IL PROCESSO DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

 

PARTE QUINTA CAPITOLO XIX

[da pagina 636 a pagina 647]

 

 

I rapporti n. 0281 del 4 maggio 1969 e 0282 del 16 maggio 1969

 

 

 

L'attenzione della Corte deve fermarsi su due particolari rapporti informativi rinvenuti nella cassetta di sicurezza di Montebelluna, contrassegnati rispettivamente con i numeri 0281 e 0282 nonchè con le date 4 e 16 maggio 1969:

 

 

 

ciò in quanto si è insistito da parte di vari difensori nel sostenere che Guido Giannettini, avendo preannunciato al S.I.D. proprio con questi due rapporti un'ondata terroristica di matrice neo-fascista in Italia, si sarebbe comportato da agente fedele nei confronti del Servizio ed in maniera logicamente incompatibile con la sua adesione al programma eversivo elaborato dalla stessa matrice.

 

 

Il testo dei due suddetti documenti è stato fedelmente trascritto in narrativa (vedi parte II cap. IV pagg.158-159) e ad esso si rinvia per le singole notizie contenutevi.

 

 

Il Giannettini ha assunto di aver consegnato entrambi i rapporti al S.I.D. Egli ha precisato di aver rimesso il primo personalmente al col. Federico Gasca Queirazza (all’epoca Capo del Reparto "D") nell'hotel Michelangelo a Roma.

 

 

Ha precisato, altresì, che la forma del secondo rapporto, nella redazione pervenuta al S.I.D., era diversa da quella dell'analogo documento rinvenuto a Montebelluna. "Quello trovato nella cassetta di sicurezza - ha testualmente dichiarato, fu redatto in quel modo perchè doveva impressionare i cinesi".

 

 

Doveva, cioè, servire per i noti scopi di infiltrazione nella sinistra extraparlamentare filocinese.

 

 

Le notizie sulle previsioni politiche contenute nel rapporto 0281, secondo la versione del Giannettini, erano state da lui "orecchiate in sala stampa", mentre quelle relative agli attentati nei due rapporti le aveva attinte da Freda; la sigla "T" indicava quest'ultimo e la sigla "Z" il Giannettini stesso.

 

 

Tale assunto difensivo si basa su due elementi equivoci ed è contraddetto da chiare risultanze di prova specifica e logica; le quali consentono di affermare che i due rapporti non furono mai consegnati dal Giannettini al S.I.D.

 

 

 

Il primo elemento equivoco nasce da un'avventata ammissione del generale Gasca Queirazza, il quale, sentito sull'argomento dal Giudice Istruttore di Milano il 21 agosto 1974, non ha smentito il Giannettini ed ha dichiarato di ritenere che il rapporto 0281 del 4 maggio 1969 fosse effettivamente giunto al Servizio in quanto il suo contenuto non gli riusciva nuovo. Lo stesso ufficiale, però, successivamente sentito ancora sul punto dal Giudice Istruttore di Catanzaro in data 8 luglio 1975, ha precisato di aver riflettuto a lungo sulla circostanza e di poter escludere che quel rapporto fosse, stato rimesso al S.I.D.

 

 

Ha chiarito che nella precedente deposizione era incorso in errore perchè si era mentalmente riferito all'analogo contenuto di altro rapporto consegnatogli dal Giannettini, precisamente quello recante la data 17 dicembre 1969.

 

 

Ha ribadito queste sue precisazioni in sede di confronto col Giannettini il 29 dicembre 1975.

 

 

In realtà l'errore in cui è caduto il gen. Gasca nella sua prima deposizione è spiegabile. Egli ha creduto in buona fede di aver ricevuto il rapporto 0281 del 4 maggio 1969 (se fosse stato in mala fede ed avesse avuto interesse a negare la circostanza, ovviamente si sarebbe trincerato sulla negativa sin dall'inizio) sulla base del ricordo che egli serbava del suo contenuto; il quale effettivamente si trova ripetuto in un successivo rapporto redatto da Guido Giannettini con data 17 dicembre 1969.

 

 

In quest'ultimo documento, infatti, il Giannettini, nello svolgere varie considerazioni circa il permissivismo del governo di centro-sinistra che - a suo parere - aveva favorito la commissione degli attentati del 12 dicembre, riprende ad un certo punto la materia trattata nel rapporto del 4 maggio scrivendo testualmente:

 

 

"Questa estate, poi, si era anche parlato di attentati volti a favorire la fine del centro-sinistra e il tentativo di ritorno al centrismo; sono corse voci circa il finanziamento di tali attentati da parte di ambienti industriali (anche qui non sappiamo con quale fondamento) ed è stato anche fatto il nome del gruppo Monti".

 

 

 

Il rapporto ora citato del 17 dicembre 1969, se da un lato spiega l'errore del gen. Gasca, d'altro lato non contiene alcuno esplicito riferimento del Giannettini ai suoi precedenti rapporti del 4 e del 16 maggio; dei quali egli si limitò a riportare in parte il contenuto come se lo riferisse per la prima volta al S.I.D.

 

 

Neanche in epoca successiva, nella lettera del 15 settembre 1973 inviata al gen.Maletti dalla Francia, si trova alcun cenno ai due rapporti del maggio 1969: eppure trattasi di una lettera nella quale il Giannettini, uomo dai ricordi precisi ed ordinati, ha fatto un dettagliato riepilogo della sua attività informativa.

 

 

A ciò si aggiunge la testimonianza del ten. col. Guido Petrini, il quale, essendo all'epoca il capo della I Sezione del Reparto “D", era addetto alla valutazione dei rapporti informativi del Giannettini e delle altre fonti ricevuti dal col. Gasca.

 

 

Il ten. col. Petrini, premesso che il col. Gasca gli rimetteva sempre tutti i rapporti del Giannettini, ha escluso di aver mai visto quello del 4 maggio 1969.

 

 

Il riscontro logico, dal quale trova conferma il fatto che i due rapporti 0281 e 0282 del maggio 1969 - mai rinvenuti presso il S.I.D. - in effetti furono redatti dal Giannettini non per trasmetterli al Servizio, ma esclusivamente per i noti scopi di infiltrazione e provocazione nell'ambiente della sinistra extraparlamentare, è offerto dal contenuto dei rapporti stessi.

 

 

Trattasi di documenti che - non contengono notizie precise e circostanziate su singoli attentati in programma, ma una generica ed incidentale allusione ad una "eventuale ondata di attentati terroristici" per la cui commissione "gruppi industriali del Nord Italia finanziarebbero gruppetti isolati neo-fascisti": cioè un riferimento di nessun valore informativo ed assolutamente inidoneo a far scattare utilmente il meccanismo di prevenzione di un Servizio di sicurezza.

 

 

Vi è dato, invece, largo spazio a considerazioni politiche relative alla previsione di un imminente colpo di Stato da parte delle forze moderate.

 

 

E' significativo che nell’annunciata opera repressiva di restaurazione, denominata "ritorno al centrismo ", sia indicato il coinvolgimento di uomini politici insospettabili per la loro nota lealtà democratica, come Sandro Pertini e Giuseppe Saragat, nonchè dello stesso Partito Comunista Italiano: ciò, evidentemente, per sottolineare l'inutilità di un' opposizione sul piano costituzionale e per far nascere quindi l’idea della urgente necessità, quale unica alternativa possibile, di un intervento delle formazioni extraparlamentari al di fuori dei binari della legalità formale.

 

 

 

Un secondo elemento equivoco, sul quale si basa la tesi difensiva dell’avvenuta consegna dei due rapporti in questione al S.I.D., è costituito da un tardivo apporto testimoniale dell'ammiraglio Eugenio Henke, il quale solamente nel dicembre 1977 si è ricordato di aver appreso, nel giugno-lugIio 1974, dal gen. Gasca che il Giannettini aveva effettivamente consegnato a quest’ultimo il sopra citato rapporto del 4 maggio 1969.

 

 

 

La circostanza riferita dall’amm. Henke si colloca storicamente in un periodo particolare: cioè in quel giugno-luglio 1974 nel quale divamparono sulla stampa le polemiche sul S.I.D. ed "il Ministro della Difesa, on. Giulio Andreotti, decise" di rivelare la qualità del Giannettini di collaboratore del Servizio con la nota intervista apparsa sul settimanale "Il Mondo".

 

 

Dovendo subito dopo l’on. Andreotti rendere formali dichiarazioni al Parlamento sulla questione, il gen. Vito Miceli (all'epoca Capo del S.I.D.) fu incaricato di fornire al Ministro i necessari ragguagli; ed, all'uopo, chiese dichiarazioni scritte ai Capi del Reparto "D" con i quali Guido Giannettini era stato in contatto nel tempo: ossia ai generali Enzo Viola, Federico Gasca Queirazza e Gian Adelio Maletti.

 

 

 

Il gen. Gasca Queirazza, nella sua dichiarazione scritta in data 20 giugno 1974, precisò che il Giannettini aveva svolto un'attività informativa di valore assai scarso, non aveva mai fornito "dati di fatto od indizi che si riferissero ad azioni penalmente perseguibili” e si era limitato "a trasmettere notizie di origine prevalentemente giornalistica" le quali "si estendevano, spesso, per sua iniziativa, ad argomenti di politica internazionale".

 

 

E' proprio a questo punto che va inserita la valutazione della testimonianza dibattimentale dell'amm. Henke, il quale per la prima volta nelle udienze del 5, 6, 7 e 9 dicembre 1977 ha ritenuto di far presente che, ricoprendo egli nell’estate del 1974 la carica di Capo di Stato Maggiore della Difesa, avvertì l'esigenza, dato il rilievo che aveva assunto il caso "Giannettini", di sentire personalmente i generali Viola, Gasca e Maletti, subito dopo che questi avevano rilasciato le tre rispettive dichiarazioni scritte loro richieste dal gen. Miceli.

 

 

In tale occasione il gen. Gasca avrebbe informato di aver ricevuto da Guido Giannettini nell'aprile-maggio 1969 un interessante rapporto che preannunciava “il compimento in Italia, da parte di gruppi isolati neofascisti, di alcuni attentati e la caduta della formula governativa italiana del centro-sinistra".

 

 

 

Ha aggiunto l'ammiraglio Henke di aver rimproverato il gen. Gasca per non averlo informato subito della ricezione di questo importante rapporto (nella primavera del 1969 l'ammiraglio era Capo del S.I.D.) e per non aver, poi, del rapporto stesso fatto alcuna menzione nella suddetta dichiarazione scritta del 20 giugno 1974; al che il generale si sarebbe rammaricato ed avrebbe sostenuto, per giustificarsi, di aver passato il documento in questione alla I sezione del Reparto "D", diretta dal ten. col. Guido Petrini, per la valutazione circa l'attendibilità delle informazioni contenutevi, e di non aver ricevuto da quest'ultimo ufficio alcuna risposta.

 

 

Molteplici ed inoppugnabili ragioni conducono al sicuro convincimento che la ricostruzione offerta dall'amm. Eugenio Henke non corrisponde obiettivamente alla realtà dei fatti.

 

 

Non è stato possibile acquisire ulteriori chiarimenti testimoniali dal gen. Gasca e dal ten. col. Petrini, i quali sono deceduti prima del dibattimento; ma resta fermo il fatto che questi due ufficiali hanno reso in fase istruttoria - come si è detto - una versione in reciso contrasto con quella dell'ammiraglio.

 

 

Soffermandosi poi a considerare in maniera più approfondita la posizione del gen. Gasca, appare davvero illogico alla Corte che questi, dopo aver riferito al suo superiore diretto sull'attività di Guido Giannettini in termini ben poco lusinghieri e con una formale dichiarazione scritta, abbia sostanzialmente smentito sè stesso a brevissima distanza di tempo aggiungendo verbalmente, dinanzi al Capo di Stato Maggiore della Difesa, particolari diretti a valorizzare le capacità informative del Giannettini medesimo e ad evidenziare proprie omissioni di rilievo disciplinare.

 

 

 

Non si spiegherebbe, poi, sulla base della versione dell'amm. Henke, il comportamento tenuto dinanzi al Giudice Istruttore dal gen. Gasca. Infatti quest'ultimo, se avesse avuto nel giugno 1974 ben vivo il ricordo di quel rapporto informativo di cinque anni prima, lo avrebbe mantenuto nitido durante le sue deposizioni testimoniali - rese fra lo stesso 1974 ed il 1975 - anche perchè il rimprovero dell'amm. Henke avrebbe contribuito a rafforzarglielo; sicchè egli avrebbe sempre affermato o sempre negato davanti al Giudice, ma certamente non sarebbe incorso in quelle manifestazioni di incertezza che lo costrinsero a rettificare, dinanzi al Magistrato Istruttore di Catanzaro, quanto diversamente aveva asserito dinanzi a quello di Milano per l'iniziale nebulosità delle sue reminiscenze.

 

 

Passando ora a valutare le dichiarazioni dell'amm. Henke, colpisce anzi tutto la loro strana tardività. Non appare ragionevolmente spiegabile il perchè l'ammiraglio abbia atteso la fine del 1977 e la convocazione in dibattimento per una rivelazione, circa l'attività informativa del Giannettini, che mai in precedenza aveva fatto benchè più volte interpellato al riguardo in fase istruttoria.

 

 

 

Eppure non si trattava di un dettaglio di poco conto, dal momento che egli stesso ha sostenuto di essere stato colpito dall'importanza di quel rapporto, in cui si faceva riferimento ad un’ondata terroristica - poi effettivamente realizzatasi -in Italia nel 1969.

 

 

E' inaccoglibile, perciò, la sua giustificazione di aver taciuto dinanzi al Giudice Istruttore per non aver ricevuto domande specifiche in proposito.

 

 

L'altissima carica militare da lui ricoperta avrebbe dovuto renderlo consapevole di ciò che poteva essere utile riferire in una istruttoria penale caratterizzata da un particolare interesse per i rapporti fra Guido Giannettini ed il S.I.D.

 

 

 

Di quest'ultimo organismo egli era stato il Capo, proprio in quel 1969 che aveva visto il dispiegarsi della strategia terroristica culminata con la strage del 12 dicembre; ed è ancor più incomprensibile come, una volta venuto a conoscenza, nella sua nuova qualità di Capo dello Stato Maggiore della Difesa, di una omissione così grave come quella che egli avrebbe rimproverato al gen. Gasca, nulla abbia fatto (lo ha esplicitamente ammesso in dibattimento) non solo per adempiere compiutamente al dovere del suo contributo testimoniale, ma neanche sul piano delle indagini per l’accertamento delle responsabilità di carattere disciplinare da condurre, con urgenza, negli ambienti militari che da lui dipendevano.

 

 

 

Per chiudere significativamente l’esame della posizione dell'amm.Henke, in ordine al problema che ci occupa, va indicato un riscontro documentale costituito da una nota di risposta che lo stesso ammiraglio ebbe a sottoscrivere, in data 29.10.1974, per informare il Giudice Istruttore di Milano dell'attività svolta dal Giannettini e per trasmettergli le tre citate dichiarazioni, redatte sul medesimo oggetto, rispettivamente dai generali Viola, Gasca e Maletti.

 

 

In detta nota non vi è alcuna traccia di quell'interessante aggiunta che il gen. Gasca avrebbe fatto verbalmente dopo aver consegnato la sua dichiarazione scritta: il che fa ritenere che quell'aggiunta in realtà non vi fu, a meno che non si voglia ipotizzare un'ingiustificata e strana omissione dello stesso ammiraglio Henke nella risposta al Magistrato.

 

 

Valutata alla luce dei rilievi critici sopra esposti, la testimonianza dibattimentale dell'anziano ammiraglio in pensione, sull'argomento specifico in esame, appare inquinata da una notevole confusione di ricordi ciò nell'ipotesi più favorevole per il testimone.

 

 

Non va dimenticato, comunque, che questi, dall'epoca in cui maturò la strategia terroristica del 1969 a quella in cui si svolse tutta una serie di coperture ad alto livello per sottrarre Guido Giannettini alle investigazioni del Giudice Istruttore di Milano, fu sempre al vertice di delicati organismi militari (S.I.D. e Stato Maggiore della Difesa) posti istituzionalmente a contatto diretto con gli apparati del potere politico centrale.

 

 

Non può, quindi, non suscitare sospetto il fatto che anch' egli, uniformandosi al comportamento tenuto da altri eminenti personaggi investiti di pubbliche funzioni, abbia voluto - in modo così poco convincente - avallare la parola del Giannettini come per garantirgli ancora, con un estremo quanto inutile tentativo di salvataggio, quell'autorevole assistenza da lui così a lungo già goduta.

 

[Nota: L'amm. Henke, deponendo in dibattimento nell'udienza del 5.12.77 sull'eccezione di segretezza opposta dal Capo del S.I.D. al Giudice Istruttore di Milano con la nota del 12.7.75 circa la qualità del Giannettini di informatore del Servizio, ha tenuto a precisare che la sua personale opinione - già all'epoca - era quella di rivelare la qualità del Giannettini medesimo al Magistrato.

 

 

 

Poi, a contestazione che la "bozza" della nota sopra citata risultava, invece, da lui approvata -proprio come riferito dal gen. Miceli - con l'apposizione della sua sigla in calce (v. parte IV cap. I e V), ha offerto questa singolare spiegazione: "Per mia inveterata abitudine ho sempre siglato tutti i documenti sottoposti al mio esame...siglai la lettera per presa visione. La sigla è così piccola perchè io non condividevo la sostanza della lettera”. (v.fol.3 verb. Ud. 5.12.77)]

 

 

Per tutte le considerazioni sin qui svolte è fondato convincimento della Corte che nessun valido elemento di controllo possa, in atti, confortare l'assunto del Giannettini di aver trasmesso al S.I.D. il rapporto 0281 del 4 maggio 1969.

 

 

Lo stesso vale per il rapporto 0282 del 16 maggio 1969, la cui trasmissione al Servizio riposa su una pura e semplice affermazione del Giannettini medesimo.

 

 

La prova logica induce anzi, come si è già detto, alla ferma convinzione che questi due rapporti furono redatti esclusivamente per allarmare la sinistra extraparlamentare, nel perseguimento dei noti scopi di infiltrazione e provocazione, e non per essere inviati anche al S.I.D.

 

 

 

Il loro contenuto, come lo stesso Giannettini ha riferito, venne ricavato per la maggior parte da voci "orecchiate in sala stampa"; ed il fugace accenno agli attentati previsti non fu accompagnato - è opportuno ribadirlo - da alcuna indicazione precisa circa i temuti crimini, sì da consentire al S.I.D. interventi tempestivi e concreti.

 

 

 

Guido Giannettini, se avesse voluto effettivamente collaborare con il S.I.D., lo avrebbe di volta in volta informato, con dettagliati rapporti, sui singoli attentati della cui concreta programmazione veniva puntualmente tenuto al corrente - come in appresso si dimostrerà - da Franco Freda e Giovanni Ventura.

 

 

Ciò egli non ha fatto, nè - per la verità - ha mai sostenuto di aver fatto.

 

 

(continua al capitolo XX Parte Quinta 2)