ISTRUTTORIA PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA - TRIBUNALE DI MILANO 1973-1974

PUBBLICO MINISTERO EMILIO ALESSANDRINI - GIUDICE ISTRUTTORE GERARDO D'AMBROSIO 

 

 

 

 CAPITOLO XVI

 

 

Gli alibi di VENTURA

 

 

1. Per il 12 dicembre a Roma: malattia del fratello Luigi

2. Per il 24 luglio a Milano: ero a Roma

3. Padre SARTORIO

4. Il registro della C.R.I.

5. Il prof. Ferlini

6. L’agenda di Stefano SESTILI

7. L’assegno di £.18.000 e il biglietto aereo Milano-Roma

8. Contestazioni

 

 

 

1) Per il 12 dicembre a Roma: malattia del fratello Luigi

 

 

Nell’interrogatorio del 17.10.1972, VENTURA, alla domanda “per quale ragione egli sia stato a Roma il 5, 6,7 ed 8 dicembre 1969, il 10 dicembre 1969 ed il 12 dicembre 1969”, rispondeva:

 

“Sono stato a Roma per ragioni di affari in relazione alla Litopress ed alla attività editoriale. Mi sono certamente incontrato con GAMACCHIO, TOMBA e le altre persone con cui abitualmente trattavo gli affari della Litopress…”.

 

“….Mio fratello (Luigi) proprio nei giorni immediatamente precedenti agli attentati del 12 dicembre 1969 ebbe crisi ripetute (di epilessia)”.

 

“La mattina del 12 dicembre, poiché avevo ricevuto notizie da Roma di una ulteriore crisi, trovandomi a Padova per affari, telefonai al medico curante di mio fratello, dr. Ferlini”.

 

“Non telefonai nello studio di FREDA, che non vidi. Vidi invece POZZAN, che aveva verificato il conto economico della Litopress. Il dr. Ferlini mi consigliò di seguire attentamente l’evolversi della malattia di mio fratello, in quanto poteva presentarsi l’eventualità di ricoverarlo prontamente in una clinica per il protrarsi della crisi”.

 

“Fu per questa ragione che, direttamente da Padova, partii per Roma”.

 

“Intendo precisare che io a Padova ero andato in treno quella mattina perché la mia auto era in riparazione presso l’officina Mattarollo di Treviso o presso la BMW di Mestre”.

 

“Appena giunto a Roma, credo di aver telefonato al collegio dove si trovava mio fratello. Telefonai dalla stazione. Mio fratello non c’era, in quanto aveva superato la crisi ed era uscito”.

 

“Mi portai quindi alla LERICI, dove incontrai TOMBA, SESTILI e credo anche SPONZILLI. Non incontrai GAMACCHIO, comunque”.

 

 

 

2) Per il 24 luglio a Milano: ero a Roma

 

 

Nell’interrogatorio del 22 gennaio 1973, in relazione all’attentato al Palazzo di Giustizia di Milano del 24 luglio 1969, dichiarava:

 

“Non so dove sia stato il 24-25 luglio 1969. Mi dice l’avvocato che sull’agenda c’era segnato “ROMA”; per accertarlo, comunque, dovrà sequestrare l’agenda del 1969 di TOMBA Rinaldo, residente a Roma, Piazza Volture n.6”.

 

“Non ricordo dove sono andato a dormire. Se non risulta un pernottamento in albergo, vuol dire che sono andato a dormire o a casa di MASSARI o a casa di Diego GIANNOLA”.

 

 

 

La giustificazione del viaggio di VENTURA A Roma il 12 dicembre trovava corrispondenza con quanto a suo tempo aveva dichiarato POZZAN, il quale aveva anche fornito l’alibi all’imputato, affermando che lo stesso era stato da lui accompagnato verso mezzogiorno alla stazione di Padova, per prendere il treno che arrivava a Roma alle ore 17,20 (le bombe erano esplose a Roma alle ore 16,55 alla B.N.L. e verso le ore 17,20 all’Altare della Patria).

 

 

 

3) Padre Sartorio

 

 

Senonchè, Padre Sartorio, direttore del collegio romano che ospitava VENTURA Luigi, (dep.2.2.1973) affermava che non l’11, ma domenica 14 dicembre il giovane aveva avuto, durante il pranzo di mezzogiorno, la prima crisi epilettica da quando era in Istituto; tanto che, non sapendo cosa fare, aveva chiamato la Croce Rossa per farlo ricoverare in Ospedale; Luigi però si era poi ripreso, ed era stato anche visitato da uno specialista di Roma e quindi non c’era più stato bisogno del ricovero.

 

 

Era rimasto nella sua cameretta e nel pomeriggio aveva voluto ricevere la visita della sua fidanzata, che era giunta accompagnata da una suora. Era venuto anche l’avvocato GIANNOLA ed il giorno successivo o due giorni dopo era arrivato anche il fratello Giovanni accompagnato da MASSARI.

 

 

Allorchè si era manifestata la crisi, aveva avvertito telefonicamente la famiglia a Castelfranco Veneto e si era lamentato con la madre che non lo aveva avvisato della malattia del figlio.

 

 

Siccome era la prima volta che il ragazzo si era sentito male, escludeva che il 12 precedente, Luigi avesse avuto una crisi.

 

 

Le dichiarazioni di Padre Sartorio trovavano obbiettivo riscontro nell’acquisizione dei registri della Croce Rossa dai quali risultava in data 14 dicembre l’invio dell’autoambulanza per ricoverare VENTURA Luigi siccome affetto da una crisi di “grande male”.

 

 

 

4) Il registro della C.R.I.

 

 

GIANNOLA e MASSARI confermavano che la prima volta che a loro era risultato che Luigi avesse avuto la crisi, era stata nell’occasione descritta da Padre Sartorio, tant’è vero che riferivano la circostanza dell’arrivo della fidanzata con la suora.

 

 

Non erano in grado di precisare la data, ma si dicevano convinti che VENTURA era venuto a Roma il 12 per la malattia del fratello, perché era stato lo stesso imputato, nel gennaio-febbraio 1970, in occasione della denuncia LORENZON, a sollecitare loro il ricordo della crisi di Luigi come punto di riferimento per la sua presenza nella capitale in quel giorno.

 

 

 

5) Il professor Ferlini

 

 

Il dr. Ferlini ricordava di aver ricevuto una mattina, del dicembre 1969, prima delle ore 9, all’Ospedale di Padova, una telefonata di Giovanni VENTURA che lo aveva informato di una crisi di Luigi. Egli allora lo aveva consigliato di recarsi a Roma; aveva anche ricevuto, per lo stesso motivo, una telefonata di Padre Sartorio.

 

 

Ricordava pure che era stato chiamato all’apparecchio dal portiere dell’ospedale, in quanto, in quel periodo, il centralinista era assente.

 

 

In sostanza, tutte le testimonianze confluivano nella direzione indicata da Padre Sartorio, le cui dichiarazioni erano state confermate dalla certezza dell’annotazione sui registri dell’autoambulanza CRI.

 

 

 

6) L’agenda di Stefano SESTILI

 

 

Ma a dare ulteriore riprova che Giovanni VENTURA non si era recato a Roma per improvvisa occasione della crisi del fratello, vi era l’annotazione sull’agenda di SESTILI Stefano, all’epoca dirigente della LERICI ed interessato alla Litopress, alla pagina dell’11.12.1969:

 

“Ore 19 telefonato VENTURA – Arriva domani”.

 

 

Infatti, proprio a richiesta di VENTURA l’agenda 1969 di SESTILI e di TOMBA era stata acquisita agli atti, per controllare l’annotazione relativa al 24 luglio.

 

 

A tale proposito, mentre quella di SESTILI non riportava niente, su quella di TOMBA vi era l’annotazione di una telefonata con VENTURA il giorno 23 ed una “VENTURA verso le 12” per il 24.

 

 

In questo caso vi era una certa corrispondenza con le dichiarazioni dell’imputato circa la sua presenza a Roma in quel giorno.

 

 

 

7) L’assegno di £.18.000 e il biglietto aereo Milano-Roma

 

 

Però, dall’esame della documentazione bancaria del VENTURA, risultava da lui emesso, in data 23 luglio 1969, sul conto corrente da lui intrattenuto con la Banca Popolare di Castelfranco Veneto, un assegno di £.18.000 con la girata a favore dell’Agenzia di Viaggi “Leonardi”, di Padova.

 

 

Dagli accertamenti compiuti, si scopriva che l’assegno era servito per il pagamento di un biglietto di aereo, prenotato presso quella Agenzia di Viaggi di Padova, per un volo MILANO-GENOVA-ROMA delle ore 14,25 del 24 luglio 1969. La bomba al Palazzo di Giustizia di Milano era stata collocata nella mattinata (verso le ore 12,40) del medesimo giorno.

 

 

 

8) Contestazioni

 

 

Tutti questi elementi raccolti che da una parte facevano venir meno la giustificazione del viaggio a Roma del 12 dicembre e dall’altro erano fortemente indiziari della sua partecipazione all’attentato del 24 luglio in Milano, unitamente a tutte le altre circostanze (timers, borse, dichiarazioni testimoniali a suo carico) già a lui note, venivano rappresentate nell’interrogatorio del 7.3.1973, a VENTURA, il quale, dopo un iniziale atteggiamento di negazione difensiva, accettava l’invito del Giudice Istruttore di meditare sulla sua posizione e chiedeva un aggiornamento dell’interrogatorio.