IL PROCESSO DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

 

PARTE PRIMA CAPITOLO IX

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Le altre imputazioni

 

 

Enrico Di Cola, nel corso di una perquisizione domiciliare, fu trovato in possesso di un quaderno nel quale erano stati trascritti a mano i dati relativi all'ubicazione di sedi N.A.T.O. e di diversi comandi militari. Avendo il S.I.D. (Servizio Informazioni Difesa) fatto conoscere, in proposito, con nota del 15.4.1970 che trattavasi di notizie delle quali è vietata la divulgazione, al Di Cola veniva contestato il delitto previsto dall'art.256 II cpv. C.P. con mandato di cattura rimasto senza effetto per la latitanza dell'imputato.

 

 

A Mario Merlino ed Emilio Bagnoli veniva, inoltre, fatto carico del delitto previsto dall'art.6 della legge 2 ottobre 1967 n.895 e 110 C.P. per avere, in concorso tra loro, al fine di incutere pubblico timore fatto scoppiare un ordigno nella sezione del M.S.I. sita al Colle Oppio in Roma il 7 ottobre 1969. In ordine a tale accusa gli incolpati si avvalevano della facoltà di non rispondere.

 

 

Contro Anneliese Borth si procedeva penalmente per due reati:

 

1) il delitto di cui all'art.495 C.P. per avere il 13 dicembre 1969 dichiarato falsamente agli Ufficiali di Polizia Giudiziaria della Questura di Roma, in un verbale di interrogatorio, di chiamarsi Strauss Elke di Lothar e di Fischer Erika;

 

2) la contravvenzione prevista dagli artt. 142 e 17 del T.U. delle leggi di P.S. avendo ella omesso di presentarsi alla Autorità di P.S., dopo il suo ingresso nel territorio dello Stato, per fare la dichiarazione di soggiorno.

 

La Borth ammetteva gli addebiti. Dichiarava di essere entrata in Italia clandestinamente e di trovarsi da circa cinque mesi a Roma, dove aveva abitato in un primo tempo con Ivo Della Savia, Pietro Valpreda e Giorgio Spanò in una baracca, poi per un paio di settimane con Roberto Mander nell'abitazione di costui ed in assenza dei di lui genitori. Aggiungeva di essere stata in contatto, per ragioni di simpatia, con alcuni anarchici milanesi (Pino Pinelli e certo Michele) e con quelli romani dei circoli "Bakunin” e "22 marzo”, dei quali le piaceva il modo di vivere anche se ella non si interessava di politica.

 

 

Nei confronti di Olivo Della Savia il 26 gennaio 1970 veniva emesso mandato di cattura per i delitti di detenzione e trasporto di esplosivo in epigrafe specificati. Il Della Savia trovavasi, intanto, già all'estero e rimaneva latitante.

 

 

(continua al capitolo XI Prima Parte poichè il capitolo X, concernente le parti civili, su tre pagine della copia fotostatica ne ha due di mancanti)