IL PROCESSO DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

 

PARTE QUINTA CAPITOLO XVII

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L’assunzione di Guido Giannettini al S.I.D. ed i compiti a lui assegnati

 

 

 

La vocazione militaristica di Guido Giannettini ed il suo particolare interesse per i problemi tecnici dell'armamento bellico emergono con evidenza dalla sua attività giornalistica ed associativa, così come la sua adesione ad ideologie nazionaliste e di estrema destra. Di ciò, del resto, il Giannettini non ha fatto mistero rendendo, anzi, ampie ammissioni nel corso del procedimento.

 

 

Pacifica è la collaborazione da lui prestata, essendo egli considerato un esperto nei suddetti problemi, alla "Rivista Militare" edita dallo Stato Maggiore dell'Esercito nonchè alla "Rivista Marittima" curata dallo Stato Maggiore della Marina. Redigeva "bollettini riservati" relativi a questioni politiche, economiche e militari; collaborava anche con la "Agenzia Oltremare", la quale, diretta dal giornalista Giorgio Torchia, era specializzata nella trattazione di problemi politici e militari del "Terzo Mondo".

 

 

Fra gli organi di stampa dell'estrema destra politica, sui quali sono apparsi con continuità i suoi scritti, vanno ricordati esemplificativamente: il quotidiano "Il Secolo d'Italia", i periodici settimanali "Nuovo Meridiano", "Il Borghese" e "Lo Specchio!' , il bisettimanale "Pagine Libere”, il mensile "L'Italiano" facente capo al parlamentare del M.S.I. on. Romualdi.

 

 

Faceva parte delle Associazioni "Amicizia Italo-germanica" ed "Amici delle Forze Armate" presiedute dal giornalista Gino Ragno. Ricoprì cariche direttive nel M.S.I. ed, anche dopo essere uscito dai ranghi di tale partito con altri dissidenti, continuò a fiancheggiarlo organizzando associazioni parallele come "Le formazioni nazionali giovanili".

 

 

Di queste sue tendenze ideologiche una singolare documentazione è emersa dal rinvenimento di una sua agendina del 1963 durante la perquisizione effettuata nel suo domicilio romano nel maggio 1973. Tale agenda, in aggiunta all'elenco dei giorni festivi, reca, su un foglietto incollato, la annotazione delle "Feste Nazionali" indicate come segue:

 

 

"30/1 Regime nazista, 28/10 Marcia su Roma, 25/12 Sacro Romano Impero".

 

 

Vasta eco ha suscitato nella stampa la di lui partecipazione ad un convegno di studi svoltosi nello hotel romano “Parco dei principi” nei giorni 3, 4 e 5 maggio 1965 ed organizzato dall'Istituto di Studi storici e militari "Alberto Pollio".

 

 

Egli ha negato, fin dalle sue prime difese, che scopo di tale convegno fosse quello, indicato da alcune pubblicazioni di sinistra, di elaborare una "strategia della tensione” da attuare nel Paese.

 

 

Non vi sono, in realtà, elementi, per smentire questo assunto difensivo.

 

 

L'Istituto Pollio fu costituito a Roma nel 1964 da un gruppo di privati ed ebbe breve vita in quanto si sciolse per mancanza di fondi nei primi mesi del 1966.

 

 

I maggiori suoi esponenti (Enrico De Boccard, Gianfranco Rinaldi, Dorello Ferrari e Paolo Balbo), iscritti o simpatizzanti del M.S.I., ne caratterizzarono, ovviamente, l'indirizzo con le posizioni ideologiche di destra sulle quali erano attestati.

 

 

Esso, per esplicita ammissione del De Boccard e del Rinaldi, fu indirettamente finanziato dall'Ufficio R.E.I. del S.I.F.A.R. mediante una campagna di abbonamenti ai bollettini che l’Istituto stesso pubblicava attraverso un'agenzia ".

 

 

Il convegno al "Parco dei Principi” si svolse con alcune relazioni sui temi della dottrina e delle tecniche della guerra rivoluzionaria. Venne preso in considerazione, sostanzialmente, dal punto di vista degli uomini di destra, il temuto pericolo di una aggressione comunista con le moderne tecniche, già sperimentate in Indocina, in Algeria e nel Vietnam, della propaganda, dell'infiltrazione, della guerriglia e del terrorismo; e fu prospettata la necessità di reagire tempestivamente ad essa sullo stesso piano, a fini difensivi, con adeguata preparazione.

 

 

Relatori furono il suddetto De Boccard, il giornalista Edgardo Beltrametti e Guido Giannettini.

 

 

L'intervento di diverse personalità civili e militari della più varia estrazione e la pubblicità del luogo del convegno sono elementi tali da escludere quanto si è, da qualche parte, insinuato: cioè che si sia trattato di incontri organizzati clandestinamente per fini di cospirazione.

 

 

Non risulta affatto che siano state prese misure per garantire la segretezza dei lavori, cosi come indubbiamente si sarebbe fatto se si fosse trattato di un'attività sovversiva.

 

 

Anzi gli atti completi del convegno, con i nominativi dei relatori e di alcuni degli intervenuti, finirono poi resi di pubblico dominio con la stampa di un volume, dal titolo “La guerra rivoluzionaria”; edito da Giovanni Volpe a Roma.

 

 

Anche il Giannettini pubblicò sulle tesi da lui svolte, un libro intitolato: ''Le tecniche della guerra rivoluzionaria".

 

 

Il “convegno" al Parco dei Principi va, quindi, considerato solo come una delle tante occasioni che il Giannettini ha sfruttato per manifestare la sua viscerale avversione per il mondo comunista ed i movimenti di sinistra in genere.

 

 

L'approdo di Guido Giannettini al S.I.D. avvenne, in un primo tempo, indirettamente attraverso l'agenzia Oltremare sopra citata.

 

 

In uno dei suoi interrogatori egli ha precisato che già nel 1965 collaborava con la suddetta agenzia e, poiché essa era finanziata dal S.I.D., destinata a quest'ultimo era, in sostanza, la sua collaborazione.

 

 

Il compenso mensile da lui ricevuto ammontava a £.70.000 mensili. Finanziatore dell'agenzia era precisamente l'Ufficio "R" (Ricerche) in data 5.9.74; del S.I.D., ossia quello che si interessava dello spionaggio all'estero.

 

 

Ciò ha trovato conferma nelle dichiarazioni rese dal direttore dell'agenzia "Oltremare", il giornalista Giorgio Torchia, il quale ha chiarito, altresì, quale era stata la tappa successiva del Giannettini.

 

 

Così testualmente ha deposto il Torchia: "Io raccomandai allo Stato Maggiore l'utilizzazione del Giannettini date le sue competenze... L'ingresso del Giannettini nel S.I.D. è stato concordato nell'ambito dello Stato Maggiore della Difesa, presieduto all'epoca dal gen. Aloia, nel quadro di un impegno di pubbliche relazioni a favore delle Forze Armate. Il Giannettini fu inizialmente assegnato alla sezione “R” visto che s'interessava di problemi internazionali. L'azione fu svolta in parallelo all'impegno di abbonamenti a favore dell'agenzia Oltremare, in cambio di analisi sui problemi internazionali ed invio dei bollettini".

 

 

 

A tale deposizione fa riscontro quella del col. Giovanni Battista Minerva, addetto all' Ufficio Amministrazione del S.I.D., il quale, ricordando che Giannettini fu retribuito per la prima volta dal S.I.D. nell'ottobre 1966 con la somma di L.70.000 mensili posta a carico dell'Ufficio "R" per disposizione data dal Capo del Servizio amm.

 

 

Eugenio Henke, ha aggiunto: "Chiarii successivamente al capo dell'Ufficio "R" che non doveva utilizzare detta persona perchè il contributo veniva dato per collaborazione che il Giannettini avrebbe dovuto prestare per esigenze dello Stato Maggiore della Difesa".

 

 

Nello stesso senso si è espresso il gen. Pasquale Di Marco, all'epoca Capo dell'Ufficio "R", confermando integralmente quanto riferito dal col. Minerva.

 

 

Guido Giannettini, quindi, fu preso in carico fra i collaboratori esterni dell'Ufficio “R" solo formalmente ai fini amministrativi, per il pagamento della retribuzione, ma in effetti rimase ad esclusiva disposizione dello Stato Maggiore della Difesa.

 

 

Quali fossero allora i suoi compiti in quell'ambiente militare è stato rievocato dall'amm. Eugenio Henke, all'epoca Capo del S.I.D.; al quale fu recapitato tramite il col. Minerva nell'autunno del 1966 un biglietto, proveniente proprio dal suddetto Comando di Stato Maggiore, ove erano scritti i nomi di alcuni giornalisti, fra i quali Giannettini, De Boccard e Bombrini Grilli, i quali "avrebbero dovuto ricevere dal S.I.D. dei compensi per articoli che scrivevano in favore delle Forze Armate”.

 

 

L'amm. Henke ha precisato che, per aderire a quanto richiestogli, aveva ripartito i giornalisti in due gruppi assegnandoli rispettivamente, sempre ai soli fini amministrativi, all'Ufficio “R” ed al "D" del S.I.D.

 

 

In realtà le prospettate esigenze di sostegno della stampa in favore delle Forze Armate mimetizzavano i disegni di carattere ben più soggettivo cui ha fatto riferimento, in altra deposizione testimoniale, il citato col. Minerva.

 

 

Il gen. Aloia, quando - nel 1966 - era divenuto Capo di Stato Maggiore della Difesa, aveva fatto assumere un certo numero di giornalisti appartenenti ad organi di stampa cosiddetti indipendenti e di destra (fra i quali certamente Giannettini, De Boccard e Bombrini) per far sostenere, con i loro articoli le sue personali posizioni nei rapporti di accesa rivalità che si erano creati fra gli alti gradi della gerarchia militare.

 

 

Imperversava in quel tempo quella che fu chiamata "la guerra dei generali" e che vide fronteggiarsi l'un contro l'altro, con relative schiere di sostenitori e con mezzi non sempre leali, da una parte il gen. Giuseppe Aloia, Capo di Stato Maggiore della Difesa, e dall'altra il gen. Giovanni De Lorenzo, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito.

 

 

Questo insanabile contrasto, di cui hanno parlato in processo vari giornalisti ed ufficiali delle Forze Armate, non merita approfondimento in questa sede perchè in sè stesso estraneo ai fini del presente procedimento. Se ne è fatta menzione solo per lumeggiare la natura dei compiti (ben diversi in realtà di quelli apparenti di collaboratore del S.I.D.) cui, a spese della collettività, era stato chiamato Guido Giannettini.

 

 

A lui, in particolare, fu dato incarico di redigere un capitolo, sul carro armato 1460, di un libretto, scritto dal giornalista Pino Rauti con lo pseudonimo di Pino Messalla e con la collaborazione di Edgardo Beltrametti, dal titolo "Le mani rosse sulle Forze Armate".

 

 

Era una difesa della linea strategica e tattica sostenuta dal gen. Aloia per contrastare le opposte concezioni del gen.De Lorenzo. Lo stesso gen. Aloia ebbe a finanziare all'uopo il giornalista Beltrametti con una somma di denaro dai tre ai cinque milioni, come entrambi, sia pure fra di loro discordi su talune circostanze, hanno esplicitamente ammesso.

 

 

L'opera non poteva certo sortire effetti edificanti nell'ambito degli appartenenti alle Forze Armate, cui la sua lettura era soprattutto destinata; e di ciò si accorse l'amm. Henke, il quale , raccolte anche le lamentele telefoniche del gen. De Lorenzo, convocò il Rauti e gli chiese di bloccare la diffusione del libro corrispondendogli la somma di £.2.000.000 per le spese sostenute.

 

 

Il passaggio di Guido Giannettini, quale informatore, dall'Ufficio "R"all'Ufficio “D"del S.I.D. avvenne nell'agosto 1967; ed a sua richiesta, secondo quanto ha riferito l’amm. Henke.

 

 

Lo ha ricordato il col. Minerva, che, nella sua qualità di Capo dell'Ufficio Amministrazione, ha potuto fornire elementi precisi sul punto.

 

 

Proprio detto ufficiale, con una lettera indirizzata il 10 agosto 1967 ai Capi degli Uffici "D" ed "R", ebbe a comunicare che il Capo Servizio aveva dato disposizioni affinchè il compenso al Giannettini dal mese di agosto in poi venisse corrisposto dall'Ufficio “D" e non più da quello "R".

 

 

Nel nuovo posto di lavoro non fu formato, come per gli altri comuni confidenti del Servizio, un fascicolo personale intestato al Giannettini: ciò perchè trattavasi, come il S.I.D. ha spiegato, di collaboratore qualificato "fiduciario"e trattato direttamente dal Capo del Reparto.

 

 

Guido Giannettini, così, trasmigrò da un Ufficio per il quale non aveva mai lavorato ad un altro per il quale non aveva certo particolari attitudini. Infatti, egli, secondo quanto da lui stesso affermato , era un esperto in questioni internazionali e, perciò, mal si inquadrava nell’Ufficio “D” che si interessava di controspionaggio e sicurezza interna.

 

 

I fatti successivi hanno dimostrato ampiamente come questo passaggio fosse davvero ingiustificato ed inopportuno per le esigenze istituzionali del S.I.D.

 

 

Se ne è già accennato in narrativa. Tutti i Capi del Reparto "D”, che ebbero contatti nel tempo col Giannettini, lo hanno qualificato come fonte informativa di assai modesto valore: il gen. Enzo Viola, che fu il primo ad occuparsi di lui e si rese conto ben presto che non rispondeva alle esigenze del suo Ufficio; il gen. Federico Gasca Queirazza, che si era accorto di ricevere in sostanza da lui solo "notizie arcinote negli ambienti giornalistici" e decise, nell'estate del 1969, di sospendergli la retribuzione proprio per la sua“scarsa produttività"; lo stesso gen. Gian Adelio Maletti, attuale imputato, il quale ha in particolare riferito che il rendimento del Giannettini fu così scarso da provocare una riduzione del suo compenso da £.70.000 a £.50.000mensili (poi gli fu aumentato a £.100.000 più che altro per l'aumentato costo della vita).

 

 

Ha specificato, altresì, il gen. Maletti che "avendo constatato che il Giannettini come fonte di informazione non era gran chè" aveva smesso di contattarlo direttamente ed aveva delegato all’uopo il cap. Labruna.

 

 

Della insufficiente capacità informativa dimostrata dal Giannettini hanno parlato anche altri ufficiali del S.I.D., il ten. col. Guido Petrini, all'epoca dirigente della “l'' Sezione dell'Ufficio "D" e, come tale, addetto al controllo dei rapporti inviati dalle fonti confidenziali, ha attestato che quelli del Giannettini erano di scarsissimo valore informativo in quanto "contenevano quasi sempre notizie risapute e desumibili dalla stampa"; ed il cap. Antonio Labruna, il quale tenne sempre i contatti con lui, ha esplicitamente ammesso di ritenerlo un informatore di pochissimo conto, , sia per la rarità degli incontri che era possibile avere con lo stesso, sia per le espressioni di insoddisfazione che coglieva sul volto del gen. Maletti quando questi leggeva i suoi rapporti.

 

 

Gli stessi giudizi sul Giannettini furono espressi dal gen. Maletti nel corso della riunione cui parteciparono vari alti ufficiali presso il S.I.D., nell'estate del 1973, allo scopo di decidere sulla risposta da dare al Giudice Istruttore di Milano circa il ruolo svolto dal Giannettini medesimo per il Servizio.

 

 

Fu deciso, com'è noto, di opporre al Magistrato il segreto politico militare sulla questione; e sia il gen. Antonio Alemanno che il gen. Vito Miceli, quest’ultimo all'epoca Capo del S.I.D., hanno ricordato come il gen. Maletti si fosse, nell'occasione, negativamente pronunciato in ordine alle qualità dell'informatore.

 

 

Possono, perciò, già fissarsi, in base alle risultanze finora esaminate, alcuni punti fermi.

 

 

Guido Giannettini venne assunto come informatore del S.I.D. solo formalmente, per giustificarne la retribuzione sul piano amministrativo.

 

 

Vi rimase in un primo tempo senza offrire alcuna prestazione informativa ed, in un secondo tempo, con rendimento scarso ed insoddisfacente per le finalità del Servizio.

 

 

Ciò nonostante egli fu in diretto contatto con i vertici degli Organismi militari che dovevano avvalersi della sua collaborazione: con il Capo di Stato Maggiore della Difesa (quando figurava fittiziamente iscritto fra gli informatori dell'Ufficio "R" del S.I.D.) e poi con i vari Capi dell 'Ufficio "D” (gen. Viola, gen. Gasca Queirazza, gen. Maletti).

 

 

Passando a considerare più da vicino il contenuto di questa sua limitata attività informativa, emerge un altro dato inconfutabile: egli, da uomo di destra qual'era, non si prestò mai a spiare per il S.I.D. negli ambienti della sua parte politica, ma solo in quella dei gruppi e movimenti estremisti di sinistra.

 

 

Ciò, da lui sempre sostenuto nei suoi interrogatori e memoriali, ha trovato precisa conferma nelle deposizioni degli Ufficiali del Servizio che furono in contatto con lui, nonchè nel tenore dei suoi rapporti informativi inviati al S.I.D. e, poi, da quest'ultimo rimessi al Magistrato Istruttore.

 

 

Nel vano tentativo di individuare, fra gli atti del S.I.D., qualche traccia che potesse richiamare un'attività informativa svolta dal Giannettini in danno della destra, vari difensori hanno fatto riferimento ad un appunto del gen. Viola; il quale, nel proporre al Capo del Servizio di aumentare da £.70.000 a £.100.000 il compenso mensile corrisposto al Giannettini stesso, espresse su di lui il seguente giudizio il 12 luglio 1968: "Le sue prestazioni, rapportate al livello di altri fiduciari, si sono dimostrate di rilievo in particolare verso determinati ambienti della destra, talchè una valutazione del suo rendimento può senz' altro essere definita "decisamente positiva".

 

 

 

L'equivocità delle espressioni adoperate per motivare la proposta di aumento di stipendio è stata, tuttavia, chiarita con nota in data 5.XI.74 dal Capo del S.I.D., il quale cosi testualmente si è espresso in proposito: "Per quanto concerne le prestazioni di rilievo verso determinati ambienti della destra attribuite al Giannettini, nessuna informativa è stata rinvenuta a conferma. Si ritiene, pertanto, che un chiarimento al riguardo possa essere dato esclusivamente dal gen. Enzo Viola compilatore dell'all.5 alla nota 04/26943/R/1'" del 5.9.1974".

 

 

Il gen.Viola, sentito sulla circostanza il 27 settembre 1974 dal Giudice Istruttore di Milano ed il 27 giugno 1975 da quello di Catanzaro, ha ulteriormente chiarito che egli non aveva inteso riferirsi all'attività di informatore del Giannettini, ma ad un utile intervento realizzato da quest'ultimo per impedire la pubblicazione su alcuni giornali di destra ("Il Borghese", "Lo Specchio", "Vita") di notizie la cui propagazione avrebbe potuto recare danno al prestigio delle Forze Armate.

 

 

Le suddette prestazioni di rilievo a volte "verso determinati ambienti della destra" consistettero, quindi, in un'operazione giornalistica e non informativa, come risulta confermato dallo stesso Giannettini nell'udienza dibattimentale del 15 aprile 1977, nonchè dallo amm.Eugenio Henke il 27 giugno 1975 al Giudice Istruttore di Catanzaro ed il 9 dicembre 1977 a questa Corte.

 

 

(continua al capitolo XVIII Parte Quinta 2)