Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull’eversione dell’estrema destra

 

I riscontri sulla detenzione da parte di Avanguardia Nazionale dei timers elettrici: l'appunto della Guardia di Finanza in data 15.1.1976 - La deposizione del coI. della G.d.F. Franco Mannucci 

 

PARTE SESTA

Capitolo 42

(pag. 377 del fascicolo processuale)

 

 

In data 6.12.1993, nell'ambito degli accertamenti relativi alle dichiarazioni di Carmine DOMINICI, il Comando Gruppo Carabinieri di Bologna recuperava quasi casualmente un appunto di fonte confidenziale risalente al febbraio 1976 e concernente un traffico di timers acquistati nel 1975 a Reggio Calabria da Avanguardia Nazionale al fine di confezionare ordigni da utilizzarsi per attentati (cfr. nota R.O.S. di Roma 11.12.1993 vol. 21 fasc. 1).

 

 

 

Si accertava che l'appunto confidenziale era stato consegnato al Comando Generale dei Carabinieri dal Comando Generale della GdF in data 15.1.1976 in quanto la Guardia di Finanza, esauriti i primi accertamenti e sequestrati sei timers, aveva correttamente preferito mettere a disposizione dei Carabinieri le notizie contenute in tali appunti, non entrando nei compiti istituzionali della GdF la prevenzione e la repressione del terrorismo (cfr. nota R.O.S. dei Carabinieri, 26.1.1994 vol. 21 fasc. 1).

 

 

 

Le notizie, tutte di grande interesse ed in piena sintonia con quanto emerso nella presente istruttoria, erano state raccolte a Reggio Calabria dal col. della Guardia di Finanza Franco MANNUCCI, all'epoca addetto al Comando Generale della GdF di tale città e direttore del reparto che aveva funzioni informative (cfr. nota R.O.S. Carabinieri, 28.1.1994).

 

 

 

L'appunto, basato sulle notizie fornite da un confidente di tale ufficiale, merita di essere riportato integralmente:

 

 

 

APPUNTO 1. Fonte occasionale ha segnalato che tra gli aderenti al movimento estremista "AVANGUARDIA NAZIONALE" di Reggio Calabria, nella seconda metà dello scorso dicembre, era in atto un traffico di "timers", congegni ad orologeria per esplosivi, acquistati al prezzo di lire 2.000.000 cadauno. La fonte ha precisato che due o tre anni orsono l'organizzazione eversiva suddetta avrebbe avuto come obiettivo i piloni dell'energia elettrica siti nei pressi del cimitero del capoluogo calabro.

 

 

 

2. La stessa fonte ha, inoltre, aggiunto che nello stesso periodo di tempo, un tale colonnello PROFAZIO (zio del cantante folk Otello PROFAZIO), allora in servizio a Trieste e provincia avrebbe consegnato ad elementi di "AVANGUARDIA NAZIONALE" di Reggio Calabria, con i quali era in contatto, alcuni appunti e note relativi alle modalità pratiche per minare ponti, viadotti etc..

 

 

 

3. Al riguardo, militari della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, unitamente a personale del locale Antiterrorismo, il giorno 8 gennaio 1976, alle ore 03.00 circa, hanno rinvenuto e sequestrato, a carico di ignoti, a breve distanza dalla caserma della Polizia Stradale di quella città, 6 congegni ad orologeria a pulsante. Il suddetto materiale era occultato sotto una ruspa in disuso e tutti i congegni erano muniti dei relativi cavi di collegamento.

 

 

 

4. Dalla fonte che ha consentito il sequestro di cui sopra, sono stati acquisiti i seguenti altri elementi:

 

 

a) interessati al traffico dei congegni sarebbero tali SQUILLACE Gabriele, DOMINICI Carmelo, ed un certo Totò, non meglio identificato, appartenenti ad un movimento estremista di destra. Uno di questi sarebbe già noto per una precedente partecipazione ad azione terroristica nella provincia di Cosenza.

 

b) gli esplosivi relativi ai detti congegni sarebbero stati in procinto di arrivare da Roma.

 

c) il traffico di congegni sarebbe da porsi in relazione a possibili futuri attentati da perpetrare nella nottata del 14-15 gennaio 1976, in concomitanza con lo svolgimento in Roma di un noto processo politico. d) azioni terroristiche dovrebbero essere effettuate in varie città italiane tra Roma, Napoli, Reggio Calabria e Catania.

 

e) al trasporto dei congegni in Reggio Calabria avrebbe provveduto un certo "colonnello" da non identificarsi con la persona già indicata nel precedente punto 2. "

 

 

 

 

Le notizie contenute nell'appunto si riferivano quindi a timers dello stesso tipo di quelli descritti da DOMINICI -indicato nell'appunto stesso fra i militanti di A.N. interessati al traffico - timers che provenivano da Roma, avevano all'epoca un costo notevole e dovevano essere utilizzati, insieme all'esplosivo che era anch'esso in procinto di arrivare da Roma, per attentati da effettuarsi in varie città fra cui Reggio Calabria e Catania.

 

 

 

Le notizie contenute nell'appunto apparivano subito attendibili, non solo per la sintonia dell'acquisto di tali timers, nel dicembre 1975, con la testimonianza di Dominici ma anche per altri particolari d'ambiente.

 

 

 

Infatti, accanto al nome di Carmine DOMINICI (erroneamente chiamato Carmelo), era indicato il nome di SQUILLACE Gabriele (più esattamente SQUILLACI Gabriele), un altro importante elemento di A.N. di Reggio Calabria (cfr. nota della DIGOS di Reggio Calabria, 9.9.1993, vol. 21, fasc. 1, f.11) ed un certo Totò, da identificarsi certamente in Antonio FAGA', detto appunto TOTO', altro avanguardista di Reggio Calabria (cfr. nota Centro C.S. di Palermo in data 24.2.1976).

 

 

 

Inoltre l'importante processo politico in corso di svolgimento a Roma a partire dal gennaio 1976, ed in concomitanza del quale avrebbe dovuto partire la campagna di attentati, è individuabile nel processo celebrato dal Tribunale di Roma fra il gennaio e il giugno 1976 nei confronti di Avanguardia Nazionale e conclusosi con le condanne, peraltro a pene modeste ( non superiori a due anni di reclusione ) di alcuni militanti i cui nomi ricorrono anche negli atti di questa istruttoria fra cui DELLE CHIAIE, TILGHER, GENOESE ZERBI, DE ECCHER e CARMASSI.

 

 

 

Si provvedeva quindi ad acquisire gli atti ancora disponibili in merito al rinvenimento e al sequestro dei 6 timers, operato dalla GdF a Reggio Calabria nel gennaio 1976 sulla base delle notizie fornite dal confidente.

 

 

 

I sei timers erano stati sequestrati dalla GdF nelle prime ore del 7.1.1976 sotto una pala escavatrice nei pressi dell'autostrada. Come risultava dai pochi atti ancora disponibili, e cioè un rapporto preliminare diretto alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria e un articolo pubblicato sulla Gazzetta del Sud del 9.1.1976, si trattava effettivamente di sei timers elettronici a forma di parallelepipedo, quattro di colore azzurro e due di colore nero, contenenti un circuito stampato, un diodo e muniti di cavetti elettrici ed un piccolo detonatore ( cfr. nota R.O.S. Carabinieri in data 10.3.1994, vol. 21, fasc.1 ).

 

 

 

Tali timers erano quindi del tutto analoghi a quelli descritti da Carmine DOMINICI e la loro presenza testimoniava il persistente interesse di A.N. per tale tipo di congegni. Al fine di completare il quadro probatorio e di acquisire notizie processualmente utilizzabili veniva quindi sentito il tenente colonnello Franco MANNUCCI, attualmente comandante del Gruppo della Guardia di Finanza di Verona, il quale non aveva difficoltà a riferire l'intera vicenda dei timers anche perchè colui che all'epoca era stato il suo confidente è da tempo deceduto.

 

 

 

La testimonianza del ten.col. Mannucci, assai precisa e particolareggiata nonostante il tempo trascorso, merita di essere riportata integralmente:

 

 

"Rileggo in questa sede l'appunto e posso dire che ricordo che tale appunto fu da me redatto sulla base di notizie acquisite da una fonte che era inserita nel particolare ambiente calabrese e quindi aveva contatti sia con elementi delle criminalità organizzata sia con esponenti dell'estrema destra di Reggio Calabria.

Poichè il nostro Corpo non si occupa specificamente di repressione di reati con finalità di terrorismo io feci in modo che l'appunto fosse trasmesso al Comando Generale per la successiva diramazione agli organi di polizia giudiziaria competenti.

Posso indicare il nome della fonte in quanto si tratta di una persona deceduta. Si tratta di Bruno GALATI, di Reggio Calabria, e seppi che era deceduto quando, nel 1988, tornai a Reggio Calabria per assumere il comando del Gruppo e appresi appunto che il GALATI, malato di diabete, era deceduto.

Costui, quando facevo servizio per il II Reparto, aveva una quarantina di anni e abitava a Reggio Calabria. Con un fratello aveva una concessionaria della Gestetner. Per quanto ricordo era persona formalmente incensurata, tanto è vero che aveva rapporti di fornitura con Enti Pubblici, ma, come ho appunto accennato, aveva notevoli conoscenze nel campo della malavita.

Seguimmo la fonte per un certo periodo, direi almeno tre anni; la seguivo io personalmente con l'ausilio di un sottufficiale che poteva muoversi più comodamente in quanto poco conosciuto.

Questa fonte ci forniva notizie in merito ad attività di malavita comune e tuttavia sapevo che aveva simpatie per la destra in quanto diceva di essere intimo amico di CICCIO FRANCO, allora esponente del M.S.I. Era un fonte piuttosto attendibile.

Se non sbaglio le notizie contenute in questo appunto furono le prime di specifico interesse in materia di terrorismo. Ricordo che il GALATI mi chiamò, se non sbaglio alle tre di notte, e ci indicò dove si trovavano i timers che poi furono sequestrati sulla base delle nostre indicazioni. Io e i miei uomini ovviamente non partecipammo al recupero per ovvi motivi di riservatezza.

Ricordo però che la notizia del rinvenimento apparve su uno dei giornali locali in prima pagina o sulla prima pagina delle notizie locali con una fotografia di questi oggetti. Io non vidi mai i timers, ma ricordo dalla fotografia che avevano l'aspetto di un parallelepipedo con una manopolina che poteva sembrare un potenziometro e con dei fili elettrici che fuoriuscivano da questa scatoletta. Il giornale potrebbe essere o Il Giornale di Calabria, che era edito a Cosenza, o Il Giornale di Sicilia, edito a Messina, ma che aveva delle pagine dedicate alla cronaca calabrese.

Dopo il rinvenimento, nel corso di un incontro, ci furono fornite dalla fonte le altre notizie contenute nell'appunto che inquadravano il contesto in cui era nato il traffico di questi timers. Se non sbaglio, la fonte già prima del ritrovamento ci aveva fatto cenno a possibili traffici di quel tipo.

Poichè l'argomento specifico, al di là del sequestro dei timers, non riguardava i compiti istituzionali del mio settore, trasmisi come ho detto l'appunto al Comando Generale e non effettuammo specifici accertamenti.

A domanda dell'Ufficio: credo che i nomi SQUILLACI Gabriele e DOMINICI Carmine al nostro settore non dicessero nulla di particolare, così come anche il nome Colonnello PROFAZIO.

A domanda dell'Ufficio: durante questo servizio a Reggio Calabria non ebbi sostanzialmente alcun contatto con elementi di destra o di Avanguardia Nazionale in quanto non era il nostro settore di intervento. Per noi l'operazione si concluse sul piano preventivo con il sequestro dei timers".

 

 

 

Era quindi perfettamente corrispondente al vero quanto dichiarato da Carmine Dominici in data 30.11.1993 e cioè che Avanguardia Nazionale di Reggio Calabria, nella prima metà degli anni settanta disponesse di timers provenienti dalla struttura centrale di Roma da utilizzarsi per preparare attentati con congegni sempre più sofisticati e costosi.

 

 

 

Anche in questo caso, come sembra essere accaduto in quasi tutti gli episodi oggetto dell'istruttoria, emerge il ruolo di persone appartenenti agli Apparati dello Stato con funzioni di aiuto e di supporto logistico nei confronti dei gruppi eversivi.

 

 

 

Nel caso in esame due colonnelli dell'Esercito, uno dei quali avrebbe consegnato ad elementi di A.N. appunti militari contenenti istruzioni pratiche per minare ponti e viadotti ( si tratta dell'allora colonnello ed attualmente generale Antonio PROFAZIO il quale è risultato anche iscritto ad una loggia massonica; cfr. nota R.O.S. Carabinieri, 10.1.1994, vol. 21, fasc. 1 ) ed il secondo si sarebbe addirittura occupato del trasporto dei timers a Reggio Calabria.

 

 

 

Si tratta di notizie difficilmente riscontrabili ma che comunque appaiono del tutto plausibili alla luce delle complessive risultanze dell'istruttoria e della vastità delle collusioni con i gruppi di estrema destra individuate con riferimento alla prima metà degli anni settanta.

 

 

 

Indubbiamente il recupero dell'appunto informativo della G. di F. di Reggio Calabria ha aggiunto un altro importante tassello al quadro che già si era delineato e tale appunto, insieme agli accertamenti ad esso connessi e alla testimonianza del colonnello Mannucci dovrà essere trasmesso, con il provvedimento conclusivo della presente istruttoria, alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria (presso cui già pende un procedimento collegato) per l'eventuale esercizio dell'azione penale nei confronti dei dirigenti della struttura occulta di A.N. operante in tale città ed in altre zone della Calabria.