Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull’eversione dell’estrema destra

 

Le dichiarazioni di Vincenzo Vinciguerra sul ruolo di Avanguardia Nazionale nella strategia della tensione - L'operazione "Manifesti cinesi" - Il collegamento con il programma di Aginter Press

 

 

PARTE SESTA

Capitolo 39

(pag. 351 del fascicolo processuale)

 

 

 

Vincenzo VINCIGUERRA aveva sempre rifiutato di parlare delle attività di Avanguardia Nazionale, organizzazione in cui aveva militato dal 1974, data del suo arrivo in Spagna. Egli ha sempre motivato tale scelta affermando di credere - o più probabilmente illudendosi di credere - che almeno la seconda organizzazione di cui, dopo Ordine Nuovo, aveva fatto parte sino al suo arresto nel 1979 ed anche oltre, non fosse o fosse solo in minima parte coinvolta nella strategia della tensione e strumentalizzata dagli Apparati dello Stato.

 

 

 

Certamente su tale atteggiamento hanno influito i legami strettissimi, sul piano politico e anche personale che, sino a tempi recentissimi, Vinciguerra ha mantenuto con il capo indiscusso di A.N., Stefano DELLE CHIAIE, e con qualche altro militante già appartenente a tale organizzazione.

 

 

 

Solo a partire dall'inizio del 1992 Vinciguerra, anche alla luce di elementi di novità che stavano emergendo in alcune istruttorie in materia di eversione di destra, ha iniziato a manifestare all'esterno una sua riflessione critica su tale posizione e, il 9.3.1992, egli ha prodotto a questo Ufficio un dattiloscritto di 21 pagine, dal titolo "L'albero caduto" (che costituisce nella parte che più interessa l'allegato 4 alla presente ordinanza), che già nel titolo manifesta il venire meno di alcune illusioni anche sulla sua militanza in A.N., militanza che per la vita di Vinciguerra tanta importanza aveva avuto sopratutto durante la latitanza in Spagna, Cile ed Argentina.

 

 

 

In tale documento Vinciguerra afferma apertamente che Avanguardia Nazionale, nel periodo della strategia della tensione e delle strumentalizzazioni da parte dei Servizi segreti, non aveva fatto nulla di più e nulla di meno di Ordine Nuovo (ed di buona parte della dirigenza del M.S.I.) distinguendosi semmai, alla fine degli anni '60, per i suoi legami preferenziali più con l'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'Interno che con il S.I.D.

 

 

 

In tutto il periodo che inizia alla fine degli anni '60 e che giunge sino all'inizio degli anni '80, la separazione fra O.N. e A.N. era stata inoltre più tattica e apparente che reale e non a caso, secondo Vinciguerra, le due organizzazioni si erano suddivise il compito di attuare gli attentati del 12.12.1969, Ordine Nuovo occupandosi di quelli in danno delle banche e Avanguardia Nazionale di quelli in danno dell'Altare della Patria.

 

 

 

Anche A.N. aveva quindi scelto non una strada "rivoluzionaria", ma la strada di un neofascismo in qualche modo subalterno agli interessi della "guerra fredda" che si stava combattendo nel mondo intero e subalterna altresì agli interessi della classe politica dominante e dei suoi Apparati.

 

 

 

Oltre all'operazione "manifesti cinesi" che, secondo Vinciguerra, aveva costituito il prologo della strategia della tensione e di cui fra poco si dirà, Vinciguerra ha offerto altri due esempi concreti di tale ruolo ambiguo di A.N., relativi ad un periodo successivo ai fatti del 1969 e comunque indicativi di una scelta di subordinazione a interessi stranieri e a torbide vicende istituzionali.

 

 

 

Vinciguerra ha infatti accettato di rispondere sul coinvolgimento di A.N. nel tentativo di omicidio di Bernard LEIGHTON e di sua moglie, i due oppositori al regime di Pinochet appartenenti all'ala sinistra della Democrazia Cristiana cilena, gravemente feriti a Roma in un attentato il 6.10.1975.

 

 

 

Michael Townley, l'agente della DINA cilena, organizzatore dell'azione ed attualmente testimone "protetto" residente negli Stati Uniti, scegliendo di collaborare con la giustizia aveva spiegato nel corso di numerosi interrogatori, resi anche all'A.G. di Roma per rogatoria, che l'azione era stata portata a termine, su diretto mandato del generale Pinochet, utilizzando a Roma l'appoggio logistico di Stefano Delle Chiaie e di A.N. e, con un ruolo di autori materiali, Pierluigi CONCUTELLI ed altri militanti romani.

 

 

 

Vincenzo Vinciguerra, nel corso di vari interrogatori (cfr. int. al P.M. di Roma, 9.9.1992 e 16.2.1993 e a questo G.I., 20.11.1992), ha confermato nelle sue linee essenziali il racconto di Michael Townley aggiungendo che il generale Pinochet si era addirittura complimentato personalmente con Stefano Delle Chiaie, durante una visita di questi al dittatore cileno, lo aveva ringraziato per l'appoggio fornito ai suoi uomini a Roma e, nel corso del colloquio, aveva addirittura esclamato con rincrescimento "Maledizione, questo vecchio non vuole morire", riferendosi al fatto che il senatore Leighton, benchè gravemente ferito e semiparalizzato, era riuscito a sopravvivere all'attentato (int. 9.9.1992, f.2).

 

 

 

Vincenzo Vinciguerra si è risolto a rendere tali dichiarazioni avendo appreso che nel corso delle indagini svolte dal P.M. di Roma, dr. Giovanni Salvi, era emersa in relazione all'attentato ai coniugi Leighton un'azione di depistaggio (non dissimile per le sue finalità da quelle che avevano contrassegnato l'attentato di Peteano e l'episodio dell'arsenale di Camerino) condotta dal S.I.D. e dai Carabinieri evidentemente d'intesa con elementi di A.N.

 

 

 

Infatti, subito dopo l'attentato, il S.I.D. aveva diffuso una falsa informativa con la quale si attribuiva il tentato omicidio dei coniugi Leighton ad esponenti dal M.I.R., gruppo cileno di estrema sinistra fautore anche della lotta armata.

 

 

 

Qualche giorno dopo, poi, erano state rinvenute o meglio fatte rinvenire a Roma alcune armi in un appartamento in zona Portuense e, all'interno di una roulotte, vari documenti fra cui uno che rivendicava l'attentato a Leighton, materiale tutto che era stato attribuito dai Carabinieri di Roma al gruppo di estrema sinistra Nuclei Armati Proletari.

 

 

 

Il materiale, appositamente preparato, serviva a ricollegare i presunti detentori dello stesso all'attentato contro i coniugi Leighton e quindi con tale espediente (simile al rinvenimento dei fogli cifrati nel casolare di Camerino) i Servizi intendevano ottenere il risultato di attribuire definitivamente l'attentato all'estrema sinistra.

 

 

 

Nessuno, tuttavia, sino alle indagini condotte dal P.M. di Roma in questi ultimi anni, si era accorto che nella base di A.N. di Via Sartorio era stata sequestrata una piantina della zona che indicava il luogo ove era stata fatta trovare la roulotte ed altresì rinvenuti altri documenti battuti con la stessa macchina per scrivere utilizzata per dattiloscrivere alcuni documenti abbandonati nella roulotte stessa.

 

 

 

La finta rivendicazione non dimostrava quindi la responsabilità dei N.A.P. nell'episodio, bensì quella degli uomini di A.N.

 

 

 

L'azione di "depistaggio" era stata dunque ideata dal S.I.D. e dai Carabinieri d'intesa, sul piano operativo, con elementi di A.N. che avevano certamente approntato il materiale destinato ad essere ritrovato.

 

 

 

Il piano non aveva avuto ulteriori sviluppi e la pista "di sinistra" non aveva portato a specifiche incriminazioni (diversamente da quanto era avvenuto dopo l'episodio di Camerino) sia per l'irruzione della Polizia nel covo di Via Sartorio, che aveva reso troppo pericolosa la prosecuzione dell'operazione, sia probabilmente per un'altra circostanza legata a chi stava dirigendo l'operazione stessa.

 

 

 

Infatti pochi giorni dopo, il 29.10.1975, il generale Maletti era stato rimosso dalla Direzione del Reparto D con provvedimento del Ministero della Difesa ed era quindi venuta verosimilmente a mancare la "mente" del progetto.

 

 

 

Appresi tali recenti sviluppi delle indagini, Vinciguerra ha ricordato che nella base di A.N. di Via Sartorio, a Roma, era appunto presente ed era stata sequestrata una piantina e che in carcere Giulio CRESCENZI, uno degli uomini di fiducia di Stefano Delle Chiaie ed appartenente alla struttura occulta di A.N., aveva manifestato una forte preoccupazione.

 

 

 

Infatti il rinvenimento di tale piantina a seguito dell'irruzione della Polizia nella base di A.N. poteva portare gli inquirenti, se tale reperto fosse stato subito attentamente esaminato, all'individuazione di una "operazione coperta" (int. 9.9.1992, f.1) e cioè evidentemente l'azione contro Leighton.

 

 

 

Collegando tali episodi, Vinciguerra si era definitivamente convinto del ruolo attivo ricoperto dai vertici di A.N. in un'azione di depistaggio ideata dai Servizi segreti e ne aveva tratto la conclusione che la responsabilità di DELLE CHIAIE, CRESCENZI, CONCUTELLI e degli altri militanti per l'attentato contro i coniugi Leighton non poteva più essere taciuta in quanto essi si erano messi non solo a disposizione della DINA cilena, comportamento questo che poteva essere anche comprensibile in un'ottica di reciproci favori, ma anche a disposizione dei Servizi di sicurezza italiani.

 

 

 

L'intera storia dell'attentato ai coniugi Leighton è riportata nella richiesta di rinvio a giudizio depositata dal P.M. di Roma il 29.12.1993 (vol.8, fasc.5), richiesta che si limita necessariamente a chiedere il rinvio a giudizio nei confronti di Giulio Crescenzi e di due ufficiali dei Servizi cileni.

 

 

 

Infatti, pur essendo ormai salde le prove della colpevolezza di DELLE CHIAIE e di CONCUTELLI, non è più possibile procedere nei loro confronti in quanto entrambi già assolti con sentenza definitiva nei precedenti dibattimenti.

 

 

 

L'altro episodio rievocato da Vincenzo Vinciguerra al fine di spiegare le ragioni del suo definitivo distacco da A.N. si riferisce all'omicidio del giornalista Mino PECORELLI, avvenuto a Roma il 20.3.1979.

 

 

 

Vinciguerra ha raccontato nel memoriale "L'albero caduto" (pag.20) e meglio precisato nell'interrogatorio reso a questo G.I. in data 27.3.1992 di avere appreso nel 1981, a Roma nel carcere di Rebibbia, da Adriano TILGHER, luogotenente di Stefano Delle Chiaie, che la pistola con cui era stato ucciso il giornalista era stata nascosta, dopo l'omicidio, da un militante di A.N. di cui Vinciguerra ha indicato il nome nel verbale.

 

 

 

Costui era stato in seguito arrestato in quanto responsabile di una serie di rapine di autofinanziamento e a Rebibbia aveva fatto sapere ai camerati di A.N. che sua intenzione, se non fosse stato aiutato ad uscire presto dal carcere, era quella di indicare agli investigatori il luogo ove la pistola era nascosta e di spiegarne la provenienza, ciò al fine di ottenere un trattamento processuale più favorevole.

 

 

 

Anche tale pericoloso ricatto, così come il rinvenimento della piantina in Via Sartorio, aveva suscitato nell'ambiente di A.N. notevoli preoccupazioni a dimostrazione del fatto che la minaccia si fondava su una circostanza reale.

 

 

 

Vincenzo Vinciguerra ne aveva ovviamente tratto la conclusione che A.N. era in qualche modo coinvolta nell'omicidio Pecorelli e, poichè tale episodio aveva avuto come movente tentativi di ricatto operati dal giornalista nei confronti del mondo politico-istituzionale ed era altresì collegato certamente nella sua esecuzione ad un intervento della banda della Magliana, ne conseguiva automaticamente la certezza che anche A.N. non fosse estranea a tale groviglio di interessi e di torbidi scontri fra gruppi e uomini del potere.

 

 

 

Fatta questa indispensabile premessa, che serve ad inquadrare il significato della scelta operata da Vinciguerra, è possibile esaminare quanto egli ha riferito in merito ad un'operazione cui aveva preso parte A.N. in anni lontani, contestuali all'inizio della strategia della tensione e di poco precedenti la strage di Piazza Fontana.

 

 

 

Infatti, secondo Vinciguerra, tale strategia non è nata di colpo con la strage di Milano, ma è stata preparata sin dal 1966/1967 con attività di disinformazione e infiltrazione nel campo avversario - secondo le teorie della "guerra non ortodossa" propugnate da Guerin SERAC - attività finalizzate a creare il clima più favorevole per l'inizio della vera e propria strategia del terrore.

 

 

 

La "strategia della tensione" è infatti iniziata, secondo Vinciguerra, con l'operazione "manifesti cinesi", realizzata mediante l'affissione in molte città d'Italia, a metà degli anni '60, di manifesti firmati da gruppetti inesistenti e inneggianti a Mao Tse Tung e contenenti slogans di discredito nei confronti del Partito Comunista Italiano.

 

 

 

Logica dell'operazione era creare disorientamento e timore nell'opinione pubblica per l'apparente dilagare di gruppi estremisti e nel contempo spargere confusione nella sinistra ed eventualmente spingere il P.C.I., spaventato da una concorrenza alla sua sinistra, verso posizioni più radicali che avessero di fatto, come conseguenza, la riduzione della base elettorale e delle simpatie nel Paese.

 

 

 

Tale operazione era in perfetta sintonia con quanto delineato nel documento "La nostra azione" sequestrato nella primavera del 1974 nella sede dell'Aginter Press a Lisbona.

 

 

 

Tale documento era un vero manifesto programmatico della strategia della tensione e in esso, fra l'altro, si leggeva che, oltre all'infiltrazione vera e propria nei gruppi "filocinesi", dovevano essere attuate azioni di propaganda apparentemente opera degli avversari politici e tali da aumentare il clima di instabilità e creare una situazione di caos.

 

 

 

Vincenzo Vinciguerra aveva avuto precise notizie sull'operazione "manifesti cinesi" a Madrid, nel luglio del 1974, allorchè era stata pubblicata dall'Europeo un'intervista rilasciata imprudentemente da Robert LEROY, braccio destro di Guerin SERAC, al giornalista Sandro Ottolenghi in cui l'ex Waffen SS aveva ammesso i suoi rapporti di conoscenza con DELLE CHIAIE, MERLINO e SERPIERI (cfr. vol.11, fasc.6, ff.1 e ss.), confermando così indirettamente l'esistenza di quella catena di comando SERAC - DELLE CHIAIE - MERLINO che era stata all'origine, secondo l'appunto del S.I.D. del 16.12.1969, degli attentati del 12 dicembre.

 

 

 

Con tale ammissione, inoltre, Leroy rendeva verosimile che effettivamente parte delle notizie riportate nell'appunto provenissero da Stefano Serpieri e fossero attendibili in quanto questi, attraverso Leroy, risultava effettivamente in contatto con il gruppo di Guerin Serac e cioè con coloro che aveva indicato quali ideatori ed esecutori degli attentati (cfr. int. Vinciguerra, 20.5.1992, f.1).

 

 

 

Stefano Delle Chiaie aveva aspramente rimproverato a Guerin Serac il contenuto dell'intervista rilasciata dal suo braccio destro, intervista che rendeva noti i loro rapporti sempre negati. Robert Leroy aveva fra l'altro dichiarato al giornalista di sapere che Delle Chiaie e Merlino avevano svolto in Italia un ottimo lavoro negli ambienti di estrema sinistra, lavoro definito da Leroy di "intossicazione" secondo la terminologia usata dall'Aginter Press.

 

 

 

Nell'ambito della discussione sul comportamento di Robert Leroy, il discorso di Stefano Delle Chiaie era così caduto sull'operazione "manifesti cinesi" e Vincenzo Vinciguerra lo ha riportato nella sua complessità nell'interrogatorio in data 30.5.1992:

 

 

"Indico in questa operazione (nota Ufficio: l'operazione "manifesti cinesi")il primo momento concreto dell'avvio della strategia della tensione, che deve quindi essere anticipata ai primi anni '60 e non, come erroneamente si fa, fissata al maggio del 1965, data di svolgimento del "Convegno Pollio" (nota Ufficio: il convegno sulla "guerra non ortodossa").

 

 

 

Dell'operazione "manifesti cinesi" venni direttamente a conoscenza da Stefano Delle Chiaie a seguito dell'intervista apparsa nel 1974 fatta a Robert Leroy da un giornalista dell'Europeo. Di questa intervista ho già parlato ed anche delle reazioni negative di Delle Chiaie nei confronti di Leroy espresse a Ives Guerin Serac.

 

 

 

Delle Chiaie si preoccupò di smentire parzialmente le responsabilità di Avanguardia Nazionale in questa operazione, negando il collegamento consapevole fra Avanguardia e l'UFFICIO AFFARI RISERVATI del Ministero dell'Interno che ne era stato l'organizzatore.

 

 

 

Pur confermando la veridicità delle affermazioni di Leroy al giornalista dell'Europeo, Delle Chiaie mi raccontò che ad affidargli l'incarico di affiggere i manifesti cinesi era stato Mario Tedeschi, direttore de "Il Borghese", e che nell'operazione era coinvolto anche un esponente del M.S.I, tale Gaetano La Morte.

 

 

 

Il Delle Chiaie confermò la responsabilità di Federico D'Amato dicendomi che a rivelargliela era stato il dirigente dell'Ufficio Politico di Roma, tale D'Agostino, a seguito del fermo e dell'immediato rilascio di alcuni giovani di Avanguardia che erano stati fermati mentre affiggevano i manifesti.

 

 

 

Il D'Agostino ebbe un incontro con Stefano Delle Chiaie dopo il rilascio di questi ragazzi nel corso del quale evidenziò, sempre per quanto mi disse Delle Chiaie, il suo stupore per il fatto che gli Avanguardisti ignorassero che dietro l'operazione manifesti cinesi c'era il Ministero dell'Interno nella persona di Federico D'Amato.

 

 

 

Il Delle Chiaie concluse il suo racconto affermando che, appresa la verità e preso atto che era stato ingannato da Mario Tedeschi, si era distaccato da questo tipo di operazioni".

 

 

 

 

La ricostruzione di Vincenzo Vinciguerra non richiede particolari commenti se non ricordare che effettivamente, a partire dal gennaio del 1965, l'Ufficio Politico della Questura di Roma era stato diretto da tale dr. Francesco D'AGOSTINO, passato nel febbraio del 1967 alle dipendenze dell'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'Interno diretto allora dal dr. Umberto Federico D'AMATO (cfr. nota Digos di Roma in data 9.6.1992, vol.11, fasc.4, f.24).

 

 

 

Il dr. D'Agostino è un funzionario abbastanza sconosciuto il cui nome Vincenzo Vinciguerra, residente fino al 1972 a Udine, non avrebbe potuto conoscere se effettivamente Stefano Delle Chiaie non gliene avesse parlato nell'occasione e nei termini riferiti dallo stesso Vinciguerra.

 

 

 

Dal contesto in cui è nata l'operazione "manifesti cinesi" risulta che, almeno sino alla fine degli anni '60, come già era stato accennato da molte voci e da molte testimonianze pur di carattere più generico, Avanguardia Nazionale era più legata all'Ufficio Affari Riservati, e cioè ai Servizi di informazione del Ministero dell'Interno, che al S.I.D., cioè al Servizio segreto militare. Del resto anche Salvatore FRANCIA, ordinovista torinese per lungo tempo latitante in Spagna, ha confermato, seppur nell'ambito di una testimonianza molto cauta, che l'operazione "manifesti cinesi" era riconducibile al dr. Federico Umberto D'Amato, al direttore de Il Borghese, Mario Tedeschi, e a Stefano Delle Chiaie (cfr. dep. Francia al G.I. di Bologna, 13.10.1993, f.2).

 

 

 

Non a caso, poi, Gaetano ORLANDO ha ricordato di avere partecipato, a Madrid intorno al 1975, nella sede di un circolo culturale, ad una riunione cui erano presenti, fra gli altri, il dr. Federico Umberto D'Amato, Stefano Delle Chiaie e Guerin Serac.

 

 

 

Il tema della riunione, a cui avevano partecipato spagnoli, italiani, francesi, cileni e argentini, non era propriamente di carattere culturale o conviviale in quanto all'ordine del giorno vi era il problema di come dovessero comportarsi con le Autorità locali i latitanti di destra ospitati in Spagna (cfr. dep. Orlando al G.I. di Bologna, 2.8.1993, f.3).

 

 

 

Vi è da chiedersi, ovviamente, per quale motivo il dr. D'Amato si trovasse presente ad un simile incontro che vedeva la partecipazione di personaggi della caratura di Guerin Serac e di Stefano Delle Chiaie.