IL PROCESSO DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

 

PARTE PRIMA CAPITOLO XI

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[Il capitolo precedente , il X° , riguarda le parti civili ed è di solo due/tre pagine di cui due mancanti nella copia fotostatica]

 

 

Le testimonianze Rolandi - Paolucci

 

 

Le dichiarazioni rese da Cornelio Rolandi alle ore 11,15, nella sede del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Milano, erano state precedute quello stesso mattino da una confidenziale conversazione svoltasi fra il suddetto Rolandi ed il prof. Liliano Paolucci, direttore didattico, che verso le ore otto era stato trasportato dal tassista.

 

 

Così rievocava l'episodio ìl prof. Paolucci, deponendo per la prima volta il 12 gennaio 1970 dinanzi al Giudice Istruttore di Roma, dopo aver premesso che quel mattino aveva notato un certo turbamento nel conducente del taxi da lui noleggiato per accompagnare la figlia Patrizia a scuola:

 

"...Gli feci presente che se non si sentiva bene, avrei potuto utilizzare un altro taxi. L'autista testualmente mi rispose: "Non è che non mi sento bene, ma è che mi è capitato qualcosa di enorme".

 

 

Credendo che si trattasse di una disgrazia familiare gli feci presente che anch'io da pochi mesi avevo perso mio padre. L'autista mi rispose: "No, no, qualcosa di più grosso", e tutto d'un fiato mi disse: "l'uomo che ha fatto saltare la Banca dell'Agricoltura l'ho accompagnato io".

 

 

Io rimasi tranquillo, cioè senza nulla replicare: l'autista rispose: "Non si meraviglia?". Io risposi che non trovavo da meravigliarmi perchè uno può aver timore, può aver paura a parlare. L'autista rispose: "Certo signore, io ho una grande paura addosso, perchè ho un figlio di 11 anni, perché ho famiglia" cosa mi potrebbe capitare?"

 

A questo punto mi sono reso conto che l'autista non aveva il coraggio di parlare ed allora ho cercato di convincerlo a parlare in quanto ciò costituiva un suo preciso dovere. Nessuno di noi due ha neanche ipotizzato che dalle dichiarazioni del tassista poteva anzi avrebbe potuto conseguire un premio di danaro.

 

Per quanto mi risulta personalmente, io non sapevo neppure che esistesse la taglia. L'autista cominciò a prendere fiducia e mi disse che desiderava raccontarmi come si erano svolti i fatti.

 

Mi disse: "Erano circa le ore 16, mi trovavo posteggiato in Piazza Beccaria quando vidi uscire dalla galleria del corso un uomo dalla apparente età di 40 anni e venire verso di me. Notai che aveva una grossa borsa che mi sembrò molto pesante. Si avvicinò e mi disse: “Alla Banca dell'Agricoltura di Piazza Fontana”. Io gli risposi che la Banca dell'Agricoltura di Piazza Fontana era a pochi metri e che faceva prima a piedi.

 

Aprì ugualmente lo sportello, si introdusse nel taxì e mi disse: “Non si preoccupi devo vedere una persona; poi mi condurrà da un'altra parte”. Mi diressi verso la Banca Nazionale dell'Agricoltura, c'era molto traffico; impiegai quattro o cinque minuti; arrivato davanti alla Banca dell'Agricoltura, il passeggero frettolosamente scese e, dopo 40-50 secondi, un minuto, ritornò.

 

Mi disse di accompagnarlo a..."A questo punto, io che non volevo sembrare curioso lo interruppi, affermando che non mi interessava dove l'aveva accompagnato. L'autista continuò il suo discorso dicendo: "Dopo un quarto d'ora, venti minuti che il passeggero era sceso, io seppi dell'attentato alla Banca dell'Agricoltura ed allora mi ricordai che quando il passeggero era uscito dal taxi aveva la borsa nera e quando era uscito dalla Banca dell'Agricoltura non l'aveva più".

 

Aggiungo che il tassista mi disse che il passeggero aveva il volto scuro nel senso di bruno e che parlava senza inflessioni dialettali. Non mi fornì altri connotati sul conto del passeggero. Io nuovamente ebbi ad insistere affinchè denunziasse il fatto alla polizia. Egli mi rispose che la moglie non era convinta e che lo aveva consigliato di rivolgersi prima ad un sacerdote. L'autista mi rispose con queste parole finali: "Io ci debbo ancora pensare, ma lei quasi mi ha convinto. E se mi convincerò, parleranno di me i giornali e la televisione".

 

Io chiesi perché il passeggero usciva dalla Galleria del corso e l'autista mi rispose: "Ma lei non sa che nella Galleria del Corso c'è un famoso covo? e me lo...disse tre o quattro volte".

 

 

 

Dopo tale conversazione il prof. Paolucci, arrivato nel suo ufficio alle ore 9,15 circa, aveva informato telefonicamente la Polizia di quanto da lui appreso poco prima; ed il tassista, come già si è detto, nella stessa mattinata si era presentato spontaneamente ai Carabinieri.

 

 

Il 13 gennaio 1970 Cornelio Rolandi veniva sentito dal Giudice Istruttoree, nel confermare quanto precedentemente da lui dichiarato ai Carabinieri ed al Pubblico Ministero, dichiarava:

 

"In linea di massima corrisponde a verità quanto ha dichiarato alla S.V. il prof. Paolucci di cui mi è stata data lettura".

 

 

Precisava, però, di non aver detto al Paolucci che il passeggero era sceso dall'auto proprio davanti alla banca; faceva notare, al riguardo, che egli non avrebbe potuto arrestare la corsa del taxi davanti all'ingresso dell'istituto bancario data l'esistenza in piazza Fontana, di un senso di circolazione rotatoria e la conseguente necessità di imboccare Via S.Clemente.

 

 

Ammetteva di essersi riferito, durante il discorso con il suddetto professore, ad un"covo" esistente nella Galleria del corso e spiegava che aveva inteso,con ciò, esternare il sospetto che in Galleria vi fosse il “covo” delle persone che avevano partecipato agli attentati.

 

 

Confermava la ricognizione di persona effettuata davanti al Pubblico Ministero e precisava che l'uomo da lui riconosciuto portava un cappotto diverso da quello indossato nel momento in cui si era servito del suo taxi.

 

 

Nel corso della formale istruzione Cornelio Rolandi si ammalava ed, essendosi poi talmente aggravato da versare in pericolo di vita, alle 9,30 del 2 luglio 1970 veniva escusso ancora, dal Giudice Istruttore, a futura memoria in applicazione dell'art.357 C.P.P.

 

 

Egli confermava, quindi, per l’ultima volta le sue precedenti dichiarazioni sotto il vincolo del Giuramento.

 

La morte lo coglieva dopo non molto tempo.

 

(continua al capitolo XII Parte Prima)