IL PROCESSO DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

 

PARTE PRIMA CAPITOLO V

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Il riconoscimento del tassista

 

 

La mattina del 15 dicembre 1969 un tassista milanese, Cornelio Rolandidi anni quarantasette, spontaneamente si presentava alla Stazione dei Carabinieri di Milano - Piazza Duomo - facendo presente di voler riferire circostanze importanti in relazione alla strage di tre giorni prima; ed, avviato alla sede del Nucleo Investigativo dell'Arma, dichiarava alle ore 11,25, dinanzi al tenente Giampietro Ciancio ed al maresciallo Angelo d'Arpa, quanto segue:

 

 

“Il giorno 12 dicembre 1969, alle ore 16 circa, mentre mi trovavo in questa Piazza Beccaria a fianco del mio taxi, con lo sguardo rivolto verso la Galleria del Corso, ho notato un signore che poco dopo è salito sul mio taxi con in mano una borsa nera in vilpelle con cerniera del tipo di quella descritta dai giornali. Il suddetto mi ha chiesto di accompagnarlo in Via Albricci passando da S.Tecla.

 

Dopo essere partiti ed essere arrivati in Via S.Tecla, mi ha ordinato di fermare il taxi dal quale è subito disceso, dicendomi di attendere unattimo. Attraverso lo specchio retrovisore ho notato che si allontanava ritornando indietro per Via S.Tecla e svoltando l'angolo verso Piazza Fontana, portando con sè la borsa nera. Dopo circa tre o quattro minuti il suddetto cliente è ritornato sul mio taxi, senza avere con sè la borsa nera.

 

Mi ordinava quindi di portarlo con urgenza in Via Albricci. Dopo essere ripartito gli chiedevo dove avrei dovuto fermarmi in Via Albricci. Mi rispose che per lui andava bene in qualsiasi posto; anzi precisò che appena giunti sull'angolo della Via Albricci mi diceva che andava bene così. Allungava la mano e mi consegnava lire 600, prezzo della corsa, allontanandosi - di corsa – in direzione di Piazza Missori.

 

Come potete vedere dalla cedola di servizio, sulla quale vengono tutte le corse segnate da noi tassisti, la corsa fatta con la persona sopra riferita è avvenuta con partenza alle ore 16,00 da Piazza Beccaria e termine alle ore 16,15 in Via Albricci.

 

E' evidente che potevano anche essere tra le 16,12 e le 16,15 (il termine) in quanto siamo soliti arrotondare l'orario di qualche minuto. Dopo aver lasciato il cliente ho proseguito la mia corsa verso Porta Romana, fermandomi ad un posteggio per taxi e, più precisamente al "posteggio del Carcano" posto all'angolo di corso Piazza Romana e Via Vigentino.

 

Ho quindi fatto altre due corse e, alle ore 17,00 circa, in Via Rizoni ho avuto notizia dell'avvenuta esplosione alla Banca dell'Agricoltura di Piazza Fontana, dove successivamente mi sono portato avendo conferma di quanto era accaduto dai miei colleghi.

 

Sul momento non ho collegato il trasporto del suddetto signore con l'esplosione. L'indomani, sabato, e ieri, domenica, sono rimasto a letto con la febbre. Tuttavia leggendo i giornali e riguardando la cedola di servizio, ripensando alla borsa che portava quel signore, mi sono sorti dei sospetti, per cui ho ritenuto di rappresentarvi l'accaduto".

 

" Il mio taxi è una Fiat 600 multipla targato 1111936519, con numero di posteggio 3444".

 

" La borsa era di forma tipo rettangolare, di colore nero, in pelle o similpelle, con cerniera e probabilmente un solo manico. Mi è sembrato che fosse alquanto pesante, in quanto, quando il cliente è sceso in Via S.Tecla, ha tirato su la borsa che aveva appoggiato sul pavimento della vettura, facendo un certo sforzo".

 

“Il signore risponde ai seguenti connotati: età anni 40 circa, altezza 1,73-74 circa, corporatura regolare, capelli neri, leggermente ondulati, regolari mossi, occhi scuri, sopracciglia nere regolari, senza baffi, basette regolari, orecchie regolari, un pò stempiato. Indossava un cappotto di fattura regolare al di sotto del ginocchio ma non lungo, di colore marrone scuro. Pantaloni scuri con camicia e cravatta. Parlava un buon italiano; senza particolari inflessioni, ma mi è sembrato che fosse un italiano studiato. Nel complesso mi è sembrata una persona elegante, dal comportamento distinto e serio. Il colorito del volto era bruno. Nel complesso non mi dava l'impressione che si trattasse di un italiano, ma bensì di un tipo tedesco di quelli mori".

 

" Quando il cliente è sceso in Via S.Tecla, dopo aver preso la borsa mi è sembrato abbastanza eccitato ed ha sbattuto la portiera del taxi con una certa violenza dicendomi queste testuali parole: "mi attenda un attimo che torno subito". Anche quando è tornato sul taxi senza la borsa ha sbattuto violentemente la porta dell'auto dicendomi: "Di volata in Via Albricci". Quando è sceso in Via Albricci ho notato che aveva molta fretta tanto è vero che si è allontanato con passo molto spedito quasi di corsa... Il tono della voce era baritonale... Nel caso in cui dovessi rivedere il suddetto passeggero di persona, ritengo di poterlo riconoscere. La prima volta ho scaricato il cliente in via S.Tecla a quindici metri circa dall'angolo formato da via S.Clemente e la via medesima, cioè molto prima del night S. Tecla".

 

 

Sulla base delle indicazioni fornite dal Rolandi, circa i connotati del passeggero, i Carabinieri tracciavano un identikit dell'uomo descritto ed il tassista, presane visione, lo trovava corrispondente alla persona da lui trasportata nella misura dell'80%.

 

 

Al Rolandi, poi, venivano mostrate varie fotografie (fra le quali non vi era quella di Pietro Valpreda), ma egli, dopo averle esaminate, non era in grado diriconoscere alcuno nelle stesse.

 

 

Seguiva l'intervento del ten. col. dei CC. Aldo Favali, il quale effettuava con un'autovettura, insieme al Rolandi, il percorso da questi già fatto nel pomeriggio del 12 dicembre di piazza Beccaria e via S.Tecla fino al punto ove era sceso il cliente con la borsa.

 

 

Quindi il tassista veniva accompagnato dal Favali, nelle ore pomeridiane del 15 dicembre, nell’Ufficio del Questore di Milano; ed ivi gli fu mostrata una fotografia di un individuo, fotografia già notata dal suddetto ufficiale sul tavolo del Questore.

 

 

"Il Rolandi la esaminò e disse: Sembra il passeggero da me trasportato, salvo che quello che ho accompagnato io aveva il viso più scavato".

 

 

Si trattava di una fotografia di Pietro Valpreda ricavata da una carta d'identità rilasciata allo stesso nel 1966. Venivano fatte vedere, ancora, al Rolandi altre fotografie di diversi soggetti, custodite negli Uffici della Questura, ma egli non era in grado di effettuare altri riconoscimenti.

 

 

La mattina successiva il Rolandi medesimo veniva accompagnato a Roma, ove subito dopo il fermo era stato intanto tradotto Pietro Valpreda.

 

 

Ivi, nel tardo pomeriggio del 16 dicembre, egli dinanzi ad un magistrato della locale Procura della Repubblica riconosceva, previa conferma di quanto dichiarato il giorno prima nella Questura di Milano, proprio il Valpreda, fra cinque persone allineate davanti a lui e con l'osservanza delle modalità prescritte dall'art.360 C.P.P., come la persona da lui trasportata in taxi dalle ore 16 alle ore 16,15 del 12 di quello stesso mese con partenza da Piazza Beccaria.

 

(continua al capitolo VI Parte Prima)