IL PROCESSO DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

 

PARTE TERZA CAPITOLO II

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Guido Giannettini e il S.I.D. L’intervista rilasciata al settimanale “IL MONDO” dal ministro della Difesa.

 

 

 

Con lettera datata "Roma 19.1.74" Guido Giannettini, dieci giorni dopo l'emissione nei suoi confronti del mandato di cattura di cui si è detto, aveva fatto presente al Giudice Istruttore del Tribunale di Milano di essere assolutamente estraneo ai fatti delittuosi contestatigli. In particolare, riferendosi anche alle notizie circolate nei suoi riguardi sulla stampa, aveva negato di aver mai fatto parte del movimento di estrema destra "Avanguardia Nazionale”, di aver partecipato ad una riunione di carattere eversivo in Padova il 18 aprile 1969, di essere esperto di armi e di esplosivi.

 

 

Aveva ammesso solo la sua qualità di giornalista specializzato in alcune materie tecniche militari e di essere, in tale veste, intervenuto al noto convegno del maggio 1965 svoltosi nell'hotel romano- "Parco dei Prinçipi”.

 

 

Si era premurato di chiarire che in realtà tale convegno nient'affatto segreto e concluso poi con atti resi pubblici non era servito per elaborare – come sostenuto da certa stampa di sinistra - una "strategia della tensione" da attuare nel Paese ma aveva avuto per oggetto solo la “ricerca” di una forma di difesa contro la penetrazione delle sinistre in tutti i gangli della vita nazionale – ciò che per uomini di destra è un fatto negativo – e la denuncia della loro pericolosità”.

 

 

Egli era, comunque, latitante allorchè il Giudice Istruttore con ordinanza in data 8 febbraio 1974 aveva disposto,come si è detto, lo stralcio dall'istruttoria nei confronti suoi e di altri imputati.

 

 

Nei giorni 15 e 16 marzo veniva intervistato a Parigi dal giornalista Mario Scialoia e forniva, in ordine alla cosiddetta "confessione Ventura", specifiche dichiarazioni poi apparse sul settimanale ""L'Espresso" del 24 successivo.

 

 

In tale sede, premesso di essere uomo di destra nonchè di aver avuto contatti giornalistici con il generale Aloia e con lo Stato Maggiore dell'Esercito e della Marina essendo collaboratore di riviste militari quale esperto in carri armati, affermava che la versione data nei suoi riguardi da Giovanni Ventura era totalmente falsa sin dall'inizio, in quanto egli non aveva mai lavorato per il S.I.D., nè era stato mai tenuto al corrente dal Ventura medesimo circa lo svolgimento di un'attività terroristica.

 

 

Aveva conosciuto nel 1967 Franco Freda, a lui vicino per motivi ideologici; e questi gli aveva presentato il Ventura nel febbraio del 1969.

 

 

Proprio dal Freda, che si era dichiarato capace di infiltrarsi e di attingere informazioni in ambienti politici di opposto orientamento (in particolare quello dei comunisti filo-cinesi), aveva ricevuto la proposta di procurare altre informazioni da fornire ai suddetti ambienti di sinistra, tramite le persone ivi infiltrate, in modo da conferire a queste ultime prestigio e credibilità.

 

 

A tale proposta egli aveva aderito, essendo interessato all’acquisizione di notizie riguardanti i gruppi della sinistra per passarle a quelli della destra interna ed internazionale; ed era venuto, poi, a conoscenza che la persona infiltrata da Freda nella sinistra extraparlamentare era Giovanni Ventura.

 

 

Proseguiva nella sua intervista precisando di aver passato direttamente al Freda e non al Ventura i rapporti informativi da lui redatti, parte dei quali erano stati poi rinvenuti e sequestrati dal Magistrato nella nota cassetta di Montebelluna.

 

 

Tre mesi dopo, altra e ben più clamorosa intervista appariva sul settimanale "Il Mondo" del 20 giugno: Il Ministro della Difesa, on.Giulio Andreotti, nel corso di un colloquio con il giornalista Massimo Caprara sui problemi del riordinamento dei Servizi di Sicurezza e di Informazione dello Stato, rivelava che Guido Giannettini era un informatore regolarmente arruolato dal S.I.D. (Servizio Informazioni Difesa) organismo nato nel 1965 dalla ristrutturazione del S.I.F.A.R. (Servizio Informazioni Forze Armate), e che ciò era rimasto fino ad allora coperto dal segreto militare.

 

 

A commento della rigorosa copertura dell'informatore fino ad allora mantenuta, così si era espresso testualmente il Ministro secondo il testo pubblicato della intervista:

 

 

"Per decidere questo atteggiamento vi fu un'apposita riunione a Palazzo Chigi. Ma fu un'autentica deformazione, uno sbaglio grave. Bisognava dire la verità: cioè che "Giannettini era un informatore regolarmente arruolato dal S.I.D.. e puntuale procacciatore di notizie come quella relativa all'organizzazione della strage”.

 

 

Delle rivelazioni del Ministro veniva presto a conoscenza il Giannettini; che, in una seconda intervista concessa a Parigi allo Scialoia ed apparsa su"L'Espresso"del 23 giugno, si decideva ad ammettere di avere svolto per il S.I.D. funzioni di informatore periodico con diritto a rimborso spese dal 1967 al 1973 mantenendo i contatti prima con il colonnello Enzo Viola, poi con il colonnello Federico Gasca Queirazza, infine con il generale Gian Adelio Maletti.

 

 

Negava, tuttavia, di aver palesato tale sua qualità al Freda od al Ventura e precisava che, essendo egli ideologicamente orientato a destra, aveva svolto la sua attività spionistica solo in ambienti interni ed internazionali di opposto orientamento politico. Si rendevano, così, più pressanti quelle esigenze di collaborazione che, nei riguardi dell'istruttoria condotta sugli attentati del 1969, avevano trovato, fino ad allora, assai modesto soddisfacimento da parte del S.I.D.

 

 

E' opportuno, a questo punto, richiamare alcuni fatti precedenti.

 

 

Qualche giorno dopo i gravissimi attentati del 12 dicembre 1969 il S.I.D. aveva portato a conoscenza dell’Ufficio Politico della Questura e del Nucleo di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri' di Roma un "appunto informale" datato 17 dicembre 1969, nel quale erano state trasfuse delle notizie fornite al Servizio in ordine a quegli attentati da fonte confidenziale; ricevuta, poi,richiesta diretta di tali notizie il 22 giugno 1970 dal Giudice incaricato dell'istruttoria "romana" contro Pietro Valpreda ed altri, così testualmente aveva risposto al Magistrato con nota a firma del suo Capo, ammiraglio Eugenio Henke, del 9 luglio:

 

 

"Questo Servizio non ha compiuto indagini in ordine ai fatti indicati in oggetto”.

 

“Qualche giorno dopo i noti attentati di Roma e Milano una fonte - operante in altro settore di interesse del Servizio - sulla cui identità non è possibile fornire indicazioni ai sensi dell' art.349 C.P.P., rivelò occasionalmente di aver appreso che "Merlino" Mario avrebbe inteso dichiarare, se interrogato, che il pomeriggio del 12 dicembre 1969 stava effettuando una lunga passeggiata" e, se messo alle strette, avrebbe affermato di essere stato quel pomeriggio in compagnia di Stefano Delle Chiaie”.

 

“La notizia fu subito comunicata da elemento del Servizio verbalmente - senza procedere ad alcuna verifica - al Capo Ufficio Politico della Questura di Roma e al Comandante del Nucleo di Polizia Giudiziaria deì CC. della stessa città perchè, nell' ambito della loro competenza, procedessero agli accertamenti del caso nel quadro delle indagini in corso per i noti fatti".

 

 

 

Il contenuto della suddetta nota era stato poi confermato dall'amm. Henke il 24 ottobre 1973 in veste di testimone nel corso della successiva istruttoria condotta a Milano per gli stessi fatti a carico di Franco Freda ed altri.

 

 

In tale occasione l'Ammiraglio aveva escluso che notizie sugli attentati fossero state fornite al S.I.D. da Guido Giannettini precisando che, nell'ipotesi affermativa, egli ne sarebbe stato certamente informato dai-suoi collaboratori data l'importanza della cosa. Aveva, infine, detto che personalmente non gli era mai risultato se il Giannettini fosse o meno un informatore del S.I.D. in quanto, data la sua qualità di Capo del Servizio, non poteva conoscere l'identità di tutte le sue fonti informative.

 

 

Senonchè il maggiore Ruggero Placidi, invitato, quale Comandante del Nucleo di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri di Roma, ad esibire i documenti in possesso del suo ufficio relativamente agli attentati del 12 dicembre 1969, aveva poi consegnato al Giudice Istruttore di Milano il 27 novembre 1973 l'appunto "informale" di provenienza del S.I.D. datato 17 dicembre 1969; il cui testo, trascritto testualmente come segue, conteneva molte altre notizie oltre a quelle comunicate dall’amm. Henke con la citata lettera del 9 luglio 1970 al Giudice Istruttore romano:

 

 

“Secondo notizie confidenziali pervenute:

 

- l’esecutore materiale degli attentati dinamitardi a Roma sarebbe l’anarchico Merlino Mario, per ordine del noto Stefano Delle Chiaie.

 

Il Merlino intenderebbe sostenere, in un primo tempo, un proprio alibi secondo il quale, il 12 c.m. e nelle ore delle deflagrazioni degli ordigni, egli avrebbe compiuto una passeggiata e, se messo alle strette, dichiarare, come estrema ratio, che, in quelle ore di quel giorno, si sarebbe trovato con lo Stefano Delle Chiaie dal quale potrebbe essere sostenuto nel suo alibi. Quest’ultimo, invece, non si sarebbe trovato in compagnia del Merlino ed, anzi, sarebbe stato in tutt’altro luogo.

 

- Il Merlino conoscerebbe bene il sottopassaggio della Banca Nazionale del Lavoro di Via S.Basilio e suo padre sarebbe amico del Direttore della Banca dell’Agricoltura di Milano;

 

- il Delle Chiaie avrebbe disposto che l’esecuzione a Roma fosse effettuata dal Merlino, avendo avuto ordine per tali attentati da tale Serac;

 

- il Merlino, per incarico del Delle Chiaie, dovrebbe essere anche l’autore materiale dell’attentato contro la Legione CC. “Lazio”;

- gli attentati all’Altare della Patria sarebbero stati compiuti per puro caso: gli ordigni erano destinati alle banche della zona, ma avendo queste già chiuso, gli attentatori se ne sarebbero disfatti, collocandoli sul Monumento.

 

L'ordigno esploso alla banca di Milano non avrebbe dovuto causare vittime umane, ma avrebbe dovuto esplodere quando la banca era chiusa. Per ostacoli frappostisi ai tempi di esecuzione dell'attentato lo scoppio sarebbe avvenuto con anticipo;

 

- non è improbabile che altri simili attentati vengano effettuati prossimamente presso Grandi Magazzini.

 

Inoltre la fonte ha riferito che gli attentati avrebbero un certo collegamento con quelli organizzati a Parigi nel 1968 e la mente organizzatrice degli stessi sarebbe tale M. Guerin Serac, cittadino tedesco, il quale risiede a Lisbona ove dirige l’Agenzia “Ager-Interpress”;

 

- viaggia spesso in aereo e viene in Italia attraverso la Svizzera;

 

- è anarchico, ma a Lisbona non è nota la sua ideologia;

 

- ha come aiutante tale Leroj Roberto, residente a Parigi B.P.55-83 – La Seyne sur Mer;

 

- a Roma ha contatti con Stefano Delle Chiaie;

 

- ha i seguenti connotati: anni 40 circa, altezza m.1,78 circa, biondo, parla tedesco e francese;

 

- è certamente in rapporti con la Rappresentanza diplomatica della Cina Comunista a Berna.

 

- Merlino e Delle Chiaie avrebbero commesso gli attentati per fare ricadere la responsabilità su altri movimenti”.

 

 

 

In ordine a tale nuova acquisizione documentale erano stati escussi a Milano vari elementi del S.I.D., il ten.col. CC. Giorgio Genovesi, il magg.CC. Antonio Agrillo, il cap.CC. Mario Santoni, il mar.CC. Gaetano Tanzilli; ed, alla stregua delle loro deposizioni, si era accertato:

 

1) che in realtà l’appunto trasmesso dal Servizio agli organi di P.S. ed all’Arma dei Carabinieri della capitale era proprio quello esibito dal maggiore Placidi;

 

2) che esso era stato compilato sulla base di notizie fornite da un informatore contattato dal mar. Tanzilli e controllato poi dal cap.Santoni.

 

 

Circa l'identità di tale fonte informativa in un primo tempo i militari sopra indicati avevano fatto presente di non poterlo rivelare, perchè a ciò non autorizzati dal capo del S.I.D.

 

 

Successivamente, il 28 febbraio 1974, essi, ricevutane autorizzazione dal loro Superiore, avevano dichiarato che l'informatore era stato Stefano Serpieri, elemento introdotto nel gruppo di destra denominato "Europa Civiltà", il quale, tuttavia, si sarebbe limitato a fornire generici riferimenti - secondo il mar.Tanzilli ed il cap.Santoni che avevano avuto con lui contatti diretti - a Mario Merlino (infiltrato nel circolo anarchico romano "22 marzo") ed a Stefano Delle Chiaie come possibili autori degli attentati o come soggetti comunque in grado, anche se non implicati negli attentati stessi, di fornire utili indicazioni sui responsabili.

 

 

Il suddetto Serpieri, rintracciato e sentito dal Giudice Istruttore, aveva ammesso, dopo un'iniziale reticenza, gli incontri da lui avuti con il mar.Tanzilli ed il cap.Santoni, ma aveva insistito nel sostenere di essersi limitato a promettere loro di attingere informazioni sugli autori degli attentati senza addebitarne ad alcuno la responsabilità.

 

 

Era rimasta, così, oscura la fonte fiduciaria delle altre numerose e specifiche notizie riportate nell'appunto del 17 dicembre.

 

 

Non migliore risultato il Giudice Istruttore del Tribunale di Milano aveva ottenuto chiedendo il 27 giugno 1973 al nuovo Capo del S.I.D. Gen. Vito Miceli, se Guido Giannettini fosse stato o meno informatore del Servizio. Era stato, infatti, risposto, con nota del 12 luglio, che la questione era coperta dal segreto militare.

 

 

Quanto ai rapporti informativi rinvenuti nella nota cassetta di Montebelluna e sequestrati al Ventura, il S.I.D. già il 20 marzo 1973, dopo averli ricevuti in visione da vari mesi per individuarne fra l’altro la provenienza, aveva accuratamente taciuto su tale punto nella risposta data al Magistrato. In seguito, rispondendo al Giudice con nota del 20 novembre 1973, aveva addirittura sviato il Giudice stesso dalla “pista Giannettini” con la precisazione che i rapporti stessi presentavano “per quanto concerne la materia, elementi di corrispondenza con talune notizie ed informazioni acquisite dal Servizio tramite le più disparate fonti”.

 

 

Il S.I.D., cioè, non solo aveva fatto intendere di non essersi accorto che si trattava di rapporti provenienti dal Giannettini, ma aveva proposto al Giudice Istruttore addirittura una falsa pista col negare che si trattasse di una unica fonte informativa.

 

 

Nei termini sinteticamente sopra esposti si erano svolti i rapporti fra Autorità Giudiziaria e S.I.D. fino all’epoca della clamorosa intervista del Ministro della Difesa cui si è già fatto riferimento.

 

 

(continua al capitolo III Parte Terza)