Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull’eversione dell’estrema destra

 

La testimonianza di Paolo Pecoriello - Il corso sull'uso degli esplosivi tenuto a Roma da un istruttore dell'O.A.S. - L'importazione di armi dalla Grecia - La posizione di Roberto Palotto

 

PARTE SESTA

Capitolo 40

(pag. 359 del fascicolo processuale)

 

 

Paolo PECORIELLO è forse l'unico dissociato "storico" di Avanguardia Nazionale, organizzazione che egli ha abbandonato dopo una lunga militanza a Roma, in Emilia e in Toscana in ragione di un ripudio personale dell'uso della violenza e un rifiuto della disponibilità a farsi strumentalizzare che A.N. aveva mostrato.

 

 

 

Sentito più volte nel corso dell'istruttoria, Paolo Pecoriello ha accettato di ripercorrere, aggiungendo numerosi dettagli, gli episodi cui egli aveva personalmente partecipato nella seconda metà degli anni '60 o di cui aveva avuto precise notizie nell'ambiente di A.N.

 

 

 

Fra di essi ancora l'operazione "manifesti cinesi", il corso sull'uso degli esplosivi tenuto a Roma in una sede di A.N. da un francese di nome JEAN e l'importazione, nel 1968, di due ingenti carichi di armi dalla Grecia all'Italia.

 

 

 

In merito all'operazione "manifesti cinesi" Paolo Pecoriello, avendovi partecipato personalmente, ha potuto riferire, nella deposizione in data 17.12.1991, ai GG.II. di Milano e di Bologna (f.2):

 

 

"E' accaduto almeno quattro o cinque volte che io stesso, pur essendo un militante di destra ed anzi proprio per questo, abbia partecipato a manifestazioni, affisso manifesti o fatto scritte "di sinistra".

La prima volta accadde a Roma nel 1964 allorquando affissi dei manifesti di ispirazione marxista-leninista, un'altra volta accadde in Toscana per l'Epifania del 1966.

Io ed altri fascisti affiggemmo manifesti di ispirazione marxista- leninista che propugnavano la fuoriuscita a sinistra dal Partito Comunista in occasione di un congresso di tale Partito.

Ricordo che alcuni fascisti furono fermati dalla Polizia (a Livorno) mentre affiggevano questi manifesti e vennero immediatamente rilasciati.

Un'altra volta, allorquando mi trovavo a Terni, feci delle scritte murali di ispirazione marxista e un'altra volta ancora, sempre nel periodo in cui mi trovavo a Terni, mi recai a Roma per partecipare ad una manifestazione dell'estrema sinistra di fronte all'Ambasciata americana.

Si trattava di una manifestazione di tipo pacifista ed io avrei dovuto gettare una bomba a mano contro l'Ambasciata con lo scopo, se possibile, di colpire qualche sentinella e provocare così una reazione contro la manifestazione.

So che anche altri avevano ricevuto il mio stesso incarico.

A D.R.: A dare tale genere di incarichi era la dirigenza di Avanguardia Nazionale.

A D.R.: Circa il fatto che A.N. fosse in rapporto con il Ministero dell'Interno e che le azioni di A.N. fossero ispirate dallo stesso Ministero, posso dire quanto segue. Non ho conoscenza diretta dei rapporti fra A.N. e il Ministero, tuttavia i dirigenti di Avanguardia ammettevano tali rapporti nonchè i rapporti con altri ambienti particolarmente qualificati.

Solo più avanti con gli anni ho messo in relazione questi discorsi con un collegamento di A.N. con la P2.

Mi hanno fatto riflettere inoltre altre due circostanze e cioè che alcuni appartenenti di A.N. fossero figli di funzionari del Ministero dell'Interno e il fatto che dovunque in Italia noi di A.N. eravamo considerati delle spie da tutta la destra.

Non intendo fare il nome del dirigente di A.N. con cui ho avuto colloqui in merito a tale argomento. Da tutto quanto sopra, comunque, ho tratto il convincimento che la strategia di mimesi in attuazione della quale ho operato anch'io sia stata ideata proprio dal Ministero dell'Interno."

 

 

 

 

In data 25.5.1992, Paolo Pecoriello ha precisato che i gruppi di fascisti che avevano operato a Livorno ed erano stati subito rilasciati dopo il fermo dalla Polizia "per ragioni facilmente intuibili" erano coordinati dal fedelissimo di Stefano Delle Chiaie, Flavio CAMPO, e stavano affiggendo i manifesti cinesi in concomitanza con un congresso del P.C.I. che si stava svolgendo in tale città (dep. al G.I. di Milano, f.1).

 

 

 

Il racconto di Paolo Pecoriello è quindi perfettamente sovrapponibile a quanto Vincenzo Vinciguerra aveva appreso da Stefano Delle Chiaie e, a Livorno come a Roma, un gruppo di fascisti fermati "per errore" mentre stava effettuando l'attacchinaggio era stato subito rilasciato grazie all'intervento di solerti funzionari.

 

 

 

La diffusione dei "manifesti cinesi" deve essere stata un'operazione di assai vasta portata e dispiegata su quasi tutto il territorio nazionale se Carmine DOMINICI, avanguardista di Reggio Calabria, ha ricordato che finti manifesti di un sedicente Partito Comunista Marxista-Leninista erano stati affissi anche nella sua città, fra il 1965 ed il 1966, da camerati di Avanguardia (cfr. dep. Dominici 30.11.1993 f. 4) con i medesimi intenti provocatori ed un'analoga azione di propaganda inquinante, sempre mediante l'affissione di manifesti, si era verificata, come ha ricordato Pierluigi Concutelli, anche a Bellolampo in Sicilia alla fine degli anni '60.

 

 

 

In relazione al corso di addestramento sull'uso degli esplosivi, Paolo Pecoriello ha raccontato (cfr. dep. 17.2.1991, f.1):

 

 

 

"Ho effettivamente frequentato un corso di addestramento alla guerriglia nel cui contesto veniva anche insegnato l'uso di esplosivi, ma tale corso a mio giudizio non ha nulla a che vedere con strutture tipo GLADIO. Seguii questo corso a Roma nel 1966. Nostro istruttore era un francese che mi venne presentato come ex ufficiale dell'O.A.S.

Ci venne insegnato ad usare il plastico, ma in realtà non disponevamo di tale materiale, bensì di una sostanza simile non avente proprietà esplosive. Al corso partecipammo in due o forse in tre. C'ero io, c'era Flavio Campo e mi pare un'altra persona che non ricordo. Il corso si tenne in una ex sede di Avanguardia, in un sottoscala di Michele Amari."

Paolo Pecoriello ha poi precisato che alle diverse fasi del corso avevano partecipato complessivamente una ventina di militanti di A.N. e che il nome dell'istruttore francese era JEAN" (cfr. dep. 25.5.1992, f.2).

 

 

 

 

Tale ultima indicazione consente un importante collegamento.

 

 

 

Molto probabilmente, infatti, l'istruttore francese ex ufficiale dell'O.A.S. era uno dei vari JEAN, tutti esperti nella pratica degli esplosivi, che nella seconda metà degli anni '60 Guerin SERAC aveva raccolto nella sua organizzazione, l'Aginter Press, quando ancora essa aveva sede a Lisbona ed organizzava, appunto, corsi sull'uso degli esplosivi e sulle altre tecniche della "guerra non ortodossa" (cfr. documentazione Aginter Press, vol.3o, fasc.8, ff.44 e ss.)

 

 

 

L'istruttore presente nella sede di Via Amari potrebbe identificarsi in Jean Denis RAINGEARD DE LA BLETIERE, ex ufficiale dell'Esercito francese presente a Madrid, ancora negli anni '70, nel gruppo di Guerin Serac, esperto di esplosivi, personalmente conosciuto da Vincenzo Vinciguerra e più volte da lui indicato come uomo di fiducia di Serac anche in operazioni "coperte" di notevole livello, quali il progetto di colpo di Stato filo-americano "secessionista" dalla madrepatria portoghese ideato per le Azzorre grazie alla costituzione del fantomatico FRONTE DI LIBERAZIONE di tale arcipelago (cfr. int. Vinciguerra, 7.5.1992, f.2 e documentazione Aginter Press, vol.30, fasc.8, ff.54-56).

 

 

 

Stefano DELLE CHIAIE ha del resto ammesso di avere conosciuto Jean Denis, anche se ha prudentemente spostato la data di tale conoscenza all'inizio degli anni '70 (cfr. int. Delle Chiaie, 18.9.1992, f.4).

 

 

 

L'istruttore presente ai corsi di Via Amari potrebbe anche identificarsi in Jean-Marie GUILLOU, fratello minore di Guerin Serac, anch'egli particolarmente esperto nel confezionamento di ordigni esplosivi e personaggio alquanto misterioso poichè, nonostante una richiesta da parte di questo Ufficio alle Autorità francesi, non è stato possibile acquisirne nemmeno una fotografia.

 

 

 

L'indicazione fornita da un diretto testimone dei fatti quale Paolo Pecoriello è del tutto credibile in quanto concorda con l'analogo ricordo di un altro militante "storico" di Avanguardia Nazionale, e cioè Carmine DOMINICI.

 

 

 

Questi, infatti, ha ricordato che un cittadino francese di nome JEAN era assai conosciuto nell'ambiente di A.N. di Roma ed era molto competente nel campo degli esplosivi. Aveva anche tenuto delle lezioni sull'argomento ad avanguardisti calabresi e per tale ragione Carmine Dominici, che pur non aveva bisogno di insegnamenti essendo già piuttosto esperto, lo aveva conosciuto personalmente (cfr. dep. Dominici, 29.9.1994, ff.1-2).

 

 

 

Carmine Dominici ha anche aggiunto che la figura di Guerin Serac e dei suoi più stretti collaboratori erano molto note in Avanguardia Nazionale e si sapeva che su tale organizzazione la struttura di A.N. poteva contare in caso di necessità (dep. citata, f.2).

 

 

 

E' certo che la presenza di JEAN, ex militante dell'O.A.S. ed istruttore nel corso sull'uso degli esplosivi, quasi sicuramente inviato a Roma dall'Aginter Press, testimonia l'effettività dei collegamenti, in un periodo precedente la strage di Piazza Fontana, fra i "legionari" di Guerin Serac e gli uomini di Stefano Delle Chiaie e rende del tutto verosimile l'esistenza di quella linea di comando (Guerin Serac quale ideatore, Stefano Delle Chiaie quale organizzatore, Mario Merlino quale infiltrato e materiale esecutore dei due attentati all'Altare della Patria) delineata dal sottovalutato appunto del S.I.D. del 16.12.1969 quale "catena" responsabile degli attentati del 12 dicembre 1969.

 

 

 

Purtroppo, all'epoca in cui tale appunto fu messo a disposizione dei magistrati che indagavano sulla "pista nera" (novembre 1973), molti dati come quelli appena citati non erano ancora disponibili.

 

 

 

Tale circostanza, unitamente agli ostacoli frapposti dal S.I.D. in merito all'esatta origine dell'appunto e all'individuazione del suo materiale estensore nonchè alla frammentazione delle indagini in ben 4 istruttorie, prima a Milano e poi a Catanzaro, ha reso difficile in passato la percorribilità della pista, quasi certamente veritiera, che era indicata nell'appunto e reso scarsamente leggibile il quadro d'insieme che invece ne era la chiave di interpretazione.

 

 

 

Infine Paolo Pecoriello ha toccato un'altra vicenda di notevole importanza e cioè l'importazione da parte di elementi di Avanguardia di ingenti quantità di armi dalla Grecia nella seconda metà del 1968 (cfr. dep. 17.12.1991 f. 2):

 

 

 

"Si trattò di due carichi di armi provenienti dalla Grecia e sbarcati in Puglia. In merito a questi sò soltanto quello che mi è stato detto da quella persona. Non so quindi di che armi si trattasse. Certo è che parte di queste furono portate a Roma. Confermo che i carichi di armi giunsero in Italia nel 1968. Me ne fu parlato proprio il giorno dopo del trasporto delle armi stesse".

 

 

 

 

 

"Quella persona" che aveva parlato dell'episodio a Paolo Pecoriello nell'immediatezza del fatto avendovi partecipato di persona, è stata inizialmente indicata dal testimone come un suo collega di lavoro a Roma presso il Ministero delle Poste e molto vicina a Stefano Delle Chiaie.

 

 

 

Una volta superate comprensibili titubanze (in quanto si trattava di una persona legata in passato a Paolo Pecoriello da un forte vincolo di amicizia) il testimone la ha indicata in Roberto Palotto, uno degli uomini di fiducia appunto di Stefano Delle Chiaie e che era stato fra l'altro, nei mesi precedenti all'importazione dei carichi di armi, uno dei partecipanti al famoso viaggio di Pino RAUTI e di molti avanguardisti fra cui Mario Merlino nella Grecia dei Colonnelli (cfr. dep. 25.5.1992 f. 2).

 

 

 

La disponibilità di armi anche pesanti da parte di A.N. a Roma non doveva essere un fatto inusuale se Paolo Pecoriello ha ricordato di aver visto a metà degli anni '60 una mitragliatrice, appunto nella disponibilità di A.N., che veniva spostata da un posto all'altro della città senza troppe cautele (cfr. dep. 17.12.1991 f.3).

 

 

 

Roberto PALOTTO, così come Fausto Fabbruzzi e Giulio Crescenzi della cui posizione si tratterà nella seconda ordinanza, era certamente un elemento importante ed operativo della struttura occulta di Avanguardia Nazionale. Egli infatti è nominato nel memoriale di Guido Paglia sulla struttura di A.N. ricevuto dal generale Maletti nel 1972, tramite il Cap. Labruna, appunto dall'ex presidente di A.N. e mai trasmesso nella sua completezza all'Autorità Giudiziaria.

 

 

 

Nel memoriale Guido Paglia indica Roberto Palotto come un elemento di sicuro affidamento per Stefano Delle Chiaie nell'"apparato" clandestino di A.N. (pag. 3 del memoriale), circostanza questa confermata da Vincenzo Vinciguerra (int. 25.7.1992, f.3).

 

 

 

Nella stessa relazione Guido PAGLIA riferisce anche che il gruppo di Flavio Campo, la notte del 7.12.1970 durante il tentativo del golpe Borghese, era già riuscito ad occupare, sfruttando alcune complicità interne, una parte del Ministero dll'Interno, fra cui l'archivio e l'armeria.

 

 

 

Al momento del "contrordine" Roberto Palotto e Saverio Ghiacci, che facevano parte di tale gruppo, si erano impadroniti di alcune pistole mitragliatrici per usarne eventualmente, in futuro ed in caso di difficoltà, il possesso quale prova delle coperture di cui avevano goduto (cfr. relazione Paglia, ff. 7 - 8, vol. 14. fasc. 1).

 

 

 

Anche Paolo Pecoriello, pur senza specificare i nomi dei componenti del gruppo, ha del resto ricordato che la squadra di Flavio Campo era riuscita a penetrare quella notte nel Palazzo del Viminale (cfr. dep. 17.12.1991, f. 3).

 

 

 

Non è quindi un caso che Roberto Palotto sia stato fra coloro cui era stato affidato un compito così delicato come arricchire in modo massiccio la dotazione logistica di A.N. in una fase di poco precedente la strage di Piazza Fontana e il golpe Borghese.

 

 

 

La presenza di Roberto Palotto nella struttura occulta di A.N. e l'emergere di un episodio specifico quale l'importazione di armi dalla Grecia ha imposto il suo interrogatorio in qualità di indiziato per i reati di partecipazione, con funzioni organizzative, a banda armata e di importazione, detenzione e porto illegale di armi.

 

 

 

Roberto Palotto, in data 30.11.1992 e in data 12.1.1993 ha prevedibilmente respinto l'addebito di avere fatto parte di una struttura armata, pur riconoscendo di avere partecipato, nella primavera del 1968, al viaggio nella Grecia dei Colonnelli, ospite in un Collegio Militare, insieme a Mario Merlino, Adriano Tilgher e Guido Paglia, nome quest'ultimo mai emerso fra i partecipanti all'iniziativa (cfr. 30.11.1992, f.2).

 

 

 

Ma soprattutto Roberto Palotto ha ammesso di avere partecipato a Roma, tra il 1966 e il 1967, all'affissione di manifesti di un sedicente Partito marxista-leninista pervenuti ad A.N., pur mantenendo un comprensibile riserbo sull'origine "ministeriale" di tali manifesti e limitandosi ad affermare che "non erano stati stampati nelle sedi di A.N." (f.2).

 

 

 

Tali pur limitate ammissioni confermano comunque il racconto di Vincenzo Vinciguerra e di Paolo Pecoriello, in merito all'esistenza e contestualmente allo stretto riserbo in cui era maturata, di tale azione di disinformazione, attuata secondo i metodi della "guerra psicologica", volta a creare confusione e disorientamento nel campo avversario.

 

 

 

Sul piano della qualificazione giuridica dei fatti, non è tuttavia emersa con certezza la prova che Roberto Palotto fosse uno degli organizzatori della struttura armata di A.N. e del resto la relazione di Guido Paglia, che indica quali dirigenti dell'apparato clandestino Maurizio Giorgi, Flavio Campo, Giulio Crescenzi, Fausto Fabbruzzi e Cesare Perri (oltre, naturalmente, a Stefano Delle Chiaie), pone Roberto Palotto fra i semplici partecipanti alla stessa (relazione Paglia, f.3).

 

 

 

Ne consegue quindi, senza la necessità di una specifica trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Roma, che, derubricata l'ipotesi di reato di cui all'art.306, I comma, c.p. in quella di cui al II comma, i reati di partecipazione a banda armata e quelli connessi all'importazione di armi dalla Grecia ascritti all'indiziato devono essere dichiarati estinti per intervenuta prescrizione.