ISTRUTTORIA PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA - TRIBUNALE DI MILANO 1973-1974

PUBBLICO MINISTERO EMILIO ALESSANDRINI - GIUDICE ISTRUTTORE GERARDO D'AMBROSIO 

 

 

 

CAPITOLO III

 

 

La prima fase dell'istruttoria

 

 

1.VENTURA denunzia LORENZON per calunnia

2. Atti all’A.G. di Roma

3. Richiesta di archiviazione del P.M. di Treviso

4. Istanza di VENTURA per la formale istruttoria

5. Perquisizione ed arresto di FREDA, VENTURA e TRINCO

6. La LITOPRESS

7. Alberto SARTORI

8. Pietro LOREDAN

9. Il memoriale JULIANO

10. Il mandato di cattura del G.I. di FREDA

11. Libertà provvisoria ed atti all’A.G. di Padova

 

 

 

1) VENTURA denunzia LORENZON per calunnia

 

 

Fin qui le dichiarazioni del LORENZON, dichiarazioni indubbiamente di difficile apprezzamento, anche perché alla gravità dei fatti enunciati non appariva corrispondere alcun dato concreto; del resto, lo stesso comportamento dell’esponente (sempre in bilico tra la denuncia e la ritrattazione, tra la certezza di riferire cose vere e l’incertezza della loro interpretazione) era fonte di perplessità.

 

 

In questa situazione di stallo, credette di dover intervenire il VENTURA (che già il 18.1.1970 era stato interrogato sulle armi sequestrate nel corso della perquisizione 20.12.1969) il quale, dapprima con un esposto (29 gennaio 1970) e poi con una denuncia per calunnia nei confronti di LORENZON (20.2.1970) chiedeva che l’A.G. facesse luce sui fatti, dato il grave pregiudizio che dalla sua posizione di “indiziato” per atti di terrorismo riceveva nello svolgimento della sua attività commerciale.

 

 

Alla denuncia per calunnia allegava due dichiarazioni, di BARNABO’ Marco e GALLINA Italo, i quali attestavano di essere stati presenti allorchè il LORENZON aveva confessato “spontaneamente” al VENTURA di aver riferito all’A.G. circostanza false sul suo conto (Vol.I fol.61-72).

 

 

2) Atti all’A.G. di Roma.

 

 

Nel frattempo (14.2.1970) il P.M. di Treviso aveva trasmesso gli atti per competenza alla Procura di Roma che procedeva contro VALPREDA più altri. Il P.M. di quella città, interrogato il VENTURA sui fatti e ricevutane una serie di sdegnose affermazioni di estraneità (gg.23.2.1970 e 6.3.1970) – Vol.I fol.86/92 – in data 20.4.1970, restituiva gli atti al P.M. di Treviso, trattenendo, per lo stralcio, solo la denuncia LORENZON per i fatti del 12.12.1969.

 

 

3) Richiesta di archiviazione del P.M. di Treviso

 

 

Le successive indagini disposte dal Magistrato di Treviso, dirette a stabilire la presenza del VENTURA e del FREDA in Milano e Roma nei giorni prossimi alla strage, la loro partecipazione ad associazioni od organizzazioni eversive, non avevano dato risultati al momento apprezzabili e, pertanto, in data 14.1.1971, il P.M. chiedeva al G.I. di voler emettere decreto di non doversi promuovere l’azione penale contro LORENZON Guido, per il reato di calunnia, VENTURA Giovanni per associazione a delinquere ed esplosioni al fine di incutere pubblico timore, FREDA Franco per l’attentato allo studio del Rettore dell’Università di Padova (15.4.1969), per il quale nel frattempo erano sorti alcuni labili sospetti a suo carico.

 

 

 

4) istanza di VENTURA per la formale istruttoria

 

 

Contro la richiesta di archiviazione insorgeva il VENTURA, che con atto 1.2.1971, richiedeva al G.I. di procedere con la formale istruttoria per l’accertamento di tutta la vicenda.

 

 

Il G.I. esaminava nuovamente LORENZON, il quale confermava e precisava i punti salienti dei precedenti interrogatori, aggiungendo una ulteriore circostanza, mai detta prima di allora: nel settembre 1966 aveva ricevuto, mentre si trovava in servizio militare ad Aviano, una lettera stampata, diretta agli ufficiali, nella quale li si incitava a rivendicare un ruolo politico nelle vicende del Paese, firmata “Nuclei per la difesa dello Stato”.

 

 

Ne aveva parlato successivamente a VENTURA, che gli aveva confidato di averne spedite circa 2000 copie ad ufficiali delle Forze Armate; anzi ne aveva spedita anche una seconda, che lui però non aveva mai visto.

 

 

Riascoltato quindi VENTURA Giovanni, il G.I. disponeva l’archiviazione degli atti nei confronti di LORENZON per il reato di calunnia, e la prosecuzione dell’istruttoria con il rito formale per i reati rubricati a carico di VENTURA Giovanni e FREDA Franco.

 

 

Ordinava altresì una perquisizione nel domicilio dei due, all’esito della quale, su conforme parere del P.M., emetteva mandato di cattura nei confronti loro e di TRINCO Aldo – impiegato presso la libreria di FREDA –per il reato di associazione sovversiva.

 

 

5) Perquisizione ed arresto di FREDA, VENTURA e TRINCO

 

 

In questa fase, l’istruttoria tendeva ad accertare la natura dei legami di FREDA e VENTURA tra di loro nonché con altre persone od organizzazioni. Nel corso del loro interrogatorio, entrambi gli imputati sostenevano che i loro rapporti, fino a qualche anno prima improntati ad amicizia ed alla comune affinità ideologica (rivolta verso il pensiero della destra politica), da qualche tempo, e precisamente dal momento in cui FREDA si era dedicato alla professione di avvocato, erano diventati soprattutto di carattere professionale, anche perché VENTURA aveva abbandonato quelle posizioni ideologiche.

 

 

Oltre a curare gli interessi civili della famiglia VENTURA, FREDA era intervenuto, nella sua qualità di legale, allorchè le dichiarazioni di LORENZON potevano cominciare ad arrecare pregiudizio a VENTURA, soprattutto per quanto riguardava il suo discredito nell’ambiente editoriale.

 

 

Entrambi affermavano la netta distinzione ed autonomia tra i loro due studi biografici e la loro assoluta estraneità alla pubblicazione e diffusione del “libretto rosso”, che FREDA definiva contenere “un attacco plebeo contro persone” che lui non condivideva “nello stile”; aderiva comunque alla “diagnosi proposta pur non convenendo sulla prognosi di violenza velleitaria” (Vol.2 fol.18).

 

 

Quanto ai legami con altre persone od organizzazioni, il FREDA faceva presente che il gruppo di AR da lui diretto, era formato da pochissime persone, che, più che svolgere attività politica, si riunivano per la lettura ed il commento di testi inerenti alla dottrina aristocratica dello Stato (da Platone ad Evola); dopo la sua espulsione dal MSI non c’era stato neppure un tentativo di inserimento nel movimento politico di Ordine Nuovo, dato che il gruppo AR aveva constatato che le vagheggiate finalità di politica attiva di quel gruppo erano estranee ai suoi interessi.

 

 

TRINCO Aldo respingeva gli addebiti facendo rilevare che i suoi rapporti con FREDA erano derivati semplicemente da un comune impegno ideologico che risaliva a parecchi anni addietro, quando FREDA apparteneva al movimento universitario S.marco e lui alla Giovane Italia. Aveva quindi collaborato con FREDA nella sua libreria, senza alcun compenso, fin dall’epoca della sua costituzione, e cioè dal 1967.

 

 

Circa il foglio manoscritto intitolato “Generali caratteristiche degli esplosivi dirompenti”, sequestrato in casa sua, spiegava che gli era stato dettato due anni prima da FREDA, e lo aveva portato a casa sua, assieme ad altre carte della libreria cui era mischiato in attesa di riordinarla.

 

 

6) La LITOPRESS

 

 

L’esame dei testi ROVERONI e FACHINI non apportava elementi particolari sulla posizione del FREDA circa i suoi collegamenti con più vaste organizzazioni (Vol.2 fol.33-34). Più complessa appariva la situazione del VENTURA, che nel 1969 era stato al centro di una vasta operazione finziaria tendente alla costituzione di una casa editrice e stampatrice “LITOPRESS”, per realizzare la quale aveva avuto reiterati contatti con una serie di persone, tra cui esponenti della guerra partigiana, giornalisti, scrittori di sinistra e finanziatori pure provenienti dalle fila della Resistenza. A tale proposito apparivano rilevanti le deposizioni di LOREDAN Pietro e SARTORI Alberto.

 

 

7) Alberto SARTORI

 

 

Il SARTORI riferiva che il Conte LOREDAN (che, tramite alcuni Comandanti partigiani, si era messo in contatto con lui verso l’aprile 1968 per aderire al suo movimento politico realizzato nel P.C. d’I. m.l.), il 29 aprile 1969 era andato a trovarlo a Napoli (dove in quel periodo lavorava) in compagnia di un giovane, presentatogli come “Alberti”, e gli aveva fatto la proposta di inserirlo, quale dirigente, in una impresa lito-tipografica di vaste proporzioni i cui profitti sarebbero stati in parte destinati al movimento marxista-leninista.

 

 

Nella circostanza il LOREDAN aveva invitato l’”Alberti” ad estrarre dalla borsa alcuni documenti, il cui contenuto appariva provenire da un Servizio Segreto, rivelandogli, in altra occasione, che l’Alberti era Giovanni VENTURA e che lo stesso era un “promettente rivoluzionario”, collegato con un gruppo di 5 o 6 persone “in tutta Italia di elevata cultura e tutti professionisti” particolarmente introdotti negli uffici pubblici.

 

 

Dopo varie insistenze SARTORI aveva accettato la proposta; così nell’autunno 1969 si era costituita la Litopress, di cui il VENTURA era amministratore unico e per la quale lui invece aveva il compito di procurare contratti di natura editoriale.

 

 

LOREDAN e GUARNIERI avevano dato delle fideiussioni, in base alle quali le Banche avevano accettato di finanziare l’impresa.

 

 

Tuttavia, nel 1970, senza che mai la Litopress avesse cominciato una vera e propria attività, le cose erano precipitate, anche in considerazione della denuncia LORENZON che aveva gettato un’ombra di discredito sulla figura di VENTURA.

 

 

8) Pietro LOREDAN

 

 

A sua volta, il LOREDAN, nel suo interrogatorio del 29.4.1971, dopo aver premesso che effettivamente intorno al 1966/67 aveva cercato di creare un gruppo politico-culturale, dichiarava che nel 1968 aveva preso dei contatti con elementi provenienti dalla guerra partigiana, cui egli aveva partecipato, per dare maggiore concretezza al suo progetto.

 

 

Aveva all’uopo indetto delle riunioni a casa sua, ad una delle quali era intervenuto anche VENTURA, il quale gli aveva rappresentato la sua crisi ideologica dopo aver militato in un partito politico di destra.

 

 

Nell’ambito di questa sua inziativa aveva avuto modo di farsi presentare il SARTORI, già capo partigiano nella zona veneta e, in quel tempo esponente del P.C. d’I. m-l; da questi era stato convinto dell’inutilità di dar vita ad un ennesimo movimento politico e della opportunità di far confluire i suoi sforzi verso il partito marxista-leninista, che ne sarebbe stato così potenziato.

 

 

Poiché le posizioni di questo partito erano da lui sostanzialmente condivise, LOREDAN aveva cominciato a fare modici versamenti in denaro a SARTORI per il suo gruppo; tuttavia per risolvere in maniera soddisfacente il problema del finanziamento del partito di SARTORI, che nel frattempo aveva subìto una scissione, aveva preso in seria considerazione il progetto di VENTURA, espostogli già nella primavera del 1969, di realizzare una impresa editoriale con impostazione progressista.

 

 

Infatti, sulla prospettiva che parte degli utili sarebbero andati a finanziare il partito, era andato con VENTURA a Napoli a trovare SARTORI che, messo al corrente del progetto, se ne era mostrato entusiasta.

 

 

Per risolvere il problema del finanziamento dell’impresa, si era rivolto all’amico GUARNIERI, che una volta convinto della serietà dell’iniziativa aveva accettato di associarsi nella fideiussione, presso le Banche; negava però LOREDAN, sia di aver presentato a Napoli VENTURA a SARTORI sotto il falso nome di “Alberti”, sia di averlo qualificato “un promettente rivoluzionario” sia di aver invitato VENTURA a mostrare a SARTORI documenti provenienti da un Servizio Segreto.

 

 

9) Il memoriale JULIANO

 

 

Per quanto riguarda i legami FREDA – VENTURA, appare rilevante la deposizione testimoniale del Comm. P.S. JULIANO dr. Pasquale, il quale confermava il contenuto della sua memoria inviata il 6.9.1969 al Cons. Istruttore di Padova, nel procedimento penale in cui era interessato (Vol3 fol.88).

 

 

In detto memoriale, redatto in epoca non sospetta, si faceva riferimento a delle notizie confidenziali apprese nel maggio – giugno 1969 da tali TOMMASONI e ROVERONI intorno una organizzazione, che faceva capo al FREDA, “a tale VENTURA, un libraio di Treviso, ed al bidello dell’Istituto Configliachi di Padova”, responsabile di attentati non in Padova, ma a Roma.

 

 

10) Il mandato di cattura del G.I. di FREDA

 

 

In base ai risultati fino ad allora raggiunti il G.I. in data 30.6.1971 emetteva un nuovo mandato di cattura nei confronti di FREDA, VENTURA e TRINCO, imputandoli, tutti, di ricostituzione del partito fascista, FREDA e VENTURA, di concorso in istigazione a commettere delitti contro la personalità dello Stato e in propaganda sovversiva; il VENTURA, inoltre, degli attentati sui treni, nella notte tra l’8 ed il 9 agosto 1969, dell’attentato in un non meglio identificato edificio pubblico di Torino nell’aprile 1969, di calunnia nei confronti di LORENZON e di pubblicazioni oscene.

 

 

11) Libertà provvisoria ed atti all’A.G. di Padova

 

 

Tuttavia, il 12.7.1971 concedeva ai tre la libertà provvisoria ed il successivo 30 agosto, con sentenza trasmetteva, per competenza territoriale gli atti alla Procura della Repubblica di Padova essendo emerso che la diffusione del libro “La disintegrazione del sistema”, il cui contenuto concretizzava sia il reato di propaganda sovversiva sia un elemento del reato di ricostituzione del partito fascista, (il più grave dei reati attribuiti agli imputati), era cessata in Padova il 10.4.1971.