ISTRUTTORIA PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA - TRIBUNALE DI MILANO 1973-1974

PUBBLICO MINISTERO EMILIO ALESSANDRINI - GIUDICE ISTRUTTORE GERARDO D'AMBROSIO 

 

 

 

CAPITOLO IX

 

 

Sviluppi delle indagini

 

 

1. Le due direttrici

2. Le prime indagini sui timers

3. La riunione del 18 aprile

4. Pozzan: era presente Rauti

5. Il nuovo mandato di cattura

6. Interrogatorio di Rauti

7. Ritrattazione di Pozzan

 

 

1) Le due direttrici

 

 

I Magistrati inquirenti, di fronte all’affiorare di questa imponente serie di elementi di fatto, cui ancora andavano collegate tutte le altre dichiarazioni accusatorie di COMACCHIO, MARCHESIN, ZANON, ORLANDO e PAN, delle quali, per essere state confermate su alcuni punti da successivi riscontri obbiettivi, era lecito ritenere l’attendibilità in linea generale, indirizzavano le loro indagini, da un lato, ad accertare se FREDA avesse effettivamente acquistato i timers cui appariva tanto interessato nelle telefonate del settembre 1969, dall’altro, a stabilire gli eventuali collegamenti tra gruppo FREDA-VENTURA ed altri gruppi o persone.

 

 

2) Le prime indagini sui timers

 

 

Le prime indagini sui timers davano i seguenti risultati:

 

a) GIANNONE Emanuele Filiberto, titolare della ditta di apparecchiature elettriche RICA di Padova, pur avendo smarrito il libretto-notes degli ordinativi ricevuti nel 1969, ricordava che, nell’agosto-settembre 1969, un tale, qualificatosi come FABRIS, gli aveva ordinato degli interruttori della ditta tedesca Diehl (della quale la soc. GAVOTTI era agente generale per l’Italia) dello stesso tipo – ma non sapeva precisare il tempo di durata della carica, se di 15, 60 o 120 minuti – di quelli per i quali verso il dicembre 1969, era stato interrogato dalla Questura di Padova in relazione agli attentati di Roma e Milano; nella circostanza gli era stata anche mostrata una fotografia dell’interruttore, che si riteneva fosse stato rinvenuto nella bomba inesplosa a Milano.

 

Successivamente, GIANNONE, dopo aver effettuato le opportune ricerche, consegnava al Giudice una fattura del 15 settembre 1969 relativa alla vendita di interruttori da 120 minuti in deviazione, completi di targhe manopole;

 

b) FABRIS Tullio, identificato come la persona con cui FREDA discuteva di commutatori nella conversazione telefonica del 18 settembre 1969, dichiarava:

 

- intorno al settembre FREDA gli aveva chiesto se poteva procurargli degli interruttori o commutatori a tempo; a tal fine, l’aveva accompagnato presso la ditta RICA, dove FREDA aveva fatto una ordinazione. Qualche giorno dopo, sempre per incarico di FREDA, aveva ritirato una scatola di circa 50 interruttori da 60 minuti presso la ditta ELETTROCONTROLLI di Bologna, pagando L.80.000 (FREDA gliene aveva date 100.000) e l’aveva consegnata poi alla segretaria del suo studio;

 

- FREDA gli aveva detto che i timers non erano per lui ma per un suo amico di Treviso. Un giorno, infatti, mentre era intento a dei lavori di elettricità nello studio di FREDA, aveva visto arrivare VENTURA, ed aveva sentito i due discutere degli interruttori acquistati; al termine del colloquio FREDA aveva consegnato un timer a VENTURA, che lo aveva messo nella borsa che aveva con sé;

 

- precisava che FREDA era alla ricerca di un congegno a tempo che facesse chiudere un circuito elettrico alla fine della corsa della molla (praticamente un ritardatore). Infatti, al commesso della RICA che gli aveva esibito un congegno che, al contrario, chiudeva il contatto all’inizio della corsa, FREDA aveva fatto rilevare che non era adatto al suo scopo; il commesso, allora, gli aveva indicato un altro tipo di commutatori, prodotti dalla stessa ditta, che funzionavano appunto nel modo richiesto, consegnandogli i depliants illustrativi (dove peraltro interruttori e commutatori apparivano uguali) e fornendogli l’indirizzo della ELETTROCONTROLLI di Bologna;

 

- FREDA gli aveva anche chiesto come fare l’allacciamento per ottenere l’incandescenza di una resistenza di nichel-cromo al termine della corsa della molla (e cioè alla chiusura del circuito) e, a questo proposito, gli aveva anche fatto acquistare 5 metri di filo di nichel-cromo;

 

- anche prima dell’acquisto dei commutatori e certamente prima dell’agosto, più volte, in un lasso di tempo di alcuni mesi, FREDA gli aveva chiesto spiegazioni sulla possibilità di fare accendere una resistenza collegandola a batterie a secco di 4,5 volts, inserite in un circuito che fungeva da ritardatore, costituito a volte da un relais (elettrocalamita) a volte da una sveglia o da un orologio; l’incandescenza della resistenza avrebbe dovuto provocare l’accensione di un fiammifero; aveva giustificato in tono scherzoso le spiegazioni richieste, dicendogli che quei meccanismi venivano usati da un suo amico per far partire “i missili”; gli aveva anche precisato che altre persone avrebbero costruito i circuiti; e infatti, quando gli aveva parlato dei relais, consultava un foglio di appunti che si riferiva ad un circuito con interruttori a relais;

 

- in quelle circostanze aveva anche acquistato per FREDA due microinterruttori del tipo montato sulle lavatrici;

 

- nel settembre 1969, nel periodo della ricerca dei commutatori, FREDA gli aveva detto che essi andavano posti in cassette metalliche ermeticamente chiuse; gli aveva anzi chiesto se poteva procurargliene una delle dimensioni di cm.20 x 20 circa; l’aveva pertanto indirizzato alla UPIM, avendovi acquistato in precedenza una cassetta portavalori di cm. 25 x 10 circa, ma FREDA gli aveva risposto che non erano le misure adatte.

 

 

c) l’ing. Teonesto CERRI, che aveva raccolto i frammenti sui luoghi delle esplosioni del 12 dicembre a Milano, e che aveva poi fatto parte del collegio peritale nel procedimento nei confronti degli imputati del circolo “22 marzo”, faceva presente che, dagli accertamenti eseguiti, era risultato che, come temporizzatori, negli ordigni del 12 dicembre, erano stati impiegati timers della ditta Diehl da 60 minuti. Dei tre tipi prodotti da quella ditta (apertura, chiusura, e deviazione) potevano essere stati adoperati quelli in chiusura o quelli in deviazione con il collegamento in chiusura.

 

 

d) LORENZON, nel ribadire e nello specificare le circostanze nelle quali, ai primi di ottobre 1969, VENTURA gli aveva mostrato il timer collegato ad una batteria (una superpila color oro), riferiva inoltre che lo stesso, quando nel gennaio 1970 gli aveva fatto lo schizzo del sottopassaggio della Banca Nazionale del Lavoro di Roma, gli aveva anche detto che l’ordigno non poteva essere stato collegato né in mattinata né durante l’ora di chiusura per l’intervallo, ma solo nelle ore di apertura pomeridiana: solo adesso, però, si spiegava il discorso fattogli sul rischio corso dall’attentatore, in quanto lo collegava al limitato periodo (60 minuti) del congegno a tempo inserito nell’ordigno).

 

 

e) COMACCHIO, cui pure nell’ottobre 1969 VENTURA aveva consegnato un timer, dicendogli che doveva servire per la fabbricazione di ordigni esplosivi, riconosceva in quello in deviazione mostratogli dal Giudice, il tipo a suo tempo ricevuto, rilevando comunque delle differenze nel dischetto segnatempo e nella forma della manopola: in particolare, affermava che il dischetto era di forma e colore (stampigliatura 60m/A in bianco su fondo nero) uguali a quelli del dischetto rinvenuto nell’interno della borsa che conteneva l’ordigno deposto alla Banca Commerciale di piazza della Scala a Milano, rimasto inesploso.

 

 

f) PAN Ruggero, a sua volta, confermava il discorso fattogli da VENTURA dopo gli attentati ai treni dell’agosto, in relazione alla necessità di adoperare in futuro contenitori in ferro.

 

 

 

3) La riunione del 18 aprile

 

 

Quanto all’indagine relativa ai collegamenti tra FREDA e VENTURA con altri gruppi o persone, il G.I. interrogava POZZAN e TONIOLO Ivano, che, dalla registrazione delle telefonate su riportate, apparivano essere stati interessati dal FREDA a partecipare ad un incontro con persona che il 18.4.1969 era giunta verso le ore 23,30 alla stazione di Padova.

 

 

TONIOLO, pur riconoscendo la propria voce, affermava di non ricordare nessuna riunione e non accoglieva l’invito del Giudice di prendere tempo per riordinare i ricordi: ciò gli valeva una incriminazione per testimonianza reticente; ma anche interrogato come imputato manteneva una posizione negativa.

 

 

Anche POZZAN, in un primo interrogatorio dichiarava di non ricordare e veniva quindi arrestato per la imputazione di associazione sovversiva che già gli era stata contestata a piede libero.

 

 

Poiché, sempre nel corso di quelle intercettazioni, erano state registrate due conversazioni telefoniche di FREDA con BALZARINI Marco, docente presso l’Università di Padova, il giorno 17 ed il giorno 19, dalle quali risultava la particolare cordialità dei rapporti nonché la affinità ideologica dei due ed anche, nella telefonata del 19, un accenno del BALZARINI alla “traumatizzazione” che la sera prima FREDA aveva inferto a “Giovanni”, venivano chiesti lumi al riguardo a BALZARINI.

 

 

Ma anche lui non ricordava, né sapeva indicare chi fosse quel “Giovanni”. Non aveva peraltro difficoltà nel ricordare dettagliatamente ciò che era accaduto la sera del 15 aprile precedente (data dello scoppio dell’ordigno al Rettorato di Padova), del suo incontro casuale, e limitato al solo saluto, con FREDA che sostava verso le ore 20 dinnanzi alla Università in compagnia della bibliotecaria, signorina MONNET.

 

 

A questo punto, il comportamento di BALZARINI si faceva sospetto: chiedeva il rinvio dell’interrogatorio di due giorni per aver tempo di riordinare i ricordi. Al contrario, si rendeva irreperibile, allontanandosi dalla sua abitazione per località ignota. Di qui, il mandato di cattura per testimonianza falsa e reticente.

 

 

 

4) POZZAN: era presente Rauti

 

 

Tuttavia si riusciva ad avere indicazioni sulla “riunione” del 18, da parte di POZZAN, che, in un secondo interrogatorio del 21 febbraio 1972 ore 18,45 alla presenza del difensore, dichiarava quanto segue:

 

 

“Ritengo che la persona cui si fa riferimento nella telefonata tra me e FREDA della sera del 18 aprile 1969, persona che desideravo salutare e che doveva ripartire per Roma, sia Pino RAUTI.

 

Ritengo anche che costui fosse in arrivo da Mestre o Venezia o che comunque fosse in transito per Padova. L’arrivo era previsto per le 23, 23,30.

 

Era atteso dal FREDA, dai fratelli VENTURA, dal BALZARINI, dal TONIOLO, da una ragazza, forse la segretaria del FREDA, che fungeva anche da autista e, probabilmente, da altre persone che non so indicare. Non so il nome della ragazza, comunque tratta vasi di una bruna, dall’età di circa 25 anni, alta vistosa e piacente. Costei aveva un appartamento in Padova, dove abitava da sola. Non so indicare l’indirizzo. Mi sono recato all’appuntamento presso lo studio di FREDA dove peraltro ho trovato chiuso. Sono passato allora con la macchina davanti alla pizzeria di via Falloppio pensando che potesse essersi recato lì. Non vidi nessuno e ritornai a casa. Penso che il RAUTI abbia dormito all’Hotel Monaco perché è l’unico albergo vicino alla stazione ferroviaria.

 

D.R. - So che RAUTI scriveva sulla rivista di ORDINE NUOVO, cioè con Maceratini, Andriani, Sermonti e Clemente Graziani. Gli incontri avvenivano generalmente a Roma dove FREDA si recava. Ricordo che una volta incontrò RAUTI a Vicenza ove io accompagnai FREDA ad un convegno di Ordine Nuovo. Questo però nel 1965 o 1966.

 

E’ sempre stato FREDA a raccontarmi, ad ogni rientro da Roma, lo svolgersi di tali incontri. Mi diceva che era suo intendimento entrare nel direttorio per dare maggiore impulso al movimento. Mi diceva che avrebbe così potuto acquistare una posizione di preminenza in seno al movimento stesso.

 

Tuttavia tale aspettativa era ostacolata da Pino RAUTI e dagli altri membri del direttorio per evidenti ragioni di potere.

 

D.R. – Dopo una decina di giorni dalla riunione del 18 aprile FREDA mi riferì di aver discusso con RAUTI del suo intendimento di entrare a far parte del direttorio. Non mi riferì altri particolari dell’incontro.

 

 

 

Nell’interrogatorio del 1° marzo 1972 ore 19 il POZZAN precisava ulteriormente:

 

“RAUTI arrivò con il treno da Mestre e si è presentato in compagnia di una persona che si qualificò, anzi, che venne presentata dal RAUTI come pubblicista e giornalista. Poteva avere una quarantina d’anni; era alto e snello. Non so precisare l’accento della pronuncia. Escludo che fosse veneto. L’incontro avvenne nell’atrio della stazione ferroviaria. Ricordo che il treno arrivò sul primo binario. Con il FREDA c’erano circa sei o sette persone. Cioè quelle che ho già indicato nel precedente interrogatorio e forse qualche altra che non saprei indicare.

 

D.R. – Dopo lo scambio di saluti e di cortesie convenzionali, e cioè dopo alcuni minuti, il FREDA si allontanò con Giovanni VENTURA, Ivano TONIOLO, Pino RAUTI e la persona che lo accompagnava”.

 

D.R. – Conoscevo il RAUTI per averlo visto…una volta a Vicenza ad un convegno al quale partecipai con il FREDA.

 

D.R. – La sera del 18 aprile ritornai subito a casa per cui non seppi il contenuto del colloquio intervenuto tra il FREDA, il VENTURA ed il RAUTI”.

 

D.R. Incontrai il FREDA dopo diversi giorni ed egli mi accennò al contenuto del colloquio avuto quella sera con il RAUTI. In sostanza mi disse che avevano discusso della opportunità di attuare il rientro di Ordine Nuovo nel M.S.I. con un seguito consistente di persone sì da consentire al RAUTI di acquisire in seno al Partito una posizione di forza che avrebbe potuto condizionare il Partito stesso per un’azione più energica.

 

Questa era la tesi propugnata da RAUTI, alla quale era contrario il FREDA. Questi, che a mio giudizio, mirava ad emergere, preferiva di rimanere al di fuori del Partito ed alla guida di un movimento più modesto sul quale più agevolmente poteva svolgere il suo controllo ed al quale poteva dare l’indirizzo desiderato.

 

Mi disse ancora che avevano convenuto di approfittare della tensione politica e sociale in atto inserendosi con iniziative utili ad acuirla”.

 

 

 

POZZAN, poi, nel riferire quanto era a sua conoscenza dei legami di FREDA con altri gruppi politici, indicava in Stefano DELLE CHIAIE, esponente della destra extraparlamentare di Roma, una persona, già conosciuta da FREDA in Padova all’epoca dell’attività politica universitaria, con la quale aveva mantenuto continui rapporti.

 

 

DELLE CHIAIE, qualche mese dopo gli attentati del 12 dicembre, aveva confidato a FREDA, in un incontro a Roma, di volere giudizialmente sostenere l’alibi di uno degli imputati per quei fatti, Mario MERLINO.

 

 

Inoltre, negli ultimi tempi, FREDA aveva instaurato rapporti con studenti palestinesi aderenti ad “Al FATAH”. Quanto a FREDA, questi la mattina del 12 dicembre si era presentato, verso le ore 9-9,30, presso la sua abitazione, accompagnato dal fratello Angelo, che poi si era allontanato a bordo della BMW di famiglia, per recarsi a scuola.

 

 

Giovanni era rimasto da lui fin verso le ore 11-11,30, facendogli esaminare la contabilità della LITOPRESS. Aveva fatto, anche una telefonata a Padova e poi si era fatto accompagnare alla stazione dove aveva preso il treno per Roma. La visita non era stata preannunciata. VENTURA aveva detto che si recava a Roma per affari e perché il fratello (LUIGI) aveva avuto una delle sue solite crisi epilettiche.

 

 

 

5) Il nuovo mandato di cattura

 

 

In base a queste dichiarazioni ed a tutti gli elementi probatori sino a quel momento raccolti, il G.I., su conforme richiesta del P.M., emetteva in data 2.3.1972 un nuovo mandato di cattura, precisando per FREDA e VENTURA le precedenti imputazioni, che venivano estese, quanto ai reati di associazione sovversiva, agli attentati del 25 aprile a Milano ed a quelli sui treni dell’agosto 1969, anche a Giuseppe RAUTI.

 

 

A carico di quest’ultimo, nella motivazione del provvedimento, si richiamavano le dichiarazioni “precise e convergenti di soggetti del processo”, le riferite intercettazioni telefoniche, la testimonianza Finer nel processo a carico di Braschi ed altri, già imputati per gli attentati del 25 aprile, secondo cui poteva identificarsi in RAUTI il “Sig. P”, il personaggio cioè incaricato, attraverso una serie di iniziative e segnatamente con il ricorso ad attentati, a predisporre, in Italia, le premesse per una restaurazione politica autoritaria, analoga a quella imposta in Grecia con il colpo di stato dei militari del 1967.

 

 

 

6) Interrogatorio di RAUTI

 

 

Interrogato il 6 marzo 72 nelle carceri giudiziarie di Treviso, RAUTI negava di aver partecipato alla riunione del 18 aprile; faceva presente che, come redattore del quotidiano “IL TEMPO”, era tutti i giorni impegnato dalle 17 alle 3-4 del mattino e pertanto approfittava delle pause domenicali per dedicarsi ai suoi impegni politici di segretario di Ordine Nuovo; poiché il 18 cadeva di venerdì, era impossibile che lui si trovasse lontano da Roma.

 

 

Escludeva anche di aver avuto contatti politici sia con FREDA che con VENTURA, che non gli risultavano iscritti al suo movimento; ricordava di una visita l’anno precedente alla sede del TEMPO da parte di FREDA, che gli aveva chiesto un intervento giornalistico in suo favore per la vicenda processuale che lo stava coinvolgendo insieme a VENTURA.

 

 

In questa occasione, FREDA gli dava del “lei”, mentre lui gli dava del “tu”, in quanto FREDA si era presentato come “camerata” ed era più giovane.

 

 

Anche VENTURA era andato a trovarlo al giornale, non ricordava se prima o dopo il rientro di O.N. nel M.S.I. nell’autunno 1969. Si era presentato come camerata e gli aveva chiesto se poteva trovargli uno stabilimento tipografico a Roma, avendo intenzione di investire in una attività editoriale e di stampa una grossa eredità di cui era venuto in possesso.

 

 

Il nome di VENTURA gli era noto perché circolava negli ambienti di O.N. del Veneto. In previsione del suo progetto di acquisto di una tipografia, VENTURA aveva preso contatti anche con diversi altri elementi vicini ad O.N.; ma la cosa poi non aveva avuto più seguito.

 

 

Faceva presente che nel mandato di cattura ed anche nel corso dell’interrogatorio gli venivano contestate, come indizi a suo carico, vecchie accuse che da tempo i giornali di sinistra andavano muovendo contro di lui (e per le quali aveva sporto le opportune querele), quali l’individuazione in lui del “Signor P” ed il suo interessamento per una fornitura di armi da una industria italiana alla Spagna ed al Portogallo.

 

 

 

7) Ritrattazione di POZZAN

 

 

Il 14 marzo, POZZAN chiedeva di essere nuovamente interrogato. Dichiarava che era stato frutto di una sua confusione mentale, di cui non sapeva rendersi conto, tutto ciò che da lui, con tanta dovizia di particolari, nel corso dei due precedenti interrogatori, era stato riferito a proposito della riunione del 18 aprile.

 

 

Anzi, non ricordava affatto che quella sera ci fosse stata una riunione; i riferimenti contenuti nella sua telefonata con FREDA non gli suggerivano alcuna reminiscenza. Di conseguenza, non era affatto vero che quella sera a Padova fosse arrivato Pino RAUTI, che avesse discusso con FREDA la opportunità di porre in essere azioni di provocazione, che alla stazione fossero andati a riceverlo FREDA, i fratelli VENTURA, BALZARINI, TONIOLO ed altri.

 

 

Confermava, però, per il resto tutte le sue dichiarazioni, relative ai rapporti di FREDA con RAUTI, con Ordine Nuovo, e con Stefano DELLE CHIAIE ed alla visita di VENTURA la mattina del 12 dicembre 1969. Ammetteva che PAN, intorno al 25 aprile 1969, gli aveva confidato che aveva avuto un incontro con FREDA e che questi lo aveva biasimato per i suoi interessi esclusivamente dottrinari e non di impegno politico concreto; escludeva però che si fossero fatti in quel colloquio, riferimenti specifici ad attentati, in particolare a quelli del 15 aprile a Padova e del 25 aprile a Milano.