IL PROCESSO DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

 

PARTE SECONDA CAPITOLO XII

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La conclusione dell’istruttoria principale. Lo “stralcio”. Le parti civili.

 

 

Il 17 marzo 1972 si era presentato al Giudice Istruttore un redattore del quotidiano "Paese Sera", Giulio Obici, il quale spontaneamente aveva esibito due lettere pervenute alla sede romana del suo giornale in un plico anonimo: una di esse, a firma Lando Dell'Amico ed indirizzata a Bruno Riffeser direttore generale della "Sarom", era datata 18 settembre 1969, conteneva un riferimento ad un certo ing.Zoni e menzionava il nome del "cav .Monti" in relazione ad un finanziamento di £ 18.500.000 effettuato dal Dell' Amico medesimo in favore del giornalista Pino Rauti; l'altra, a firma dell'avv. Carlo Cavalli ed indirizzata al cav. Attilio Monti, era datata 7 luglio 1969, si riferiva ad un colloquio avuto dallo scrivente con Dell'Amico e Rauti e manifestava l'intenzione dello scrivente medesimo di collaborare con il destinatario.

 

 

Entrambe le lettere erano scritte su carta intestata "Camera dei Deputati giornalisti parlamentari” e presentavano particolare interesse perchè in uno dei “rapporti informativi" del Ventura, di cui già si è detto, vi è l’accenno a finanziamenti dell’industriale Monti in favore di organizzazioni sovversive.

 

 

Le persone sopra indicate, sentite dal Magistrato, disconoscevano la propria firma o il contenuto delle lettere, e pure assumevano di non averle ricevute.

 

 

Si procedeva quindi penalmente per simulazione di reato e tentata estorsione (in danno del Monti) contro Lando Dell'Amico, per falsa testimonianza contro Attilio Monti, Corrado Zoni, Bruno Riffeser e Carlo Cavalli.

 

 

Relativamente a costoro, tuttavia, l'istruttoria non veniva conclusa contestualmente a quella relativa a Franco Freda ed altri, ma proseguiva separatamente, operandosi, così, uno stralcio dal procedimento principale.

 

 

Analogo stralcio si effettuava in relazione a Massimiliano Fachini, Ivano Toniolo e Marco Balzarini per il delitto previsto dall'art.270 comma III C.P.;nonchè in relazione a Giuseppe Rauti, Pietro Loredan e Guido Giannettini chiamati a rispondere, in stato di libertà i primi due e di latitanza il terzo, di concorso con Franco Freda ed altri nell'associazione sovversiva, nella strage continuata e negli altri attentati del 1969.

 

 

Il procedimento principale, in data 18 marzo 1974, si concludeva con sentenza di proscioglimento per non aver commesso il fatto nei confronti di Aldo Trinco, Mario Merlino, Guido Paglia e dei seguenti altri imputati dei quali non si è ancora fatta menzione:

 

1) Giuseppe Romanin, formale intestatario della libreria Ezzelino di Padova gestita dal Freda, incriminato in ordine all'associazione sovversiva a quest'ultimo attribuita;

 

2) Pio D'Auria, indiziato in ordine alla strage continuata di Roma e Milano in base a delle oscure accuse formulate dall'avv.Vittorio Ambrosini (secondo questi il D'Auria avrebbe ricevuto in un ambiente neo-fascista l’incarico di recarsi a Milano per "buttare tutto all'aria") e rimaste in processo senza alcun controllo probatorio;

 

3) Manrico Pavolettoni, imputato di concorso del delitto di calunnia ascritto a Lemke Udo Werner di cui fra poco si dirà.

 

 

Veniva prosciolta perchè non punibile, per avvenuta ritrattazione del falso, Orlando Giuseppina dal delitto di cui all'art.372 C.P.-

 

 

Venivano, altresì, prosciolti, trattandosi di persone non punibili perchè il fatto non costituisce reato, i funzionari di P.S. incriminati, Elvio Catenacci, Bonaventura Provenza ed Antonino Allegra, dai delitti loro rispettivamente contestati - come si è sopra detto - ai sensi degli artt.61 n.9, 351, 361, 363 e 328 C.P.- L'Allegra veniva prosciolto anche dal reato previsto dall' art. 335 C.P. perchè estinto per amnistia.

 

 

Con lo stesso provvedimento del 18 marzo 1974 il Giudice Istruttore di Milano ordinava il rinvio di Franco Freda, Giovanni Ventura, Marco Pozzan, Angelo Ventura, Luigi Ventura, Giancarlo Marchesin, Franco Comacchio, Ida Zanon in Comacchio, Ruggero Pan, Claudio Orsi, Antonio Massari, Giovanni Biondo dinanzi alla competente Corte di Assise di Milano per i reati loro rispettivamente ascritti come in epigrafe, prosciogliendoli da alcune delle imputazioni precedentemente formulate (per non aver commesso il fatto l'Orsi agli attentati ai treni ed il Marchesin dalla detenzione e porto di esplosivo, perchè il fatto non costituisce reato Giovanni Ventura dal delitto di pubblicazioni oscene nonchè lo stesso Ventura ed il Freda dal delitto di propaganda sovversiva contestato per la diffusione dell'opera "La disintegrazione del sistema", per intervenuta amnistia i tre fratelli Ventura in ordine alla contravvenzione di detenzione abusiva di un fucile da caccia loro attribuita).

 

 

Contro il Biondo ed il Massari si riservava di proseguire separatamente l'istruttoria in ordine alla strage del 12 dicembre 1969 e contro Angelo Ventura per gli attentati ai treni avvenuti nella notte 8-9 agosto dello stesso anno.

 

 

Rinviava a giudizio anche Lemke Udo Werner per rispondere del delitto di calunnia in danno di Stefano Galatà, Nestore Crocesi e Giancarlo Cartocci, da lui accusati di partecipazione materiale agli attentati dinamitardi compiuti a Roma sull'Altare della Patria il 12 dicembre 1969.

 

 

Costui, qualificatosi sin dai primi giorni successivi agli attentati come teste di veduta, aveva poi modificato in vari punti la sua versione dei fatti e sostenuto, ad un certo momento, di avere inventato tutto su sollecitazione di altre persone, fra le quali il giornalista Manrico Pavolettoni. In seguito egli aveva scagionato il Pavolettoni,dichiarando di avere spontaneamente formulato false accuse a carico dei suddetti Galatà, Crocesi e Cartocci per guadagnare del danaro con interviste giornalistiche.

 

 

Al momento della chiusura della fase istruttoria trovavansi costituite le stesse parti civili che avevano fatto ingresso nel processo a carico di Pietro Valpreda; ed, oltre a queste, le seguenti: Salfa Domenico in proprio e per il figlio minore Giulio in ordine agli attentati alla Fiera Campionaria di Milano del 25 aprile 1969, Lorenzon Guido relativamente al delitto di calunnia contestato e Ventura Giovanni, gli eredi di Nava Felice e Taveggia Antonio (già costituiti - questi ultimi due - come parti civili e deceduti nelle more del procedimento).

 

(Il testo del documento processuale prosegue al capitolo I Parte Terza)