Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull’eversione dell’estrema destra

 

La fuga di Franco Freda da Catanzaro nell'ottobre del 1978 e la sua latitanza a Reggio Calabria: gli appoggi forniti da elementi di A.N. e della 'ndrangheta

 

PARTE SESTA

Capitolo 43

(pag. 383 del fascicolo processuale)

 

 

Il 5 ottobre del 1978 la Questura di Catanzaro aveva segnalato che Franco FREDA, sottoposto all'obbligo di soggiorno in tale città durante la celebrazione del dibattimento dinanzi alla Corte d'Assise, si era allontanato facendo perdere le proprie tracce. Veniva quindi emesso, ai sensi dell'art. 272 c.p.p. del 1930, un nuovo mandato di cattura nei suoi confronti ma, nelle settimane seguenti alla sua fuga, le ricerche del capo della cellula padovana non davano alcun esito. Franco FREDA veniva tuttavia rintracciato, nell'agosto del 1979, a S. Josè del Costarica e, tratto in arresto dalla Polizia di quel paese, veniva espulso e consegnato alle autorità italiane il 24.8.1979.

 

 

 

Si accertava che Franco Freda aveva trovato alloggio in Costarica grazie ad un suo vecchio amico di Padova, tale Marco Barnabò il cui nome già compariva negli atti dell'istruttoria sulla "pista nera", e che egli viveva con un documento falso intestato al calabrese Mario Vernaci, documento che si era procurato grazie all'interessamento dell'avv. Paolo Romeo, militante di A.N. di Reggio Calabria.

 

 

 

Dalle dichiarazioni confessorie di alcuni militanti di Ordine Nuovo di Roma (Paolo Aleandri, Pancrazio Scorza, Ulderico Sica), risultava che la fuga di Franco Freda dal soggiorno obbligato era stata ideata ed organizzata da alcuni "vecchi" ordinovisti del Veneto quali Massimiliano FACHINI e Roberto RAHO, mentre per la fase della materiale attuazione si era ricorsi all'opera di più giovani militanti romani quali Benito Allatta, Ulderico Sica e Pancrazio Scorza. Tutti coloro che, a vario titolo, avevano contribuito alla fuga di Franco Freda da Catanzaro venivano rinviati a giudizio nell'ambito dell'istruttoria a carico di ADDIS Mauro ed altri condotta dal G.I. di Roma, da uno stralcio della quale è nata la presente istruttoria (cfr. ordinanza di rinvio a giudizio in data 14.1.1984, pp. 870 - 875, vol. 26, fasc. 1).

 

 

 

Nel corso delle indagini si accertava altresì che, prima di raggiungere il Costarica, Franco Freda era stato momentaneamente ospitato in un appartamento nella zona di San Remo di un'altro calabrese, ma nulla era stato possibile sapere in merito al periodo, certamente non breve, trascorso da Freda in Calabria in attesa, prima di tentare l'espatrio, che le acque si calmassero. Questa lacuna nella ricostruzione della fuga di Franco Freda è stata colmata a seguito delle recenti dichiarazioni di Giacomo LAURO e Filippo BARRECA, esponenti di rilievo della 'ndrangheta, divenuti collaboratori di giustizia.

 

 

 

Il racconto dei due collaboratori conferma non solo l'appoggio fornito a Franco Freda dall'avv. Paolo Romeo, militante di A.N., ma soprattutto l'ospitalità offerta per diversi mesi al fuggiasco da parte di elementi legati alla 'ndrangheta, a riscontro di quanto affermato più volte da Vincenzo VINCIGUERRA in merito ai momenti di alleanza operativa che vi erano stati, sin dai tempi del golpe Borghese, fra i gruppi dell'estrema destra ed alcune cosche della 'ndrangheta.

 

 

 

Giacomo Lauro in data 8.7.1993 dinanzi a questo Ufficio ha raccontato:

 

 

 

- che Franco FREDA era stato presentato all'avv. Paolo Romeo e all'avv. Giorgio De Stefano da tale dr. ZAMBONI, originario della zona di Modena ed esponente della Massoneria, ed era stato così affidato a persone di fiducia anche perchè la cosca dei fratelli De Stefano era storicamente legata agli ambienti di estrema destra.

 

- che Franco Freda, dopo il suo allontanamento da Catanzaro, era stato ospite per un certo periodo in casa di Mario Vernaci a Reggio Calabria e, quale nota di colore, Giacomo Lauro ricordava che Mario Vernaci aveva dovuto con frequenza procurare al suo ospite, di stretta osservanza vegetariana, verdure fresche. Dopo un paio di mesi, sempre tramite l'avv. Paolo Romeo, Freda si era trasferito a casa di Filippo Barreca a Pellaro nei dintorni di Reggio Calabria. Infine Franco Freda si era nuovamente stabilito a Reggio Calabria in casa di Carmelo VADALA'. In previsione della fuga in Costarica, lo stesso Giacomo Lauro aveva indicato a Giacomo Vernaci un falsario di Roma che era in grado di approntare nel modo migliore un passaporto per il latitante intestato a Mario Vernaci, fratello di Giuseppe –

 

- che le spese per il mantenimento di Franco Freda, durante la sua latitanza in Calabria, erano sempre state affrontate dall'avv. Paolo Romeo. Dal canto suo Filippo Barreca ha confermato di aver ospitato per circa quattro mesi Franco Freda nella sua casa di Pellaro su richiesta dell'avv. Paolo Romeo e dell'avv. Giorgio De Stefano che erano venuti anche varie volte a trovare il suo ospite (cfr. richiesta di autorizzazione a procedere redatta dal dr. Vincenzo Macrì della D.D.A. presso la Procura di Reggio Calabria in data 21.6.1993 nei confronti dell'avv. Paolo Romeo per il reato di cui l'art. 416 bis c.p., vol. 21, fasc.2, pp. 7 - 8).

 

 

 

In seguito, sempre secondo il racconto di Barreca, perfettamente sovrapponibile a quello di Giacomo Lauro, Franco Freda era stato ospite di Carmelo Vadalà a Reggio Calabria e poi in una casa nella disponibilità di altri calabresi nella zona di Ventimiglia prima di passare in Francia.

 

 

 

Anche Filippo Barreca ha poi confermato che Freda era stato accompagnato a Reggio Calabria da un certo dr. Zamboni, originario della zona di Modena ma abitante a Roma e di professione medico, il quale lo aveva affidato a Paolo Romeo e Giorgio De Stefano (richiesta cit. pag. 9).

 

 

 

Filippo Barreca era stato poi oggetto di un attentato, dal quale era riuscito a salvarsi, il 15.11.1979, pochi mesi dopo l'arresto di Freda in Costarica.

 

 

 

Infatti nel suo ambiente era emerso che era stato proprio Filippo Barreca a Fornire la prima informazione confidenziale alla Questura di Reggio Calabria che aveva consentito, grazie ad una serie di accertamenti , la localizazione e l'arresto del latitante.

 

 

 

Filippo Barreca ha indicato quale mandante del tentativo di omicidio nei suoi confronti, Paolo De Stefano, il quale a sua volta aveva organizzato l'attentato per incarico dei gruppi di destra di cui faceva parte l'avv. Paolo Romeo, arrestato proprio in quei giorni per il favoreggiamento nei confronti di Freda (richiesta cit. p. 9).

 

 

 

Il dr. Zamboni è stato identificato in Roberto ZAMBONI medico residente a Roma e nipote di un noto diplomatico recentemente deceduto. Il dr. Roberto Zamboni è proprietario di numerosi beni immobili in Emilia e titolare di numerose società che operano nei settori più svariati (cfr. nota della D.I.A. in data 15.6.1994, vol. 21 fasc. 2). Il dr. Roberto Zamboni appartiene effettivamente all'ambiente massonico e ciò conferma la circolarità dei rapporti fra strutture occulte, ambienti eversivi di estrema destra ed organizzazioni storiche della criminalità organizzata come la 'ndrangheta e testimonia il livello di protezioni di cui il "soldato politico" Franco Freda ha goduto per tentare di sottrarsi alla giustizia italiana.

 

 

 

Quanto alle intese con la criminalità organizzata, del resto, esattamente Vincenzo Vinciguerra, riferendo in merito all'adesione di parte della 'ndrangheta al progetto del golpe Borghese, aveva osservato:

 

 

"In contrasto con quella che era stata la realtà storica (e cioè una certa azione di contrasto nei confronti dei gruppi mafiosi attuata durante il regime fascista) il neofascismo si trovò ad un certo punto vicino alle organizzazioni storiche della criminalità italiana in nome di un esasperato anticomunismo e della salvaguardia di tradizioni e valori che queste organizzazioni sembravano voler difendere e talvolta incarnavano. Un errore che sta poi alla base di collusioni operative come quelle in occasione del golpe Borghese che ho descritto". (cfr. int. Vinciguerra 13.1.1992, f. 3).

 

 

 

 

Si ricordi che anche Angelo IZZO, le cui dichiarazioni sono state sovente ingiustamente sottovalutate, aveva ricevuto da Franco Freda alcune precise confidenze in merito alla sua latitanza in Calabria.

 

 

 

Franco Freda gli aveva infatti raccontato, quando erano in carcere insieme, che nei primi giorni della sua latitanza nella zona di Reggio Calabria egli si era incontrato con uno dei fratelli DE STEFANO il quale gli aveva proposto di non espatriare ma di continuare la sua latitanza in Calabria protetto dalla sua cosca e di mettere in piedi insieme a quelli di A.N. un'organizzazione seria in Calabria.

 

 

 

Freda, parlando con Izzo, si era mostrato quasi rammaricato di aver completamente disatteso tale proposta (cfr. int. Izzo al G.I. di Milano, 16.4.1992, f. 1).

 

 

 

Il racconto di Filippo Barreca merita ancora un ultimo richiamo. Più volte durante il periodo trascorso nella sua abitazione, Franco Freda gli aveva detto che se non fosse riuscito ad uscire dal processo di Piazza Fontana avrebbe "fatto saltare l'Italia" intendendo dire che avrebbe fatto rivelazioni sconvolgenti sul ruolo di apparati dello Stato (cfr. richiesta di autorizzazione a procedere cit. p.10).

 

 

 

Filippo Barreca non ha saputo specificare altro, ma alla luce di quanto emerso in questa istruttoria e nelle istruttorie collegate il messaggio insito in queste parole non richiede molte spiegazioni.