IL PROCESSO DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

 

PARTE SECONDA CAPITOLO PRIMO

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SVOLGIMENTO DEL SECONDO PROCESSO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA ED ALTRO A CARICO DI FRANCO FREDA + 12

 

Indagini nel Veneto e prime rivelazioni di Guido Lorenzon

 

 

Il 26 dicembre 1969 si presentava al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Treviso l'avv.Alberto Steccanella, residente a Vittorio Veneto, il quale, riferendo senza alcuna formalità di verbalizzazione quanto avrebbe poi confermato in una deposizione testimoniale resa ritualmente il 23 gennaio dell'anno successivo, forniva le seguenti notizie.

 

 

Verso le ore 22 del 15 dicembre si era da lui recato il prof.Guido Lorenzon da Maserada sul Piave, insegnante di lingua francese, e lo aveva, anzitutto, messo al corrente della esistenza di una organizzazione eversiva paramilitare diretta da tal Giovanni Ventura di anni venticinque residente a Castelfranco Veneto e fiancheggiata da altra, della stessa natura, capeggiata dal conte Loredan di Volpago del Montello.

 

 

Gli scopi perseguiti da questi due organismi si riassumevano nel rovesciamento dell'Ordine costituito e nell'instaurazione di un regime governativo sul modello della cosiddetta Repubblica di Salò con speciale riferimento al settore dell'agricoltura.

 

 

Ciò il Lorenzon gli aveva detto di aver appreso dal suddetto Ventura, il quale, essendo suo amico, gli aveva confidato anche di essere depositario, fra l'altro, di armi e munizioni e di aver partecipato alla collocazione di un ordigno esplosivo in un edificio pubblico di Milano nel maggio 1969,nonchè ai noti attentati ai treni verificatisi nel periodo 8-9 agosto dello stesso anno in varie zone d'Italia.

 

 

Altre confidenze erano state fatte all'amico dal Ventura con vari dettagli, che potevano far sorgere il convincimento di una responsabilità di costui anche in ordine al compimento dei gravissimi attentati dinamitardi avvenuti, quasi contestualmente a Roma ed a Milano, il 12 dicembre 1969.

 

 

Alcuni ventilati propositi del Ventura di continuare nella sua criminosa attività avevano scosso il Lorenzon inducendolo a chiedere consiglio, sotto la copertura del segreto professionale, all'avv.Steccanella; il quale lo aveva convinto della necessità di informare l'Autorità Giudiziaria e dell'opportunità di fissare in appunti scritti le notizie riferitegli.

 

 

Il Lorenzon, in un primo tempo accolti i suggerimenti del legale e rimessigli il 18 dicembre gli appunti da lui richiesti, aveva poi avuto dei ripensamenti e gli era venuta l'idea di ritrattare; ma l'avv.Steccanella, ormai sciolto dal precedente impegno di segretezza, si era posto ugualmente in contatto con l'Autorità Giudiziaria informando il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Venezia e consegnando poi al Procuratore della Repubblica di Treviso gli appunti di cui si è detto nonchè un libretto stampato, anch'esso consegnatogli dal Lorenzon, con la copertina rossa e dal titolo "La Giustizia è come il timone: dove la si gira, va”.

 

 

Tale "libretto rosso”, che il Lorenzon aveva detto di aver ricevuto dal Ventura, si componeva di due parti: la prima conteneva critiche molto aspre contro l'operato del Procuratore della Repubblica di Padova dott.Aldo Fais e del commissario di P.S. dott.Pasquale Iuliano accusati: di voler perseguitare, deliberatamente e con la precostituzione di prove false, esponenti della destra politica di quella città; nella seconda parte si propugnava l'instaurazione di Tribunali del Popolo e la conquista violenta del potere da parte delle forze popolari per debellare definitivamente la “dittatura borghese" ed i suoi strumenti polizieschi e giudiziari.

 

 

Il 31 dicembre 1969 negli uffici della Procura della Repubblica di Treviso si recava anche il prof.Guido Lorenzon, il quale, in tale occasione, si limitava ad avere con il Magistrato un colloquio informale, trasfuso poi con l'integrazione di vari dettagli in numerose deposizioni regolarmente verbalizzate. Egli sostanzialmente confermava gli appunti consegnati e le rivelazioni fatte dall'avv. Steccanella.

 

 

Le notizie fornite dal suddetto Lorenzon al Magistrato possono essere così sommariamente raggruppate per ordine di argomenti:

 

1) nel maggio 1969 il Ventura lo aveva informato che si sarebbe recato a Milano per collocare un ordigno esplosivo in un edificio pubblico (Prefettura, Procura od altro) ed, al ritorno da Milano, gli aveva detto ancora che voleva tornare indietro per recuperare l’ordigno inesploso (in epoca successiva il Ventura aveva introdotto alcune varianti nel suo racconto quanto al mese, che era stato quello di aprile e non di maggio, ed al luogo, che era stato Torino e non Milano);

 

2) relativamente agli attentati ai treni dell’agosto1969, il Ventura gli aveva fornito notizie dettagliate: sul costo degli ordigni impiegati (£.100.000 per ciascuno), sugli accurati alibi per gli attentatori, sul posto di collocazione delle bombe e sul fatto di esserne stato uno dei tre finanziatori;

 

3) circa la strage continuata del 12 dicembre 1969 il Ventura, fra l’altro, oltre a compiere viaggi sospetti a Roma ed a Milano in quei giorni, aveva in sua presenza commentato quei tragici avvenimenti lamentando il fatto che nessuno, nè da destra, nè da sinistra, si fosse mosso e che quindi "occorreva fare qualcos’altro"; inoltre aveva detto di non rendersi conto del perchè l’ordigno deposto alla Banca Commerciale di Milano non fosse esploso; si era, anche, mostrato edotto sin nei più minuti particolari dei problemi che il sottopassaggio della Banca Nazionale del Lavoro di Roma offriva per la sistemazione di ordigni esplosivi; e gli aveva, infine, confidato di essere stato a conoscenza dei piani operativi per gli attentati prima del loro verificarsi, in quanto essi si inquadravano in una progressione terroristica prestabilita al fine di traumatizzare sempre di più la pubblica opinione.

 

 

4) Il Ventura gli aveva ancora parlato degli attentati in progetto per la visita del Presidente americano Nixon in Italia ed, in particolare, di un ordigno non ancora perfezionato che egli avrebbe dovuto portare con sè per "ricevere il Presidente", nonchè del fallimento di tutto, data la accuratissima vigilanza predisposta dalla Polizia;

 

 

5) verso la fine di settembre del 1969 il Ventura gli aveva fatto, inoltre, visitare un appartamento da lui detenuto in locazione sulla Via Daniele Manin di Treviso e gli aveva mostrato un temporizzatore alimentato da una batteria, già predisposto per un impiego a scopo dinamitardo;

 

 

6) verso la fine del successivo novembre lo stesso Ventura aveva espresso il desiderio di accompagnare l'amico Lorenzon in un viaggio in Grecia per mettersi in contatto con l'ambiente dei "colonnelli" e ricevere da questi, aiuti al fine di creare in Italia una situazione loro "gradita";

 

 

7) circa il "libretto rosso” di cui si è detto, il Lorenzon ha chiarito di conoscerne il contenuto già da tempo, in quanto il Ventura, prima di consegnarglielo nella veste tipografica definitiva, glielo aveva fatto leggere su un testo dattiloscritto; ha aggiunto di aver avuto anche occasione di leggere alcuni "rapporti informativi" segreti, esibitigli in visione dal suo amico nel luglio 1969, nei quali si accennava a contatti fra D.C. e P.C.I. per un accordo di governo, si preannunciava la scissione del partito socialista e la vittoria dell'On.Piccoli al congresso nazionale della D.C.; in uno di tali rapporti si faceva riferimento all'industriale Monti quale finanziatore di "gruppi di agitatori";

 

 

8) dai vari discorsi fattigli dal Ventura aveva appreso che questi faceva parte di un'organizzazione terroristica a struttura piramidale; il Ventura medesimo gli aveva in proposito precisato di esserne uno dei tre finanziatori e che essa non era la sola operante.

 

 

Delle confidenze fatte all’avv. Steccanella ed al Procuratore della Repubblica il Lorenzon non aveva tardato ad informare, nella tormentata situazione psicologica in cui versava, l'amico Giovanni Ventura il 4 gennaio 1970;ed erano, così, iniziati i tentativi di quest'ultimo di indurlo ad una ritrattazione delle accuse mediante una serie di colloqui definiti "chiarificatori" dal Lorenzon medesimo.

 

 

Questi si era, così, convinto a redigere e depositare presso un notaio delle "controdichiarazioni" contenenti una smentita in merito alle primitive accuse formulate contro il Ventura; ed, in tale smentita, aveva fornito una versione falsa delle circostanze nelle quali gli era pervenuto l'opuscolo "La Giustizia è come il timone..." asserendo di averlo ricevuto per posta da persona sconosciuta.

 

 

A questa falsa versione era stato indotto (come in seguito da lui riferito al Magistrato) congiuntamente dal Ventura e da un amico di costui: il procuratore legale padovano Franco Freda di anni ventotto. Entrambi costoro si erano mostrati molto preoccupati per il fatto che il Lorenzon aveva parlato anche dell'opuscolo in questione all'avv.Steccanella, in quanto trattavasi, a loro avviso, di una traccia che poteva condurre a provare cose molto più gravi perché "se l'Autorità inquirente fosse arrivata a Freda, sarebbe giunta ad un cuneo, avrebbe creato una falla e sarebbe poi penetrata molto in profondità".

 

 

Il Ventura gli aveva anche fatto intendere, rispondendo a qualche sua domanda, in ordine al fatto terroristico verificatosi l'anno precedente nel Rettorato dell'Università di Padova, che potevano anche emergere tracce a carico del Freda.

 

 

Gli effetti delle pressioni psicologiche esercitate dal Ventura e dal Freda si evidenziavano nella prima deposizione verbalizzata del Lorenzon; il quale, nel corso della stessa - resa il 15 gennaio 1970 al Procuratore della Repubblica di Treviso - si premurava di far presente che, essendo rimasto psichicamente traumatizzato dagli ultimi sanguinosi attentati alle banche del 12 dicembre 1969,aveva inconsapevolmente deformato, mediante erronee interpretazioni, fatti narratigli ed impressioni riferitegli dal suo amico Giovanni Ventura esponendo, quindi, quest'ultimo a gravi pericoli giudiziari in ordine alla strage di Milano.

 

 

Di questi suoi errori si era accorto in un secondo momento dopo i colloqui "chiarificatori" col Ventura di cui si è sopra detto. Ciò premesso, il Lorenzon puntualizzava - anche nelle sue successive deposizioni - di aver comunque riferito, nonostante le false interpretazioni di cui sarebbe stato vittima, fatti e circostanze effettivamente rivelatigli dal suo amico; e di essersi deciso a rivelarli a sua volta agli inquirenti per sottoporli alla loro opportuna valutazione.

 

 

Intanto il 19 dicembre 1969 la Questura di Treviso, nel quadro delle indagini dirette ad accertare le responsabilità relative agli attentati dinamitardi verificatisi il di 12 di quello stesso mese a Milano ed a Roma, aveva chiesto e ottenuto dal Procuratore della Repubblica del luogo l'autorizzazione a perquisire il domicilio del suddetto Giovanni Ventura a Castelfranco Veneto.

 

 

In sede di esecuzione del provvedimento sopra indicato erano stati reperiti il giorno dopo:

 

1) un fucile da caccia cal.12 a due canne con tredici cartucce, due baionette ed una vecchia sciabola nella camera da letto di Luigi Ventura, fratello del predetto Giovanni;

 

2) una sciabola per ufficiale e tredici cartucce calibro 9 per arma da fuoco lunga automatica nella stanza da pranzo

 

3) una granata a pallette da 75/27 con spoletta ad effetto in un angolo della cantina.

 

 

Il tutto era stato posto sotto sequestro e la granata messa alla Direzione di Artiglieria di Venezia Mestre, che ne aveva operato poi la distruzione mediante brillamento.

 

 

Giovanni Ventura, presentatosi spontaneamente negli uffici della Questura di Treviso il 23 successivo, aveva riferito che le armi e le munizioni trovate nella sua casa erano appartenute al suo defunto genitore.

 

 

Aveva negato qualsiasi sua partecipazione ad attentati terroristici e di essere impegnato in forme di attivismo politico. Aveva fatto presente di svolgere varia attività commerciale nel campo dell'industria libraria, essendo titolare di un'agenzia denominata "Servizio bibliografico librario" e della casa editrice "Il Tridente", nonchè procuratore ed amministratore della libreria "Galleria Manin" in Treviso, oltre che amministratore della società litografica "Litopress" e rappresentante della casa editrice "Lerici" in Roma.

 

 

Aveva negato anche di essersi recato a Milano dall'otto al tredici dicembre in corso ed ammesso di essere, invece, stato a Roma il nove, il dieci, il dodici ed il tredici di quello stesso mese.

 

 

Il 18 gennaio 1970 egli e suo fratello Luigi comparivano dinanzi al Procuratore della Repubblica di Treviso, cui fornivano analoghe giustificazioni puntualizzando, circa l'esito della perquisizione domiciliare, che il materiale sequestrato trovavasi nella loro casa da moltissimo tempo ed era conservato per ragioni meramente affettive e senza alcuna intenzione di sfruttarne l'idoneità lesiva.

 

 

Il Procuratore della Repubblica, già in possesso delle rivelazioni "Steccanella - Lorenzon", raccolto l'interrogatorio di Giovanni Ventura del quale ora si è detto, senza, peraltro, contestare a quest'ultimo il contenuto delle rivelazioni medesime, disponeva un servizio di pedinamento e controllo del Lorenzon - con la collaborazione di lui – al fine di pervenire alla registrazione degli eventuali futuri discorsi dello stesso con il Ventura ed il Freda.

 

 

Circostanze ambientali avverse e difetti di funzionamento delle apparecchiature tecniche all'uopo predisposte consentivano di controllare solo due colloqui Lorenzon – Ventura del 18 gennaio ed una conversazione Lorenzon - Freda - Ventura del 20 successivo, di cui appresso si dirà.

 

 

Il 23 gennaio Guido Lorenzon, in una delle sue deposizioni dinanzi al Magistrato inquirente, riferiva, fra l'altro, che il Freda gli aveva raccomandato telefonicamente il 19 di quello stesso mese di presentarlo, parlando con il giudice, come elemento attestato su posizioni politiche divergenti rispetto a quelle del Ventura.

 

 

La stessa preoccupazione di far risaltare questo dissidio ideologico gli avevano manifestato il giorno dopo sia il Freda che il Ventura incontrandosi con lui nell'Hotel Plaza di Mestre.

 

(continua al capitolo II Parte Seconda)