Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra

 

Il ruolo di Licio Gelli nel Golpe Borghese

 

PARTE QUINTA

Capitolo 37

(pag. 337 del fascicolo processuale)

 

 

Dal colloquio svoltosi il 31 maggio 1974 fra l'avv. Maurizio DEGLI INNOCENTI e il tenente colonnello ROMAGNOLI emerge con chiarezza che nel quadro del golpe Borghese, ad un nucleo speciale coordinato da LICIO GELLI era affidato l'incarico di privare della libertà personale il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

 

 

 

Si trattava di un compito primario sul piano operativo e istituzionale nell'ambito del progetto di golpe (e nell'ambito di qualsiasi progetto che miri ad un mutamento istituzionale, posto che il Presidente della Repubblica è la prima carica dello Stato) e non è un caso che tale incarico fosse affidato ad un uomo del livello di GELLI, che godeva di molteplici, e allora ancora nascosti, contatti con i Servizi Segreti, l'Esercito, l'Arma dei Carabinieri e forse con Centrali internazionali.

 

 

 

Non è nemmeno un caso, come si è spiegato nel capitolo dedicato alla posizione del generale MALETTI, che tale ruolo sia stato censurato dal Capo del Reparto D (probabilmente all'esito dell'incontro con il Ministero della Difesa) e che nell'allegato E) al rapporto conclusivo sul golpe Borghese, materialmente redatto dal tenente colonnello ROMAGNOLI, sia citato il progetto di catturare, nella notte fra il 7 e l'8 dicembre 1970, il Presidente della Repubblica senza tuttavia citare il nome della persona che avrebbe dovuto occuparsi di tale aspetto centrale del piano.

 

 

 

Infatti, il generale Maletti è stato iscritto alla P2 e non poteva certo permettere che fosse coinvolto nell'istruttoria insieme alla manovalanza uno dei suoi più importanti referenti politico/strategici.

 

 

 

Del resto che il RAGGRUPPAMENTO PROPAGANDA 2 di LICIO GELLI fosse una delle componenti politiche del tentativo del 1970 e probabilmente dei tentativi successivi è testimoniato dall'alto numero degli iscritti alla P2 fra gli elementi di maggior livello della struttura golpista.

 

 

 

Erano iscritti o sono stati iscritti alla P2, per citarne solo alcuni, il costruttore Remo ORLANDINI, l'avv. Giancarlo DE MARCHI, l'ammiraglio Giovanni TORRISI (scampato sempre grazie al generale Maletti all'incriminazione a seguito all'occultamento del testo integrale del rapporto Giannettini), il generale Ugo RICCI, il generale Francesco NARDELLA, il generale Giuseppe LO VECCHIO, il generale Giuseppe CASERO, il dott. Salvatore DRAGO, l'avv. Filippo DE JORIO, Sandro SACCUCCI e lo stesso Direttore del Servizio generale Vito MICELI (protettore e favoreggiatore della struttura golpista).

 

 

 

Era altresì iscritta alla P2 buona parte del Comando della Divisione Pastrengo dei Carabinieri, centro motore all'epoca di molte deviazioni fra cui la costante protezione di un'altra componente dei progetti golpisti e cioè il M.A.R. di Carlo Fumagalli.

 

 

 

Erano infatti iscritti alla P2 lo stesso Comandante della Divisione, generale Giovanbattista PALUMBO, il suo aiutante, maggiore CALABRESE (citato nei colloqui fra Orlandini e il capitano Labruna quale fornitore di armi ai congiurati), il generale Luigi BITTONI (Comandante della Brigata Carabinieri di Firenze e molto legato al generale Palumbo) e lo stesso Vice Comandante dell'Arma a quel tempo, generale Franco PICCHIOTTI.

 

 

 

Il generale Palumbo, il maggiore Calabrese, il generale Bittoni e il generale Picchiotti erano presenti, insieme al colonnello MUSUMECI, alle riunioni tenute nella primavera del 1973 (e quindi in un momento cruciale, come si è visto nel capitolo 18) a Villa Wanda, nel corso delle quali LICIO GELLI aveva intrattenuto i suoi ospiti sulla gravità della situazione politica del Paese e la necessità di intervenirvi anche con misure eccezionali ed anche con i mezzi a disposizione dell'Arma.

 

 

 

Peraltro, oltre a tale organigramma e anche a prescindere dal passato repubblichino di Licio Gelli, le notizie sul coinvolgimento del capo della P2 nel progetto del 1970 sono numerose e convergenti.

 

 

 

Nel corso di questa istruttoria, Andrea BROGI, in data 9.1.1992, come meglio si vedrà nel prossimo capitolo, ha dichiarato di avere appreso da Augusto CAUCHI che era stato personalmente Licio GELLI il responsabile del contrordine (foglio 2) e quindi implicitamente il supervisore dell'intera operazione.

 

 

 

Tale testimonianza è in piena sintonia con quanto già dichiarato da Paolo ALEANDRI dinanzi ai giudici di Bologna e dinanzi alla commissione parlamentare sulla P2, testimonianze che sono state sintetizzate da Aleandri in data 2.11.1991 anche dinanzi a questo Ufficio:

 

 

"Io appresi del coinvolgimento di LICIO GELLI e degli uomini a lui vicini nel progetto del '70 in una serie di incontri a carattere conviviale, ma ripetuti e in un contesto di affidabilità, con i fratelli DE FELICE, sopratutto Fabio, a casa di questi a Poggio Catino. C'erano presenti, oltre a me, che ero un po' un neofita, sempre altre persone della generazione e dell'ambiente dei fratelli De Felice, come ad esempio il colonnello BERTI delle Guardie Forestali e il prof. SEMERARI e quindi persone che consentivano di parlare tranquillamente.

I fratelli De Felice spiegarono quindi che quando avevano dovuto ampliare i lavori di tessitura del piano e, in particolare, Alfredo aveva dovuto stabilire i contatti con gli alti ufficiali dei Carabinieri da coinvolgere, l'elemento che consentiva di porsi in rapporto con questi ufficiali era proprio LICIO GELLI.

Quest'ultimo aveva poi fatto parte in prima persona con tutti gli altri del progetto, ma con un ruolo determinante. Poichè l'Ufficio mi chiede se in tale contesto io abbia sentito parlare di un intervento sull'allora Presidente della Repubblica Saragat, posso rispondere che proprio Fabio De Felice mi disse che era previsto l'intervento al Quirinale, che lui faceva parte del GRUPPO OPERATIVO e che quando il contrordine era arrivato, come testualmente mi disse, il gruppo era già nell'ascensore del Palazzo.

In sostanza in quel momento quel gruppo era un passo più indietro della situazione che si era creata al Ministero degli Interni che era già stato occupato. Come ho già avuto occasione di dire, secondo Fabio De Felice il contrordine era venuto proprio da GELLI.

Il senso del contrordine era la situazione di pericolo creatasi con la venuta meno dell'intervento dei Carabinieri che erano la forza territoriale diffusa e della cui indisponibilità, quella sera, GELLI a cose avviate aveva avuto notizia.

Inoltre, sempre secondo i racconti di De Felice non era arrivata la telefonata decisiva che doveva garantire l'appoggio degli americani e in particolare, se ben ricordo, doveva giungere dal Comando NATO di Napoli. L'uomo che teneva i contatti con gli aderenti al progetto del '70 era, in base a quanto sentii nelle medesime occasioni, FENWICH il quale abitava fra l'altro a Forano, vicinissimo alla casa di Fabio De Felice".

 

 

 

 

Dinanzi alla Commissione parlamentare, Paolo ALEANDRI aveva precisato che, secondo le parole di Alfredo De Felice, il golpe sin dall'inizio, a causa della defezione dei Carabinieri, non aveva una reale probabilità di riuscita, ma la mobilitazione del 7 dicembre, pur rientrata, era stata comunque utilizzata da LICIO GELLI come una sorta di arma di ricatto e il fantasma di una svolta autoritaria era stato usato per ottenere maggior prestigio e maggior credito in determinati ambienti istituzionali.

 

 

 

Effettivamente non è escluso, e forse è da prendere seriamente in considerazione, che le strutture occulte di cui anche LICIO GELLI faceva parte abbiano presto abbandonato il disegno di sostituzione palese dei centri di potere - e cioè il golpe vero e proprio - preferendo, con vari mezzi, fra cui una mobilitazione importante ma rientrata, una occupazione dei centri di potere insidiosa e nascosta che svuotasse progressivamente gli Apparati istituzionali legali del potere decisionale destinato a trasmigrare via via nelle sedi occulte.

 

 

 

L'indicazione raccolta dalla Commissione parlamentare sui rapporti fra la LOGGIA PROPAGANDA 2 e il mondo dell'eversione di destra sono peraltro numerosi (si ricordino i finanziamenti ormai storicamente provati elargiti da GELLI al gruppo toscano di Augusto CAUCHI) e trattandosi di documenti ormai noti non è necessario ripercorrerli in questa sede.

 

 

 

In considerazione dello specifico riferimento temporale con la fase preparatoria del golpe Borghese si può tuttavia ricordare la lettera inviata dal massone di Grosseto, dr. Prisco BRILLO, al "fratello" di Roma Francesco SINISCALCHI, in cui si comunica che erano stati da poco iniziati alla loggia P2 "sulla spada" (e cioè non tramite le procedure "regolari") 400 alti ufficiali dell'Esercito, al fine di predisporre, su richiesta di Licio GELLI, un "gruppo di colonnelli" (cfr. vol.12, fasc.3, ff.251-252).

 

 

 

La data di questa iniziazione è certamente molto significativa poichè si colloca nei mesi immediatamente precedenti al golpe di Junio Valerio BORGHESE.

 

 

 

LICIO GELLI, nel corso di un interrogatorio condotto unitamente al G.I. di Bologna in data 27.7.1992, è stato formalmente indiziato da questo Ufficio dei reati di cui all'art.276 c.p. (attentato alla libertà personale del Presidente della Repubblica) ed anche all'art.305 c.p. (cospirazione politica mediante associazione) in relazione ai fatti connessi al golpe Borghese.

 

 

 

Infatti il giudicato assolutorio formatosi in relazione al reato di cui all'art.305 c.p. nei confronti di altri imputati non è certo operante nei confronti di altri soggetti che non sono mai stati nemmeno indiziati a fronte dei nuovi ed importanti elementi raccolti in questa e in altre istruttorie sviluppatesi a partire dal 1980 circa sull'effettività di tale tentativo cospirativo.

 

 

 

Il 27.7.1992 GELLI, preso atto dell'informazione di garanzia, ha dichiarato di "non avere nulla da dire".

 

 

 

Trattandosi di reati più gravi di quelli oggetto della presente istruttoria e commessi nella circoscrizione di altro Tribunale, tutti gli atti utili devono essere trasmessi, ai sensi dell'art.47 c.p.p. del 1930, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma affinchè svolga, per quanto ancora possibile, i necessari approfondimenti.