IL PROCESSO DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

 

PARTE PRIMA CAPITOLO XII

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I testi del cinema-teatro “Ambra Iovinelli”

 

 

Verso la fine del mese di gennaio 1970 il Giudice Istruttore, essendo stata diffusa dalla stampa la notizia che il Valpreda sarebbe stato visto a Roma nei giorni immediatamente successivi a quelli degli attentati nell'ambiente del cinema-teatro "Ambra-Iovinelli", sito nei pressi della stazione ferroviaria "Termini", incaricava la locale Questura di svolgere in proposito accurate investigazioni.

 

 

Veniva, così, condotta una specifica indagine di polizia giudiziaria, in esito alla quale venivano fuori vari nominativi di personaggi legati al mondo dell'avanspettacolo. Costoro, sentiti sollecitamente dal magistrato, confermavano per la maggior parte la suddetta notizia, riferendo i seguenti particolari in netto contrasto con quanto sostenuto dal Valpreda (che ha sempre sostenuto di aver frequentato la zona dell’Ambra-Iovinelli non oltre il 4 dicembre 1969) e dai suoi familiari.

 

 

Graziano Iovinelli, comproprietario dell'omonimo teatro, si limitava a dire di avere appreso da frequentatori del vicino bar che il Valpreda si trovava in quest'ultimo esercizio la sera di domenica 14 dicembre 1969.

 

 

Attestazioni più dirette forniva Enrico Natali, collaboratore dei fratelli Iovinelli nell'amministrazione teatrale. Egli riferiva, infatti, di aver visto personalmente Pietro Valpreda verso le ore 23 del 13 o 14 dicembre 1969 sul marciapiede antistante al teatro e di avergli chiesto, nell'occasione, quale significato avesse il medaglione con la lettera "A" che quello portava al collo. Precisava di avere anche pensato, conoscendo la fede anarchica del ballerino: "Se sta a Roma, non è stato lui (riferendosi mentalmente ai noti gravissimi attentati che si erano verificati certamente non più di due giorni prima).

 

 

Affermavano inoltre di aver visto il Valpreda, nel bar vicino al teatro, pochissimi giorni prima del suo fermo le seguenti persone: il capocomico Armando Caggegi, l'attore Giovanni Garaffa (in arte Samperi) e la di lui moglie Palmira Zaccardi, il bigliettaio del teatro Luigi Cariello, il macchinista teatrale Benito Bianchi. Da quest'ultimo dichiaravano di aver appreso tale circostanza le testi Rosa Carmen Stella ed Itala Fava.

 

 

Il gestore del bar sopraindicato Bruno Puzzo, sua moglie Elena Luison e l'aiuto-barista Pompeo Giliberti riferivano anch'essi circa la presenza del Valpreda nell'esercizio il 13 o il 14 dicembre 1969, ma facevano presente di avere ciò appreso da qualche avventore non identificato.

 

 

Una posizione particolare assumeva nella vicenda la deposizione dell'attrice Ermanna Ughetto (in arte River), la quale attestava di aver visto a Roma la sera di sabato 13 o di domenica 14 dicembre 1969 Pietro Valpreda, che l'aveva attesa al termine dello spettacolo all'ingresso dell'Ambra-Iovinelli, verso le ore 23-23,30, l'aveva poi accompagnata a cena alla trattoria "Ciarla" ed infine alla di lei pensione.

 

 

La Ughetto precisava di ricordare con esattezza i riferimenti di ordine temporale in quanto, dopo un paio di giorni,aveva smesso di lavorare per malattia.

 

 

La testimonianza dell'attrice trovava riscontro, circa la data di insorgenza della malattia, nella cartella clinica relativa al suo ricovero in Ospedale nonchè nella deposizione di Fermina D'Orazi titolare della pensione ove alloggiava. La D'Orazi, infatti, riferiva al Giudice Istruttore che la Ughetto si era ammalata il 16 dicembre 1969 ed era stata ricoverata in Ospedale il giorno successivo su consiglio di un medico.

 

(continua al capitolo XIII Parte Prima)