carcerario, talvolta mitomani o delatori abituali, che comunque non hanno fornito alcun seno contributo alle indagini. Si pensi tra gli altri ai vari BASSAN, CAGGIANO, SALATINO, NOSEDA, ROSINA, VENTRICE.

 

 

Tali soggetti, chi più chi meno, nel primo anno delle indagini hanno cercato di fornire elementi a questo giudice riferendo voci e confidenze captati in ambienti vari, particolarmente in quello carcerario. Lo hanno fatto spesso in modo confuso e talvolta anche in modo poco comprensibile (per scarsa capacità critica o basso livello culturale) riferendo per lo più fatti privi di fondamento o che non avevano attinenza con questo procedimento o già ampiamente diffusi in precedenza dalla stampa.

 

 

Dalle dichiarazioni di tali soggetti, spesso in contrasto anche con precedenti affermazioni di essi stessi, non si è tenuto alcun conto.

 

 

Qualche precisazione va tuttavia fatta per le posizioni di ROSINA e VENTRICE.

 

 

Il ROSINA ha chiesto più volte di essere sentito da questo G.I. e anche da altre A.G. che si occupavano di terrorismo di destra (istruttoria per la strage di Brescia). Nella sua detenzione egli entrava in confidenza con estremisti di destra e rivelava quel che riusciva ad afferrare dei loro discorsi.

 

 

Nell'ambito di questo procedimento egli ha fornito notizie su attività di delinquenza comune che nulla avevano a che fare con i fatti di cui ci si occupa. Quanto al VENTRICE, trattasi di detenuto per sfruttamento della prostituzione il cui procedimento era in carico a questo G.I. (sez. 10) e che successivamente è stato istruito e definito da altro G.I.

 

 

Il predetto, indicato come delatore abituale in più procedimenti, è stato giudicato dai sanitari non capace di intendere e di volere per le sue turbe psichiche e perciò in continui trasferimenti tra carceri, manicomio giudiziario e istituto per minorati.

 

 

Insofferente del regime carcerario e, nello scoperto tentativo di ottenere benefici (libertà provvisoria), egli ha più volte chiesto di conferire con questo G.I. (e risulta anche con altri giudici) per rivelare in modo sgrammaticato e spesso incomprensibile (per il suo bassissimo livello culturale: vedi sue lettere spesso indecifrabili) confidenze e voci captate nell'ambiente carcerario sui fatti più svariati e sulle numerose persone con cui veniva a contatto in carcere.

 

 

Si verificava che alcune indicazioni da lui fornite (come la conoscenza tra BERTOLI e RIZZATO o elementi su ANGELI e FERORELLI) erano state già ampiamente diffuse sulla stampa dei giorni precedenti. Il VENTRICE, partendo da dati appresi dalla stampa, li arricchiva con particolari fantasiosi e poco verosimili, comunque mai circostanziati e mai verificabili.

 

 

Nell'unica occasione in cui si è potuto controIlare il suo racconto è emerso che aveva narrato una storia inventata (aveva detto di aver appreso che BERTOLI ricevette il passaporto con cui espatriò da un vecchietto napoletano di Quarto Oggiaro, mentre l'istruttoria ha in seguito inequivocabilmente acclarato, che tale passaporto gli fu dato dagli anarchici DEL GRANDE e BERTOLO).

 

 

Non è da escludersi anche, data l'estrema fantasiosità e inverosimiglianza di alcune sue dichiarazioni, che altri detenuti si siano presi anche qualche volta gioco di lui per la sua credulità.

 

 

E' appena il caso di sottolineare la totale inaffidabilità delle sue dichiarazioni sulle quali in ogni caso sono stati comunque svolti per scrupolo professionale doverosi accertamenti senza alcun esito positivo.

 

 

 

25. LE INCRIMINAZIONI DI RIZZATO EUGENIO, CAMILLO VIRGINIO, LERCARI ATTILIO, DE MARCHI GIANCARLO, RAMPAZZO SANDRO, SPIAZZI AMOS E ORLANDINI REMO

 

 

 

Il CAMILLO Virginio, già intercettato per gli elementi a suo carico e sottoposto a confronti vari nel '74 (all'epoca non era prevista dalle vigenti norme del codice di procedura penale la presenza del difensore ai confronti), è stato raggiunto prima da comunicazione giudiziaria e poi da mandato di comparizione per concorso in strage (atti notificati entrambi col rito degli irreperibili ex art. 170 CPP).

 

 

Le suesposte risultanze, le dichiarazioni del 17.12.74 del capitano del SID LABRUNA Antonio che consegnava anche importanti documenti del Servizio e una trascrizione di un colloquio avuto il 29.3.74 con Attilio LERCARI a Lugano, le numerose dichiarazioni rese successivamente nel 74 da Roberto CAVALLARO, che assunse già all'epoca un atteggiamento di collaborazione processuale, inducevano questo G.I. a svolgere approfondite indagini istruttorie su vari elementi del gruppo veneto.

 

 

Eugenio RIZZATO, capo del gruppo padovano., primo tra questi veniva raggiunto da comunicazione giudiziaria del 5.12.74 per concorso in strage, e poi da formale contestazione di tale reato nell'interrogatorio del 18.12.74 nel carcere di San Vittore (era colpito da mandato di cattura del G.I. di Padova).

 

 

Dopo il RIZZATO e oltre il suindicato CAMILLO, successivamente venivano raggiunti nell'ambito di queste indagini da comunicazione giudiziaria e poi da mandati di comparizione per concorso in strage (previ numerosi interrogatori a chiarimenti con contestazione dei fatti e degli elementi a carico con ampia possibilità di difesa) LERCARI Attilio, DE MARCHI Giancarlo, SPIAZZI Amos, ORLANDINI Remo, RAMPAZZO Sandro.

 

 

Le formali contestazioni a quest'ultimo avvenivano col rito degli irreperibili.

 

 

Ma appare opportuno a questo punto riferire in dettaglio gli elementi forniti dal CAVALLARO e dal capitano LABRUNA.

 

 

 

26. LE DICHIARAZIONI DI ROBERTO CAVALLARO

 

 

 

Importanti apparivano le dichiarazioni rese in più riprese a questo G.I. a partire dal 23.11.74 da Roberto CAVALLARO, dichiarazioni peraltro confermate e precisate con ulteriori dettagli nell'interrogatorio reso ex art.348 bis cpp come imputato in reato connesso il 20.11.91 alla presenza del difensore.

 

 

Appare opportuno riportare ampi stralci di tali dichiarazioni rese in più tempi perchè molti punti di esse saranno richiamati nella trattazione delle singole posizioni processuali degli imputati.

 

 

 

Conosco Eugenio RIZZATO, Sandro RAMPAZZO e CAMILLO Virginio. Ho conosciuto il RIZZATO la prima volta il 15.5.73; lo stesso mi telefonò dicendo che lo faceva per conto del 39 che era il numero convenzionale per identificare lo SPIAZZI; mi disse che era su una Wolkswagen grigia tg PD e concordammo un appuntamento alla stazione di VERONA.

 

Lo raggiunsi lì, mi presentai ed il RIZZATO mi consegnò una lettera dell'allora maggiore SPIAZZI; in essa si diceva di riprendere i contatti con la persona di cui ero a conoscenza facendomi indirettamente capire che era il DE MARCHI con il quale avevo già precedentemente fissato un appuntamento a Chianciano per il 5.5.1973 poi andato deserto); mi disse di affrettare i tempi dell'incontro e di riferirgli poi di distruggere la lettera.

 

Praticamente mi invitava ad affrettare i tempi per un finanziamento da parte del DE MARCHI per l'organizzazione.

 

In quella occasione il RIZZATO si scusò per la lunga barba e mi disse che la notte precedente avevano posto dell'esplosivo sotto la sua abitazione. Non mi spiegò i motivi di tale episodio, nè chi aveva procurato l'esplosione, né glielo chiesi.

 

Il RIZZATO faceva parte di quelle persone di cui ci saremmo serviti, per l'operazione successivamente denominata "LA ROSA DEI VENTI, per cui i rapporti con lo stesso erano improntati alla minima confidenza.

 

Poiché in quel periodo avevo degli impegni non cercai subito l'appuntamento con DE MARCHI; lo feci solo un paio di giorni dopo telefonandogli a Genova nella tarda mattinata.Ciò dopo aver preventivamente chiesto il numero telefonico dei padovani al sergente maggiore GRAZIANO.

 

Tengo a precisare che in quel periodo lo SPIAZZI era in Calabria per cui dovevo agire autonomamente.

 

Il GRAZIANO mi aveva dato un numero corrispondente a quello dello ZANONI ed alle tredici circa telefonai a costui avvertendolo che sarei arrivato dopo un paio di ore.

 

Mi recai appunto a Padova dove giunsi alle ore 15 circa. Telefonai allo ZANONI pregandolo di venirmi a prendere. Dopo un quarto d'ora giunse una FIAT 124 su cui era lo ZANONI, il RAMPAZZO ed il CAMILLO. E' in tale occasione appunto che conobbi il RAMPAZZO ed il CAMILLO.

 

Chiesi del RIZZATO e mi dissero che non c'era ma che comunque sarebbero andati a cercarlo. Il RIZZATO arrivò tra le 17,30 e le 18 in casa dello ZANONI. Il DE MARCHI mi aveva fissato appunto l'incontro alle 20.00 a Brescia.

 

Mi accompagnò da una persona che conosceva il DE MARCHI, cioè lo ZAGOLIN, che conobbi in quella occasione.Dopo di che presi il treno e mi recai a BRESCIA dove avevo appuntamento con il DE MARCHI.

 

L'incontro avvenne alle 20,30 circa; gli parlai della esistenza di una organizzazione militare strutturata in modo parallelo a quella ufficiale e gli feci presente in chiusura del colloquio della necessità di finanziamenti.

 

Successivamente vidi di nuovo il RIZZATO dieci giorni dopo circa; lo stesso in compagnia del RAMPAZZO mi venne a prendere a Verona e, mi accompagnò a Milano ove mi lasciò presso la stazione centrale.

 

Ivi mi incontrai con DE MARCHI ed in quella occasione, in un ristorante nei pressi della stazione, feci presente al DE MARCHI la necessità di finanziamenti.

 

Mi sembra ma non ne sono sicuro, che col RIZZATO ed il RAMPAZZO vi fosse anche il CAMILLO.

 

Il RIZZATO era l'ideatore e il genitore del gruppo padovano Rosa dei Venti; si trattava in realtà di un gruppo del tutto disorganizzato che aveva alterne vicende; attorno al RIZZATO gravitavano tutta una serie di personaggi alcuni dei quali dopo un pò si allontanavano.

 

Il RAMPAZZO era un pò il braccio destro del RIZZATO e mi risulta che era anche creditore dello stesso. Il CAMILLO svolgeva una attività minore in seno al gruppo, era una persona ignorante sul piano ideologico e culturale e si era accostato al gruppo con la presunzione dell'ignorante con conseguente comportamento; ricordo infatti che quando successivamente mi recai a Genova per ottenere un finanziamento il CAMILLO ed il RAMPAZZO si spararono anche tra di loro.

 

In tale occasione il CAMILLO mi fece capire che erano stati lui ed il RAMPAZZO a porre l’esplosivo sotto l'abitazione del RIZZATO; disse che il RIZZATO non si dava troppo da fare in un momento in cui si poteva avere del denaro e questo atteggiamento aveva giustificato un intervento. "Un capo era tale se poteva vantare certe prerogative di tipo morale ed organizzative".

 

A.D.R.: Lo SPIAZZI andò in Calabria il 5 o 6 maggio 73 per delle esercitazioni militari. In Calabria andò anche il RIZZATO; lo stesso infatti quando mi consegnò il biglietto dello SPIAZZI mi disse che era stato consegnato appunto in Calabria, ove egli si era appunto recato per uno o due giorni per vedere lo SPIAZZI; il RlZZATO mi disse che si era recato in Calabria ma si era trattenuto pochissimo tempo, giusto il tempo necessario per un colloquio con lo SPIAZZI.

 

A.D.R.: Il mio incontro con il DE MARCHI a Brescia fu il primo contatto che presi con lo stesso.Nell'occasione lo SPIAZZI mi aveva detto di riferirgli che esisteva un gruppo di militari in numero sufficiente e comunque pronto. Nell'occasione si parlò anche dei finanziamenti che il DE MARCHI doveva procurare, finanziamenti che certamente non servivano ai militari, ma per attivare i gruppi civili.

 

A. D. R: Il RIZZATO mi ha riferito di essersi recato in Calabria al solo fine di sollecitare lo SPIAZZI perchè rendesse possibile l'incontro tra me ed il DE MARCHI. Il motivo a dire la verità mi sembra un pò pretestuoso perché il RIZZATO avrebbe potuto telefonare allo SPIAZZI e più che il RIZZATO avrebbe potuto farlo lo ZAGOLIN.

 

A.D.R: Quando il DE MARCHI mi consegnò i 20 milioni il 23 giugno 1973 il RIZZATO non era presente nello studio. Quando scesi dallo studio il RIZZATO pretese subito la somma che avevo nella mia cartella. Telefonai allo SPIAZZI ed egli mi autorizzò a consegnare la somma al RlZZATO, trattenendo due milioni che lo SPIAZZI avrebbe dovuto consegnare a NARDELLA.

 

In verità io rimasi sorpreso che lo SPIAZZI mi dicesse di consegnare quasi tutta la somma al RIZZATO. Specialmente tenendo presente che con lo SPIAZZI vi era un'intesa di creare un comitato di gestione dei fondi che sarebbero arrivati; ciò alfine di evitare la dispersione di denaro.

 

La consegna al RIZZATO dei 18 milioni era a mio avviso immotivata sia perchè, almeno per quanto ne sapessi, il gruppo RIZZATO n on aveva ancora operato, sia perché lo SPIAZZI era molto più legato al gruppo "ORDINE NUOVO " di Verona capeggiato da MASSAGRANDE che reclamava giustamente il denaro, sia perchè lo SPIAZZI non era solito consegnare somme ad un gruppo di cui tutto sommato ignorava le possibilità operative.

 

A.D.R.: Effettivamente il RIZZATO in una occasione mi parlò della sua possibilità di operare in VALTELLINA, mobilitando persone con le quali era in contatto.

 

A.D.R.: vero è che il mercoledì prima del Corpus Domini del 1973 io ed il RIZZATO salimmo nello studio del DE MARCHI due volte: la prima volta eravamo io ed il RIZZATO soli con il DE MARCHI. Una seconda volta si aggiunse anche il LERCARI chiamato dal DE MARCHI.

 

Ricordo che nell'occasione il LERCARI mi disse che in quel momento i finanziamenti non potevano essere sostanziosi in quanto dei finanziatori uno si trovava in America, uno si trovava in Atlantico per l'estimo di una petroliera che era andata a fuoco. ll LERCARI disse che potevano essere dati solo 20 milioni.

 

A.D.R -: Per quanto concerne il RIZZATO, ricordo che egli nutriva spirito direi quasi di vendetta nei confronti del sistema in quanto riteneva di aver fatto ingiustamente un lungo periodo di detenzione. Mi faceva spesso discorsi sanguinari impostati sulla necessità di eliminare persone ed esponenti del regime attuale.

 

Mi disse anche di aver preparato delle sentenze di morte nei confronti di note personalità e che avrebbe dato una numerazione progressiva ai cadaveri una volta giustiziati. Nutriva un odio violento contro il regime.

 

A.D.R.: Ricordo che una volta, credo alla fine di aprile del 1973, lo SPIAZZI o un'altra persona presente (al riguardo dovrei fare mente locale in quanto i miei ricordi sul punto non sono molto precisi) riferì che qualcuno aveva programmato di eliminare RUMOR; il fatto doveva avvenire nella villa di Pianezze.

 

Ricordo che si considerò che, essendo all'epoca RUMOR Ministro degli Interni, era aumentato il numero delle guardie di P.S. che vigilavano attorno alla villa per cui un eventuale attentato presentava notevoli difficoltà.

 

Non saprei essere preciso sulla data in cui sarebbe stato fatto questo discorso; in questo momento ritengo di poterlo collocare alla fine di aprile 1973,ma non ne sono certo.

 

Non riesco a ricordare in questo momento se era lo SPIAZZI a fare questo discorso ad un'altra persona o se invece era questa persona a farlo allo SPIAZZI. E' Un episodio che in questo momento non riesco a focalizzare bene che mi è venuto in mente in seguito alla sua domanda se avevo mai sentito parlare alcuno di attentato a RUMOR . Le sarò più preciso quando sarò riuscito a collocarlo localmente nel tempo.

 

In data 17 febbraio 1975 CAVALLARO ha dichiarato:

 

Ho fatto mente locale in ordine all'episodio da me rIferito nel verbale del 17.1.75 in cui si parlò della possibilità di compiere un attentato nei confronti del RUMOR. Avvenne in aprile nella caserma di Montorio veronese ove era lo SPIAZZI.

 

Oltre me erano presenti lo SPIAZZI ed un'altra persona presumibilmente MASSAGRANDE o BIZZARRI, certamente uno di ORDINE NUOVO che ricordo aveva la fidanzata o la moglie fuori della porta con un pellicciotto bianco; ricordo che a tale persona lo SPIAZZI mi presento con un altro nome.

 

L'episodio avvenne in aprile, due giorni prima di quando andai a tenere una conferenza sulla giustizia militare agli ufficiali della caserma DUCA. Ricordo che nel corso del discorso lo SPIAZZI disse che l'unico che poteva creare uno stato di tensione reale era ORDINE NUOVO sia per l'organizzazione che aveva, sia per l'estensione del gruppo, sia per la struttura a nuclei della organizzazione di ORDINE NUOVO, nuclei spesso occulti che è difficile identificare e quantificare e che vengono chiamati LE LEGIONI NERE.

 

Si parlò di RUMOR e di un altro uomo politico che non ricordo. Ricordo che lo SPIAZZI disse che per l'eliminazione degli stessi ci voleva una azione di nucleo. Ricordo che alla fine di maggio fui presente ad una telefonata ricevuta dallo SPIAZZI nella sua abitazione alle ore 18,30 circa da una persona sconosciuta. Al telefono lo SPIAZZI rispose a monosillabi.

 

Al termine della telefonata lo SPIAZZI si rivolse ad una persona piu anziana presente dicendo: E’ arrivato l'ordine di mobilitare il gruppo. Sono pazzi, speriamo si rendano conto di quello che fanno" e l'altro: “Se uno arriva ad avere tre o quattro stellette certamente se ne rende conto”.

 

Dopodiché lo SPIAZZI inviò questa persona a raccogliere i capi nucleo con l'ordine di presentarsi quella stessa sera alle 21 a casa sua. Mi resi conto che doveva trattarsi di qualcosa di urgente.

 

Successivamente lo SPIAZZI mi fece capire che per il 2 giugno erano stati mobilitati i gruppi civili in una casa sulle colline veronesi, che egli mi indicò.

 

L 'ufficio domanda al teste se nell'ambito dell'organizzazione di cui faceva parte lo SPIAZZI ha mai sentito parlare di collegamenti con Marsiglia ed in particolare se ha mai sentito i nomi di BENEDETTI, GUIGGI Giovanni e dell'associazione "Fraternità Ausonia" di Marsiglia.

 

CAVALLAR0: Non ho sentito mai tali nomi nè tale società. Posso tuttavia dire che nell'ambito dell'organizzazione di cui faceva parte lo SPIAZZl, in una circostanza che al momento mi sfugge ho appreso che l'organizzazione poteva contare su servizi all'estero, specie a MARSIGLIA, ove ci sarebbe stato un Colonnello a capo di una organizzazione anticomunista il cui nome è TRAMON JEAN e che abita al 511 CHEMIN DU ROUCAS BLANC MARSIGLIA, che ha anche un parente che lavora all’ambasciata di BELGRADO; mi risulta che tale organizzazione spediva talvolta dispacci nei quali si parlava dell' operazione "ROSA DEI VENTI”.

 

Nelle note informative provenienti da Marsiglia si faceva riferimento al fatto che era in atto una operazione di avvicinamento tra ambienti militari e finanziari genovesi: tale operazione già in atto era la medesima alla quale partecipavo io stesso.Tale operazione era denominata nelle note informative da Marsiglia "NOZZE PRECOCI”.

 

A.D.R.: In ordine al ventilato attentato a RUMOR di cui parlò lo SPIAZZI in aprile nella caserma di Montorio Veronese in presenza mia e dell'altro personaggio indicato nel precedente verbale (MASSAGRANDE e BIZZARRI) non saprei precisare se questo era un discorso molto serio di prossima attuazione o se invece era un progetto molto generico; lo SPIAZZI è un individuo che molto spesso non si riesce a capire in quanto parla spesso di cose molto gravi sorridendo, il che crea problemi per la effettiva interpretazione della serietà di quanto afferma.

 

Il G.I. fa presente al CAVALLARO che a pagina 687 della sentenza istruttoria del G.I. di ROMA si fa riferimento al documento rinvenuto nella borsa del RIZZATO nel quale sono trascritte le annotazioni relative alla ripartizione della sovvenzione erogata dal LERCARI al DE MARCHI; fotocopia di tale documento è stata acquisita da questo G.I. ed in esso, come riportato nella nota n.5 della stessa pagina 687, sono indicate tra le altre tali somme: AMOS 3.2OO.OOO=; DARIO 2.000.000=; PIPPO 2.500.000=; ROBERT 2.300.000 etc.

 

Nell'istruttoria precedente del G.I. di ROMA, AMOS è stato identificato in SPIAZZI, mentre per il nome di ROBERT si è ventilata la possibile identificazione in ROBERTO CAVALLARO.

 

CAVALLARO: Non ricordo se mi è stato mai sottoposto il documento sequestrato al RIZZATO, credo di no in quanto mi sembra di vederlo per la prima volta adesso; in ogni caso la somma corrispondente ad AMOS 3.200.000= è rappresentata dall'assegno di 3.200.000 che io ed il RIZZATO consegnammo, come ho già verbalizzato, allo SPIAZZI il 24.6.1973 dopo averlo ricevuto da Genova nello studio del DE MARCHI.

 

Escludo di aver mai ricevuto denaro dal RIZZATO nè relativamente alla somma ricevuta a Genova, nè in altra occasione. Non ho mai ricevuto denaro dal RIZZATO e non avrei difficoltà ad ammetterlo visto che ho tenuto nel procedimento suo e del G.I. di Padova un comportamento di lealtà processuale e visto che peraltro sono stato anche assolto.

 

Il ROBERT indicato nel foglietto scritto dal RIZZATO e sequestrato non sono certamente io; peraltro visto che in esso sono riportati nomi reali come AMOS, DARlO e PIPP0, iI RIZZATO avrebbe dovuto scrivere ROBERTO e non ROBERT.

 

Peraltro voglio anche precisare che io non ho mai riferito il mio nome reale ROBERTO CAVALLARO al RIZZATO, nè credo che SPIAZZI gli abbia detto il mio nome reale. In quella vicenda io, d'intesa con lo SPIAZZI, mi qualificavo come "IL TENENTE ROSSI" e ricordo perfettamente che il RIZZATO mi chiamava sempre al telefono con l'appellativo "TENENTE".

 

Anche in quelle poche occasioni in cui eravamo io, RIZZATO e SPIAZZI (come ad esempio quando andammo dal NARDELLA) il RIZZATO mi chiamava "TENENTE" anche davanti allo SPIAZZI.

 

Non so assolutamente chi possa essere tale ROBERT cui il RIZZATO fa riferimento. Sinceramente non ho mai sentito tali nome ROBERT detto dal RIZZATO o da altri.

 

A.D.R. : Dopo aver avuto integrale lettura della pagina 20 confermo in ogni parte quanto riferito in ordine alla circostanza che l'organizzazione di cui faceva parte lo SPIAZZI poteva contare su servizi all'estero ed in particolare anche a MARSIGLIA ove c'era un Colonnello a capo di una organizzazione anticomunista che ho indicato con il nome di TRAMONT IEAN.

 

Tale circostanza mi fu riferita dallo SPIAZZI e della stessa ebbi conferma leggendo le note informative provenienti da MARSIGLIA in cui era indicato il nome e l'indirizzo del colonnello e l'OPERAZIONE NOZZE PRECOCI.

 

Ricordavo perfettamente tale indirizzo e nome che riferii a memoria nel verbale del 17.02.19 75.

 

Il G.I. a questo punto fa presente al teste il contenuto della trascrizione LERCARI-LABRUNA di LUGANO del 29.03.1974 nella quale LERCARI a pagina 4 parla di una riunione avvenuta tra la fine di giugno ed i primi di luglio 1973 al SAVINI di Mi1ano; riferendo i discorsi di quel giorno il LERCARI testualmente dice tra l'altro "attendevamo l'attentato a RUMOR e non c'è stato nessun attentato a RUMOR".

 

Poichè il discorso è riferito alla fine di giugno 1973 è evidente, che l'operazione richiamata dal LERCARI che non è avvenuta, è certamente precedente.

 

Si domanda al teste se può fornire chiarimenti su tale registrazione.

 

A.D.R.:Come ho già riferito all'epoca io non partecipai a tale riunione al SAVINI in quanto, se non erro, ero stato arrestato. In ogni caso credo che comunque non mi avrebbero chiamato a parteciparvi in quanto mi resi conto che per alcune questioni più delicate io ero stato bypassato nel senso che i contatti erano stati tra lo SPIAZZI e RIZZA T0 in via diretta.

 

Sinceramente non escludo che la frase del LERCARI si riferisse all'attentato di BERTOLI alla Questura di Milano in cui l'attentatore manifestò l'intenzione di colpire RUMOR non riuscendovi.

 

Non mi meraviglierei se l'organizzazione non fosse estranea a questa azione in quanto ricordo perfettamente il clima in cui operavamo; tutta l'organizzazione era tesa perchè qualche cosa di grosso si determinasse; un attentato ad una personalità politica era nell'aria;vivevamo in un clima di follia; l'attentato a RUMOR era proprio l'episodio classico che poteva legittimare una azione di forza di presa del potere o di rafforzamento del potere.

 

Leggendo la registrazione il LERCARI del resto fa un esplicito riferimento ad un precedente attentato a RUMOR non attuato, ed e chiaro che il collegamento logico che si può fare porta a pensare all'attentato alla Questura di Milano del 17.05.1973.

 

Il G.I. invita il CAVALLARO a precisare nei dettagli come e da chi fu messo in contatti con lo SPIAZZI e la sua organizzazione.

 

CAVALLARO: in contatto con lo SPIAZZI mi pose il mio contatto che era il Capitano GIORGIO appartenente alle strutture di sicurezza italiane. Trattavasi di un'altra faccia della struttura di sicurezza, cioè del S.I.D. oppure una parte dello stesso, in quanto le varie strutture operavano a compartimenti stagni almeno all'epoca.

 

Le trasmetterò domani una copia del mio memoriale nel quale indico nel dettaglio le modalità di reclutamento. Trattasi di memoriale che non è stato mai pubblicato e che ho dato in copia al G.I. CASSON.

 

Prendo atto che lei ha acquisito agli atti l'intervista all’EUROPEO del 17.10.1974 ed un breve memoriale pubblicato dal giornalista INCERTI sull’EUROPEO in data 7.11.1974. Confermo integralmente i contenuti di tali due documenti pubblicati in cui ho tracciato a grandi linee le caratteristiche dell'organizzazione.

 

Sintetizzando posso dire che essa nacque nel 1964 dopo il fallimento del PIANO SOLO. Io entrai in contatto operativamente con l'organizzazione attraverso lo SPIAZZI il quale già si muoveva sul piano operativo.

 

SPIAZZI mi fornì i documenti o tessere per accedere a comandi militari e mi presentò come componente della Giustizia Militare. Al riguardo ricordo che feci delle conferenze a militari.

 

Mio precipuo incarico era quello di contattare ufficiali di un certo indirizzo mentale e politico e legarli ai programmi dell'organizzazione. Come ho già chiarito l'organizzazione di cui parlo non era la ROSA DEI VENTI ma una organizzazione che condizionava ed usava i gruppi di destra e di estrema destra tra i quali vi era anche la ROSA DEI VENTI.

 

Sintetizzando al massimo,fine principale dell'organizzazione era il cambiamento della gestione del potere in Italia o il rafforzamento dello stesso. Come ho già precisato essa faceva capo a strutture di sicurezza dello Stato italiano o a parti delle stesse, nonchè a servizi segreti anche stranieri.

 

In Italia la scelta strategica fu la strategia della tensione; si iniziò con attacchi a cose per poi passare ad attacchi diretti a persone fisiche; tale strategia della tensione era gestita dall'organizzazione e posta in atto da gruppi paralleli, uno dei quali era la ROSA DEI VENTI.

 

Se le turbative nel Paese non si verificavano l'organizzazione le creava ad arte, cioé si poneva in moto per creare la possibilità di ristabilire l'ordine.

 

I gruppi paralleli erano finanziati dall'organizzazione.

 

Per quanto concerne l'organizzazione sempre sintetizzando quanto da me riferito alla Magistratura, in parte anche in memoriali pubblicati, il gruppo nobile era composto di 87 persone; si trattava di ufficiali di vari Corpi dell’Esercito di grado elevato e dei servizi di Sicurezza. Essa operava attraverso propaggini costituite da Ufficiali dislocati in vari Reparti.

 

Vi erano collegamenti con Ufficiali destinati ad essere "bruciati": uno di questi è stato lo SPIAZZI che fece da tramite tra il gruppo operativo e quello dirigenziale.

 

L 'organizzazione fu allertata sul piano operativo il 2.06.1973 come ho già verbalizzato a lei fin dal 1975.

 

Per quanto concerne gli alti Ufficiali dell'organizzazione questi erano tutti in un certo modo legati al S.I.D. E' chiaro che non tutto il S.I.D. era compromesso come ho ampiamente ripetuto in tutti i miei verbali.

 

In questo modo ho sintetizzato struttura e programmi dell'organizzazione cui ho fatto riferimento già dal 1976-73.

 

Voglio sottolineare che sia durante la fase processuale che in quella successiva è stato messo in atto un piano sistematico proprio per svilire o diminuire la portata delle dichiarazioni rese durante gli interrogatori o testimonianze. Tale piano è stato attuato gradualmente da Organi della Pubblica Amministrazione con vari sistemi.

 

Poiché lei mi ha fatto prima delle domande su RUMOR mi sono ricordato ora (circostanza che credo verbalizzata anche dal G.I. TAMBURINO) di altre notizie su RUMOR apprese dallo SPIAZZI.

 

Non ricordo se ciò avvenne nello stesso giorno dell'aprile 1973 riferito al colloquio nella caserma di Montorio veronese o qualche giorno prima. Parlavo con lo SPIAZZI e con un altro ufficiale di cui ora non ricordo il nome (ribadisco siamo nell'aprile del 1973). Lo SPIAZZI parlava di come si muoveva l'organizzazione, della completezza delle indagini che svolgevano nell'assunzione di informazioni e nella raccolta dati.

 

Il discorso ad un certo punto finì sul RUMOR ed egli mi precisò che i Carabinieri addetti alla sicurezza o qualcuno di loro avevano anche filmato la villa di Pianezze ove il RUMOR risiedeva al fine di informarsi sulle persone che frequentavano lo stesso.

 

Prendo atto che a foglio sette dell'interrogatorio del 20.11.1991 ho parlato di una villa di PIANEZZE dell’On.RUMOR e che i fratelli del defunto Onorevole hanno precisato che la loro famiglia era proprietaria di una villetta in Tonezza in provincia di VICENZA.

 

Faccio presente che io ho riferito alcuni discorsi dello SPIAZZI ed é probabile che abbia capito "PIANEZZE" invece di Tonezza; tra i due nomi c'è un'assonanza e le due parole sono abbastanza somiglianti.

 

In ogni caso confermo i discorsi sentiti dallo SPIAZZI nelle circostanze già indicate a foglio sette e seguenti dell'interrogatorio.

 

L'Ufficio chiede al CAVALLARO se ha mai sentito parlare dell’Organizzazione "LA CATENA" a MARSIGLIA.

 

CAVALLARO: Il nome LA CATENA non l'ho mai sentito; ricordo però che nei dialoghi con il Capitano Giorgio e le altre persone durante quel breve soggiorno in FRANCIA sentii il nome "LA CHAINE”, parola che in italiano vuol dire "LA CATENA” .

 

Dovrei focalizzare meglio i ricordi per poter dire meglio qualcosa di più preciso su questa parola che mi fu fatta. Tale nome dovrebbe essere collegato ad una struttura o Servizio di assistenza di cui mi si parlò in quel breve mio periodo in FRANCIA avvenuto nel 1972.(continua)