Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull’eversione dell’estrema destra

 

La testimonianza di Carmine Dominici - La struttura eversiva di Avanguardia Nazionale in Calabria ed i suoi collegamenti con la struttura centrale di Roma - La disponibilità dei timers elettrici

 

PARTE SESTA

Capitolo 41

(pag.366 del fascicolo processuale)

 

 

Carmine DOMINICI è stato, quantomeno fino al 1976, un esponente importante di A.N., inserito nella struttura illegale e uomo di fiducia del marchese Felice GENOESE ZERBI, dirigente dell'organizzazione a Reggio Calabria.

 

 

 

Del resto la relazione consegnata da Guido Paglia al cap. Labruna lo indica appunto quale fedelissimo del marchese Zerbi insieme ad un altro militante, Pino Barletta (relazione Paglia, f.3).

 

 

 

Anche Vincenzo Vinciguerra aveva avuto modo di conoscere Carmine Dominici sia in occasione di suoi brevi ritorni dalla Spagna in Italia per prendere parte alle riunioni riservate che si tenevano, presente anche Dominici, a Roma nell'appartamento coperto di via Sartorio, sia, negli anni successivi, avendo condiviso con Dominici un periodo di detenzione a Massa Carrara.

 

 

 

Vinciguerra lo ha definito con nettezza come un elemento di punta ed operativo dell'organizzazione (cfr. int. 21.12.1992 f.2). A partire dalla seconda metà degli anni '70, con il sostanziale scioglimento di A.N. a seguito del decreto del Ministro dell'Interno ed il disperdersi dei suoi dirigenti, Carmine Dominici, come molti altri militanti, era passato ad attività di malavita comune ed è stato infine condannato ad una lunga pena detentiva, che sta tuttora scontando, per il concorso, seppur con un ruolo secondario, nel sequestro del farmacista Giuseppe Gulli avvenuto in Calabria nel 1980 e che si era concluso con la morte dell'ostaggio.

 

 

 

Carmine Dominici nel procedimento relativo a tale sequestro aveva assunto un atteggiamento di parziale collaborazione e si è ritenuto quindi opportuno procedere alla sua audizione nella speranza che egli accettasse di rendere noto almeno parte di quanto a sua conoscenza sulle attività eversive di A.N. negli anni della strategia della tensione.

 

 

 

Il tentativo ha avuto un risultato positivo. Carmine Dominici, ha accettato di testimoniare anche perchè animato da un forte spirito critico e da insofferenza nei confronti di Stefano della Chiaie, del marchese Zerbi e degli altri dirigenti di A.N. che negli anni settanta avevano mandato allo sbaraglio soprattutto in Calabria tanti giovani, "riciclandosi" poi talvolta in più remunerative carriere politiche anche in partiti di governo come l'avv. Paolo Romeo diventato parlamentare del PSDI.

 

 

 

Egli ha tratteggiato un quadro molto dettagliato della struttura di A.N. a Reggio Calabria e dei suoi rapporti con la struttura centrale di Roma ed ha riferito alcuni episodi che evidenziano il carattere occulto ed eversivo della struttura di A.N. negli anni settanta.

 

 

 

Quella di Carmine Dominici è una voce importantissima, poichè la sua collaborazione costituisce una assoluta novità nel panorama della destra eversiva e la prima testimonianza dall'interno, dopo quella di Paolo Pecoriello, su Avanguardia Nazionale organizzazione le cui attività sono rimaste per larga parte sconosciute.

 

 

 

Appare quindi opportuno riportare direttamente in questa sede il racconto offerto da Dominici in data 30.11.1993 ad eccezione di quelle parti che si riferiscono alla figura di Cristano De Eccher ed all'operazione manifesti cinesi di cui si è già parlato e ad eccezione anche dei riferimenti alla strage di Gioia Tauro del 22.7.1970, episodio che sarà trattato in un prossimo capitolo:

 

 

"Faccio presente che io ho militato sin da giovane nella destra e in particolare, simpatizzando per la Giovane Italia che era una delle organizzazioni giovanili del M.S.I.; parliamo quindi di un periodo che risale alla metà degli anni '60. In seguito, ho fatto parte dell'organizzazione AVANGUARDIA NAZIONALE all'incirca dal 1967/1968 sino al 1976, anche quando l'organizzazione ufficialmente era stata sciolta a seguito del decreto di scioglimento del Ministro dell'Interno. Faccio presente che io ho sempre vissuto a Reggio Calabria svolgendo l'attività di ferroviere e solo per alcuni anni sono stato mandato in servizio a Crotone in anni assai lontani, fra il 1962 e il 1965.

Per entrare in AVANGUARDIA NAZIONALE fui avvicinato da FELICE GENOESE ZERBI che era un ricco possidente di casata nobile, proprietario e anche curatore di numerose terre. Io aderii con entusiasmo in quanto l'attività politica in AVANGUARDIA soddisfaceva il mio credo politico e partecipai quindi negli anni seguenti, attivamente e concretamente, alle riunioni e a tutte le attività .

Faccio presente che il leader indiscusso a livello di Reggio era proprio lo ZERBI e intorno a lui c'era un nucleo di militanti più ristretto che costituiva "l'apparato" dell'organizzazione.

A Reggio Calabria le persone vicine a ZERBI erano quindi PASQUALE CRISTIANO, BENITO SEMBIANZA, FRANCESCO LIGATO, il sottoscritto e GIUSEPPE BARLETTA, detto PINO. Noi quindi costituivamo lo staff dirigente e decisionale della città. 

C'erano poi molti giovani simpatizzanti che facevano riferimento ad Avanguardia Nazionale giovanile di cui per un certo tempo, sino al suo assassinio per opera di un missino, fu segretario mio fratello Benvenuto. C'era anche un bel gruppo a Catanzaro di cui era capo ANTONIO BENEFICO, detto TOTO'.

Avanguardia Nazionale di Reggio Calabria faceva riferimento ovviamente alla leadership romana di Stefano DELLE CHIAIE, il quale veniva spesso in Calabria accompagnato talvolta da MINO D'AGOSTINO e da altri militanti.

Io stesso ho conosciuto i più importanti militanti romani, partecipando anche a Roma ad alcune riunioni in appartamenti dove potevano convergere anche persone latitanti. Dei militanti romani ho conosciuto, fra i più vicini a Stefano DELLE CHIAIE, il medico CESARE PERRI, CARMINE PALLADINO, GIULIO CRESCENZI detto "er panza", BRUNO DI LUIA, FAUSTO FABBRUZZI, MAURIZIO GIORGI e VINCENZO VINCIGUERRA, quest'ultimo incontrato a Roma in Via Sartorio.

Un altro appartamento dove si tenevano queste riunioni si trovava alla "Tomba di Nerone" che è una zona di Roma, ma non saprei dire in quale via esattamente.

Ho partecipato a queste riunioni a Roma fra la fine del 1971 e il 1975. Vi fu anche una riunione intorno al 1974 che si svolse in un appartamento diverso dai due che ho citato e a cui erano presenti anche DELLE CHIAIE, MASSIMILIANO FACHINI che mi fu presentato come tale, MAURIZIO GIORGI e altri militanti di Avanguardia.

In quell'occasione, DELLE CHIAIE diede a FACHINI una bella mazzetta di denaro, ma non sono in grado di dire per quale ragione. Faccio presente che non sono in grado di collocare precisamente tutti gli appartamenti di Roma nella disponibilità di Avanguardia in quanto per le riunioni io raggiungevo il Bar Sergio di Piazza Tuscolo e lì qualcuno, varie volte FAUSTO FABBRUZZI altre volte CARMINE PALLADINO, venivano a prendermi e mi portavano al luogo della riunione.

D'altronde Stefano DELLE CHIAIE era latitante e le riunioni venivano fatte con la dovuta riservatezza......

Poichè l'Ufficio mi chiede in particolare di FAUSTO FABBRUZZI, posso dire che era una persona poco appariscente, ma in realtà uomo di grandissima fiducia di Stefano DELLE CHIAIE, direi fra i primi tre considerando oltre a lui TILGHER e GIORGI.

Era lui a portare messaggi e ad esempio ad introdurmi nei primi tempi quando non ero ancora conosciuto. Lo conoscevo abbastanza bene e lo andavo a trovare anche presso la banca dove lavorava.

Nel 1976 effettuai anche un viaggio in Spagna, mi sembra in aprile, inizialmente per motivi di piacere e poi andai a trovare Stefano DELLE CHIAIE e Madrid. Passai il confine per conto mio con un passaporto falso. In proposito posso dire che avevo comunque saputo che c'era una località, e precisamente Port Bou, tra la Francia e la Spagna, ove era facile passare il confine in quanto c'era un appoggio costituito da persone vicine a DELLE CHIAIE.

A Madrid dormii in un appartamento che ora non sono in grado di indicare e incontrai assieme a Delle Chiaie anche Maurizio GIORGI, PIERO CARMASSI, CARLO SCARPA e un altro calabrese di nome MARIO.

Avrei dovuto partecipare con loro alla manifestazione di Montejurra invitato specificamente da Stefano, ma dovetti rientrare in quanto avevo una pendenza a Messina relativa ad uno scontro politico. Dopo il mio rientro in Italia andò a Madrid PINO BARLETTA per questioni organizzative di Avanguardia. Posso aggiungere che alla pizzeria "El Apuntamiento" a Madrid ebbi modo di conoscere il maggiore DE ROSA, ex repubblichino, GAETANO ORLANDO del gruppo Fumagalli, e SALVATORE FRANCIA che lavorava presso il locale. A domanda dell'Ufficio, in Spagna ho sentito parlare di GUERIN SERAC in quell'ambiente, pur senza mai conoscerlo.

Ritornando all'ambiente di Reggio Calabria.....vi fu, nel settembre 1969, un comizio del Principe Borghese a Reggio Calabria che fu proibito dalla Polizia. In quell'occasione c'era anche DELLE CHIAIE e il divieto da parte della Questura provocò scontri a cui tutti partecipammo. Vi fu anche un assalto alla Questura per protesta.

Nel dicembre 1970, e cioè pochi mesi dopo tale fallito comizio, vi fu il tentativo noto appunto come "golpe Borghese". Anche a Reggio Calabria eravamo in piedi tutti pronti per dare il nostro contributo.

ZERBI disse che aveva ricevuto delle divise dei Carabinieri e che saremmo intervenuti in pattuglia con loro, anche in relazione alla necessità di arrestare avversari politici che facevano parte di certe liste che erano state preparate.

Restammo mobilitati fin quasi alle due di notte, ma poi ci dissero di andare tutti a casa. Il contrordine a livello di Reggio Calabria venne da ZERBI. Nel luglio 1970, peraltro, era già scoppiata la nota rivolta di Reggio Calabria, scoppiata al momento di un comizio di un onorevole democristiano, BATTAGLIA, che stava parlando a Reggio.

Devo dire che io fui uno dei primi a iniziare la sommossa durante questo comizio e fu questa la prima scintilla dei moti di Reggio Calabria. La rivolta durò fino al 1972 con una interruzione, ad un certo punto, a seguito di assicurazioni che erano state date circa le richieste dei rivoltosi.

A riprova della mia parte attiva in tali episodi, posso dire, ad esempio, che io feci un attentato alla sede della Democrazia Cristiana vicino all'Opera Maternità e Infanzia a Reggio Calabria nella medesima notte in cui con un piano coordinato vi furono altri tre attentati a sedi politiche e uno alla Standa. Ricordo che riuscii ad entrare nel palazzo della sede D.C. con uno stratagemma.

Partecipai anche a numerosi scontri di piazza a Reggio Calabria per i quali in alcune occasioni fui arrestato, in particolare durante un assalto ad una sede del P.C.I.. A livello organizzativo ricordo un'altra serie di attentati, contemporanei ad un comizio di ALMIRANTE, che fu organizzata da me e da altri elementi di Avanguardia in danno della Prefettura di Reggio, degli uffici amministrativi dell'ENEL in zona Reggio/Campi e della chiesa di San Brunello che non era distante da casa mia.

Parlando degli elementi di Reggio Calabria, posso aggiungere che un altro elemento di spicco era certamente GIUSEPPE SCHIRINZI, che era studente universitario a Roma e faceva la spola tra Roma e Reggio Calabria. Costui, in una certa fase, si infiltrò in un gruppo extraparlamentare di sinistra di Reggio di cui non sono in grado di ricordare il nome. Ciò avvenne su richiesta di ZERBI.

Poichè l'Ufficio mi chiede se io sia a conoscenza delle responsabilità per gli attentati all'Altare della patria a Roma il 12.12.1969, posso dire che si diceva nel nostro ambiente che fossero opera della destra, ma non posso essere più preciso..... E' indubbio che AVANGUARDIA NAZIONALE a Reggio Calabria disponesse di molto esplosivo, avendo nella sua disponibilità tre tipi di esplosivo. La gelignite, proveniente dalle cave, e poichè l'Ufficio mi fa il nome dell'ing. MUSELLA come uno dei proprietari di queste cave, posso confermare che parte di questa gelignite proveniva dalle sue cave. L'ing. MUSELLA è in seguito morto per un attentato di origine malavitosa.

Inoltre, tritolo, micce e detonatori provenivano da militanti di A.N. che facevano il servizio militare come paracadutisti e facevano fuoriuscire tale materiale dalle caserme. E così anche per le bombe a mano SRCM.

Inoltre c'era esplosivo al plastico del tipo color rosso mattone che mi fu dato in varie occasioni da ZERBI e credo provenisse da Roma.

Io ho detenuto anche buona parte di questo materiale nella mia abitazione e lo consegnavo quando ce n'era bisogno.

Un fatto particolare fu il timer che io ricevetti durante una riunione qualche tempo dopo la morte di mio fratello che avvenne nel maggio 1972.

Questa riunione si stava svolgendo a Reggio a casa di ZERBI, quindi, nel 1972 o 1973. Era una riunione del cosiddetto "apparato", con la presenza mia, di FRANCESCO LIGATO, di PINO BARLETTA, naturalmente di ZERBI e forse di PASQUALE CRISTIANO.

Ad un certo punto della riunione, ZERBI mi prese da parte e mi fece vedere una cosa che mi disse essere un timer e che era un oggetto, credo di bachelite, di colore nero, di forma rettangolare e con una specie di manopola graduata abbastanza simile a certe manopole delle radio. In alto a sinistra c'era anche una spia lampeggiante rossa di verifica del circuito interno. Credo che si trattasse di un congegno elettronico. Il timer era grande più o meno come un pacchetto di sigarette, ma un po' più spesso.

ZERBI mi chiese se per caso conoscessi qualcuno in grado di riprodurlo o di farne degli altri simili. Io gli risposi che avrei potuto tentare con una persona che conoscevo. Si trattava di GIOVANNI CUDA, elettrotecnico e militante di AVANGUARDIA, il cui nome però non feci a ZERBI.

Presi il timer e lo mostrai a CUDA il quale però non accettò la mia proposta, non perchè non ne fosse capace, ma perchè mi disse che avendo un fratello Carabiniere temeva che un timer del genere potesse essere usato in attentati che coinvolgessero militari dell'Arma o anche personalmente suo fratello.

Ricordo che tenne per un po' il timer in mano e poi me lo restituì. Io nel giro di pochissimo tempo restituii il timer a ZERBI. A domanda dell'Ufficio, non posso dire con certezza da dove provenisse il timer in quanto ZERBI non me lo disse. Comunque non era roba locale. Posso supporre che come altre cose delicate, ad esempio il plastico di cui ho parlato, provenisse da Roma. Posso precisare che mostrai il timer a CUDA fuori dal bar comunale di Reggio Calabria ove ci eravamo appartati."

 

 

 

 

Carmine DOMINICI ha poi aggiunto di aver partecipato a Reggio Calabria nel 1975 ai preparativi di un comizio di Avanguardia Nazionale che era stato coordinato dalla Direzione di Roma e che aveva visto la presenza di militanti spagnoli e portoghesi, uno di questi ultimi affidato a Reggio Calabria proprio a DOMINICI affinchè ripetesse con lui in italiano il discorso che doveva tenere quel giorno.

 

 

 

Il racconto di Carmine DOMINICI costituisce quindi uno spaccato dall'interno di Avanguardia Nazionale e delinea una struttura eversiva ed occulta, ben dotata di armi e esplosivi ed operante sull'asse Roma-Reggio Calabria.

 

 

 

Tale testimonianza è corroborata da sicuri elementi di riscontro che ne rendono fuori di dubbio l'attendibilità.  Infatti:

 

 

 

- il comizio cui ha accennato Carmine DOMINICI è stato ricordato in modo del tutto analogo da Vincenzo VINCIGUERRA che ha precisato che almeno un militante spagnolo (l'avv. Josè Luis JEREZ RIESCO) e un militante dell'Esercito di Liberazione Portoghese di nome Mario si erano fermati nell'appartamento clandestino di via Sartorio a Roma prima di raggiungere Reggio Calabria (int. Vinciguerra, 5.5.1993 f.1). Il comizio, anche secondo i ricordi di Vinciguerra, si era svolto nell'ottobre del 1975. Pur non avendo in sè nulla di llecito, la partecipazione di DOMINICI, cui era stato affidato uno dei militanti portoghesi, alla preparazione di quella giornata è elemento significativo dell'importanza del ruolo ricoperto da Dominici in Avanguardia Nazionale a Reggio Calabria e quindi della sua attendibilità e della sua effettiva conoscenza degli episodi più riservati.

 

 

 

- Nel corso di una perquisizione avvenuta il 16.4.1982 nell'abitazione di Roma di Leda MINETTI, già convivente di Stefano Delle Chiaie, sono state rinvenute numerose lettere inviate alla donna da Carmine Dominici attinenti soprattutto al tema del venire meno degli ideali e del tradimento della militanza che aveva caratterizzato il comportamento di molti dirigenti di A.N. (cfr. vol.21 fasc.1). Anche tali lettere sono una prova del profondo inserimento di Carmine DOMINICI nell'organizzazione. Del resto Carmine Dominici aveva già riferito di essere stato ospite per un mese a Roma nell'appartamento di Leda MINETTI durante il periodo della sua militanza politica (dep. cit. f.3).

 

 

 

- Il punto di appoggio esistente secondo Dominici,a Port Bou, al confine tra la Francia e la Spagna e costituito da persone vicino a Stefano DELLE CHIAIE era noto anche a Vincenzo VINCIGUERRA. Questi, infatti, ha spiegato che GUERIN SERAC aveva un suo uomo a Port Bou, un ex appartenente ai commandos speciali francesi ed esperto sommozzatore il quale aveva aiutato a passare clandestinamente il confine almeno un elemento di Avanguardia Nazionale. Tale militante francese era morto nel 1976 cadendo in Francia dal treno rapido Talgo che unisce Parigi a Barcellona e tale morte era dovuta probabilmente ad un attentato (cfr. Vinciguerra 30.6.1992 f.2).

 

 

 

- Anche l'approvigionamento di esplosivo del tipo gelignite da parte di A.N. presso la cava di proprietà dell'ing. MUSELLA, morto in seguito per un attentato di matrice malavitosa, ha trovato conferma in una testimonianza resa separatamente e di fonte attendibile. InfattiGiacomo LAURO, importante pentito della 'ndrangheta calabrese e sovente elemento di collegamento, come si vedrà nel prossimo capitolo, fra tale organizzazione e A.N. e ingenere nell'ambiente di destra, ha spiegato che Avanguardia Nazionale, quando aveva bisogno di esplosivo, si riforniva, con i buoni uffici della cosca del fratelli DI STEFANO, vicini all'estrema destra, presso la cava dell'ing. Musella (dep. Lauro al G.I. di Milano, 8.7.1993, f.2).

 

 

 

- Giacomo LAURO ha anche ricordato che Carmine Dominici nel 1977 gli aveva mostrato una fotografia scattata in un ristorante di Roma ove lo stesso Dominici era ritratto insieme a DELLE CHIAIE, al marchese ZERBI e ad altri camerati di A.N. (cfr. dep. Lauro cit. f.2) Anche tale particolare è sintomatico della fiducia di cui Carmine Dominici godeva da parte dei responsabili dell'organizzazione. - un altro collaboratore di giustizia, Giovanni GULLA', appartenente alla 'ndrangheta, ha confermato che alcune cosche della 'ndrangheta (fra cui quella facente capo a Domenico MARTINO e ai fratelli CALABRESE) erano in contatto con Avanguardia Nazionale, in particolare proprio tramite Carmine Dominici, che durante la rivolta di Reggio aveva fornito al gruppo Martino un paio di casse di bombe a mano SRCM trafugate da una caserma di Catanzaro grazie alla complicità di un colonnello dell'Esercito (cfr. int. Gullà dinanzi al P.M. della D.D.A. di Reggio Calabria, 12.10.1994, f.3, vol.21, fasc.7).

 

 

 

Durante il 1973 vi era stato poi un incontro a S. Elia fra gli avanguardisti Stefano DELLE CHIAIE, il marchese ZERBI e Bruno DI LUIA da una parte e Giuseppe CALABRESE dall'altra per concordare una cessione da parte di A.N. alla 'ndrangheta di armi ed esplosivo in cambio di un appoggio logistico nella zona (f.3).

 

 

 

Si noti che il riferimento ad un "colonnello" dell'Esercito complice delle attività di A.N. trova riscontro in un analogo riferimento contenuto nell'appunto in data 15.1.1976 della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, appunto di cui si tratterà nel prossimo capitolo.

 

 

 

La testimonianza di Carmine Dominici offre quindi una panoramica molto vasta: dall'effettuazione anche a Reggio Calabria, dell'operazione "manifesti cinesi" all' infiltrazione, ad opera di Giuseppe SCHIRINZI su richiesta del marchese Zerbi, in un gruppo extraparlamentare di sinistra, così come avevano fatto Mario MERLINO a Roma e Giovanni VENTURA a Padova, seguendo le linee strategiche esposte nei documenti dell'AGINTER-PRESS. Ed ancora dai preparativi anche a Reggio Calabria per il golpe Borghese, in occasione del quale gli avanguardisti, provvisti di divise da Carabiniere, avrebbero effettuato un'azione di rastrellamento degli avversari politici, sino alla delineazione degli elementi essenziali della struttura occulta e ben rifornita di esplosivi di A.N. in Calabria.

 

 

 

Due episodi raccontati da Carmine Dominici meritano particolare attenzione per i loro riflessi su scenari più vasti.

 

 

 

In primo luogo Dominici ha dichiarato di aver partecipato ad una riunione a Roma in un appartamento "coperto" cui erano presenti, fra gli altri, Stefano DELLE CHIAIE e Massimiliano FACHINI : In tale occasione Delle Chiaie aveva consegnato a Fachini una notevole somma di denaro contante. Tale incontro e tale comune presenza ad una riunione riservata, del capo di A.N. e di colui che, dopo l'arresto di Freda e degli altri era diventato l'elemento di punta del gruppo veneto, è tutt'altro che irrilevante.

 

 

 

Uno dei motivi su cui si erano fondate le sentenze di assoluzione delle Corti di merito - in particolare la Corte di Assise di Catanzaro, chiamata nel 1989 a giudicare congiuntamente DELLE CHIAIE e FACHINI a seguito dell'ordinanza di rinvio a giudizio del G.I. dr. Le Donne a conclusione della quarta istruttoria - era stata infatti la mancanza di una prova certa del collegamento operativo fra i due gruppi e cioè del fatto che la cellula veneta e la struttura di A.N. rappresentassero un unico apparato eversivo, tatticamente separato ma strategicamente concorde e costituito appunto da due sottogruppi autonomi ma in grado di raccordarsi.

 

 

 

La Corte di Assise di Catanzaro, nella sentenza del 20.2.1989 che aveva mandato assolti Delle Chiaie e Fachini, era giunta pur sminuendo in modo eccessivo i numerosi elementi anche documentari offerti dal G.I., ad un giudizio negativo in merito all'esistenza di tale struttura articolata ed aveva concluso che gli anelli di collegamento fra la cellula di Freda e la struttura di A.N. (pur ripetutamente ribaditi negli stessi verbali di Giovanni Ventura) erano troppo deboli e non sufficentemente provati (cfr. sentenza cit. pagg. 432 - 453).

 

 

 

La testimonianza di Carmine Dominici introduce un elemento molto forte per poter affermare, sia pur tardivamente, l'inesattezza delle conclusioni della Corte d'Assise, in quanto si tratta di una testimonianza diretta ed attendibile che colloca DELLE CHIAIE e FACHINI presenti insieme in una riunione ristretta inequivocabilmente legata a comuni attività eversive.

 

 

 

Del resto anche Angelo FACCIA, ex repubblichino e titolare sin dagli anni sessanta a Barcellona di un avviata azienda metalmeccanica, ha dichiarato, in modo assolutamente disinteressato, che nel 1972 o 1973 fra i molti italiani che Stefano Delle Chiaie aveva avviato da lui, obbligandolo di fatto ad assumerli, vi era proprio il padovano Massimiliano Fachini (cfr. dep. Faccia 18.8.1994, ff. 1 - 2).

 

 

 

Anche questa volta purtroppo la conferma di importanti elementi già presenti nella ricostruzione dell'accusa è giunta troppo tardi rispetto ai tempi ed alle scadenze processuali.

 

 

 

L'altro episodio della massima importanza è evidentemente la presenza nelle mani del marchese ZERBI, nel 1972 o 1973, di un timer che doveva essere riprodotto in serie e che proveniva con ogni probabilità dalla struttura centrale di Roma. Non si tratta di un timer appartenente al lotto dei timers utilizzati il 12 dicembre 1969, poichè il congegno descritto da Dominici, che lo aveva avuto in consegna e lo ricordava bene, era elettronico e non elettrico, con tanto di spia lampeggiante rossa di verifica del circuito interno. Nonostante ciò ed anzi proprio in ragione di ciò l'episodio di cui Carmine Dominici è stato diretto testimone, costituisce una conferma molto significativa e quasi insperata dell'intera ricostruzione dell'attività eversiva di A.N. negli anni della strategia della tensione delineata in questa parte dell'ordinanza.

 

 

 

Infatti un timer elettronico costituisce un congegno più sofisticato - sopratutto in quegli anni e un salto di qualità nella tecnica di attivazione di ordigni esplosivi rispetto ad un timer elettrico, consentendo anche l'utilizzo ed il comando a distanza.

 

 

 

Se ne trae la netta sensazione che, dopo i timers abbastanza semplici utilizzati il 12 dicembre 1969, la struttura di A.N. abbia cercato di affinare il suo livello tecnico in vista evidentemente della preparazione di nuovi attentati.

 

 

 

Del resto la costante detenzione di timers è un elemento altamente sintomatico della continuità di una strategia in quanto gli attentati caratterizzati dall'uso di timers, dal 1969 in poi, sono stati pochissimi (quasi sempre sono state usate micce, inneschi chimici o sveglie che permettessero la chiusura del circuito) e non è un caso che la struttura che con ogni probabilità aveva usato due timers per quella parte dell'operazione del 12.12.1969 che era di sua competenza (i due attentati all'Altare della Patria), pochi anni dopo disponesse e intendesse riprodurre simili congegni ma ad un livello ovviamente più sofisticato.

 

 

 

E sopratutto anche in questo caso, la ricerca di un riscontro obiettivo ed indiscutibile, ha avuto pieno successo, grazie all'acquisizione di una ormai dimenticata nota informativa della G.d.F. risalente all'inizio del 1976 e alla testimonianza dell'Ufficiale che, utilizzando una sua fonte confidenziale l'aveva redatta.