IL PROCESSO DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

 

PARTE PRIMA CAPITOLO VI

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Le dichiarazioni di Umberto Macoratti

 

 

Particolari informazioni sui programmi del circolo "22 marzo" e su un loro possibile collegamento con gli obiettivi colpiti dagli attentatori del 12 dicembre1969 venivano rese alla Polizia romana da un anarchico che frequentava il circolo medesimo: Umberto Macoratti.

 

 

Costui, convocato in Questura ed ivi trattenuto dapprima in stato di fermo (successivamente assunse la qualità di testimone), alle ore 10,20 del 16 dicembre cominciava a riferire fatti e circostanze confermandole, poi, negli interrogatori resi durante i giorni successivi in modo sempre più dettagliato.

 

 

Queste, in sintesi, le notizie dal suddetto fornite:

 

 

Il gruppo "22 marzo" era stato da lui frequentato fino a quando non si era reso conto che trattavasi di un’organizzazione diretta alla commissione sistematica di atti di violenza.

 

 

Quando aveva capito ciò, non aveva mancato di manifestare il suo dissenso ed, in questo, si era trovato solidale con l’orientamento del circolo “Bakunin” di Via Baccina, i cui aderenti erano in massima parte inclini a professare l’ideologia anarchica in forma pacifica.

 

 

Riferendosi, in particolare, ad una riunione tenuta il 6 dicembre 1969 nel suddetto circolo “Bakunin" così testualmente si esprimeva:

 

“...Ricordo che Emilio Bagnoli sosteneva la tesi che il suo gruppo e cioè quello del "22 marzo" era per compiere azioni esemplari contro la società. In quell'occasione io intervenni per sostenere la tesi contraria. Intervenne anche Veraldo Rossi. Piero Valpreda parlando con me e con altri compagni in più occasioni ha sostenuto la tesi di creare incidenti con la Polizia e durante le pubbliche manifestazioni nonché di compiere attentati dinamitardi ripetendo spesso la frase: "Bombe, sangue, anarchia".

 

Egli si è poi dimostrato un violento trascinatore dei ragazzi del gruppo e in particolare di Emilio Bagnoli, Emilio Borghese, Roberto Mander o meglio Roberto Gargamelli, i quali quasi tutte le sere s'incontravano con Valpreda al "22 marzo".

 

Io che pure ho avuto una certa simpatia per il Valpreda, tanto che in più occasioni gli ho dato qualche mille lire, non condividevo i suoi propositi di azioni violente e la sua faciloneria. Ho avuto anche l'impressione che il Valpreda fosse un drogato".

 

" Al termine della riunione del 6 dicembre di Via Baccina - proseguiva il Macoratti - passando davanti a Piero Valpreda, questi mi disse: perchè non vieni qui da noi, ti sei messo a lavorare con quelli di Via Baccina? Io risposi di sì, aggiungendo che quelli di Via Baccina erano più seri nel lavoro"; ed ancora: "una sera parlando con Roberto Mander, col quale spesso mi incontravo, seppi che Emilio Borghese gli aveva confidato di essere un nichilista, che malediceva il giorno in cui era nato ed avrebbe voluto distruggere tutto; nel pomeriggio di domenica scorsa (14 dicembre) verso le ore 18, trovandomi sulla soglia del circolo "22 marzo" in Via del Governo vecchio insieme con Emilio Borghese ed altri compagni e commentando il fermo di Mander da parte della Polizia in ordine agli attentati dinamitardi verificatisi il giorno 12, sentii Emilio Borghese esclamare: “Sono fregato anch'io! E' meglio che non ritorno a casa".

 

 

Umberto Macoratti aggiungeva di aver appreso dal Mander che a costui ed a Valpreda il Della Savia prima di partire definitivamente da Roma aveva lasciato un deposito di esplosivo, detonatori e miccia sotterrato nei pressi della Via Tiburtina.

 

 

Precisava altresì di aver ricevuto richieste di esplosivo da parte dello stesso Mander, il quale, al suo diniego, aveva detto che avrebbe incaricato il Borghese di procurargliene in Sicilia.

 

 

Il definitivo abbandono del gruppo "22 marzo" da parte del Macoratti - secondo quanto da questi dichiarato - era avvenuto in seguito ad una riunione tenuta il 16 novembre 1969 nel negozio di Via del Boschetto gestito dal Valpreda e dal Della Savia. Nel corso di tale riunione, successiva alla manifestazione pubblica di protesta contro la guerra nel Vietnam del 15 novembre durante la quale una vetrina della ditta americana "Minnesota" era stata infranta con un sasso dal Mander, quest'ultimo aveva detto "che era troppo poco quel che aveva fatto la sera precedente e che bisognava porre in atto attentati dinamitardi con bombe molotov contro l'Altare della Patria".

 

 

Nella stessa riunione il Borghese aveva parlato dell'opportunità di effettuare rapine in danno di istituti bancari per poi bruciare pubblicamente i soldi in segno di disprezzo per il capitale; inoltre, su suggerimento di Roberto Gargamelli, si era detto che uno degli attentati dinamitardi poteva essere effettuato nella Banca Nazionale del Lavoro dove era impiegato, come cassiere il padre dello stesso Gargamelli.

 

 

Circa la nota conferenza tenuta dal Serventi, detto "Cobra", nel circolo "22 marzo" il pomeriggio del 12 dicembre 1969, il Macoratti precisava che la stessa, cui anch'egli aveva assistito, doveva essere tenuta nella sede del "Bakunin" in via Baccina e solo la sera prima era stata spostata in quella di Via del Governo vecchio. Egli vi si era recato con un apparecchio registratore, onde incidere le parole del "Cobra"; e la registrazione era avvenuta in due tempi, dei quali solo il primo si era svolto con la sua collaborazione, in quanto dopo la prima parte della conferenza se ne era andato.

 

 

Circa gli orari relativi alla suddetta manifestazione culturale, egli si dimostrava molto impreciso: in un primo tempo parlava dalle ore 16,00 come inizio ed aggiungeva di essersi allontanato dal locale verso le 17,30; poi variava questi due orari rispettivamente inore 16,30 e 17,50; infine affermava di essere uscito alle 17,05 e non escludeva di essersi potuto ivi trattenere solo per un quarto d'ora: cioè durante il tempo strettamente necessario per istruire Emilio Bagnoli sull'uso del registratore (in precedenza aveva però dichiarato di aver presenziato a tutta la prima parte della registrazione - durata trenta minuti - e di essere ivi rimasto anche nell'intervallo ricreativo fra la prima e la seconda, allorchè fu comprato e consumato del vino).

 

 

Relativamente al viaggio di Pietro Valpreda da Roma a Milano, Umberto Macoratti dichiarava di avere da costui ricevuto la richiesta di un prestito di £.5.000, somma occorrente per affrontare le spese del viaggio medesimo. Egli si era recato a portargli il danaro nella sede del "22 marzo" verso le 17,30 dell'11 dicembre, ma aveva appreso che il Valpreda era già partito.

 

 

Successivamente interrogato dal Procuratore della Repubblica, il 18 dicembre, sulla posizione del Mander nel pomeriggio degli attentati, così si esprimeva:

 

"Non mi risulta che Mander Roberto abbia assistito alla conferenza del Cobra. Il Mander si preoccupò soltanto di portare il Cobra al Circolo".

 

 

Nel riepilogo fatto al Magistrato del Pubblico Ministero sulla criminosa attività del "22 marzo” egli indicava Pietro Valpreda e Mario Merlino come i capi dell'organizzazione.

 

(continua al capitolo VII Parte Prima)