IL PROCESSO DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

 

PARTE PRIMA CAPITOLO XVII

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Il primo dibattimento di Catanzaro

 

 

Nella fase degli atti preliminari al giudizio l'avv. Odoardo Ascari, nella sua qualità di procuratore speciale di varie parti civili, con istanza depositata il 14 febbraio 1974 chiedeva che questa Corte di Assise, prendendo atto della pendenza di un secondo procedimento penale per gli stessi fatti a carico di Giovanni Ventura, Franco Freda ed altri presso il Giudice Istruttore di Milano, sollevasse conflitto di competenza ai sensi degli artt.51 e segg. C.P.P., ordinasse la trasmissione degli atti alla Corte di Cassazione e rinviasse a nuovo ruolo il processo "Valpreda", il cui dibattimento era stato intanto già fissato per il 18 marzo successivo.

 

 

Tale istanza veniva da questa Corte rigettata, con provvedimento del 22 febbraio, sulla base di un duplice ordine di considerazioni: si era dedotto un conflitto non in atto ma solo virtuale, in quanto i due giudici destinati a conoscere rispettivamente dei due processi non avevano ancora proceduto entrambi alla verifica della propria competenza (la Corte di Assise di Milano addirittura non era stata ancora neanche investita dal Giudice Istruttore); comunque la fase pre-dibattimentale, nella quale trovavasi il processo a carico di Pietro Valpreda ed altri, impediva al Giudice di Catanzaro il compimento di valutazioni relative al merito delle imputazioni come quelle concernenti le questioni sui conflitti di competenza (v. Cass. Sez. I^ 14.1.1964, Uccelli).

 

 

L'avv. Ascari allora, nella suddetta qualità, sollevava direttamente il conflitto investendone la Corte di Cassazione con denuncia presentata in Cancelleria, ai sensi dell'art.53 I e II cpv. C.P.P., il 1° marzo.

 

 

Con l'udienza fissata del 18 marzo 1974 iniziava la trattazione dibattimentale del procedimento e si articolava con la decisione di questioni preliminari, l'interrogatorio degli imputati presenti e l'esame di vari testimoni.

 

 

Rimanevano contumaci Emilio Borghese, Emilio Bagnoli, Enrico Di Cola, Olivo Della Savia e Stefano Delle Chiaie.

 

 

Seguiva, il 18 aprile, la risoluzione del sollevato conflitto da parte del Supremo Collegio, il quale dichiarava la competenza di questa Corte di Assise "a conoscere unitamente di tutti i reati oggetto dei due procedimenti".

 

 

Tuttavia il dibattimento in corso nel processo a carico di Pietro Valpreda ed altri proseguiva, previo rigetto di una richiesta di rinvio a nuovo ruolo formulata dal Pubblico Ministero.

 

 

Avverso tale provvedimento di rigetto, emesso da questa Corte di Assise il 4 maggio per ovvie esigenze di speditezza del giudizio e sul presupposto che doveva ritenersi demandata dagli artt.413 e 414 C.P.P. esclusivamente al giudice di merito la valutazione dell'opportunità di procedere congiuntamente o meno alla trattazione dei due processi attribuiti alla sua cognizione dalla Corte risolutrice del conflitto, proponevano ricorso per Cassazione il Pubblico Ministero di udienza ed il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello.

 

 

Con sentenza del 10 giugno 1974 la Corte di Cassazione, accogliendo il proposto gravame e statuendo che l'attribuzione di competenza doveva ritenersi vincolante per il giudice designato anche in ordine alla imposta trattazione unitaria dei due processi, annullava senza rinvio l'ordinanza 4.5.1974 di questa Corte di Assise, dichiarava la nullità di tutti gli atti processuali compiuti successivamente al 30.4.1974 e rimetteva gli atti "alla Corte di Assise di Catanzaro per la trattazione dibattimentale unitaria del processo contro Valpreda ed altri nonchè dell'altro processo contro Freda, Ventura ed altri, osservate le formalità di legge all'uopo occorrenti, compreso il rinvio a nuovo ruolo del processo contro Valpreda ed altri attualmente in corso”.

 

 

Nota:

Il testo completo dell'ordinanza di questa Corte di Assise del 4.5.1974(v.cart.36 fasc.D) è il seguente:

 

LA CORTE sulla richiesta del P.M. di rinvio a nuovo ruolo del processo, a seguito della sentenza della Corte di Cassazione del 18.4.1974, notificata a questa Corte il 30 successivo; sentiti i difensori delle parti; rilevato che la menzionata sentenza del Supremo Collegio ha rimesso a questa Corte d'Assise, ai sensi dell' art. 51 C.P.P., la cognizione del procedimento a carico di Freda Franco ed altri, rinviati a giudizio della Corte di Assise di Milano con ordinanza di quel Giudice Istruttore del 18.3.1974 ed attualmente nella fase degli atti preliminari al dibattimento;

 

rilevato che tale decisione deve interpretarsi tenendo presente il disposto dell'art.413 C.P.P., il quale prevede espressamente l'ipotesi in esame (pronuncia di più provvedimenti di rinvio a giudizio per lo stesso reato attribuìto a più imputati) e demanda al Giudice di merito la facoltà della riunione dei giudizi;

 

ritenuto in conseguenza che il Supremo Collegio con la indicazione non vincolante ad una trattazione unitaria del suddetto procedimento e di quello a carico di Valpreda Pietro ed altri, non ha inteso certamente invadere l'esclusiva rigorosa competenza in subiecta materia del giudice di merito, il quale, peraltro, deve attenersi ai criteri enunciati nel citato art.413 C.P.P. e, cioè, può disporre l'unione dei giudizi sempre che essa giovi alla speditezza dei procedimenti;

 

ritenuto che nel caso in esame numerosi motivi inducono alla trattazione separata dei procedimenti, proprio per una più rapida definizione degli stessi, particolarmente in considerazione che l'uno trovasi già in avanzata fase di istruttoria dibattimentale, mentre l'altro è nella fase degli atti preliminari al dibattimento; esulando, inoltre - come la stessa Corte di Cassazione ha riconosciuto - le ipotesi di connessione taxationis causa previste dall'art.45 C.P.P.;

 

Preso atto delle suddette statuizioni, questa Corte di Assise, con ordinanza del 14 giugno 1974, disponeva il rinvio del dibattimento a nuovo ruolo, ritenuto, altresì, che a norma dell'art.6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, resa esecutiva con legge dello Stato nell'ordinamento interno, ogni persona ha diritto ad un'equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole, il quale peraltro è stato largamente superato nel processo di cui trattasi: onde ogni ulteriore ritardo non si giustificherebbe in termini di ragionevolezza;

 

ritenuto, infine, che la sentenza della Corte di Cassazione in sede di risoluzione del conflitto ha autorità di cosa giudicata, ai sensi dell'art.54 comma IVO C.P.P., in relazione alla attribuzione della competenza e non anche sulle modalità di trattazione del procedimento attribuito;

 

P.Q.M. rigetta la richiesta del Pubblico Ministero di rinvio a nuovo ruolo del processo ed ordina procedersi oltre nel dibattimento, fissando in prosieguo l'udienza del 6 maggio 1974 per l'escussione del teste Improta Umberto.

 

(continua al capitolo I Parte Seconda)